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Giuseppe Mazzini – A Vittorio Emanuele. Lettera di Giuseppe Mazzini – Firenze, 16 settembre 1859

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Una delle più alte pagine civili di Mazzini, ponte ideale fra l’utopia repubblicana e il realismo unitario. Pubblicata a Firenze nel settembre 1859, la Lettera a Vittorio Emanuele è un appello alla grandezza morale del re e alla definitiva unione d’Italia, nel segno del sacrificio e del dovere.

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Giuseppe Mazzini

A Vittorio Emanuele. Lettera di Giuseppe Mazzini
Firenze, 16 settembre 1859

Descrizione bibliografica:
Opuscolo in 16° grande (cm 19 x 12); pp. 15, (1).
Brossura editoriale coeva in carta leggera beige, con titolo entro cornice tipografica ornamentale al piatto anteriore; legatura in filo rosso originale, caratteristica delle prime tirature popolari. All’ultima carta, nota manoscritta coeva a matita in dieci righe di contenuto interpretativo, presumibilmente redatta da un lettore o militante risorgimentale. Minimi segni del tempo, margini larghi, carta frusciante; ottimo esemplare, genuino e non rifilato.

Contenuto e rilievo storico:
Il testo costituisce una delle più celebri e discusse lettere politiche di Giuseppe Mazzini, scritta a Firenze il 16 settembre 1859, nel momento culminante della Seconda guerra d’indipendenza. L’autore, pur restando repubblicano convinto, si rivolge con toni di solenne gratitudine a Vittorio Emanuele II, “Re galantuomo”, per l’opera di liberazione condotta contro l’Austria. La lettera si apre con un appello appassionato (“Sire!”) e si sviluppa come invocazione morale e profetica: Mazzini invita il sovrano a non fermarsi alla vittoria militare ma a farsi guida di una crociata civile e nazionale volta a unire l’Italia intera sotto il segno della libertà e della giustizia.

Il passo finale — “Siate grande come l’intento che Dio v’ha posto davanti […] alla santa Crociata d’Italia. E vincerete con essa” — segna uno dei punti più alti della prosa mazziniana del periodo toscano, in cui l’idealismo repubblicano si intreccia a un messaggio di conciliazione patriottica.

La lettera fu pubblicata in forma anonima o semiclandestina a Firenze, presso tipografi liberali, con prezzo tipografico di “Crazìe Sei”, come indicato al colophon.
Si tratta di una prima emissione originale, poi riprodotta in diverse edizioni non autorizzate, anche all’estero (Londra, Lugano, Torino), nel corso del 1860.

Contesto politico:
Nel 1859 Mazzini, reduce dall’esilio e ancora perseguitato dalle autorità piemontesi, comprese la necessità di un nuovo dialogo con la monarchia sabauda. Questa “Lettera a Vittorio Emanuele” rappresenta quindi un documento-ponte fra il repubblicanesimo mazziniano e la fase costitutiva del Regno d’Italia. Pur restando fedele ai suoi principi (“Io, repubblicano, presto a tornare a morire in esilio…”), Mazzini riconosce nel re il simbolo provvidenziale della nazione che “osa e vince”.

Contesto storico (Primavera–Autunno 1859):
Il 1859 segna uno dei momenti decisivi del processo unitario italiano.
Dopo l’accordo di Plombières (luglio 1858) fra Napoleone III e Cavour, il Regno di Sardegna si prepara alla guerra contro l’Impero d’Austria, presentata come lotta di liberazione nazionale.
La Seconda guerra d’indipendenza si apre nell’aprile 1859 con l’ultimatum austriaco a Torino e culmina nelle battaglie di Magenta (4 giugno) e Solferino (24 giugno), che determinano la ritirata delle forze asburgiche dalla Lombardia.

La successiva armistizio di Villafranca (11 luglio 1859), concluso fra Napoleone III e Francesco Giuseppe, interrompe bruscamente la campagna, lasciando Mazzini e i repubblicani profondamente delusi.
Tuttavia, proprio in questo clima di incertezza, l’opinione pubblica italiana, galvanizzata dalle vittorie e dalla ritirata austriaca, individua in Vittorio Emanuele II il fulcro morale dell’unità nazionale.

È in tale frangente che Mazzini, pur ancora diffidando della monarchia, compone la Lettera a Vittorio Emanuele (datata Firenze, 16 settembre 1859), riconoscendo nel sovrano “il primo cittadino della Nazione”, e invitandolo a proseguire l’opera liberatrice “in nome dell’eterna Giustizia”.
Il testo si inserisce fra i più nobili appelli alla conciliazione patriottica di tutto il Risorgimento, esprimendo l’auspicio che la monarchia potesse farsi strumento di redenzione civile e di unificazione morale dell’Italia.

Nello stesso autunno 1859, a Firenze, si consolidano i governi provvisori della Toscana, dell’Emilia e della Romagna, preludio alle annessioni al Regno di Sardegna (marzo 1860).
L’opuscolo fiorentino di Mazzini si situa dunque in un crocevia politico e simbolico: fra l’utopia repubblicana e la nascente realtà monarchico-nazionale, preludio diretto alla proclamazione del Regno d’Italia del 1861.

Nota tipografica e di stampa:
L’opuscolo, privo d’indicazione tipografica come molte edizioni politiche fiorentine del 1859, fu verosimilmente stampato presso Felice Le Monnier o in una delle officine parallele che orbitavano attorno al giornale “La Nazione”, diretto da Bettino Ricasoli e ispirato da ambienti costituzionali moderati. La qualità della composizione — nitida, regolare, con elegante cornice ornamentale e uso sobrio di fregi tipografici — coincide infatti con quella delle stampe patriottiche e dei manifesti civili prodotti a Firenze fra il luglio e l’autunno di quell’anno.

Alcuni esemplari (come il presente) riportano il filo di legatura rosso, caratteristico dei fascicoli destinati alla circolazione privata o all’invio epistolare, a differenza delle ristampe popolari successive, prive di cucitura o di coperta.
È probabile che l’edizione sia stata finanziata da sottoscrittori vicini alla Società Nazionale Italiana, con diffusione parallela alla pubblicazione del testo sulla stampa fiorentina (La Nazione, settembre 1859), di cui la nota manoscritta coeva in calce costituisce riscontro diretto.

La Lettera a Vittorio Emanuele rappresenta quindi non solo un documento politico ma anche una testimonianza tipografica d’eccezione del fervore patriottico fiorentino alla vigilia dell’Unità, e segna l’avvicinamento materiale e simbolico fra la parola mazziniana e la futura capitale morale d’Italia.

Esemplare descritto:
Copia integra, con filo editoriale rosso originale, priva di restauri, e interessante annotazione manoscritta d’epoca al verso del colophon, probabilmente di lettore toscano contemporaneo (“Ristampata sul giornale La Nazione…”).

Rarità e riferimenti:
Edizione originale fiorentina, molto rara. Cfr. Canestrelli, Bibliografia degli scritti di Giuseppe Mazzini, n. 256.
Esemplare di interesse storico e documentario notevole, per integrità e presenza di annotazioni coeve.

 

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