Carlo Pessina
Pessina e l’Ossola
Novara, Tipografia F.lli Paltrinieri, 1970
Dati editoriali
Autore: Carlo Pessina. Titolo: Pessina e l’Ossola. Luogo di stampa: Novara. Editore/Tipografia: Tipografia F.lli Paltrinieri. Anno: 1970. Formato: Fascicolo, cm 30 × 21. Pagine: 94. Tiratura: non dichiarata Legatura: cartonato editoriale illustrato; copertina con grande taglio circolare centrale a evocare l’iride dell’obiettivo fotografico.
Descrizione fisica
Fascicolo in-4° oblungo, ben impresso su buona carta patinata; pieghe e abrasioni compatibili con la natura dell’oggetto e l’epoca di pubblicazione. Interno fresco, senza difetti rilevanti. Solida conservazione complessiva.
Contenuto dell’opera
Il volume raccoglie 86 fotografie originali di Carlo Pessina, quasi tutte in bianco e nero, dedicate alla Valle Ossola e alle sue valli laterali.
Tra i nuclei principali:
- paesaggi alpini invernali e primaverili;
- architettura tradizionale (piode, ballatoi lignei, tetti accatastati, villaggi isolati);
- borghi ossolani: Formazza, Viganella, Antigorio, Cavandone, Craveggia, Crego, Viceno;
- scene di vita montana e dettagli di edifici rurali;
- vedute di piccoli centri colti in condizioni di luce mutevoli, spesso con forte impronta paesaggistica;
- reportage diffuso sulle trasformazioni del territorio negli anni ’60.
Il volume ha valore di documento visivo unitario, senza apparato critico ma con didascalie essenziali che collocano ogni scatto nel contesto geografico.
Apparato iconografico
- 86 fotografie in bianco e nero stampate su carta lucida di buona qualità.
- Impaginazione ariosa tipica dei portfolio fotografici degli anni ’60–’70.
- Toni contrastati e composizione rigorosa, fedeli allo stile di Pessina.
- Alcune tavole a piena pagina di notevole impatto documentario (Formazza, Viceno, Cavandone).
Paragrafo critico su Carlo Pessina
Carlo Pessina (1927-1993) è considerato uno dei maggiori interpreti fotografici dell’Ossola nel secondo Novecento. La sua opera unisce precisione documentaria e forte tensione compositiva: Pessina osserva l’architettura alpina, i tetti di piode, i borghi di valle e le dinamiche della vita montana con un linguaggio visivo essenziale, severo e profondamente legato alla luce naturale. Il suo bianco e nero, mai compiaciuto, predilige contrasti netti e strutture geometriche, facendo emergere l’identità culturale del territorio attraverso dettagli, volumi, ombre e ciclicità stagionali. Tra anni ’60 e ’70 Pessina contribuì in modo decisivo alla costruzione dell’immaginario ossolano, fissando un mondo ancora intatto ma già minacciato da modernizzazione e abbandono. I suoi reportage costituiscono oggi una fonte storica di straordinario valore, oltre che un corpus estetico riconosciuto e ricercato.














