Vincenzo Cartari – Lorenzo Pignoria – Cesare Malfatti
Seconda novissima editione delle Imagini de gli Dei de gli Antichi
Padova, Nella Stamperia di Pietro Paolo Tozzi, 1626
Dati bibliografici completi
- Autore: Vincenzo Cartari (Reggio Emilia, ca. 1531 – post 1571); ampliamenti e annotazioni di Lorenzo Pignoria (Padova, 1571–1631); allegorie aggiunte da Cesare Malfatti.
- Titolo completo: Seconda novissima editione delle Imagini de gli dei delli antichi di Vicenzo Cartari Reggiano. Ridotte da capo a piedi alle loro reali & non più per l’adietro osservate simiglianze, cavate da’ marmi, bronzi, medaglie, gioie & altre memorie antiche con esquisito studio & particolare diligenza da Lorenzo Pignoria Padovano ; aggiontevi le annotationi del medesimo sopra tutta l’opera & un discorso intorno le deita dell’ Indie Orientali & Occidentali con le loro figure tratte da gl’ originali che si conservano nelle gallerie de’ Principi & ne’ musei delle persone private ; con le allegorie sopra le imagini di Cesare Malfatti Padovano migliorate & accresciute novamente et un catalogo di cento più famosi dei della gentilità ; con l’aggiunta d’un altro catalogo de gl’autori antichi & moderni che hanno trattato questa materia, ordinato & raccolto dal medesimo Pignoria che ha accresciute le annotationi & aggiunte molte imagini
- Luogo di stampa: Padova
- Editore-tipografo: Pietro Paolo Tozzi
- Anno: 1626
- Formato: in-4° (cm 17 × 23)
- Pagine: pp. 32, 589, (1)
- Collazione: completa, con due grandi tavole ripiegate alle carte 1 e 3 (spesso mancanti negli esemplari superstiti).
Descrizione fisica dell’esemplare
- Legatura: pergamena coeva, morbida ma stabile, con titolo manoscritto al dorso in grafia seicentesca. Piatti genuini, cuciture solide.
- Tagli: fratti dall’uso, uniformemente ingialliti dal tempo.
- Interno: carta resistente, solo episodicamente brunita. Rari fori di tarlo marginali, già restaurati con perizia.
- Stato delle tavole ripiegate: entrambe presenti, restaurate in modo conservativo e ben integrate nell’insieme dell’opera.
Esemplare notevole per completezza, poiché la presenza di entrambe le grandi tavole ripiegate è rara: molte copie ne mancano una o entrambe.
Apparato iconografico
L’opera è illustrata da 240 xilografie originali, tra cui:
- Ritratti completi delle principali divinità greche e romane
- Divinità orientali, indiane, egizie, persiane
- Divinità delle Americhe, secondo le fonti cinquecentesche
- Scene allegoriche, simboli astrologici, genealogie divine
- Due spettacolari tavole ripiegate:
- Principio dell’idolatria (Semiramide, Bel, ed altre figure teologiche) – spesso mutila negli esemplari
- Sistema cosmologico e gerarchie divine – xilografia complessa con decine di figure
Ogni immagine è racchiusa entro una cornice tipografica a fregi floreali, in stile tardo-manierista, e accompagnata da un commento esplicativo di 3–8 righe.
Contenuto e struttura dell’opera
La Imagini de gli Dei di Cartari costituisce una delle prime e più vaste raccolte iconografiche dedicate alla mitologia antica, realizzata con intento didattico e antiquario.
La presente edizione del 1626 è la più completa della serie tozziana, e si compone di:
- Testo di Cartari, riveduto e ampliato
- Annotazioni di Pignoria, spesso più estese del testo cartariano, basate su:
- antiche medaglie
- cammei
- iscrizioni
- testimonianze iconografiche private e collezioni principesche
- Spiegazioni allegoriche di Cesare Malfatti
- Discorso sulle divinità delle Indie Orientali e Occidentali, uno dei primi tentativi europei di allargare la ricerca iconografica oltre il mondo classico
- Doppio catalogo finale degli dèi e dei principali autori sull’argomento
- Indice analitico e apparato decorativo (iniziali, testatine, culs-de-lampe)
Questa edizione è considerata la sintesi più ampia e organica del progetto cartariano, arricchita dall’erudizione di Pignoria e dal repertorio visivo più vasto mai stampato sul tema fino al Seicento.
Storia editoriale
Per importanza e fortuna editoriale:
- La prima edizione è del 1556 (Cartari, senza figure).
- La prima versione figurata è del 1571.
- Le edizioni pignoriane (dal 1615) ampliano radicalmente il testo.
- La presente Tozzi 1626 è chiamata seconda novissima, ovvero la versione definitiva dell’apparato iconografico pignorianeo, molto richiesta dai collezionisti di emblemistica e mitologia.
Oggi è considerata la migliore edizione illustrata del Cartari dopo quella veneziana del 1647, ma superiore a quest’ultima per qualità del legno e nitidezza delle vignette.
Rilevanza storico-iconografica
L’opera ha un ruolo fondamentale nella storia:
- dell’iconologia e dell’emblematica rinascimentale
- della rappresentazione del mito classico nell’arte europea
- della comparazione tra religioni e culti antichi
- della trasmissione delle figure divine nelle arti (pittura, scultura, decorazione, teatro)
È considerata:
- una delle prime enciclopedie visive delle divinità antiche
- un riferimento per artisti, antiquari, committenti e studiosi dal Rinascimento al Settecento
- un vero predecessore dell’iconologia di Ripa
Provenienza
- Ex libris inciso alla seconda copertina: “Per saper tutto. Ex Libris Jos. L. Passerini patri Cortonensi”.
Collezione di pregio, appartenente a un ecclesiastico o studioso cortonese.
I simboli nelle tavole del Cartari–Pignoria (1626)
Le 240 xilografie che compongono questa edizione rappresentano uno dei più ricchi repertori di simboli mitologici e allegorici del primo Seicento. Ogni immagine non si limita a mostrare la figura della divinità, ma ne rende visibili le qualità, i poteri e gli attributi attraverso una raffinata sintassi simbolica che combina elementi classici, fonti antiquarie e tradizioni figurative rinascimentali.
Fra i simboli più ricorrenti spiccano:
- Attributi divini e poteri naturali
Molte figure sono identificate dai loro attributi iconografici tradizionali, ripresi da monete, cammei e rilievi antichi:
- Fulmine, aquila e scettro per Giove
- Tridente e delfini per Nettuno
- Cornucopia, scettro fiorito, fiamme per Cerere e Vesta
- Caduceo, petaso e ali ai calzari per Mercurio
- Faretra, arco e cervo per Diana
Questi elementi non hanno solo funzione descrittiva: servono a codificare la natura e la sfera d’azione di ciascuna divinità, seguendo un linguaggio simbolico che il lettore del Seicento era in grado di decifrare.
- Simboli cosmologici e astrologici
Le due grandi tavole ripiegate contengono un complesso sistema di gerarchie celesti e livelli cosmici, in cui:
- i pianeti sono rappresentati secondo la loro personificazione classica, ognuno con il proprio emblema astronomico
- il cosmo è suddiviso in sfere concentriche, popolate da figure angeliche, demoniache o mitiche
- compaiono segni zodiacali e simboli celesti usati nella tradizione neoplatonica e medievale
Questa parte dell’opera riflette la continuità tra religione antica, astrologia e filosofia naturale, tipica dell’antiquaria cinquecentesca.
- Allegorie morali e virtù
Cesare Malfatti inserisce nel volume una serie di immagini allegoriche che trasformano gli dèi in principi morali, secondo la lettura cristiana della mitologia:
- La Vittoria alata e quella senz’ali, simbolo rispettivamente del trionfo e della costanza
- Palestra, allegoria della forza e della disciplina
- Cupido che lega gli Amori, simbolo della moderazione delle passioni
Si tratta di un uso pienamente barocco del mito come linguaggio della virtù, molto richiesto nelle corti e nei trattati morali dell’epoca.
- Simboli esotici: le divinità dell’India e delle Americhe
Un elemento di grande interesse iconografico, unico nel panorama dell’epoca, è la presenza di divinità orientali e amerinde:
- figure tratte da incisioni che illustravano i “popoli delle Indie orientali”
- personificazioni della fertilità, della pioggia, del sole secondo le descrizioni dei cronisti spagnoli
- simboli come serpenti, piume, idoli antropomorfi che riprendono codici artistici extraeuropei
Questi simboli testimoniano l’ambizione dell’opera di abbracciare l’intero spettro delle religioni antiche, non solo quelle classiche.
- Emblemi e oggetti rituali
Molte xilografie includono piccoli, preziosi dettagli tratti da reperti antiquari:
- coppe rituali, paterae, turiboli, tirsi, fiaccole
- elmi, scudi, corazze, ripresi da bassorilievi romani
- animali sacri (corvi, cani, serpenti, capre, delfini), ciascuno con significato teologico specifico
Pignoria, colto antiquario, intende dimostrare attraverso questi oggetti che l’interpretazione del mito non è solo letteraria, ma anche materiale e archeologica.
- Cornici tipografiche come simbolo
Anche le cornici tipografiche che circondano le immagini sono cariche di significato:
- motivi floreali (fecondità)
- rosette e palmette (antichità mediterranea)
- intrecci vegetali (rinascita e ciclicità)
Il libro diventa così un teatro simbolico, in cui ogni elemento – non solo la figura centrale – ha un valore comunicativo.
Sintesi conclusiva
L’apparato iconografico del Cartari–Pignoria non è un semplice repertorio di immagini, ma un sistema simbolico complesso, che combina fonti classiche, orientali e moderne in una visione unitaria del mito. È questo intreccio di significati – morali, cosmologici, antiquari e religiosi – che rende l’edizione del 1626 una delle più affascinanti opere di iconografia del Seicento.


























