C. Collodi
Pinocchios Abenteuer
Illustrationen von Jan Marcin Szancer
Wien–Heidelberg, Verlag Carl Ueberreuter, 1964
Descrizione fisica
Un volume in 4° piccolo (cm 17 × 24); pp. 174, (2).
Mezza tela editoriale con piatti illustrati a colori, titolo in oro al dorso.
6 splendide tavole a colori fuori testo firmate jms (Jan Marcin Szancer) e numerose illustrazioni in bianco e nero nel testo.
In alcune carte interne timbro d’istituto: Bahnhofsmission Bad Hersfeld.
Esemplare fresco e ben conservato, leggera patina del tempo alla coperta posteriore.
Contenuto e illustrazioni
Edizione tedesca delle Avventure di Pinocchio, in traduzione integrale, arricchita dalle illustrazioni di Jan Marcin Szancer (1902–1973), uno dei più noti illustratori polacchi del Novecento, celebre per il suo stile elegante e teatrale, vicino a quello dei grandi illustratori mitteleuropei del dopoguerra.
Le sei tavole a colori mostrano alcune delle scene più celebri del romanzo — il teatro dei burattini, l’incontro con il Gatto e la Volpe, la metamorfosi in ciuchino, il viaggio sottomarino e la liberazione — rese con colori luminosi e movimento dinamico.
L’impianto grafico alterna illustrazioni minori nel testo a tavole a piena pagina di notevole impatto, capaci di unire linea ironica e lirismo fiabesco.
Contesto editoriale
La casa editrice Carl Ueberreuter, attiva tra Vienna e Heidelberg, fu uno dei principali editori di libri illustrati per l’infanzia nel secondo dopoguerra, impegnata a tradurre i grandi classici europei in nuove edizioni di pregio.
L’interpretazione di Szancer per Pinocchio è considerata una delle più felici versioni grafiche dell’opera in area germanofona, per l’equilibrio tra modernità e fedeltà al testo collodiano.
Confronto iconografico: Szancer e gli illustratori italiani del dopoguerra
L’interpretazione di Jan Marcin Szancer di Pinocchio si distingue nettamente da quella degli illustratori italiani coevi per impostazione narrativa e sensibilità figurativa.
Mentre in Italia gli anni Cinquanta e Sessanta vedono affermarsi uno stile più umoristico e caricaturale — basti pensare al Pinocchio di Jacovitti (1943 e seguenti), dominato da linee nervose, colori acidi e ironia popolare — Szancer adotta un registro lirico e teatrale, che traduce la favola collodiana in una fiaba universale, sospesa tra sogno e moralità.
Diversamente da Sto (Sergio Tofano) o da Attilio Mussino, che insistono sul movimento e sulla gestualità infantile, Szancer pone l’accento sulla dimensione simbolica e fantastica, con figure slanciate, quasi danzanti, immerse in spazi atmosferici che evocano le scenografie del teatro di marionette o del balletto.
I suoi personaggi non appartengono più al mondo rurale e artigianale dell’Italia ottocentesca, ma a un immaginario mitteleuropeo raffinato, che risente del gusto grafico polacco e della scuola viennese.
In questa chiave, il suo Pinocchio diventa un racconto di formazione universale, trasfigurato in visione poetica, e la sua opera si inserisce nel filone europeo che, attraverso illustratori come Feodor Rojankovsky, Gustaf Tenggren e Artuš Scheiner, ha saputo trasformare i classici per l’infanzia in oggetti d’arte.












