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Amorini dalla “Danae” – Galleria Borghese, Roma – Acquarello originale da Correggio, 1844  

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Raffinato acquarello originale datato settembre 1844, tratto dagli amorini della Danae di Correggio alla Galleria Borghese. Il dettaglio dei putti viene isolato e trasformato in una delicata scena autonoma, vivace e poeticamente compiuta. Provenienza da album ottocentesco riferibile a The Hon. George Cadogan, aristocratico, ammiraglio e antiquario inglese.

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Acquarello originale da Correggio, 1844

Amorini dalla “Danae” – Galleria Borghese, Roma

Foglio proveniente da album ottocentesco di raccolta, oggi sciolto a causa dell’impossibilità di restaurare integralmente la legatura originaria, gravemente compromessa. L’opera si presenta montata sotto passe-partout, con dimensioni esterne di circa cm 29,5 x 42 e finestra di cm 20,5 x 29. Al centro è applicato un raffinato acquarello originale datato settembre 1844, raffigurante due amorini intenti a osservare e manipolare frecce e oggetti legati alla simbologia amorosa.

La nota manoscritta al margine inferiore recita: “Amorini – della Scuola del Correggio. Galleria Borghese”. Il riferimento consente di collegare il soggetto a un dettaglio della celebre Danae di Antonio Allegri detto il Correggio, conservata nella Galleria Borghese di Roma. Nell’opera originale, i due putti compaiono nella parte inferiore destra della composizione e sono generalmente interpretati come figure legate al mondo di Eros: piccoli ministri d’amore, intenti a controllare la pioggia d’oro e a preparare le frecce amorose.

L’acquerello non riproduce l’intero dipinto, ma isola il dettaglio più tenero e curioso della scena. Questa scelta è molto significativa: l’artista ottocentesco seleziona un frammento narrativo e lo trasforma in una composizione autonoma, quasi una piccola scena d’infanzia mitologica. I corpi dei putti sono modellati con delicatezza, i riccioli resi con tocchi minuti, le carni sfumate con passaggi morbidi e il panneggio bianco sullo sfondo restituito con velature leggere e luminose. La resa è vivace, sensibile, tutt’altro che meccanica.

La tavola appartiene al nucleo proveniente da un album recante sul primo foglio bianco l’indicazione “by The Hon. George Cadogan”, verosimilmente riferibile a George Cadogan, III conte Cadogan. Nato nel 1783 a Londra, Cadogan fu ufficiale della Royal Navy, figura vicina alla corte britannica, aiutante di campo di Guglielmo IV e della regina Vittoria, viceammiraglio nel 1851 e membro, dal 1852, della Society of Antiquaries of London. Questo dato accresce notevolmente l’interesse del foglio, inserendolo nel contesto del collezionismo aristocratico britannico e del viaggio artistico in Italia.

L’esecutore non è ancora identificato con certezza, ma le firme e le note presenti sulle diverse tavole dell’album sembrano rinviare a una medesima mano attiva in Italia tra gli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta dell’Ottocento. In questo caso la data “Sept. 1844” offre un riferimento cronologico preciso e prezioso. L’autore sembra muoversi tra Firenze, Roma e le grandi raccolte italiane, copiando non soltanto vedute e costumi, ma anche dettagli selezionati da capolavori celebri.

Dal punto di vista tecnico, l’opera è eseguita ad acquarello su carta, con una notevole attenzione alla morbidezza dei volumi e alla luminosità delle carni. La composizione mantiene il carattere dello studio da album, ma raggiunge una qualità pienamente decorativa: il dettaglio tratto da Correggio diviene un’immagine autonoma, piacevole, colta e immediatamente leggibile.

Lo stato di conservazione appare molto buono, con colori ancora freschi, buona leggibilità del soggetto e della nota manoscritta. Sono presenti minime tracce del tempo compatibili con l’età e la natura del supporto, ma l’acquarello conserva intatta la propria forza visiva e documentaria.

Perché è interessante oggi

Questo acquarello è particolarmente interessante perché unisce il fascino mitologico della Danae di Correggio alla sensibilità ottocentesca per il dettaglio scelto, isolato e trasformato in immagine autonoma. Non è una semplice copia ridotta, ma una lettura colta di un particolare: i putti, da elemento secondario del grande dipinto, diventano protagonisti assoluti.

L’opera parla a più ambiti collezionistici: la fortuna ottocentesca dei maestri del Rinascimento, il Grand Tour, la Galleria Borghese, il gusto aristocratico inglese per l’arte italiana e la pratica della copia dal vero nelle grandi collezioni museali. È un foglio piccolo, ma con un contenuto culturale molto ricco.

Perché è un acquisto consapevole

È un acquisto consapevole perché presenta diversi elementi solidi: data manoscritta 1844, soggetto identificato, modello celebre, provenienza da album riferibile a George Cadogan, tecnica originale e buona conservazione.

Il valore non risiede solo nella gradevolezza decorativa, ma nella somma dei dati: provenienza, riferimento museale, collegamento con Correggio e appartenenza a un album ottocentesco coerente. L’eventuale futura identificazione dell’autore potrebbe inoltre incrementare l’interesse storico e commerciale dell’intero nucleo.

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