Collodi, Carlo
Le avventure di Pinocchio narrate ai più piccini. Particolare adattamento e tavole a colori sceneggiate a cura di Renato Franceschini.
Firenze, Casa Editrice Marzocco, 1942 (ma al colophon: 11 gennaio 1941).
Volume in formato cm 17,5 × 24,5, pp. (6), 97, (3). Raffinata dedica manoscritta alla prima carta bianca; alla seconda pagina si legge la dedica dell’editore ai Principi Savoia con ritratto fotografico dei tre principini Vittorio Emanuele, Maria Pia e Maria Gabriella, concesso da S.A.R. la Principessa di Piemonte. Il testo, appositamente adattato “per i più piccini”, è illustrato da numerosi disegni al tratto e corredato da cinque tavole a colori sceneggiate con figure amovibili (ogni tavola in realtà è formata da due tavole a colori dove una funge da cornice illustrata e l’altra da sfondo), tipico esempio di libro-giocattolo italiano dei primi anni Quaranta. Le illustrazioni, secondo quanto indicato da Biaggioni (p. 290), sono attribuite ad Attilio Mussino, qui rielaborate in chiave più didascalica e teatrale per la struttura a finestre mobili curata da Renato Franceschini.
Legatura originale in cartonato illustrato con brillante fondo oro e scena a colori, titoli in rosso e blu al piatto e al dorso; presente e completo il cartone editoriale (raro da trovarsi), anch’esso con titolo al dorso. Esemplare in ottimo stato: minimi e naturali segni d’uso, nessun intervento di restauro, meccanismi scenici perfettamente funzionanti e originali.
Prima edizione, genuina e integra, di uno dei più notevoli “libri animati” italiani della prima metà del Novecento.
Uso propagandistico della monarchia nell’editoria per l’infanzia 1938–43,
Nel quinquennio 1938–1943 l’editoria per l’infanzia divenne uno dei canali privilegiati attraverso cui il regime e la monarchia costruirono un immaginario unitario, rassicurante e patriottico. Accanto ai tradizionali libri scolastici e ai volumetti dell’ONB e della GIL, cominciarono a circolare edizioni illustrate “per i più piccini” che presentavano i membri di Casa Savoia come figure affettuose, vicine ai bambini e garanti della continuità della nazione. Le immagini dei principini, spesso tratte da ritratti ufficiali concessi dalla Principessa di Piemonte, venivano inserite all’inizio dei volumi come fossero parte integrante della narrazione, trasformando il libro in un oggetto di fidelizzazione simbolica. Questo dispositivo iconografico non aveva toni apertamente retorici, ma giocava una carta diversa: la famiglia reale come modello di bontà, purezza e disciplina, specchio della “famiglia italiana ideale” che il regime voleva promuovere. La presenza dei Savoia, posta in apertura di libri di fiabe e classici dell’infanzia, produceva una forma di legittimazione dolce, insinuandosi nei rituali quotidiani della lettura domestica e scolastica. Così anche titoli tradizionali come Pinocchio venivano riletti in chiave di esemplarità morale e, nello stesso tempo, trasformati in strumenti di presenza pubblica della monarchia, proprio negli anni in cui questa cercava di rinsaldare il proprio ruolo politico attraverso simboli familiari e apparentemente apolitici.
























