Filippo II d’Orléans, futuro Reggente di Francia
Anonimo incisore francese, edito da Jean Mariette, Philippe, duc d’Orléans, Parigi, circa 1701–1715, verosimilmente nei primi anni del XVIII secolo; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate; foglio mm 325 × 235; titolo e nota genealogica impressi al piede, composizione completa e ampi margini.
Identificazione del personaggio
L’iscrizione consente di identificare con certezza il personaggio come Filippo II di Borbone-Orléans (Saint-Cloud, 2 agosto 1674 – Versailles, 2 dicembre 1723), figlio di Filippo I d’Orléans e futuro reggente di Francia durante la minore età di Luigi XV.
Il foglio non raffigura dunque Filippo I, fratello minore di Luigi XIV e comunemente chiamato Monsieur, ma suo figlio, conosciuto prima come duca di Chartres e divenuto duca d’Orléans nel 1701.
La didascalia recita:
Philippe Duc d’Orléans.
Segue una nota genealogica:
Fils de Philippe Duc d’Orléans, frère unique du Roy, et de sa seconde femme Charlotte Élisabeth, fille de l’Électeur Palatin, est né le 2 Août 1675. Il a épousé le 18 février 1692 Françoise Marie de Bourbon, fille légitimée du Roy.
In traduzione:
“Figlio di Filippo, duca d’Orléans, unico fratello del re, e della sua seconda moglie Carlotta Elisabetta, figlia dell’Elettore Palatino, nacque il 2 agosto 1675. Il 18 febbraio 1692 sposò Francesca Maria di Borbone, figlia legittimata del re”.
L’errore nell’anno di nascita
La didascalia indica come anno di nascita il 1675, ma Filippo II nacque in realtà il 2 agosto 1674 nel castello di Saint-Cloud.
Non si tratta di un dubbio sull’identificazione, che è pienamente certa, ma di un piccolo errore presente nel testo editoriale. Simili inesattezze non sono rare nelle stampe di attualità, prodotte rapidamente sulla base di notizie genealogiche non sempre controllate.
L’errore deve essere segnalato in catalogazione perché rappresenta una caratteristica originaria della matrice e può risultare utile nel confronto con altri esemplari o differenti tirature.
L’editore Jean Mariette
Lungo il margine inferiore della composizione si legge:
Paris chez J. Mariette, rue St Jacques, aux Colonnes d’Hercule.
Il foglio venne pubblicato da Jean Mariette (1660–1742), importante incisore, editore e mercante di stampe appartenente a una delle maggiori dinastie calcografiche parigine.
La bottega delle Colonnes d’Hercule, situata nella rue Saint-Jacques, commercializzava ritratti, allegorie, immagini religiose e stampe relative ai principali avvenimenti politici e dinastici.
Non risulta visibile una firma separata dell’incisore o del disegnatore. È quindi corretto mantenere l’attribuzione ad anonimo incisore francese edito da Jean Mariette.
Datazione
La precedente indicazione dell’ultimo quarto del Seicento deve essere corretta. Il personaggio assunse il titolo di duca d’Orléans soltanto nel giugno 1701, alla morte del padre Filippo I.
Prima di quella data era conosciuto come duca di Chartres. Poiché l’iscrizione lo definisce esplicitamente Philippe Duc d’Orléans, il foglio non può essere anteriore al 1701.
La didascalia non menziona invece la carica di reggente di Francia, assunta alla morte di Luigi XIV nel settembre 1715. Ciò suggerisce che la matrice sia stata realizzata prima dell’inizio della Reggenza.
La corretta finestra cronologica è pertanto:
Parigi, circa 1701–1715, verosimilmente 1701–1705.
Il linguaggio grafico rimane profondamente legato al tardo Seicento, ma l’incisione appartiene storicamente ai primi anni del XVIII secolo.
La nascita nella casa d’Orléans
Filippo nacque nel castello di Saint-Cloud il 2 agosto 1674. Era figlio di Filippo I d’Orléans, fratello minore di Luigi XIV, e della sua seconda moglie Elisabetta Carlotta del Palatinato, conosciuta alla corte francese come Madame Palatine.
La madre, donna colta, intelligente e autrice di un vastissimo epistolario, lasciò descrizioni estremamente vivaci della corte di Versailles e dello stesso figlio. Il rapporto fra i due fu intenso, benché segnato da divergenze sul comportamento privato e sulle scelte matrimoniali.
Filippo apparteneva al primo ramo cadetto della famiglia reale ed era quindi uno dei principi più vicini al trono dopo i discendenti diretti di Luigi XIV.
Il matrimonio con Francesca Maria di Borbone
Il 18 febbraio 1692 Filippo sposò Francesca Maria di Borbone, figlia legittimata di Luigi XIV e di Madame de Montespan.
Il matrimonio venne voluto dal re per rafforzare la posizione dei propri figli naturali legittimati. La famiglia d’Orléans accettò con difficoltà l’unione, considerata inferiore dal punto di vista dinastico.
In cambio del consenso, Luigi XIV concesse al nipote vantaggi economici e onorifici. L’unione non fu particolarmente felice, ma ebbe numerosi figli e assicurò la continuità della casa d’Orléans.
La didascalia dedica una parte rilevante proprio al matrimonio, perché esso legava ulteriormente il giovane principe a Luigi XIV e alla politica familiare del sovrano.
La formazione del principe
Filippo ricevette un’educazione molto accurata. Mostrò una precoce intelligenza e un interesse non comune per le scienze, la musica, la pittura e la meccanica.
Studiò matematica, chimica e strategia militare. Fu anche compositore, collezionista e dilettante di pittura e incisione. Questa pluralità di interessi lo distingueva da molti principi contemporanei.
La sua cultura non era soltanto ornamentale. Durante la Reggenza avrebbe protetto artisti, musicisti, studiosi e istituzioni scientifiche, contribuendo al passaggio dalla cultura di corte del tardo Seicento al clima più sperimentale del primo Illuminismo.
La carriera militare
Ancora duca di Chartres, Filippo partecipò alla guerra della Lega d’Augusta. Combatté a Steenkerque nel 1692 e prese parte agli assedi nelle Fiandre.
Durante la guerra di successione spagnola ricevette incarichi di maggiore responsabilità. Nel 1706 combatté in Italia e rimase ferito durante la battaglia di Torino, conclusasi con una pesante sconfitta francese.
Successivamente venne inviato in Spagna, dove ottenne alcuni successi e mostrò capacità strategiche. La sua posizione divenne però politicamente delicata: circolarono sospetti, probabilmente esagerati, che potesse aspirare personalmente alla Corona spagnola.
Luigi XIV lo richiamò e, negli ultimi anni del regno, Filippo rimase parzialmente ai margini della politica ufficiale.
La successione del titolo ducale
Alla morte del padre, avvenuta il 9 giugno 1701, Filippo ereditò il ducato d’Orléans e gli altri titoli e domini della famiglia.
L’iscrizione dell’incisione registra precisamente questo cambiamento. La matrice deve essere stata predisposta quando il principe non era più duca di Chartres, ma non era ancora noto universalmente come Reggente.
Il foglio occupa quindi una fase particolarmente interessante della sua iconografia: Filippo è già capo della casa d’Orléans, ma la parte più importante della sua carriera politica deve ancora cominciare.
La crisi dinastica degli ultimi anni di Luigi XIV
Fra il 1711 e il 1714 la famiglia reale francese fu colpita da una serie di morti improvvise. Scomparvero il Gran Delfino, il duca e la duchessa di Borgogna e il loro figlio maggiore.
L’erede al trono rimase il piccolo duca d’Angiò, futuro Luigi XV. Filippo d’Orléans divenne il principe adulto più vicino nella linea di successione e il candidato naturale alla reggenza.
Luigi XIV, diffidando in parte del nipote, cercò nel proprio testamento di limitarne i poteri attraverso un consiglio e mediante l’elevazione dei figli legittimati.
Alla morte del re, Filippo ottenne però dal Parlamento di Parigi l’annullamento delle clausole restrittive e assunse pienamente il governo come reggente.
La Reggenza di Francia
Filippo governò la Francia dal 1715 al 1723, durante la minore età di Luigi XV. Il periodo prese il nome di Reggenza e rappresentò una netta trasformazione rispetto agli ultimi decenni del regno di Luigi XIV.
La corte venne trasferita temporaneamente da Versailles a Parigi. Il centro della vita politica e culturale divenne il Palais-Royal, residenza del duca d’Orléans.
Filippo tentò inizialmente di sostituire il sistema dei segretari di Stato con una serie di consigli aristocratici, secondo il modello noto come polysynodie. L’esperimento ebbe vita breve, ma rifletteva il desiderio di modificare il rigido accentramento precedente.
In politica estera cercò un nuovo equilibrio europeo, arrivando ad allearsi con la Gran Bretagna e le Province Unite. Tale orientamento comportò anche un temporaneo conflitto con la Spagna di Filippo V.
Il sistema di John Law
Uno degli episodi più celebri della Reggenza fu l’esperimento finanziario dello scozzese John Law.
Law promosse la creazione di una banca, l’emissione di carta moneta e la costituzione di una grande compagnia commerciale legata ai territori francesi d’America. Il sistema mirava a ridurre l’enorme debito lasciato dalle guerre di Luigi XIV e a rilanciare l’economia.
L’aumento speculativo delle azioni della Compagnia del Mississippi provocò però una bolla finanziaria. Nel 1720 il sistema crollò, causando perdite, panico e una profonda sfiducia nella carta moneta.
La responsabilità politica ricadde in parte sul Reggente, anche se l’esperimento introdusse idee economiche destinate a riemergere nel corso del Settecento.
Il ritratto prima della Reggenza
Filippo è rappresentato a figura intera sopra una terrazza aperta su un giardino. Indossa un ricchissimo abito da corte con ampia sopravveste rossa, giubba ricamata, calze azzurre, polsini di merletto e lunga parrucca.
Il principe tiene il cappello fra le mani, mentre la spada si estende diagonalmente dietro la gamba destra. La posa è elegante e relativamente informale.
Non compaiono trono, corona o insegne di governo. Filippo viene presentato come principe del sangue e capo della casa d’Orléans, non ancora come uomo investito della Reggenza.
Il volto giovanile e l’ambientazione luminosa rafforzano una datazione ai primi anni successivi al 1701.
Il cappello fra le mani
Il cappello piumato, tenuto davanti al corpo, svolge una funzione importante nella costruzione della posa.
Il gesto suggerisce che il principe si sia momentaneamente scoperto il capo davanti all’osservatore o in presenza di un personaggio di rango superiore. Comunica quindi cortesia, disponibilità e dominio delle regole cerimoniali.
Nelle stampe di moda e nei ritratti della famiglia Bonnart e dell’ambiente Mariette, il cappello era anche un accessorio essenziale per mostrare eleganza, ricchezza e rango.
La posizione delle mani permette inoltre all’incisore di mettere in evidenza i grandi polsini ricamati e la qualità dell’abbigliamento.
Il cordone azzurro e la placca
Sul petto passa il cordon bleu dell’Ordine dello Spirito Santo, la più prestigiosa onorificenza cavalleresca della monarchia francese.
Accanto alla fascia si distingue la placca o croce dell’Ordine. Queste insegne identificano Filippo come principe della casa reale e cavaliere degli Ordini del re.
Il blu intenso del cordone e delle calze crea un forte contrasto con il rosso della sopravveste. La coloritura utilizza così l’araldica e il cerimoniale monarchico come elementi decorativi.
L’Ordine dello Spirito Santo non rappresenta soltanto un’onorificenza personale: rende visibile il rapporto privilegiato fra il duca d’Orléans e la Corona.
La spada
La spada è visibile dietro il fianco e si prolunga diagonalmente verso il basso. Pur non essendo impugnata, ricorda il rango militare e cavalleresco del principe.
Filippo aveva già partecipato a campagne militari quando assunse il titolo ducale. L’arma completa quindi la sua identità pubblica: uomo di corte, principe del sangue e ufficiale degli eserciti reali.
La posizione discreta della spada evita di trasformare il foglio in un ritratto bellico. L’immagine privilegia la magnificenza dinastica e il costume rispetto alla celebrazione di una specifica impresa militare.
L’abbigliamento di corte
La giubba è ricoperta da motivi vegetali e ricami, mentre la sopravveste rossa presenta bottoni, bordure e ampi polsini decorati.
La lunga parrucca scende sulle spalle in una successione ordinata di riccioli, secondo la moda affermatasi alla corte di Luigi XIV. La cravatta bianca e i merletti illuminano il centro della figura.
L’abito costituisce una dichiarazione di rango. Nella cultura visiva francese, la qualità del tessuto e la ricchezza del ricamo comunicavano la posizione occupata all’interno della gerarchia di corte.
Il foglio si colloca quindi al confine fra ritratto dinastico e stampa di moda: registra l’identità del personaggio ma, contemporaneamente, mostra al pubblico il costume di uno dei più importanti principi francesi.
La terrazza e il giardino
Il duca è raffigurato davanti a una balaustra semicircolare che si apre su un giardino con alberi e siepi.
L’ambientazione richiama idealmente le residenze principesche di Saint-Cloud, Versailles o del Palais-Royal, senza fornire elementi sufficienti per riconoscere un luogo preciso.
Il giardino rappresenta ordine, eleganza e controllo della natura. La terrazza, spazio intermedio fra palazzo e paesaggio, costituisce un ambiente adatto a una presentazione meno rigida rispetto alla sala del trono.
Le tonalità verde-azzurre della vegetazione isolano efficacemente il rosso dell’abito e accrescono la presenza monumentale della figura.
La casa d’Orléans
La casa d’Orléans costituiva il principale ramo cadetto dei Borbone. La sua vicinanza al trono rendeva ogni suo membro un potenziale protagonista della politica dinastica.
Filippo II diede origine a una discendenza destinata a esercitare un ruolo centrale nella storia francese. Un suo pronipote, Luigi Filippo d’Orléans, sarebbe salito al trono nel 1830 come “re dei Francesi”.
L’incisione documenta quindi non soltanto il futuro Reggente, ma uno dei passaggi fondamentali nella costruzione dell’identità pubblica della dinastia orleanista.
Arte, musica e collezionismo
Filippo II possedeva una notevole cultura artistica. Studiò pittura e incisione, si interessò alla musica e compose opere e cantate.
Riunì inoltre una delle più importanti collezioni d’arte del proprio tempo, nota come Collezione Orléans, successivamente accresciuta dai suoi eredi. Essa comprendeva capolavori italiani, fiamminghi, francesi e spagnoli.
La raccolta venne dispersa alla fine del Settecento, ma molte opere confluirono nelle maggiori collezioni britanniche e nei musei moderni.
Questa dimensione culturale rende il personaggio particolarmente interessante anche al di fuori della storia politica: Filippo fu principe, militare, governante, musicista e collezionista.
Tecnica incisoria
L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di bulino e acquaforte.
Il volto e le mani sono modellati attraverso sottili tratti e puntinature; la lunga parrucca è costruita con numerose linee curve e riccioli concentrici.
La giubba, la sopravveste e i polsini presentano fitte trame incrociate destinate a distinguere tessuti, ricami e merletti. Le architetture della balaustra sono rese con segni regolari, mentre il fogliame utilizza una grafia più libera e frammentata.
L’impressione fotografata appare piena e nitida. Sono conservati integralmente il riquadro figurato, l’indirizzo di Jean Mariette, il titolo e la nota genealogica.
La coloritura coeva
La coloritura manuale è dominata dal rosso carminio della sopravveste, dall’azzurro del cordone e delle calze, dal rosa e dal grigio della giubba, dal verde turchese della vegetazione e dal viola-bruno della balaustra.
Il colore rispetta la trama incisa e lascia leggibili i dettagli grafici. La contrapposizione fra rosso e azzurro produce un risultato particolarmente vivace e coerente con la cultura cromatica della corte francese.
Il fondo verde-azzurro accentua il carattere decorativo del foglio senza sottrarre evidenza al personaggio.
Sulla base delle fotografie, la coloritura appare antica e plausibilmente coeva. La conferma definitiva richiederebbe, come sempre, un esame diretto dei pigmenti.
Le dorature
Le lumeggiature dorate evidenziano i ricami della giubba, i bordi e i bottoni della sopravveste, i grandi polsini, il cappello, le insegne cavalleresche e la cornice.
L’oro non copre il segno inciso, ma interviene per sottolineare le parti più prestigiose del costume. L’effetto è particolarmente evidente sui polsini e sugli ornamenti dell’abito.
La conservazione delle dorature appare buona, con fisiologiche minime discontinuità compatibili con l’età.
Stato dell’opera
Il foglio conserva integralmente la composizione, l’indirizzo di Jean Mariette, il titolo e la nota genealogica, con impressione piena e ottima marginatura sui quattro lati.
La carta presenta leggere ondulazioni, piccoli punti di ossidazione e minime irregolarità marginali. Nella parte superiore sinistra della composizione è visibile una sottile linea obliqua, interpretabile come lieve piega o graffio superficiale, che non interessa il volto e non compromette la lettura dell’immagine.
Non emergono lacune figurative, strappi importanti o abrasioni sostanziali. La coloritura mantiene notevole intensità e le dorature risultano ben conservate.
Lo stato può essere definito molto buono-eccellente per epoca, completo e di elevata qualità decorativa, con impressione piena e ampi margini.
Perché è interessante oggi
Il foglio ritrae Filippo II d’Orléans prima della Reggenza, quando era già capo della casa d’Orléans ma non aveva ancora assunto il governo della Francia.
Questa particolare collocazione cronologica ne accresce l’interesse: l’immagine mostra il futuro protagonista della politica francese ancora nelle vesti di giovane principe di corte.
La sua personalità complessa — militare, reggente, collezionista, musicista e protettore delle scienze — rende l’opera adatta a raccolte dedicate alla storia francese, alla dinastia borbonica, alla moda, al collezionismo e alla cultura della Reggenza.
Perché è un acquisto consapevole
L’identificazione è certa grazie alla genealogia impressa al piede. Il titolo di duca d’Orléans consente di stabilire un termine successivo al giugno 1701, mentre l’assenza della qualifica di Reggente suggerisce una realizzazione anteriore al settembre 1715.
L’indirizzo riconduce la pubblicazione alla bottega di Jean Mariette. Restano anonimi l’incisore materiale e l’autore del modello, ma la piena impressione, la completezza dell’apparato testuale, la coloritura coeva, le dorature e gli ampi margini ne sostengono il valore.
La datazione tradizionale all’ultimo quarto del Seicento deve essere aggiornata ai primi anni del Settecento, senza che ciò diminuisca l’interesse antiquario del foglio.










