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Acquarello originale da Andrea del Sarto, Madonna del Sacco – Chiostro della Santissima Annunziata, Firenze, 1842/1843

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Acquarello originale ottocentesco tratto dalla Madonna del Sacco di Andrea del Sarto, nel Chiostro della Santissima Annunziata di Firenze. La tavola, databile al 1842/43, riprende con sensibilità la celebre lunetta rinascimentale del 1525. Provenienza da album riferibile a The Hon. George Cadogan, aristocratico, ammiraglio e antiquario inglese.

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Acquarello originale da Andrea del Sarto, Madonna del Sacco – Chiostro della Santissima Annunziata, Firenze, 1842/1843

Foglio proveniente da album ottocentesco di raccolta, oggi sciolto a causa dell’impossibilità di restaurare integralmente la legatura originaria, gravemente compromessa. L’opera si presenta montata sotto passe-partout, con dimensioni esterne di circa cm 29,5 x 42 e finestra di cm 20,5 x 29. Al centro è applicato un elegante acquarello originale databile al 1842/1843, tratto dalla celebre lunetta affrescata da Andrea del Sarto nel Chiostro dei Morti della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.

La nota manoscritta al margine inferiore, parzialmente leggibile, indica con chiarezza il riferimento al Chiostro dell’Annunziata e riporta la data 1842/43. L’opera riproduce la Madonna del Sacco, affresco monumentale di Andrea del Sarto, datato al 1525, così chiamato per il sacco sul quale siede san Giuseppe, raffigurato a sinistra mentre legge. Al centro la Vergine sostiene il Bambino, in una scena di familiare intimità domestica, ma costruita con la compostezza solenne della grande pittura rinascimentale fiorentina.

L’acquarellista ottocentesco riprende l’intera struttura della lunetta, conservandone l’andamento semicircolare e la disposizione equilibrata delle figure. San Giuseppe, in ombra, è reso con forte intensità plastica; la Vergine, avvolta nel manto blu, domina la composizione; il Bambino, seduto sulle sue ginocchia, introduce un movimento più affettuoso e naturale. La traduzione ad acquarello semplifica inevitabilmente alcuni passaggi dell’affresco, ma ne conserva l’impianto narrativo, l’armonia tonale e il carattere meditativo.

La tavola appartiene al nucleo proveniente da un album recante sul primo foglio bianco l’indicazione “by The Hon. George Cadogan”, verosimilmente riferibile a George Cadogan, III conte Cadogan. Nato nel 1783 a Londra, Cadogan fu ufficiale della Royal Navy, figura legata agli ambienti della corte britannica, aiutante di campo di Guglielmo IV e della regina Vittoria, viceammiraglio nel 1851 e membro, dal 1852, della Society of Antiquaries of London. Questo riferimento inserisce il foglio nel contesto alto del collezionismo aristocratico inglese, del viaggio culturale in Italia e dello studio diretto dei grandi monumenti fiorentini.

L’esecutore non è ancora identificato con certezza, ma le firme e le note presenti sulle altre tavole dell’album sembrano rimandare a una stessa mano, attiva in Italia tra gli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta dell’Ottocento. In questo caso il soggetto è particolarmente significativo, perché non deriva da un quadro da galleria, ma da un affresco in situ, copiato nel suo contesto originario. Ciò rende il foglio una testimonianza ancora più viva del percorso fiorentino dell’autore: non soltanto musei e collezioni, ma anche chiostri, basiliche e luoghi devozionali.

Dal punto di vista tecnico l’opera è eseguita ad acquarello su carta, con interventi di colore densi e velature più leggere. La superficie mostra una resa pittorica ricca, con attenzione ai panneggi, ai contrasti tra luce e ombra e alla struttura architettonica della lunetta. L’immagine mantiene il fascino dello studio da viaggio, ma possiede anche una propria autonomia decorativa: il soggetto sacro, raccolto e familiare, risulta immediatamente leggibile e di grande piacevolezza visiva.

Lo stato di conservazione appare complessivamente molto buono, con buona freschezza cromatica, leggibilità della scena e presenza della nota manoscritta originale. Si osservano fisiologiche tracce del tempo e lievi segni coerenti con l’età e con la provenienza da album, ma l’acquarello conserva pienamente il proprio interesse storico, artistico e collezionistico.

Perché è interessante oggi

Questo acquarello è interessante perché documenta la fortuna ottocentesca di Andrea del Sarto e, più in generale, il rapporto tra viaggiatori colti stranieri e patrimonio artistico fiorentino. Non si tratta di una generica immagine religiosa, ma della copia di un affresco celebre, collocato in uno dei luoghi più significativi della Firenze rinascimentale.

Il foglio possiede inoltre un valore particolare perché conserva la memoria visiva di un’opera murale studiata direttamente nel suo ambiente. La forma a lunetta, la nota manoscritta, la data e la provenienza Cadogan lo trasformano in una piccola testimonianza del Grand Tour tardo, quando l’Italia veniva attraversata non solo per ammirare, ma per studiare, copiare e portare con sé frammenti visivi della sua grande tradizione artistica.

Perché è un acquisto consapevole

È un acquisto consapevole perché riunisce dati solidi e verificabili: soggetto identificato, modello rinascimentale noto, riferimento manoscritto al Chiostro dell’Annunziata, datazione 1842/43, tecnica originale ad acquarello e provenienza da album riferibile a George Cadogan.

L’interesse non è soltanto decorativo. Chi acquista entra in possesso di una pagina di storia del gusto: un documento del modo in cui l’arte fiorentina veniva osservata e assimilata nell’Ottocento da un ambiente aristocratico e antiquario internazionale. L’eventuale identificazione futura dell’autore potrebbe inoltre accrescere il valore storico dell’intero nucleo.

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