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Blaise Pascal, il genio consacrato alla scienza e alla fede

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Étienne Jehandier Desrochers, Ritratto di Blaise Pascal. Parigi, 1697; incisione su rame con coloritura antica e lumeggiature dorate, mm 150 × 104. Esemplare firmato e datato, rifilato lungo la composizione e anticamente applicato su folio coevo.

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Blaise Pascal, il genio consacrato alla scienza e alla fede, Parigi, anno 1697

Étienne Jehandier Desrochers, Ritratto di Blaise Pascal, Parigi, 1697; incisione su rame a bulino e acquaforte, firmata e datata nella matrice, con coloritura antica e lumeggiature dorate; rifilata lungo la composizione e anticamente applicata su un più ampio foglio coevo; dimensioni dell’incisione mm 150 × 104.

Identificazione del personaggio

L’iscrizione disposta lungo la cornice ovale identifica senza ambiguità il personaggio:

Blaise Pascal décédé le 19e aoust 1662, âgé de 39 ans.

In traduzione:

“Blaise Pascal, morto il 19 agosto 1662, all’età di trentanove anni”.

Il foglio costituisce dunque un ritratto commemorativo di Blaise Pascal, matematico, fisico, inventore, filosofo e scrittore religioso, una delle personalità più complesse e influenti del Seicento europeo.

La corretta indicazione dell’età e del giorno della morte mostra l’intenzione documentaria dell’incisione, realizzata trentacinque anni dopo la scomparsa di Pascal.

Autore, data e indirizzo editoriale

Sotto il ritratto compare la firma:

Stepha. Desrochers sculpsit. 1697.

Segue l’indicazione:

Et exc. à Paris rue St Jacques vis-à-vis les Mathurins.

L’opera fu quindi incisa ed edita nel 1697 da Étienne Jehandier Desrochers, attivo a Parigi in rue Saint-Jacques, di fronte al convento dei Mathurins.

La formula sculpsit identifica Desrochers come autore della matrice; l’abbreviazione excudit indica invece che egli ne curò anche la pubblicazione. Il foglio possiede quindi una responsabilità artistica ed editoriale completa.

La presenza della data esatta esclude ogni incertezza cronologica: si tratta di un’incisione autenticamente appartenente alla fine del XVII secolo, non di una successiva rielaborazione settecentesca.

Étienne Jehandier Desrochers

Étienne Jehandier Desrochers nacque a Lione nel 1668 e morì a Parigi nel 1741. Fu incisore, editore e mercante di stampe, specializzato nei ritratti di uomini illustri.

La sua produzione comprende effigi di filosofi, ecclesiastici, magistrati, letterati e protagonisti della storia religiosa francese. I ritratti erano spesso organizzati secondo una formula riconoscibile: busto entro cornice ovale, iscrizione biografica, firma dell’incisore e quartina celebrativa.

Questi fogli potevano circolare singolarmente oppure essere raccolti in serie e album dedicati agli uomini illustri. La presenza di ritratti stilisticamente affini — come quelli di Antoine Le Maistre e di altri personaggi legati a Port-Royal — mostra l’interesse di Desrochers per la cultura morale e religiosa della Francia seicentesca.

Il ritratto di Pascal è una delle immagini più significative di questo repertorio, sia per l’importanza del personaggio sia per la precisa datazione al 1697.

Blaise Pascal

Blaise Pascal nacque a Clermont-Ferrand il 19 giugno 1623. Suo padre Étienne Pascal, magistrato e uomo di vasta cultura matematica, si occupò direttamente della sua formazione.

Pascal rivelò molto presto straordinarie capacità scientifiche. Ancora adolescente elaborò importanti studi sulle sezioni coniche e formulò il celebre teorema che porta il suo nome.

Intorno al 1642 progettò la Pascalina, una delle prime macchine calcolatrici meccaniche della storia, destinata ad agevolare il lavoro del padre nell’amministrazione fiscale. L’apparecchio permetteva di eseguire automaticamente addizioni e sottrazioni mediante un sistema di ruote dentate.

I suoi studi interessarono anche il vuoto, la pressione atmosferica, l’idrostatica e l’equilibrio dei fluidi. Il principio di Pascal, ancora oggi fondamentale nella fisica, descrive la trasmissione uniforme della pressione all’interno di un fluido.

In suo onore l’unità di misura della pressione nel Sistema internazionale è stata denominata pascal.

Pascal e la nascita del calcolo delle probabilità

Nel 1654 Pascal avviò con Pierre de Fermat una celebre corrispondenza relativa ai problemi matematici posti dai giochi d’azzardo.

Da questo confronto nacquero alcuni dei fondamenti del moderno calcolo delle probabilità. L’obiettivo iniziale era stabilire come dividere correttamente una posta quando una partita veniva interrotta prima della conclusione.

Pascal comprese che il problema poteva essere affrontato analizzando sistematicamente tutti i possibili esiti futuri. La riflessione ebbe conseguenze molto più ampie, influenzando matematica, statistica, economia, assicurazioni e teoria delle decisioni.

Il cosiddetto triangolo di Pascal, noto in forme precedenti anche ad altre culture matematiche, venne da lui studiato sistematicamente e applicato al calcolo combinatorio.

La definizione incisa di rare génie non è quindi una semplice formula encomiastica: corrisponde alla straordinaria varietà e originalità delle sue scoperte.

Gli esperimenti sul vuoto e sulla pressione

Pascal partecipò alla grande discussione seicentesca sulla possibilità dell’esistenza del vuoto. La tradizione aristotelica sosteneva che la natura lo rifiutasse; gli esperimenti di Evangelista Torricelli avevano invece aperto nuove prospettive.

Nel 1648 Pascal fece eseguire dal cognato Florin Périer un celebre esperimento sul Puy-de-Dôme. Un barometro a mercurio venne misurato a differenti altitudini, mostrando che la colonna diminuiva salendo verso la cima.

L’esperimento dimostrava che il fenomeno dipendeva dal peso dell’atmosfera e non da un’ipotetica impossibilità naturale del vuoto. Pascal contribuì così alla nascita della moderna fisica sperimentale, fondata sulla misurazione e sulla verifica dei fenomeni.

La sua riflessione non separava nettamente teoria ed esperienza: il ragionamento matematico doveva essere confrontato con prove concrete e ripetibili.

La “notte di fuoco”

La vita di Pascal fu segnata da una profonda esperienza religiosa avvenuta nella notte fra il 23 e il 24 novembre 1654, ricordata come la nuit de feu, la “notte di fuoco”.

Pascal trascrisse l’esperienza in un breve testo, il Mémorial, iniziato con la parola “Fuoco” e con l’invocazione al “Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti”.

Il documento venne cucito all’interno della fodera del suo abito e fu scoperto soltanto dopo la morte. Pascal lo trasferiva probabilmente ogni volta che cambiava veste, conservandolo come memoria personale della propria conversione.

L’episodio non determinò l’abbandono della ragione, ma un nuovo orientamento della sua attività. Pascal si dedicò sempre più intensamente alla riflessione morale, alla difesa del cristianesimo e ai rapporti con Port-Royal.

Pascal e Port-Royal

Pascal fu vicino all’ambiente del monastero di Port-Royal, nel quale sua sorella Jacqueline era entrata come religiosa.

Port-Royal era divenuto un centro di spiritualità, studio e rinnovamento educativo. I suoi esponenti erano legati alla teologia agostiniana della grazia e vennero coinvolti nelle controversie sul giansenismo.

Fra il 1656 e il 1657 Pascal pubblicò anonimamente le celebri Lettres provinciales, scritte in difesa del teologo Antoine Arnauld e contro alcuni metodi della casistica morale gesuitica.

Le lettere univano rigore argomentativo, ironia, satira e straordinaria chiarezza stilistica. Il loro influsso sulla prosa francese fu enorme: Pascal dimostrò che temi teologici complessi potevano essere presentati con precisione e vivacità a un pubblico non specialistico.

Le Pensées

Dopo la morte, avvenuta nel 1662, gli appunti preparatori di Pascal furono raccolti e pubblicati con il titolo di Pensées.

Il progetto originario avrebbe dovuto costituire una grande apologia della religione cristiana. Pascal intendeva partire dalla condizione concreta dell’uomo: grande e miserabile, capace di pensare l’infinito ma incapace di sottrarsi alla fragilità e alla morte.

A questa opera appartengono alcune delle formulazioni più celebri del pensiero occidentale: l’uomo come “canna pensante”, il silenzio degli spazi infiniti, il ruolo del divertissement e la riflessione sulla scommessa.

La cosiddetta scommessa di Pascal non vuole dimostrare matematicamente l’esistenza di Dio. Mostra piuttosto che l’uomo, trovandosi comunque costretto a scegliere, deve considerare razionalmente le conseguenze della fede e dell’incredulità.

Ragione e fede

Pascal viene talvolta rappresentato come uno scienziato che avrebbe abbandonato la ragione per la religione. Questa interpretazione è riduttiva.

La sua opera distingue differenti modalità di conoscenza. Alla ragione dimostrativa appartengono la matematica e la fisica; all’esperienza interiore e morale appartengono invece verità che non possono essere trattate come semplici teoremi.

La celebre espressione:

“Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”

non costituisce un rifiuto del pensiero razionale. Indica l’esistenza di una conoscenza intuitiva dei principi, dell’uomo e della vita morale, diversa ma non necessariamente contraria alla dimostrazione.

Questa tensione fra scienza, filosofia e fede spiega la permanente attualità di Pascal e il fascino esercitato dalla sua figura.

Trascrizione della quartina

Sotto la firma di Desrochers compare una quartina celebrativa:

Tout l’Univers, charmé de son rare génie,
À ses productions s’empressoit d’applaudir :
Les honneurs le cherchoient ; on le vit, pour les fuir,
Consacrer à Dieu seul et sa plume, et sa vie.

In traduzione:

“Tutto l’universo, incantato dal suo raro genio,
si affrettava ad applaudire le sue opere;
gli onori lo cercavano: lo si vide, per fuggirli,
consacrare a Dio soltanto la sua penna e la sua vita”.

Il testo condensa la lettura edificante di Pascal diffusa alla fine del Seicento. Il mondo riconosceva il suo genio, ma egli non avrebbe cercato onori personali; preferì indirizzare la propria intelligenza verso la fede.

La quartina costruisce un significativo parallelismo fra plume e vie: Pascal non offrì a Dio soltanto i propri scritti, ma l’intera esistenza.

Analisi iconografica

Pascal è raffigurato a mezzo busto entro una cornice ovale. Il corpo è rivolto verso destra, mentre il volto si gira parzialmente verso l’osservatore.

L’espressione è seria, vigile e lievemente malinconica. Gli occhi grandi e il volto magro richiamano tanto l’intensità intellettuale quanto la fragilità fisica che accompagnò Pascal per gran parte della vita.

Indossa un abito nero chiuso da piccoli bottoni, un ampio colletto bianco e una sopravveste dalle sottili bordure dorate. L’abbigliamento è quello sobrio di un gentiluomo e uomo di lettere del XVII secolo.

Non compaiono strumenti matematici, libri o apparecchi scientifici. L’identità del personaggio viene affidata esclusivamente alla fisionomia e all’iscrizione, secondo il modello del ritratto morale di uomini illustri.

La cornice epigrafica

La grande cornice ovale dorata accoglie il nome, la data di morte e l’età del personaggio. L’effetto ricorda un medaglione commemorativo.

Il fondo nero dell’ovale isola il volto e il colletto, eliminando qualsiasi elemento ambientale. Pascal non viene rappresentato all’interno di un laboratorio o di uno studio, ma fuori dal tempo, già trasformato in figura esemplare.

La fascia dorata separa il ritratto dalla campitura esterna rosata. Questa scelta cromatica conferisce profondità alla composizione e guida immediatamente lo sguardo verso l’effigie.

L’intera struttura segue uno schema analogo al ritratto di Antoine Le Maistre inciso dallo stesso Desrochers: personaggio entro ovale, dati biografici, firma e quartina morale.

Tecnica incisoria

L’opera è realizzata prevalentemente a bulino, con possibili interventi all’acquaforte nella preparazione delle campiture.

Il volto è modellato mediante una fitta combinazione di punti e brevi tratti, particolarmente accurati attorno agli occhi, alle guance e alla bocca. I capelli sono resi con linee curve e parallele che ne seguono l’andamento ondulato.

Il fondo nero è ottenuto attraverso un reticolo molto serrato, mentre l’abito presenta tratteggi incrociati capaci di differenziare le stoffe. Il colletto bianco conserva una tessitura più leggera e luminosa.

L’incisore riesce a mantenere una buona caratterizzazione psicologica nonostante le ridotte dimensioni della lastra. L’impressione appare nitida anche nelle iscrizioni più minute.

Coloritura antica e dorature

La coloritura manuale è sobria e selettiva. Il fondo esterno dell’ovale è ravvivato da una tonalità rosa-bruna, mentre la cornice presenta una stesura giallo-oro.

L’abito rimane prevalentemente nero, ma viene impreziosito da sottili profilature dorate e da piccoli tocchi metallici sui bottoni. L’uso dell’oro sottolinea la dignità del personaggio senza alterare il carattere austero dell’immagine.

Volto, capelli e colletto sono lasciati quasi interamente alla modulazione del segno inciso. Questa scelta preserva la finezza del bulino e impedisce al colore di coprire i dettagli fisionomici.

Sulla base delle fotografie, coloritura e dorature appaiono antiche e coerenti con il montaggio storico. La loro assoluta contemporaneità all’impressione dovrebbe essere confermata mediante esame diretto.

Il rifilo e l’applicazione su folio coevo

L’incisione è stata rifilata lungo il limite della composizione e applicata su un foglio di carta antica di dimensioni maggiori.

Il rifilo ha eliminato i margini bianchi originari, ma ha rispettato tutti gli elementi essenziali: ritratto, legenda, firma, data, indirizzo editoriale e quartina risultano completi.

Il montaggio potrebbe essere stato eseguito per consolidare il piccolo foglio oppure per uniformarlo ad altri ritratti destinati a un album. La presenza di esemplari analogamente montati suggerisce infatti una possibile provenienza da una storica raccolta iconografica.

L’applicazione costituisce ormai parte della vicenda materiale dell’opera e ne ha favorito la conservazione.

Stato dell’opera

L’esemplare conserva integralmente l’immagine e i testi incisi. Il ritratto mantiene un buon contrasto e una notevole leggibilità; anche la firma e la data 1697 sono perfettamente visibili.

La carta presenta leggere ondulazioni e minime irregolarità compatibili con il rifilo e il montaggio. Non si osservano lacune sostanziali nel volto, nelle iscrizioni o nella quartina.

I pigmenti mantengono una gradevole intensità e le lumeggiature dorate sono ancora chiaramente percepibili. Il folio di supporto appare antico e coerente con una sistemazione collezionistica storica.

Lo stato può essere definito buono, completo nella composizione e nei testi, seppure rifilato e applicato su carta coeva. Un esame del verso permetterebbe di verificare in modo definitivo la stabilità dell’adesione e l’assenza di restauri non visibili.

Perché è interessante oggi

Blaise Pascal è una figura fondamentale per la storia della matematica, della fisica, dell’informatica, della filosofia e della letteratura. Pochissimi protagonisti del Seicento hanno esercitato un’influenza altrettanto ampia in discipline differenti.

Il foglio è particolarmente significativo perché venne inciso nel 1697, soltanto trentacinque anni dopo la morte. Appartiene quindi alla fase iniziale della costruzione della sua memoria pubblica.

La firma di Desrochers, la data incisa, la quartina celebrativa, la coloritura antica e le dorature lo rendono interessante tanto per il collezionista di ritratti quanto per chi raccoglie testimonianze della storia scientifica e filosofica europea.

Perché è un acquisto consapevole

Il soggetto, l’autore e la data sono dichiarati direttamente nella matrice. Non si tratta di una generica riproduzione posteriore, ma di un ritratto inciso a Parigi nel 1697 da un autore documentato.

Il rifilo e l’applicazione su altro foglio vengono chiaramente considerati nella valutazione. La conservazione completa del testo, della firma e della quartina compensa in parte la perdita dei margini originari.

La coloritura e le dorature aumentano la rarità e il fascino dell’esemplare, mentre l’importanza universale del personaggio garantisce un interesse collezionistico più ampio rispetto ai ritratti di personalità oggi meno note.

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