Cardinali Emidio
I Briganti e la Corte Pontificia ossia la cospirazione borbonico-clericale svelata. Riflessioni storico-politiche con seguito della storia completa e documentata sul brigantaggio
Livorno, a spese degli Editori L. Davitti e C., 1862
Rarissima opera in prima edizione, due volumi in 8° grande (cm 23 x 16); pagine 576 – 456, XXIII, (1). Raffinata legatura coeva in mezza pelle marrone con angoli, piatti in carta marmorizzata, dorsi con titoli e fregi dorati. Completa delle 29 tavole litografiche fuori testo, eseguite da celebri officine italiane dell’epoca quali Perin di Torino, Armanino di Genova, Del Buono e Borrani di Firenze. In ciascun frontespizio compare un piccolo ex-libris araldico policromo applicato manualmente e l’elegante firma di possesso “Giuseppe Marchi”, testimonianza di una provenienza colta e probabilmente aristocratica o alto-borghese. Esemplare in ottimo stato conservativo, con carte fresche, tavole ben impresse e legature solide.
Opera di straordinario interesse storico e politico, pubblicata nel momento più acceso e delicato del processo unitario italiano. Il volume rappresenta uno dei documenti più significativi della storiografia liberale e filo-sabauda immediatamente successiva all’Unità d’Italia, quando il fenomeno del brigantaggio meridionale veniva interpretato non come semplice ribellione sociale o criminalità rurale, ma come parte di una vera strategia politico-insurrezionale orchestrata dai Borbone in esilio e sostenuta dagli ambienti clericali legati alla corte pontificia.
L’autore, il dottor Emidio Cardinali di Roma, costruisce una lunga requisitoria politico-documentaria contro quella che definisce apertamente una “cospirazione borbonico-clericale”, accusando il governo pontificio e gli ambienti fedeli a Francesco II di finanziare, armare e proteggere bande armate operanti nel Meridione per destabilizzare il giovane Regno d’Italia. Proprio per questa impostazione fortemente ideologica e militante, il testo assume oggi un valore storiografico di primissimo piano: non soltanto come fonte sul brigantaggio, ma come testimonianza diretta della propaganda politica, delle tensioni culturali e delle profonde divisioni ideologiche che segnarono il Risorgimento.
L’opera è inoltre notevole per il ricchissimo apparato iconografico. Le litografie raffigurano alcuni dei protagonisti più discussi e controversi della stagione post-unitaria: briganti celebri come Chiavone e Cipriano La Gala, esponenti della corte pontificia, figure politiche, ecclesiastiche e militari legate al conflitto ideologico del tempo. Le tavole, di elegante gusto ottocentesco, non sono semplici illustrazioni decorative, ma costituiscono parte integrante della costruzione narrativa e propagandistica dell’opera.
Particolarmente suggestive risultano le tavole dedicate a Chiavone, rappresentato come un vero capo militare irregolare, quasi figura romantica e tragica del brigantaggio politico, oppure il ritratto di Maria Sofia di Borbone, regina amatissima dai legittimisti e trasformata dalla pubblicistica contemporanea in simbolo della resistenza antiunitaria. Interessante anche la presenza del ritratto del cardinale Antonelli, potente Segretario di Stato di Pio IX, qui implicitamente associato alla rete politico-diplomatica che secondo l’autore sosteneva il brigantaggio.
Dal punto di vista bibliografico l’opera è oggi difficile da reperire completa di tutte le tavole, elemento che accresce notevolmente l’interesse collezionistico dell’esemplare. Molte copie giunte sul mercato antiquario risultano infatti incomplete o fortemente deteriorate, sia per la qualità della carta utilizzata sia per l’intenso uso politico e consultativo che questi volumi ebbero nell’Ottocento.
La presenza dell’ex-libris miniato e della firma Giuseppe Marchi aggiunge ulteriore fascino storico al volume. Il piccolo stemma policromo applicato ai frontespizi suggerisce un possesso di livello elevato, forse legato a un ambiente colto vicino alla politica o all’amministrazione del nuovo Regno d’Italia. Anche questi dettagli trasformano il libro da semplice documento storico a vero oggetto di memoria ottocentesca.
Dal punto di vista editoriale l’opera si inserisce perfettamente nella grande stagione della pubblicistica risorgimentale italiana, quando il libro diventava strumento di battaglia politica, propaganda e costruzione della memoria nazionale. Proprio questa dimensione militante rende oggi tali opere estremamente ricercate da collezionisti di storia del Risorgimento, studiosi del brigantaggio e appassionati di storia politica italiana del XIX secolo.
Perché è interessante oggi
Perché il tema del brigantaggio post-unitario è oggi al centro di una profonda rilettura storica. Quest’opera consente di comprendere non soltanto i fatti, ma soprattutto il modo in cui il nuovo Stato italiano costruì il proprio racconto politico e identitario attraverso libri, immagini e propaganda.
Perché è un acquisto consapevole
Perché si tratta di un’opera autenticamente rara, completa delle tavole, appartenente a un filone storico molto ricercato e sempre più studiato. Il forte contenuto documentario, l’apparato iconografico e la qualità della legatura la rendono un acquisto di valore sia culturale sia collezionistico.


























