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Illustrazione, tavola applicata
Si definiscono così le tavole o illustrazioni stampate a parte e incollate sulla pagina. E' una tecnica che fu  comunemente usata, ad esempio, nei libri che trattavano di pittura e arti varie.



Impaginazione
Indica la composizione, eseguita a mano o a macchina, delle righe che costituiscono un testo, in modo da formare un insieme di pagine di uguale altezza e di uniforme aspetto grafico. Esistono regole ben precise nella composizione delle pagine di un libro, che devono tenere conto non solo delle masse di testo, ma anche della numerazione delle pagine, dei punti, dei bianchi. L`arte di impaginare è nota anche con il termine di ``architettura grafica``.



Impresa
Figura simbolica, che rappresenta in genere un'aspirazione, una dichiarazione d'intenti, o qualcosa di cui vantarsi. Graficamente è costituita dall'anima, che contiene un motto o una iscrizione, e dal corpo, che è l'immagine, di solito allegorica, alla quale l'anima fa riferimento.

I due elementi, e le caratteristiche riportate, dovrebbero essere indivisibili perché si abbia una vera I. Capita spesso però, che il motto non abbia alcuna relazione con i segni ai quali è unito. L'I. risale a tempi antichissimi. Eschilo ed Euripide riferiscono di I. che si trovavano sugli scudi degli eserciti greci. Il suo uso fu diffuso anche presso i Romani, ed esempio ne è la lupa con la sigla S. P. Q. R. Nel Medioevo fu diffusissima in Francia, dove ornava l'abbigliamento dei cavalieri, i finimenti dei cavalli, perfino la mobilia.

Durante le Crociate l'I. era usata per distinguere eserciti e cavalieri, dando origine anche al ''blasone''. Fra i vari trattatisti, ricordiamo Paolo Giovio, il primo a codificarne le regole, Lodovico Domenichi (Ragionamento nel quale si parla d' imprese d'armi et d'amore, Milano 1559), Gabriele Simeoni (Le imprese eroiche e morali, Lione 1559), C. Paradin (Les Devises héroïques, Lione 1551, ristampato ad Anversa nel 1562 insieme al trattato del Simeoni).

Sono comunque numerosissime le opere di precettistica pubblicate nel Cinquecento e nel Seicento, con e senza figure. V. anche Marca Tipografica.



Imprimatur
Voce latina passiva del verbo imprimere, usato però come neologismo, nel senso di ''stampare'' (i latini, ovviamente, non conoscevano la stampa). Sta per ''si stampi'' ed indica l'atto con cui l'autorità ecclesiastica autorizza la pubblicazione del testo e delle immagini di un determinato libro.

Indica cioè che l'opera in questione ha superato la censura preventiva. Nel diritto canonico, la censura preventiva è ancora giuridicamente obbligatoria per determinati libri: la Bibbia e i commenti alle Scritture, trattati inerenti alla religione e alla morale, immagini sacre. Inteso come sostantivo, l'imprimatur è la scritta che appare ad inizio o alla fine del volume, che garantisce l'approvazione della Chiesa e salvaguarda la buona fede dell'acquirente.



In sheets
Dicitura inglese. Sta per ''a fogli chiusi'' (v.)





Alessandro Castiglioni in questa sezione ha raccolto le definizioni di alcuni dei termini più frequentemente presenti nelle materie trattate. Il glossario è suddiviso per lettere, clicca su quella di tuo interesse e visiona gratuitamente le definizioni che ti sono utili.

La realizzazione di questo GLOSSARIO è stata possibile grazie al prezioso contributo di un caro amico Roberto Campagna.

 




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