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Giovanni Fabrizi – Del sentimento nazionale in Italia. Ragionamento di un Siciliano – Lione [ma Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana], 1846

280,00  229,60 

Opuscolo risorgimentale di altissima rilevanza politica e intellettuale, precursore della visione federalista moderata. Il “ragionamento” di Giovanni Fabrizi, redatto in clandestinità, costituisce una delle più lucide denunce della mancata unità d’Italia e dei limiti del papato come alleato della libertà. Opera di culto per collezionisti e studiosi del primo Risorgimento.

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Giovanni Fabrizi

Del sentimento nazionale in Italia. Ragionamento di un Siciliano 

Lione [ma Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana], 1846

Edizione: Prima edizione, stampata in forma clandestinaFormato: In 16° piccolo (cm 15,5 x 10) Pagine: 56
Legatura: Brossura coeva in carta “giallina”, con titolo e indicazioni editoriali dattiloscritte al piatto anteriore, annotazioni a matita al foglio superiore Condizioni: Copia genuina, più che discreta, con normali segni del tempo

Descrizione e contenuto

Pubblicato con falsa indicazione di luogo e data (“Lione 1846”), ma in realtà stampato a Lugano presso la Tipografia della Svizzera Italiana, questo raro opuscolo è una lucida e coraggiosa testimonianza preunitaria. Giovanni Fabrizi, intellettuale toscano vicino a Montanelli e al circolo del “Gabinetto Viesseux”, redige un accorato “ragionamento” in difesa dell’identità nazionale italiana, indirizzato idealmente al popolo, ma rivolto soprattutto ai ceti colti e riformatori.

Nel testo si sostiene con convinzione la nascita di una coscienza nazionale, ancora non centralista ma federalista, fondata sul riconoscimento dei valori comuni tra gli Stati italiani. Di grande rilevanza è l’Appendice, in cui l’autore prende una netta posizione anticuriale, affermando che il papa – come capo spirituale – non può favorire sinceramente l’indipendenza e la libertà civile degli italiani. Una posizione che anticipa il dissidio tra il Risorgimento e il potere temporale della Chiesa.

Fabrizi analizza con acutezza le condizioni dell’Italia preunitaria, la storia del dominio austriaco, l’inerzia delle corti e le illusioni rivoluzionarie, prefigurando un possibile percorso federale verso l’unione. Il tono è sobrio, razionale, civile, eppure fermo nella denuncia dell’immobilismo e della rassegnazione.

Profilo dell’autore

Giovanni Fabrizi (Bastia di Corsica, 1814 – Livorno, 1871) fu una figura di primo piano del liberalismo toscano. Laureato in legge a Pisa, fu vicino a Montanelli, Ricasoli e al giornale La Patria. Partecipò ai moti del 1848, divenne professore di Diritto patrio a Pisa, ma fu rimosso dopo la restaurazione granducale.

Autore di altri saggi politici come Delle eventualità italiane (1856), analizzò con lucidità la frammentazione politica della penisola, prospettando una futura Italia unita in tre macroregioni, salvo “condizioni eccezionali” che, di fatto, si verificarono nel biennio 1859-60.

Fedele ai moderati, fu ambasciatore diplomatico a Torino e Parigi, sostenitore dell’unione Toscana-Piemonte e infine deputato al Parlamento del Regno. Morì nel 1871, schivo e coerente, stimato da Cavour e Ricasoli.

Contesto bibliografico

Come per molti testi clandestini e politici del Risorgimento, anche quest’opera fu stampata fuori dai confini italiani per eludere la censura. L’indicazione “Lione” fu un espediente comune per mascherare le reali tipografie elvetiche. Le brossure “giallina”, leggere e facilmente occultabili, rivelano lo stile materiale dell’attivismo editoriale patriottico.

Le copie pervenute con brossura originale sono rarissime. L’opera è documentata in fondi storici (BNF, Biblioteca Riccardiana, Biblioteca dell’Accademia dei Lincei), ma quasi assente dal mercato antiquario corrente.

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