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Cabreo Regolare dei beni in Borgo d’Ale, regione della Boscherina – 1792

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Cabreo Regolare dei beni di Pietro Giuseppe Pinchia in Borgo d’Ale, regione della Boscherina, 1792. Monumentale manoscritto agrimensorio di Francesco Antonio Magistrelli, Regio Misuratore, in 16 pagine di cm 57 × 42,5, con piante, registri e decorazioni originali acquerellate. Rara testimonianza della proprietà fondiaria e del paesaggio rurale piemontese alla vigilia della fine dell’Antico Regime.

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Cabreo Regolare dei beni in Borgo d’Ale, regione della Boscherina – 1792

Autore materiale: Francesco Antonio Magistrelli, Regio Misuratore di Borgo d’Ale
Committente/proprietario: Avv. Pietro Giuseppe Pinchia, decurione della Città di Torino
Titolo manoscritto: Cabreo Regolare de’ Tenimenti posti sopra le fini di Borgo d’Ale, regione della Boscherina…
Luogo: Borgo d’Ale, Vercellese
Data: 15 giugno 1792
Consistenza: 16 pagine manoscritte e illustrate, comprendenti frontespizio, piante topografiche, registri delle particelle, ricapitolazione delle coerenze, prospetti di misura e tavole riepilogative
Dimensioni: cm 57 × 42,5 circa
Tecnica: manoscritto a penna e inchiostro su carta, con disegno topografico e decorativo e coloritura ad acquerello; testi e intestazioni calligrafiche in nero e sanguigna/rosso; filettature e cornici tracciate a penna.
Epoca: fine XVIII secolo, piena età sabauda.

Identificazione e natura del documento

Importante cabreo agrimensorio piemontese settecentesco, realizzato nel 1792 per documentare con precisione un complesso di proprietà situate nelle fini di Borgo d’Ale, principalmente nella regione detta Boscherina. Non si tratta dunque di una semplice raccolta di mappe, ma di un vero strumento patrimoniale nel quale rappresentazione cartografica, misurazione, descrizione giuridica dei confini e registrazione della qualità agraria dei fondi vengono organizzate in un unico organismo documentario.

Il frontespizio, particolarmente ricco, dichiara che il cabreo riguarda i tenimenti appartenenti all’Ill.mo Sig. Avvocato Pietro Giuseppe Pinchia, indicato come decurione della città di Torino, e che il rilevamento fu eseguito dal Regio Misuratore Francesco Antonio Magistrelli.

La lettura è corroborata da fonti esterne: Pietro Giuseppe Pinchia compare negli archivi dell’Università di Torino quale candidato alla licenza in Giurisprudenza nel 1770; altra documentazione storica torinese lo qualifica successivamente come avvocato e proprietario, appartenente all’ambiente dei decurioni cittadini.

Non meno interessante è Magistrelli. Una descrizione archivistica relativa a una sua pianta del 1816 lo registra espressamente come «Francesco Antonio Magistrelli di Borgo d’Ale», qualificandolo come «geometra e misuratore». Abbiamo quindi un raro caso nel quale il tecnico che firma il nostro manoscritto non rimane una figura anonima, ma risulta documentato nell’attività agrimensoria piemontese anche oltre vent’anni dopo.

Il frontespizio: un piccolo manifesto dell’agrimensura settecentesca

Di notevole effetto è la prima grande pagina figurata. La scritta CABREO REGOLARE, tracciata in capitali rosse, è inserita entro un’elaborata architettura ornamentale dipinta ad acquerello, con cornici mistilinee azzurre, festoni vegetali, fiori, elementi simbolici e figure di uccelli.

Al centro superiore compare uno scudo ovale con albero, sormontato da cimiero; l’albero ricompare nello scudetto sospeso al tronco nell’ultima tavola figurata. Questa reiterazione conferisce all’intero manoscritto una precisa unità iconografica e lascia riconoscere un emblema intenzionalmente associato al proprietario o al complesso patrimoniale, senza che dalle sole immagini sia prudente attribuirgli uno specifico valore araldico.

La cornice, la calligrafia, la policromia e l’impostazione scenografica trasformano una pagina amministrativa in un vero frontespizio d’apparato.

Il territorio rappresentato

Le piante permettono di ricostruire una vera microgeografia settecentesca del territorio di Borgo d’Ale. Tra le denominazioni chiaramente leggibili compaiono:

Monturrone, Via di Moncrivello, Via di Maglione, Lista, Priocco, Stradone, Risara, Rastello, Prangia, Stradone Vecchio, Naviglio, Via d’Alice, Biansasca, Via del Ponte e Boscherina.

Non sono semplici indicazioni geografiche. Ogni toponimo viene messo in relazione con una particella numerata, la destinazione agricola e la relativa superficie.

Il valore documentario è particolarmente rilevante perché Boscherina è ancora oggi una località riconosciuta di Borgo d’Ale, mentre la documentazione storica comunale ricorda il Mulino della Boscherina, risalente alla fine del Quattrocento e situato lungo un importante itinerario verso Vercelli.

Ancora più significativo, un inventario archivistico della famiglia Germano documenta già nel 1751-1753 terreni posti «alla Boscarina» e presso la «Roggia dell’Emandria della Boscherina»: il cabreo del 1792 si inserisce quindi in una trama fondiaria storicamente attestata da altre fonti coeve.

Le tavole cartografiche

Le carte sono disegnate a mano e colorate mediante leggere campiture ad acquerello. I diversi appezzamenti vengono individuati attraverso numerazione progressiva, perimetri, tratteggi e colori convenzionali.

Particolarmente belle sono le rose dei venti, differenti da tavola a tavola: talvolta policrome e geometricamente elaborate, talvolta più essenziali, sempre funzionali all’orientamento della pianta ma contemporaneamente trattate come elemento ornamentale.

Compaiono inoltre scale grafiche, viabilità evidenziata cromaticamente, corsi o condotte d’acqua, appezzamenti agricoli, edifici e pertinenze.

Una delle piante più articolate mostra il nucleo della Boscherina, con il fabbricato principale, corte e appezzamenti circostanti: il registro identifica infatti la particella 47 come «Boscherina – Fabbrica, Cappella, Aja e Corte», mentre la 48 comprende «Giardino e Peschiera». È un dettaglio di notevole interesse perché il cabreo non registra soltanto estensioni agricole, ma documenta l’organizzazione materiale di una vera proprietà rurale settecentesca.

I registri delle particelle

Alle rappresentazioni cartografiche corrispondono accurati prospetti manoscritti organizzati in colonne: Numeri delle Figure – Denominazione ossia Regione – Qualità – Quantità.

Le superfici sono espresse mediante le antiche misure agrarie piemontesi indicate nel manoscritto come giornate, tavole e piedi.

Le qualità dei terreni comprendono prevalentemente campo e prato, ma la documentazione diventa particolarmente interessante quando registra strutture e destinazioni specifiche: fabbrica, cappella, aia, corte, giardino e peschiera.

La numerazione raggiunge almeno la particella 49, offrendo quindi un censimento patrimoniale assai articolato.

La «Ricapitolazione» e le coerenze

Una delle pagine documentalmente più importanti porta l’intestazione:

«Ricapitolazione di tutte le pezze contenute nel presente Cabreo colla designazione della loro qualità, quantità, e coerenze».

Qui il documento supera definitivamente la semplice funzione cartografica.

Per ciascun fondo vengono descritti i confinanti sui quattro lati, utilizzando formule quali «coerenti a mattina», «a mezzogiorno», «a sera» e «a notte». Compaiono strade, rogge, navigli e numerosi proprietari confinanti.

Questa sezione rende il manoscritto una fonte di storia della proprietà e della società locale: conserva infatti nomi di famiglie, vicini, titolari dei fondi e riferimenti alla rete stradale e idrica che difficilmente potrebbero essere ricavati con altrettanta immediatezza da una carta topografica isolata.

Un paesaggio agricolo prima del catasto moderno

Questo è probabilmente uno degli aspetti culturalmente più importanti del cabreo.

Nel 1792 ci troviamo ancora prima della sistematizzazione catastale ottocentesca. Il territorio viene quindi descritto attraverso una combinazione di conoscenza locale, rilevamento agrimensorio, geometria pratica e riconoscimento personale dei confini.

Il cabreo fotografa, pertanto un paesaggio che sta per entrare in una stagione di profonde trasformazioni politiche e amministrative: appena pochi anni dopo, l’arrivo delle armate rivoluzionarie francesi e la successiva riorganizzazione napoleonica avrebbero modificato istituzioni, amministrazione e sistemi catastali piemontesi.

Proprio questa collocazione cronologica – 1792 – gli conferisce particolare fascino: è un documento dell’ultima stagione dell’Antico Regime sabaudo.

Pietro Giuseppe Pinchia

L’identificazione del proprietario aumenta considerevolmente l’interesse storico del manoscritto. La documentazione universitaria torinese registra Pietro Giuseppe Pinchia nel 1770 per il grado di licenza in Giurisprudenza.

La ricerca storica sui decurioni torinesi lo menziona inoltre come avvocato e proprietario, inserendolo nell’ambiente economicamente agiato della Torino di fine Antico Regime.

Il cabreo assume così anche il carattere di testimonianza materiale della formazione e amministrazione di un patrimonio fondiario appartenente a un esponente dell’élite urbana torinese, ma radicato nella campagna vercellese.

È una relazione città-campagna tipica dell’economia patrimoniale settecentesca: capitale, professioni e cariche urbane da una parte; possesso della terra, fabbricati rurali e rendita agricola dall’altra.

Francesco Antonio Magistrelli, Regio Misuratore

La figura di Magistrelli merita particolare attenzione.

La firma posta nel cabreo e quella apposta alla suggestiva tavola conclusiva – «Borgo d’Ale li 15 Giugno 1792 / Franco Ant.o Magistrelli» – identificano inequivocabilmente l’esecutore.

Il riscontro archivistico trovato è importante: nel 1816 Francesco Antonio Magistrelli di Borgo d’Ale realizza una Pianta regolare dimostrativa per beni del marchese d’Azeglio ed è schedato come «geometra e misuratore».

Il nostro cabreo anticipa quella testimonianza di quasi un quarto di secolo e costituisce quindi un documento assai significativo per ricostruire la sua attività professionale.

La straordinaria tavola conclusiva

Particolarmente affascinante è la pagina con il «Ristretto de’ sommi di caduna facciata».

Magistrelli avrebbe potuto limitarsi a una semplice tabella numerica. Sceglie invece di trasformarla in una composizione allegorico-paesaggistica: una sorta di monumento lapideo dipinto, accanto al quale cresce un albero dal cui ramo pende lo scudetto con l’emblema arboreo già incontrato sul frontespizio.

Alla base compare la sottoscrizione:

«Borgo d’Ale li 15 Giugno 1792 – Franco Ant.o Magistrelli».

È quasi il colophon figurato dell’opera, e conferisce al manoscritto una qualità estetica non comune nei documenti catastali di carattere meramente funzionale.

Il «Paralello»

Un’altra pagina assai significativa porta in grandi lettere rosse il titolo PARALELLO.

Vi viene effettuata una vera operazione di conciliazione contabile delle superfici, mettendo a confronto il risultato delle misurazioni del presente cabreo con quello di precedenti rilevamenti e registrando aggiunte e sottrazioni derivanti da vendite, acquisti e modificazioni del patrimonio.

È un elemento fondamentale per comprendere la funzione del volume: il cabreo non nasce per finalità decorative, ma come strumento probatorio e gestionale del patrimonio, nel quale ogni variazione deve essere ricondotta a una consistenza fondiaria verificabile.

Importanza storico-documentaria

Il manoscritto possiede almeno quattro livelli d’interesse che si rafforzano reciprocamente.

È innanzitutto un documento cartografico, perché conserva la rappresentazione del territorio di Borgo d’Ale alla fine del Settecento.

È un documento agrario, perché registra colture, qualità dei fondi, superfici, fabbricati e sistemazione delle acque.

È un documento giuridico-patrimoniale, perché individua proprietà, coerenze, servitù, confinanti e modificazioni della consistenza fondiaria.

Infine è un manufatto artistico, grazie alla calligrafia, alle grandi carte acquerellate, alle rose dei venti, alle cornici, al frontespizio e alla splendida tavola conclusiva.

Questa compresenza distingue nettamente il cabreo da una singola mappa agrimensoria sciolta.

Legame con la storia di Borgo d’Ale

L’interesse locale è particolarmente forte. Le fonti storiche descrivono il territorio di Borgo d’Ale come area caratterizzata per secoli dall’intreccio di proprietà civili ed ecclesiastiche e da numerosi passaggi patrimoniali.

È inoltre sopravvissuto un importante Archivio Germano di Borgo d’Ale, composto in larga misura proprio da atti di acquisto, vendita e permuta di terreni. L’inventario registra ripetutamente toponimi che ricompaiono nel nostro cabreo, compresa Boscherina, documentando concretamente l’intensa circolazione fondiaria del territorio nel XVIII secolo.

Il cabreo di Pinchia costituisce dunque una sorta di controparte figurata e cartografica di quella documentazione notarile: ciò che gli atti descrivono mediante formule giuridiche, Magistrelli rende visibile attraverso mappe, colori, numeri e confini.

Stato e caratteristiche dell’esemplare

Esemplare originale manoscritto e interamente realizzato a mano, di grande formato, cm 57 × 42,5, composto da 16 pagine. Dalle immagini risultano conservati il frontespizio figurato, le piante acquerellate, i registri quantitativi, le ricapitolazioni delle coerenze, il Paralello e la tavola conclusiva sottoscritta e datata.

La carta presenta la naturale patina e le caratteristiche proprie di un documento operativo settecentesco. La qualità della calligrafia e soprattutto la freschezza ancora apprezzabile delle campiture verdi, rosse, azzurre e gialle contribuiscono notevolmente alla leggibilità e alla presenza estetica dell’insieme.

Perché è interessante oggi

Perché questo cabreo permette qualcosa che un documento storico raramente concede: camminare idealmente dentro un paesaggio di oltre due secoli fa. Strade, navigli, rogge, prati, campi, corti, giardini e peschiere cessano di essere semplici nomi d’archivio e ritornano ad avere forma e posizione. Il collezionista di cartografia trova un rilevamento originale; lo studioso di storia locale una miniera di toponimi e cognomi; lo storico dell’agricoltura una fotografia dell’organizzazione fondiaria; l’appassionato d’arte un grande manoscritto acquerellato. È proprio questa pluralità di letture a conferirgli un interesse superiore a quello del comune documento catastale.

Perché è un acquisto consapevole

Non si acquista una riproduzione cartografica né un’opera seriale, ma un unicum manoscritto, concepito per una specifica proprietà, in uno specifico territorio e in un preciso momento storico. La presenza della data, del committente identificabile e soprattutto dell’autore tecnico documentabile consente inoltre di contestualizzare il manoscritto con insolita precisione. Il valore non dipende quindi esclusivamente dalla bellezza delle carte: risiede nell’insieme inscindibile di provenienza storica, cartografia, toponomastica, agrimensura, storia patrimoniale e qualità artistica.

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