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Giovanni Battista Cavalieri – Antiquarum statuarum urbis Romae primus et secundus liber – S.l. [Roma?], s.e., s.d., ma ca. 1576

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Magnifica raccolta di 100 tavole di Cavalieri (101 con il frontespizio) dedicate alle statue antiche di Roma, una delle più importanti imprese antiquarie del Rinascimento. Esemplare completo, ben impresso e con raffinata legatura settecentesca. Opera fondamentale per storia dell’arte, archeologia e collezionismo.

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Giovanni Battista Cavalieri (1525–1597)

Antiquarum statuarum urbis Romae primus et secundus liber  
S.l. [Roma?], s.e., s.d., ma ca. 1576

Dati editoriali

Volume in folio piccolo (cm 27,5 × 21). Complessivamente 103 fogli, così strutturati: una carta bianca iniziale; frontespizio interamente inciso entro architettura classica; 100 tavole incise su rame numerate a stampa; una carta bianca finale. Nessun luogo o nome tipografico: produzione calcografica indipendente, conforme alla prassi delle prime emissioni di Cavalieri. Data manoscritta “1576” al piede del frontespizio.

Descrizione fisica

Legatura di XVIII secolo in mezza pergamena rigida, piatti rivestiti da carta decorata veneta “alla Remondini”; titolo manoscritto al dorso. Carte ben conservate, con solo fisiologiche uniformi bruniture; tavole incise ben impresse, con segno netto e forte presenza chiaroscurale. Alcune tracce di piegature marginali o leggere velature, ma nel complesso ottima copia, completa e omogenea, rara nelle condizioni.

Struttura e contenuto dell’opera

L’opera rappresenta un catalogo figurato delle statue antiche conservate nella Roma del secondo Cinquecento, organizzato in due libri consecutivi. Le tavole raffigurano:

  • divinità classiche (Minerva, Apollo, Marte, Venere, Mercurio);
  • eroi mitologici (Ercole, Laocoonte, Ganimede, Antinoo);
  • imperatori e figure politiche romane (Augusto, Tiberio, Germanico);
  • gruppi scultorei celebri delle collezioni papali, cardinalizie e aristocratiche;
  • statue provenienti da rinvenimenti recenti o da ville suburbane.

Ogni tavola è accompagnata da una breve didascalia latina che ne indica:
1. il soggetto
2. il materiale (quasi sempre marmo)
3. il luogo di conservazione

Il risultato è una delle più antiche e ambiziose imprese iconografiche dedicate alla scultura romana: un museo cartaceo, portatile, sistematico e ordinato.

Importanza storico-artistica

L’opera costituisce un pilastro della grafica antiquaria italiana. Realizzata nel cuore della Roma post-tridentina, essa aveva tre funzioni:

Documentazione archeologica

Cavalieri raccoglie e ordina il patrimonio scultoreo, in un’epoca in cui non esistevano cataloghi istituzionali. Le tavole offrono un repertorio analitico dell’Urbe, oggi imprescindibile per ricostruire la storia collezionistica rinascimentale.

Modello didattico per artisti

Le incisioni furono utilizzate per oltre un secolo da pittori, scultori, architetti e decoratori come manuale visivo della statuaria antica. La loro diffusione favorì la codificazione delle proporzioni classiche, del naturalismo anatomicamente misurato e del repertorio iconografico greco-romano.

Prototipo di libro figurato di sole tavole

Si colloca tra le prime grandi imprese editoriali costituite esclusivamente da tavole su rame: un formato che anticipa i grandi atlanti antiquari del Seicento (Perrier, Santi Bartoli, Dorigny). La scelta dell’assenza di testo rafforza la funzione universalizzante dell’immagine.

Aspetti stilistici e incisori

Il segno di Cavalieri presenta:

  • un tratto netto, solido, a volte “scultoreo”, che ricerca la tridimensionalità;
  • chiaroscuro costruito tramite fitte campiture parallele;
  • attenzione alla resa della superficie marmorea e dei panneggi;
  • fedeltà al modello senza eccessi manieristici.

La resa del Laocoonte, di Ercole e dei gruppi con Minerva mostra una forte consapevolezza della scultura ellenistica e romana, non filtrata da schemi michelangioleschi ma da un desiderio di precisione antiquaria.

Collocazione nel contesto antiquario del XVI secolo

Siamo negli anni in cui Roma vive una straordinaria stagione archeologica:

  • le collezioni Farnese, Medicee, Cesi, Della Valle si espandono rapidamente;
  • si moltiplicano gli scavi urbani e suburbani;
  • le corti cardinalizie desiderano strumenti di celebrazione visiva del loro prestigio.

L’opera di Cavalieri diviene così un veicolo di autorappresentazione aristocratica e al contempo una “guida per immagini” alla Roma delle antichità. Cavalieri, incisore di fiducia dei papi e dei cardinali, opera in collaborazione con ambienti colti legati a Ludovico Madruzzo, il dedicatario, figura centrale nella diplomazia e nell’erudizione del periodo.

Rilevanza collezionistica

Esemplari completi delle 101 tavole (compreso il frontespizio) sono molto ricercati. Gran parte delle copie superstiti presenta:

  • mutilazioni,
  • sostituzioni di tavole,
  • rifilature eccessive,
  • difetti strutturali.

La presenza di una legatura settecentesca omogenea, con carte venete di pregio, ne accresce la desiderabilità. Le condizioni generali del presente esemplare lo collocano nella fascia alta del mercato antiquario.

Nota sulla filigrana

La filigrana riscontrata — stella a sei punte emergente sopra una figura antropomorfa inscritta in un cerchio — è un tipo documentato in area lombardo-veneta tra ca. 1550 e 1580. Riferimenti in Briquet: 5955–5980, varianti con stella e figura.

Tale carta è frequentemente associata a:

  • tirature calcografiche di pregio;
  • produzioni artistiche romane che impiegavano carta norditaliana importata;
  • prodotti editoriali destinati a collezioni cardinalizie o committenza elevata.

La filigrana è dunque pienamente coerente con una datazione intorno al 1570–1576, in linea con l’incipiente attività autonoma di Cavalieri e con le serie antiquarie destinate a Ludovico Madruzzo.

Nota sulla legatura “alla Remondini”

Le carte decorate a tassello geometrico dei piatti richiamano chiaramente la produzione veneta Remondini, diffusissima nel Settecento in Italia settentrionale e centrale. L’uso di tale carta rivela:

  • una rilegatura eseguita nel Nord Italia o in centri librari romanizzati che importavano materiali veneti;
  • un gusto sobrio ma elegante, adatto a volumi figurati di pregio;
  • un intervento conservativo rispettoso del corpo del libro.
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