Approfitta del 18% di sconto su tutti gli articoli!
, , , , ,

Cabreo dei beni stabili del nobile Pietro Francesco Boccella nel Comune di Valdottavo – 1725

3.200,00 € 2.624,00 €

Cabreo dei beni stabili del nobile Pietro Francesco Boccella nel Comune di Valdottavo, 1725. Manoscritto agrimensorio di Giuseppe Natalini, cm 51 × 37, 44 pagine di cui 33 manoscritte e illustrate, con piante, misure, confini e descrizioni delle proprietà. Eccezionale esemplare nella legatura coeva in piena pelle a sei nervi, preziosa testimonianza del paesaggio rurale lucchese del primo Settecento.

Disponibilità: 1 disponibili

- +

Cabreo dei beni stabili del nobile Pietro Francesco Boccella nel Comune di Valdottavo – 1725

Titolo attribuito: Cabreo dei beni stabili del nobile sig. Pietro Francesco Boccella posti nel Comune di Valdottavo
Committente / proprietario: Nobile Pietro Francesco Boccella
Autore materiale: Giuseppe Natalini, pubblico perito / agrimensore
Luogo: Valdottavo, territorio lucchese
Data: 1725
Consistenza: 44 pagine complessive, delle quali 33 manoscritte e illustrate
Dimensioni: cm 51 × 37 circa
Tecnica: manoscritto a penna e inchiostro su carta vergellata, con rilievi agrimensori, cartigli decorativi e piante dei fondi; numerosi prospetti di misura e descrizioni analitiche delle proprietà
Legatura: eccezionale legatura coeva in piena pelle, piatti decorati con grandi geometrie impresse a secco e filettature perimetrali, dorso a 6 nervi
Stato: molto buono, secondo quanto riferito e coerentemente con quanto visibile nelle immagini.

Natura e struttura dell’opera

Si tratta di un cabreo patrimoniale settecentesco di eccezionale interesse storico e topografico, redatto nel 1725 per registrare e rappresentare i beni immobili appartenenti al nobile Pietro Francesco Boccella nel territorio di Valdottavo, oggi frazione del Comune di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca.

Il cabreo è strutturato secondo la tipica logica amministrativa e probatoria dell’agrimensura d’Antico Regime: ogni proprietà viene dapprima descritta in forma testuale, con indicazione della natura del terreno, della località, della consistenza e della misura superficiale; segue o accompagna la descrizione una pianta geometrica del fondo, nella quale compaiono confini, strade, rii, corsi d’acqua, proprietà limitrofe, edifici e nomi dei confinanti.

Questa tipologia documentaria non nasce come semplice esercizio cartografico, ma come strumento di amministrazione patrimoniale, capace di fissare materialmente l’estensione e la natura dei beni appartenenti a una famiglia. Una scheda museale relativa alle platee e ai cabrei tra XVII e XVIII secolo conferma proprio questa funzione: registri destinati a descrivere beni immobili e rendite, spesso impreziositi da un apparato estetico e decorativo di notevole qualità.

Il frontespizio e l’identificazione della proprietà

La pagina d’apertura reca entro una monumentale architettura ornamentale la dicitura:

“Beni stabili del Nob. Sig. Pietro Franc. Boccella posti in Comune di Valdottavo”.

Il titolo è inserito in una sontuosa cornice barocca disegnata a penna e acquerello monocromo, con volute, festoni, conchiglie, pendagli e colonne laterali. Il gusto decorativo è pienamente coerente con il primo Settecento e conferisce al volume una dignità ben superiore a quella di un semplice registro tecnico.

Al centro della pagina segue l’elenco sommario dei beni, numerati progressivamente: terre vignate, seminative, campi, prati, selve e altri appezzamenti, ciascuno accompagnato dalla misura. La pagina si conclude con la sottoscrizione:

“Giuseppe Natalini … Perito … An. 1725”

che consente di attribuire il rilevamento a Giuseppe Natalini, figura tutt’altro che anonima nel panorama tecnico lucchese.

Giuseppe Natalini: un agrimensore realmente documentato

L’identificazione di Natalini è uno degli aspetti più interessanti dell’esemplare.

La documentazione storica relativa alla cartografia lucchese registra un Giuseppe Natalini pubblico agrimensore, autore nel 1723 di rilievi relativi al territorio di Montignoso.

Ancora più significativo è il fatto che nel 1732 Giuseppe Natalini venga ricordato come tecnico incaricato di uno studio per l’approvvigionamento idrico di Lucca, con progetto di captazione delle acque dalla zona di Badia di Cantignano: un precedente storico del futuro acquedotto Nottolini.

Il nostro cabreo del 1725 si colloca quindi perfettamente all’interno della sua attività conosciuta, tra il rilievo di Montignoso del 1723 e lo studio idraulico del 1732.

Questo dato aumenta sensibilmente il valore storico dell’opera: non abbiamo davanti il lavoro di un agrimensore anonimo, ma un documento di mano di un tecnico attivo e documentato nella cartografia, nella misurazione territoriale e nell’ingegneria idraulica lucchese del primo Settecento.

Le proprietà Boccella e il radicamento territoriale

Anche il nome Boccella possiede un radicamento importante nella storia del territorio lucchese.

Un confronto particolarmente interessante è fornito da un altro cabreo lucchese della famiglia Boccella, datato 1674, relativo ai beni di Bartolomeo Boccella nel Comune di Anchiano. Quel manoscritto, compilato dal pubblico agrimensore Vincenzo Finucci di Casabasciana, presenta una struttura assai simile: frontespizio, ristretto delle misure, descrizioni dei singoli appezzamenti, piante in scala, indicazioni dei proprietari confinanti e dei tipi di coltura.

Il confronto dimostra che il cabreo del 1725 non è un documento isolato, ma si inserisce verosimilmente in una tradizione di amministrazione fondiaria della famiglia Boccella protrattasi almeno per più generazioni.

La presenza storica della famiglia nell’area lucchese prosegue inoltre nei secoli successivi: documentazione ottocentesca ricorda proprietà Boccella nella zona del Piaggione, vendute nel 1875 alla Società del Credito Industria Nazionale.

Le piante di Valdottavo

Le tavole cartografiche sono il cuore visuale del volume.

Ciascuna presenta un cartiglio ornamentale con la formula “In Comune di Valdottavo”, generalmente collocato nella parte superiore, mentre al centro della pagina si sviluppa il rilevamento geometrico della particella o del gruppo di particelle.

L’orientamento è espresso mediante le grandi lettere cardinali:

S – Settentrione
M – Meridione
L – Levante
P – Ponente

secondo una convenzione ben documentata anche in altri cabrei lucchesi coevi. Il cabreo Boccella di Anchiano del 1674, ad esempio, impiega esattamente la medesima terminologia cardinalizia.

Le piante sono accompagnate da scale grafiche, misure lineari, linee di triangolazione e nomi dei proprietari confinanti, offrendo una ricostruzione estremamente dettagliata del paesaggio rurale.

Una microgeografia della Valdottavo settecentesca

Le immagini permettono di individuare numerosi riferimenti territoriali e toponomastici.

Compaiono espressioni quali Ortole, Casfinelli, Debbio, Prataccio, Rio, Ponticello, Acqua Buona, Celetra, insieme a strade, fossi, rii e percorsi poderali.

Particolarmente significativo è il riferimento al Celetra, corso d’acqua ancora oggi strettamente legato al paesaggio di Valdottavo. La presenza di questo idronimo nel cabreo consente di collegare con immediatezza la cartografia settecentesca alla geografia attuale del paese.

Proprio questo è uno dei maggiori pregi documentari del manoscritto: conserva una toponomastica di dettaglio precedente al catasto moderno, spesso più fragile e soggetta a scomparsa rispetto ai grandi toponimi comunali.

Le colture e il paesaggio agrario

Le descrizioni manoscritte sono estremamente ricche per la storia dell’agricoltura.

Nel primo grande possedimento viene descritto:

“Un corpo di più sorte terre, cioè parte vignate, e parte seminative a braine con molti filari di viti, e parte campie, parimente con filari di viti, et altra parte prativa ad uso di pomaro, o sia giardinetto da frutti, con un boschetto da passeggio, con varij viali, et una picciola parte selvata…”

Si tratta di una testimonianza straordinaria.

Il fondo non era semplicemente agricolo: riuniva vigneto, seminativo, prato, frutteto, giardinetto, boschetto da passeggio e viali. È quindi leggibile come una proprietà complessa nella quale funzione produttiva e funzione residenziale o ricreativa convivevano.

Il dettaglio dei filari di viti, dei noci, dei gelsi, dei castagni, delle terre selvate e dei prati consente inoltre di ricostruire la policoltura caratteristica del territorio lucchese settecentesco.

Proprietà, confinanti e comunità locale

Le carte riportano una quantità notevole di nomi personali.

Tra quelli leggibili compaiono famiglie e individui quali Mezzetta, Ferri, Paolino Mezzetta, Agostino Santi Mezzetta, Lodovico di Battista Ferri, oltre a numerosi altri confinanti.

Questi nomi trasformano il cabreo in una fonte anche per la storia sociale e genealogica di Valdottavo: la carta non mostra soltanto terreni, ma una rete concreta di rapporti di vicinato, proprietà, successioni ereditarie e diritti confinari.

Le formule “Eredi di…”, molto frequenti, permettono inoltre di osservare indirettamente la trasmissione patrimoniale tra generazioni.

Il rapporto con le istituzioni ecclesiastiche

Una delle pagine più interessanti registra esplicitamente:

“La porzione velata di giallo viene pretesa dalle Monache di S. Chiara”.

Il dettaglio è importante perché testimonia l’esistenza di una contestazione o sovrapposizione di diritti fondiari tra la proprietà privata e un ente religioso.

La tavola corrispondente individua anche i “Beni delle Monache di S. Chiara”, posti presso il solco dell’acqua buona.

Il cabreo assume quindi anche un carattere quasi processuale: oltre a registrare la proprietà, individua aree oggetto di pretesa o controversia. È precisamente questo uso probatorio che rende molti cabrei fonti fondamentali per la storia giuridica della proprietà.

Le misure e il linguaggio agrimensorio

Le superfici vengono indicate attraverso pertiche e coltri, secondo il sistema di misura utilizzato nel territorio lucchese.

Il manoscritto presenta continuamente formule del tipo:

“di misura superficiale pertiche…”
oppure equivalenze espresse in “Coltre…”.

La precisione aritmetica non è accessoria: il cabreo doveva rendere confrontabili descrizione, misura e rappresentazione grafica, così da poter essere utilizzato nella gestione del patrimonio, nelle successioni, nelle vendite o nelle controversie.

Un elemento eccezionale: il richiamo a un terrilogio del 1633

Una delle ultime immagini introduce un dettaglio di notevole interesse:

“La suddetta Terra descritta al Terrilogio Vecchio di Casa dell’anno 1633…”

Questa annotazione dimostra che il cabreo del 1725 non nasce dal nulla, ma aggiorna una tradizione documentaria familiare molto più antica.

Il patrimonio Boccella risultava quindi già descritto in un terrilogio del 1633, quasi un secolo precedente.

Questo riferimento è straordinariamente importante perché colloca il volume all’interno di una continuità archivistica privata almeno seicentesca, facendo del cabreo del 1725 una revisione o ricognizione successiva di una struttura patrimoniale sedimentata nel tempo.

Le componenti architettoniche

Le piante non si limitano ai terreni.

In alcune carte vengono disegnati con grande chiarezza fabbricati, corti, orti e strutture rurali, riconoscibili attraverso planimetrie rettangolari articolate in piccoli ambienti.

Una delle tavole mostra un complesso edilizio in prossimità dei beni nostri di n. 1, con indicazioni di orto e corte, mentre altrove sono riportate case appartenenti ai confinanti.

Sono elementi preziosi per la storia dell’architettura rurale, poiché documentano non soltanto la posizione degli edifici ma anche, in forma schematica, la loro articolazione planimetrica.

La grafica: tra tecnica e gusto barocco

Il manoscritto possiede una qualità grafica superiore alla media dei semplici registri fondiari.

I cartigli sono costruiti secondo un repertorio pienamente barocco: volute, conchiglie, motivi rocaille embrionali, pendagli, foglie d’acanto e cornici mistilinee.

Le grandi iniziali calligrafiche dei paragrafi si trasformano spesso in veri ornamenti, mentre le scritte delle mappe utilizzano una corsiva elegante e controllata.

Particolarmente interessante è il contrasto tra la precisione geometrica delle linee agrimensorie e la libertà ornamentale dei cartigli.

Il risultato è un documento tecnico che conserva tuttavia una forte dimensione estetica.

Le pagine apparentemente “tipografiche”

Alcune pagine presentano una calligrafia talmente regolare da evocare visivamente una composizione tipografica. Si tratta tuttavia, nel contesto del volume, di un apparato unitario manoscritto e rubricato, con numerazioni, correzioni e integrazioni coerenti con la compilazione agrimensoria.

In esse vengono riassunti singoli beni con una formula estremamente ordinata: natura del terreno, località, confini, superficie e valore espresso in coltri.

Questo passaggio dalla scrittura corsiva delle descrizioni alle forme più monumentali e regolari delle ricapitolazioni rivela anche la volontà di rendere il cabreo facilmente consultabile, quasi fosse un repertorio patrimoniale.

La legatura coeva

La legatura originale rappresenta un elemento fondamentale nella valutazione dell’esemplare.

Si tratta di una robusta piena pelle marrone, con piatti decorati a secco da filettature multiple lungo il perimetro e soprattutto da una grande struttura geometrica romboidale tracciata mediante fasci di filetti.

Il dorso presenta sei nervi, caratteristica perfettamente coerente con un grande manoscritto d’uso del primo Settecento.

La decorazione è austera ma molto elegante, priva dell’ostentazione delle legature librarie di lusso: è una legatura archivistica signorile, progettata per proteggere un volume di grande formato destinato alla conservazione patrimoniale.

La sopravvivenza del cabreo nella sua legatura originaria è particolarmente importante. Molti documenti analoghi sono oggi sciolti, smembrati o ricondizionati; qui, invece, contenuto e contenitore sono ancora storicamente coerenti.

Valdottavo prima del catasto moderno

Il valore storico più profondo dell’opera sta nella sua capacità di conservare un’immagine del territorio oltre un secolo prima dei moderni catasti geometrici ottocenteschi.

Qui il paesaggio viene ricostruito appezzamento per appezzamento attraverso il lavoro diretto dell’agrimensore: la forma del campo, il corso del fosso, il nome del proprietario vicino, il tipo di coltivazione e la misura.

Il risultato è una vera radiografia della proprietà rurale valdottavina nel 1725, precedente alle grandi trasformazioni economiche e infrastrutturali dei secoli successivi.

Stato dell’opera

Grande manoscritto cartaceo di cm 51 × 37 circa, composto da 44 pagine, delle quali 33 manoscritte e illustrate, completo nella sua struttura come descritto. Carta di forte grammatura, testi e piante ben leggibili, con naturale patina del tempo.

Particolarmente importante la conservazione della legatura coeva in piena pelle a sei nervi, decorata a secco con grande impianto geometrico sui piatti. Dalle immagini sono visibili i normali segni d’uso e del tempo propri di un manufatto archivistico di tre secoli, senza compromettere il notevole impatto complessivo dell’opera.

Perché è interessante oggi

Perché in questo volume sopravvive non soltanto un’antica proprietà, ma un’intera geografia umana del 1725. Viti, castagni, noci, gelsi, prati, selve e giardini convivono con corsi d’acqua, strade, case, cappellanie, proprietà ecclesiastiche e nomi di famiglie locali. Il cabreo permette di osservare Valdottavo prima del catasto moderno e di ricostruire contemporaneamente paesaggio, agricoltura, società e diritto fondiario. La presenza di Giuseppe Natalini, agrimensore documentato nella storia tecnica lucchese, gli conferisce inoltre un interesse che supera il semplice ambito locale.

Perché è un acquisto consapevole

È un unicum manoscritto, realizzato espressamente per la gestione del patrimonio di Pietro Francesco Boccella. La combinazione di grande formato, datazione precoce, 44 pagine, numerose piante, descrizioni analitiche, richiamo a un precedente terrilogio del 1633, firma dell’agrimensore e soprattutto legatura originale in piena pelle crea un insieme difficilmente replicabile.

Il collezionista non acquista una singola carta catastale, ma un archivio patrimoniale figurato del primo Settecento, conservato ancora nella propria veste materiale originaria.

Nota didascalica

Cabreo dei beni stabili del nobile Pietro Francesco Boccella nel Comune di Valdottavo, 1725. Manoscritto agrimensorio di Giuseppe Natalini, cm 51 × 37, 44 pagine di cui 33 manoscritte e illustrate, con piante, misure, confini e descrizioni delle proprietà. Eccezionale esemplare nella legatura coeva in piena pelle a sei nervi, preziosa testimonianza del paesaggio rurale lucchese del primo Settecento.

Torna in alto