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Cristina Morozzi – Oggetti risorti. Quando i rifiuti prendono forma – Perugia, Costa & Nolan Edizioni, 1998

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Un saggio ormai classico sul design del riuso negli anni ’90, arricchito da fotografie a colori di progetti iconici – dalla Knotted Chair di Wanders alle librerie in carta di Konings & Bey.

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Cristina Morozzi

Oggetti risorti. Quando i rifiuti prendono forma 
Perugia, Costa & Nolan Edizioni, 1998

Volume (cm 21,5 × 13), pp. 169, (7). Brossura editoriale in cartoncino illustrata a colori alla coperta superiore, titoli al dorso. Buona copia.

Contenuto e struttura

Saggio dedicato al design contemporaneo di riuso, con esempi iconici del movimento internazionale degli anni ’80-’90. Include numerose immagini fotografiche di oggetti, arredi e installazioni realizzati da designer come M. Wanders, Konings & Bey, I. Maurer, A. Möller, M. Giunta, testimonianze della stagione concettuale che anticipa l’attuale sensibilità ecologica nel progetto.

Nota storico-critica

Cristina Morozzi, giornalista e critica tra le voci più autorevoli del design italiano, è stata tra le prime a interpretare il riuso non come semplice pratica artigianale, ma come linguaggio estetico e filosofico del progetto. Oggetti risorti si colloca in un momento di passaggio cruciale: la fine degli anni Novanta vede emergere una nuova generazione di designer sensibili all’impatto ambientale, alla sperimentazione sui materiali poveri e all’oggetto come idea più che come funzione.

Il volume documenta l’influenza del collettivo olandese Droog Design, che proprio in quegli anni rivoluziona il panorama europeo con progetti essenziali, ludici e spesso provocatori, aprendo la strada al design “concettuale” dei primi Duemila. L’opera costituisce oggi una testimonianza significativa della prima fase del design sostenibile, quando il tema del riciclo diventa espressivo e culturale, anticipando tendenze contemporanee come il “critical design” e l’upcycling artistico.

Per studiosi, appassionati e collezionisti di design, il volume rappresenta una fonte importante per comprendere l’evoluzione del pensiero progettuale di fine secolo.

Approfondimento storico-critico sul movimento Droog (1993–oggi)

Il movimento Droog Design, fondato ufficialmente ad Amsterdam nel 1993 dalla curatrice Renny Ramakers e dal designer Gijs Bakker, rappresenta uno dei fenomeni più innovativi e influenti del design europeo degli anni Novanta. Il nome Droog (“secco”, “sobrio” in olandese) esprime immediatamente l’intenzione del gruppo: proporre un design essenziale, concettuale, antispettacolare, fondato su un uso radicalmente nuovo dei materiali e su un approccio ironico, intelligente e spesso provocatorio all’oggetto.

Origini e contesto

Il movimento nasce in reazione ai linguaggi allora dominanti:

  • da un lato il design postmoderno italiano (Memphis, Alchimia), carico di colori e simboli;
  • dall’altro il minimalismo internazionale, elegante ma spesso distante dalla vita quotidiana.

Droog propone una terza via: l’oggetto non come decorazione o status symbol, ma come idea, come processo e come riflessione critica sul consumo. Molti progetti sono volutamente poveri, imperfetti, fatti con materiali riciclati o decontestualizzati, capaci di sorprendere non per la forma, ma per la logica progettuale.

L’estetica del riuso e della trasformazione

Droog è il primo movimento europeo a tematizzare in modo sistematico la poetica del riciclo, molto prima che il concetto di eco-design diventasse una tendenza globale.

Tra i principi cardine:

  • Reimpiego poetico di materiali banali (carta, spago, rame, plastica domestica).
  • Valorizzazione dell’imperfezione, dell’errore, dell’oggetto non finito.
  • Semplicità concettuale: ogni pezzo deve raccontare un’idea essenziale.
  • Ibridazione: oggetti che uniscono artigianato, tecnologia, design industriale e arte contemporanea.

È in questo contesto che si comprendono opere come la celebre Knotted Chair (1997) di Marcel Wanders, icona assoluta del movimento: una sedia tessuta a mano in fibra aramidica e poi irrigidita con resina, che unisce lavoro manuale e tecnologia avanzata.

Designer e opere fondamentali

Il gruppo ha dato visibilità a una nuova generazione di progettisti olandesi, alcuni dei quali oggi considerati maestri del design contemporaneo:

  • Marcel WandersKnotted Chair, Egg Vase.
  • Tejo RemyChest of Drawers, cassettiera composta da cassetti casuali legati da una cinghia.
  • Jurgen BeyTree Trunk Bench, panche ricavate da tronchi d’albero con inserimenti in ghisa.
  • Hella Jongerius – ceramiche e tessili che tematizzano l’imperfezione e la sovrapposizione di tecniche.
  • Rianne Makkink & Jurgen Bey – sperimentazioni sull’abitare nomade.
  • Richard Hutten – sedute e arredi essenziali e concettuali.

L’approccio di Droog ha avuto un’eco immediata nei musei, nelle biennali e nel mercato internazionale, contribuendo a ridefinire il ruolo del designer come autore, non solo come progettista industriale.

Impatto storico e influenza internazionale

Droog ha anticipato molti temi oggi centrali:

  • sostenibilità e riciclo come linguaggi estetici, non solo etici;
  • design concettuale, vicino all’arte contemporanea;
  • rapporto nuovo tra progettazione, narrazione e processo;
  • critica al consumismo attraverso l’oggetto.

Il movimento è stato determinante per affermare una visione europea del design come dispositivo culturale, capace di interrogare la società e non solo di produrre forme.

Il ruolo di Droog nel contesto del libro di Cristina Morozzi

Nel volume Oggetti risorti l’autrice coglie con lucidità l’importanza pionieristica del gruppo, evidenziando come Droog abbia trasformato i rifiuti e i materiali di scarto in un alfabeto poetico e in una nuova grammatica del progetto. Le opere illustrate nel libro – come la Knotted Chair, le librerie in carta di Konings & Bey o i progetti di I. Maurer – sono oggi considerate pietre miliari della cultura del riuso nel design.

Il libro mostra come, a fine anni Novanta, Droog stesse già indicando una direzione che sarebbe diventata centrale nei decenni successivi: oggetti leggeri, intelligenti, sostenibili e provocatori, più vicini all’arte concettuale che al design di massa.

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