Calendarietto da barbiere Olimpo – 1936
Dati generali
Titolo: Olimpo 1936; tipologia: calendarietto pubblicitario da barbiere e profumeria; impegnarsi Di Fontedauro, Milano, Fabbrica saponi e profumeria; stampatore: Gros Monti & C., Torino; anno: 1936; formato: circa mm 81 × 75; consistenza: 16 pagine con otto illustrazioni a colori, comprendenti la copertina e sette tavole dedicate alle divinità planetarie dalle quali derivano i nomi dei giorni della settimana; apparato testuale: brevi didascalie esplicative e calendario annuale; confezione editoriale: fascicolo in cartoncino leggero, assicurato da cordoncino serico rosa con nappa; Azienda: presente sull’ultima illustrazione, da sottoporre a verifica paleografica fra la lettura “Cav. Junior” proposta e l’attribuzione “Gavazzoni” documentata per altri esemplari della stessa edizione; stato di conservazione: esemplare completo e pressoché perfetto, con pagine integre, colori freschi e cordoncino originale conservato.
Descrizione
Raffinato calendarietto pubblicitario realizzato per l’anno 1936 e intitolato Olympus, concepito come una piccola galleria mitologica dedicata all’origine planetaria e divina dei nomi dei sette giorni della settimana. La pubblicazione unisce funzione pratica, divulgazione popolare, seduzione pubblicitaria e un apparato figurativo di notevole qualità.
La copertina presenta una solenne composizione ispirata alla statuaria classica: un gruppo di divinità maschili panneggiate, disposto davanti alla sagoma lineare di un tempio, sembra affacciarsi da un sipario rosso. La tavola è attraversata da una sottile linea diagonale, quasi un raggio o un asse celeste, che contribuisce a collegare visivamente le figure all’idea dell’ordine cosmico.
Nella parte inferiore, il titolo Diventa è composto in lettere spaziate color rosa su fascia nera, mentre l’anno 1936 risalta in grandi cifre geometriche chiare sopra un campo bruno. La soluzione tipografica, severa e moderna, crea un efficace contrasto con l’impostazione classicheggiante dell’immagine.
Struttura iconografica: i sette giorni e le divinità planetarie
Le otto illustrazioni dichiarate trovano una spiegazione coerente nella struttura dell’opera: una copertina introduttiva dedicata all’Olimpo e sette tavole riferite ai giorni della settimana. Il ciclo riprende l’antica associazione fra i giorni, i sette astri della tradizione e le corrispondenti divinità:
- Dominio, giorno originariamente collegato al Sole;
- Lunedì – Luna, disse Giorno,
- Martedì – Marte, Dio romano di
- Mercoledì – Mercurio, messaggero degli dèi e simbolo della rapidità;
- Giovedì – Giove, signore dell’Olimpo;
- Venerdì – Venere, dea dell’amore e della bellezza;
- Sabato – Saturno, antica divinità italica connessa al tempo e all’agricoltura.
Il calendarietto trasforma questo sistema erudito in una sequenza illustrata immediatamente comprensibile. Le divinità non sono però raffigurate direttamente secondo l’iconografia archeologica: vengono tradotte in figure femminili moderne, legate allo sport, alla moda e alle conquiste tecnologiche del Novecento.
Tavole
La tavola dedicata alla Casa mostra una giovane donna seminuda, distesa sopra un drappo geometrico all’aperto, illuminata da una calda luce dorata. Sullo sfondo si distinguono un cavallo stilizzato e un carro, evidenti richiami al carro solare della tradizione antica. La didascalia recita:
«La domenica è dedicata al Sole che con la luce d’oro fuga la notte e risveglia la Terra».
La composizione fonde nudità classicheggiante, gusto déco e paesaggio moderno. La figura femminile sostituisce la consueta personificazione maschile del Sole e diviene simbolo di luce, giovinezza e risveglio.
La tavola del martedì raffigura una sportiva in costume da bagno blu, armata di arco e freccia e accompagnata da un levriero. La didascalia precisa:
«La freccia e l’arco simboleggiano in questa romana fierezza Marte, dio della guerra, che al martedì dà il nome».
L’immagine opera una deliberata modernizzazione del soggetto mitologico. La dea guerriera assume le sembianze di una donna atletica degli anni Trenta, mentre il levriero aggiunge eleganza aristocratica e dinamismo alla scena. Più che Marte, la figura ricorda iconograficamente Diana cacciatrice, ma il testo la utilizza come personificazione della fierezza marziale.
La tavola del mercoledì presenta un’aviatrice sorridente davanti a un aeroplano rosso. La didascalia recita:
«L’aviatrice, simbolo della rapidità delle comunicazioni, ricorda Mercurio da cui il mercoledì ebbe nome».
È una delle immagini più significative del ciclo: l’antico messaggero alato viene sostituito da una pilota, espressione della velocità, dell’emancipazione femminile e della modernità aeronautica. L’aeroplano reca una grande lettera “X”, inserita come deciso elemento grafico sulla fusoliera.
Mitologia e modernità
Il fascicolo è particolarmente interessante perché non si limita a riprodurre soggetti classici, ma li interpreta attraverso il linguaggio visivo degli anni Trenta. Le divinità diventano donne moderne, sportive e protagoniste della vita contemporanea. L’arco, l’aeroplano, il costume da bagno e il paesaggio all’aperto traducono le tradizionali qualità divine in attributi accessibili al pubblico del tempo.
Ne risulta una curiosa mitologia aggiornata:
- la luce del Sole coincide con il culto del corpo e della vita all’aria aperta;
- la forza di Marte viene rappresentata dall’atletismo femminile;
- la rapidità di Mercurio si identifica con l’aviazione;
- l’armonia e la bellezza dell’Olimpo vengono filtrate attraverso moda e pubblicità.
Questa contaminazione fra antichità e modernità appartiene pienamente al gusto italiano degli anni Trenta, quando la classicità era frequentemente riletta attraverso forme geometriche, corpi atletici, tecnologia e monumentalità.
La figura femminile negli anni Trenta
Le protagoniste del calendarietto incarnano un modello femminile diverso da quello esclusivamente sentimentale o domestico di molta grafica precedente. Sono donne atletiche, disinvolte, capaci di praticare sport e persino di pilotare aeroplani. La loro modernità rimane naturalmente mediata dallo sguardo pubblicitario, che ne valorizza l’eleganza e l’avvenenza, ma riflette anche la crescente visibilità sociale della donna.
Particolarmente eloquente è la figura dell’aviatrice. Negli anni Trenta l’aviazione rappresentava velocità, progresso e superamento dei limiti; trasferire tali valori a una figura femminile produceva un’immagine insieme seducente e sorprendentemente emancipata.
La componente sensuale — evidente nella tavola della domenica — resta misurata da un’impostazione allegorica e mitologica. Il riferimento all’antichità consentiva infatti alla grafica pubblicitaria di presentare nudità e abiti succinti entro una cornice culturale apparentemente educativa.
Caratteri grafici e tecnica di stampa
Le tavole appaiono realizzate mediante riproduzione fotomeccanica a colori, con un’attenta sovrapposizione di retini e campiture. Le figure conservano una morbidezza pittorica, mentre aeroplano, architetture e fondali sono trattati in forme più sintetiche.
La tavolozza alterna azzurri, rossi, bruni, gialli e verdi attenuati. L’impiego di pochi colori dominanti conferisce unità all’intero ciclo, mentre i contorni nitidi e le ampie campiture rimandano alla grafica pubblicitaria e al manifesto illustrato.
La carta leggermente granulosa contribuisce a fondere i retini e a restituire alle immagini un aspetto vellutato. Si tratta di una stampa industriale accurata, destinata a un oggetto promozionale di piccolo formato ma realizzata con ambizioni grafiche superiori alla comune produzione effimera.
Gros Monti & C., Torino
Sul margine inferiore della pagina predisposta per la personalizzazione commerciale compare l’indicazione «Gros Monti & C. – Torino», accompagnata dalla dicitura «Riproduzione vietata». Gros Monti fu un importante stabilimento grafico torinese attivo nella produzione di manifesti, pubblicità, calendari e stampati commerciali.
Dice
La pagina reca un grande riquadro vuoto circondato da una cornice geometrica rosso-arancio. Tale spazio era destinato alla personalizzazione con il nome dell’esercente o del distributore, consentendo allo stampatore di fornire la medesima serie illustrata a profumerie e attività differenti.
Di Fontedauro, Milano
Alla penultima pagina compare l’indicazione:
«Di Fontedauro – Milano – Fabbrica saponi e profumeria».
Si tratta del committente o distributore commerciale dello specifico esemplare. La formula documenta il legame originario del calendarietto con il settore della profumeria e dell’igiene personale, confermando che non era un semplice calendario tascabile, ma un vero oggetto pubblicitario.
Il nome “Fontedauro”, evocativo di acqua, purezza e preziosità, risulta particolarmente adatto a un’impresa produttrice di saponi e profumi. La pubblicità non insiste direttamente sui singoli prodotti: preferisce associare il marchio a bellezza, eleganza, cultura e modernità. È una strategia sofisticata, nella quale il prestigio dell’oggetto illustrato si trasferisce idealmente ai prodotti commercializzati.
La stessa edizione di Olympus risulta essere stata personalizzata anche per altri esercenti, circostanza tipica dei calendarietti: Gros Monti forniva il ciclo figurativo, mentre le pagine pubblicitarie venivano adattate al committente locale.
La firma: “Cav. Junior” o Gavazzoni?
Il dato fornito segnala sull’ultima tavola la firma “Cav. Junior”. Tuttavia, esemplari paralleli della medesima edizione sono stati catalogati sul mercato antiquario con l’indicazione «Disegni di Gavazzoni». È quindi opportuno mantenere prudenza.
La scrittura corsiva potrebbe essere stata interpretata in modo non univoco, soprattutto se stampata in dimensioni molto ridotte. In assenza di una fotografia ravvicinata della firma, la formulazione catalografica più rigorosa è:
«Illustrazioni firmate nell’ultima tavola; firma letta nell’esemplare come “Cav. Junior”, ma confronti con copie della medesima edizione suggeriscono la possibile lettura o attribuzione a Gavazzoni, da verificare direttamente sull’originale».
Non è prudente sviluppare una biografia di “Cav. Junior”, poiché non emergono riscontri affidabili che identifichino un illustratore attivo con tale nome. L’attribuzione a Gavazzoni appare allo stato attuale più plausibile, ma deve restare proposta e non certezza finché la firma non venga documentata fotograficamente.
Stato dell’opera
L’esemplare è completo e in conservazione eccellente, pressoché perfetta. Sono presenti tutte le 16 pagine, le otto illustrazioni e il cordoncino editoriale rosa con relativa nappa.
Le immagini mostrano colori ancora intensi, buona nitidezza della stampa, margini integri e fascicolo solidamente assicurato. Non si rilevano strappi, mancanze, scritte deturpanti o restauri. Le minime ondulazioni e la fisiologica apertura di alcune fibre della nappa sono compatibili con i novant’anni dell’oggetto e non compromettono il giudizio complessivo.
La conservazione del cordoncino è particolarmente importante: essendo un elemento sporgente e fragile, risulta frequentemente perduto negli esemplari passati attraverso un uso quotidiano.
Perché è interessante oggi
Olympus 1936 è interessante perché unisce mitologia, storia della lingua, moda, emancipazione femminile, aviazione e grafica pubblicitaria. Attraverso le divinità planetarie spiega l’origine dei nomi dei giorni, ma lo fa traducendo l’antico Olimpo nel linguaggio moderno dello sport e della tecnologia.
L’oggetto permette inoltre di ricostruire la rete produttiva e commerciale che ne determinò la nascita: l’illustratore, lo stampatore Gros Monti di Torino e la fabbrica milanese Di Fontedauro. È dunque un documento completo della pubblicità profumiera italiana degli anni Trenta.
Perché è un acquisto consapevole
L’acquisto interessa diversi settori collezionistici: calendarietti da barbiere, grafica déco, pubblicità di profumeria, mitologia, aviazione, storia delle donne e costume italiano. La completezza delle pagine e del cordoncino riduce sensibilmente le incertezze normalmente associate a questo genere di materiale effimero.
È consigliabile conservarlo disteso in una busta di carta permanente o poliestere inerte, senza esercitare pressione sulla nappa. Luce diretta, umidità e sbalzi termici potrebbero compromettere colori, carta e fibre tessili.










