Fracastoro, Girolamo
Della Sifilide di Girolamo Fracastoro veronese a Pietro Bembo libri tre, nuovamente volgarizzati da Antonio Tirabosco veronese.
Verona, Dionigi Ramanzini, 1739
Descrizione fisica
Un volume in 4° piccolo (cm. 20 × 26); carte: (14), 80, (2).
Legatura novecentesca in mezza tela marrone con piatti in carta decorata geometrica color bruno e crema; tagli spruzzati; cucitura solida.
Frontespizio con vignetta incisa da Jacopo Fezzi raffigurante il dio fluviale Adige accanto alla sua anfora e all’Arena di Verona. Ritratto inciso di Girolamo Fracastoro in antiporta entro cornice ovale con legenda EXIMIUS ET ILLUSTRIS HIERONYMUS FRACASTORIUS VERONENSIS PHILOSOPHUS MEDICUS ET POETA.
Capilettera e testatine xilografiche, correzioni tipografiche alla carta finale.
Carte fresche, bianche e marginose, con leggerissima fioritura sparsa ma nel complesso ottimo e genuino esemplare.
Contenuto
Celebre edizione veronese della traduzione italiana in terzine del poema latino Syphilis sive de morbo gallico, composto nel 1530 dal medico e umanista Girolamo Fracastoro, figura eminente del Rinascimento scientifico.
L’opera, in tre libri, descrive in chiave allegorica e mitologica la diffusione della malattia venerea — la “sifilide” — e le sue cause naturali e divine, costituendo uno dei testi fondativi della medicina moderna e della poesia scientifica rinascimentale.
Questa versione in volgare di Antonio Tirabosco, dedicata ai Provveditori della Sanità di Verona (Carminati, Moscardo, Sansebastiani), rappresenta una testimonianza di cultura civile e medica del primo Settecento, e un omaggio alla tradizione umanistica veronese.
Note tipografiche e iconografiche
Stampata da Dionigi Ramanzini, tipografo di fama per l’eleganza dei caratteri e la purezza delle carte, questa edizione è apprezzata per la raffinata resa incisoria delle testatine e soprattutto per la vignetta al frontespizio e il ritratto del Fracastoro, qui proposto con particolare finezza di segno.
Il gusto compositivo, classico e sobrio, la colloca tra i migliori esempi dell’editoria veronese del XVIII secolo.
Ritratto e apparato iconografico
L’antiporta presenta il ritratto di Girolamo Fracastoro entro medaglione ovale, volto di profilo verso destra, con l’iscrizione in capitale EXIMIUS ET ILLUSTRIS HIERONYMUS FRACASTORIUS VERONENSIS PHILOSOPHUS MEDICUS ET POETA.
Si tratta di una fine incisione su rame settecentesca, di probabile derivazione dal celebre ritratto disegnato da Giovan Battista Moroni e inciso da Agostino Carracci, poi ripreso in più versioni tipografiche veronesi e bresciane.
Il segno inciso, netto e controllato, evidenzia una resa attenta delle fibre del mantello e della barba, con modellato plastico e chiaro, indicativo della scuola incisoria veronese di primo Settecento.
La tavola, impressa su carta forte, mostra margini intonsi e ottima impressione di lastra, con tracce evidenti del contorno di battuta.
Insieme alla vignetta frontespiziale incisa da Jacopo Fezzi — raffigurante il dio Adige accanto all’Arena — il ritratto contribuisce a costruire una iconografia celebrativa del sapere veronese, dove medicina, poesia e identità civica si fondono nella figura del Fracastoro come simbolo di erudizione e patria dotta.
Contesto storico e rilevanza
Girolamo Fracastoro (1478–1553), medico, astronomo e poeta veronese, fu tra i più autorevoli esponenti del pensiero scientifico rinascimentale; la sua teoria del contagio e la denominazione “morbus gallicus” aprirono la strada alla concezione moderna delle malattie infettive.
Il poema, dedicato a Pietro Bembo, unisce la precisione scientifica al linguaggio poetico virgiliano, costituendo una delle più alte sintesi tra letteratura e scienza.
L’edizione del 1739, con la traduzione di Tirabosco, rientra nel filone neoclassico di riscoperta degli autori umanistici veronesi e rappresenta una delle prime versioni italiane integrali in volgare.
Rarità e stato di conservazione
Edizione non comune, soprattutto in esemplare fresco, marginoso e completo di antiporta.
Le copie in legatura coeva sono rare; questa, in legatura di fattura novecentesca ma elegante e sobria, restituisce pienamente la dignità bibliografica dell’opera.














