Giuseppe Milliet di Sant’Albano
Piano per l’armamento generale della Provincia di Saluzzo
– Torino, nella Stamperia Reale, 1795
Il conte Giuseppe Milliet di Sant’Albano, cavaliere dell’Ordine militare de’ Santi Maurizio e Lazzaro, maggiore generale nelle Regie Armate e specialmente incaricato dell’organizzazione e formazione della Massa dell’Armamento generale della Provincia di Saluzzo con Regio Biglietto delli 12 maggio 1794
Documento regio in formato in-quarto, cm 32 × 21,5; pagine 20, corredato da una grande tavola sinottica più volte ripiegata e, secondo il riscontro dell’esemplare, da cinque modelli o facsimili di tabelle amministrative destinate alla gestione dell’armamento. Testo in lingua italiana, impresso su robusta carta vergata settecentesca, con margini ampi e conservati in barbe.
L’opera è censita nelle raccolte documentarie piemontesi come comunicazione del conte Giuseppe Milliet di Sant’Albano relativa all’organizzazione e alla formazione della Massa dell’Armamento generale della Provincia di Saluzzo. La descrizione archivistica conferma l’anno 1795 e la natura ufficiale del documento.
L’esemplare conserva l’impostazione materiale propria degli atti amministrativi sabaudi di fine Settecento: fogli sciolti o originariamente raccolti mediante una semplice cucitura laterale, carta consistente dalla superficie irregolare, impressione tipografica marcata e frequenti controimpressioni dovute alla pressione esercitata sui fogli ancora freschi d’inchiostro.
Frontespizio e autorità emanante
La prima pagina è dominata dallo stemma sabaudo coronato, accompagnato da leoni, bandiere e trofei militari. Sotto l’emblema compare la lunga intitolazione del conte Giuseppe Milliet di Sant’Albano, presentato nelle sue qualifiche di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, maggiore generale delle Regie Armate e incaricato dell’organizzazione della massa provinciale.
L’intestazione precisa che tale incarico era stato attribuito mediante Regio Biglietto del 12 maggio 1794. Il documento non è dunque un generico regolamento militare, ma l’esito operativo di una delega sovrana conferita nel pieno delle guerre rivoluzionarie francesi, quando il territorio piemontese e le sue vallate occidentali erano direttamente esposti alla pressione militare proveniente dalle Alpi.
Il testo iniziale dichiara che Milliet, avvalendosi delle facoltà lasciategli dal sovrano con un successivo ordine del 29 maggio, aveva predisposto un piano destinato a regolare l’armamento generale e la futura eventuale levata in massa.
In basso si distingue un’antica annotazione manoscritta: «pubblicato li 15 luglio 1795», elemento particolarmente interessante perché documenta la fase concreta di promulgazione e diffusione locale del provvedimento.
La datazione del documento
Il testo è concluso a Savigliano il 15 giugno 1795 e sottoscritto tipograficamente da Milliet e Cravetta. In calce compare l’indicazione editoriale:
Torino, nella Stamperia Reale.
La cronologia dell’esemplare può quindi essere ricostruita con precisione:
il Regio Biglietto che conferiva l’incarico risale al 12 maggio 1794;
il piano fu formalizzato a Savigliano il 15 giugno 1795;
la nota manoscritta registra la sua pubblicazione il 15 luglio 1795;
la stampa fu eseguita a Torino dalla Stamperia Reale.
Questa successione conferisce al documento il valore di un atto amministrativo non soltanto progettato, ma effettivamente diffuso e destinato all’applicazione sul territorio.
Il contesto storico
Il piano appartiene agli ultimi anni del regno di Vittorio Amedeo III, in una fase segnata dalla guerra contro la Francia rivoluzionaria, dall’instabilità dei confini occidentali e dalla necessità di rafforzare la capacità difensiva delle comunità alpine.
Saluzzo si trova ai piedi delle valli del Po e della Varaita, in una posizione strategica rispetto agli itinerari che attraversano il Piemonte sud-occidentale. La configurazione geografica del territorio — comprendente pianura, rilievi e vallate — spiega l’attenzione del testo per la dispersione delle truppe, la rapidità delle comunicazioni e l’organizzazione locale della popolazione.
Il documento afferma esplicitamente che l’obiettivo della levata in massa era quello di «imporre al nemico col numero», sostenere le truppe regolari e compensare le difficoltà determinate dalla vastità dei monti e delle valli. Non si trattava quindi di sostituire l’esercito permanente, ma di creare una struttura territoriale ausiliaria, pronta a concorrere alla difesa in caso di invasione o emergenza.
Il concetto di “massa d’armamento generale”
La “massa” rappresentata nel documento è un’organizzazione militare territoriale fondata sulla mobilitazione della popolazione maschile ritenuta idonea alle armi. Essa risente della più antica tradizione sabauda delle milizie provinciali, attraverso le quali lo Stato cercava di disporre, accanto alle truppe regolari, di uomini reclutabili e organizzabili localmente.
Il piano non prevede tuttavia un’adunata indistinta. La popolazione viene classificata, ripartita e incardinata entro una gerarchia precisa, costituita da:
comunità,
centurie,
distretti,
dipartimenti.
Il testo chiarisce che le centurie riuniscono gli uomini delle rispettive comunità; più comunità formano un distretto; i distretti compongono i dipartimenti; i due dipartimenti costituiscono infine l’intera massa provinciale.
Il sistema risponde a un criterio insieme geografico, amministrativo e militare: ogni uomo deve conoscere il proprio reparto, il comandante, il luogo di riunione e le modalità con cui presentarsi in caso di mobilitazione.
L’organizzazione della Provincia di Saluzzo
La grande tavola ripiegata costituisce il nucleo documentario più importante dell’opera. Il suo titolo recita:
Piano dimostrativo delle Città e Comunità componenti l’Armamento generale della Provincia di Saluzzo, diviso in due Dipartimenti, cioè il primo denominato Valle di Po, ed il secondo Valle di Varaita.
I due dipartimenti sono suddivisi in sei distretti ciascuno, per un totale di dodici distretti. La tavola registra:
i comandanti generali;
i comandanti dei dipartimenti;
i capitani dei singoli distretti;
le città e le comunità comprese in ciascuna ripartizione;
il numero delle centurie;
i luoghi stabiliti per le riunioni.
Al centro è indicato quale comandante generale lo stesso conte Milliet di Sant’Albano, affiancato dal conte Benedetto Cravetta di Villanovetta, nominato generale aiutante di campo e luogotenente colonnello di cavalleria.
Il primo dipartimento: Valle di Po
Il primo dipartimento comprende il territorio gravitante intorno a Saluzzo e alla Valle del Po. Dalla tavola si leggono, tra le altre, le comunità di:
Saluzzo e città aggregate;
Revello;
Martiniana Po;
Verzuolo;
Manta;
Lagnasco;
Barge;
Bagnolo;
Envie;
Racconigi;
Caramagna;
Sanfront;
Rifreddo;
Paesana.
La tavola indica inoltre i luoghi di riunione, scelti in prossimità dei centri più accessibili o strategicamente collocati, quali Revello, Rifreddo, Barge, Racconigi e Paesana.
Il secondo dipartimento: Valle di Varaita
Il secondo dipartimento comprende la Valle Varaita e le comunità poste nell’area meridionale e orientale della provincia. Sono riconoscibili, fra le altre:
Savigliano;
Marene;
Cervignasco;
Levaldigi;
Scarnafigi;
Vottignasco;
Verzuolo;
Villanovetta;
Piasco;
Rossana;
Melle;
Frassino;
Venasca;
Costigliole;
Busca;
Monasterolo;
Moretta;
Murello;
Polonghera;
Faule;
Cavallermaggiore.
Il quadro non si limita dunque a un elenco geografico, ma traduce l’intero territorio in una struttura mobilitabile. Ogni comunità viene collegata a una centuria e a un punto di adunata, creando una vera carta amministrativa della difesa locale.
Consistenza complessiva dell’armamento
La tavola riassuntiva registra:
due dipartimenti,
dodici distretti,
cinquantatré luoghi,
novanta centurie.
Il primo dipartimento comprende sei distretti, ventitré luoghi e quaranta centurie; il secondo sei distretti, trenta luoghi e cinquanta centurie.
Questi dati rendono il documento particolarmente prezioso per la storia demografica e amministrativa della provincia. Il numero delle centurie non equivale necessariamente a un effettivo completo di cento uomini per ciascuna unità, ma esprime il modello ordinativo sul quale doveva essere strutturata la popolazione armabile.
Gerarchie e compiti
Il testo definisce con precisione le funzioni delle diverse figure.
I capitani di centuria sono scelti tra persone capaci, dotate di zelo e considerate degne della fiducia popolare. Il comandante generale può attribuire a un luogotenente l’incarico di dirigere la centuria in assenza o per necessità del capitano.
I capi della popolazione hanno il compito di mantenere l’unione, il buon accordo e l’esecuzione degli ordini.
I direttori e agenti per l’economia devono provvedere alla distribuzione dei fucili e delle cartucce, amministrare le provviste ricevute, compilare i ruoli della popolazione e distinguere le persone indigenti.
Quest’ultimo elemento è di notevole interesse sociale: il piano prevede una paga giornaliera per gli uomini privi di mezzi, mentre i non armati di fucile possono essere impiegati in altri servizi secondo le necessità.
Il documento non considera quindi la massa soltanto come corpo combattente, ma come una complessa organizzazione logistica composta da uomini armati, addetti alle provviste, trasportatori, amministratori e personale ausiliario.
Uniformi e segni distintivi
Gli ufficiali già decorati di un grado nelle Regie Truppe potevano utilizzare l’uniforme corrispondente al proprio grado. Per gli altri comandanti il documento prevede l’invio di un modello di divisa specifico, destinato ai capitani e ai luogotenenti delle centurie.
La tavola conclusiva precisa inoltre che le comunità dovevano dotarsi di distintivi o vessilli:
per le comunità minori, un velo di due piedi quadrati;
per le città, un velo di tre piedi;
alle città era consentito imprimere la propria arma da un lato e la cifra della comunità dall’altro.
Il vessillo assumeva così una doppia funzione: consentire il riconoscimento del reparto e rafforzare l’identità civica della comunità mobilitata.
Le modalità di adunata
Il piano stabilisce che ogni centuria debba riunirsi al primo segnale di campana a martello nel proprio luogo di appartenenza. Al secondo segnale, le varie centurie devono muoversi verso i punti di concentrazione indicati nella grande tavola.
Questa modalità mostra come la comunicazione militare si fondasse ancora su strumenti tradizionali e immediatamente riconoscibili dalle popolazioni rurali: il suono delle campane, utilizzato non soltanto per il culto, ma anche come sistema di allarme civile e militare.
Il documento prescrive inoltre che il piano sia letto e pubblicato per tre giorni consecutivi, al mattino e alla sera, nei luoghi consueti, affinché nessuno possa invocare ignoranza delle disposizioni. Le amministrazioni locali devono poi inviare una relazione dell’avvenuta pubblicazione.
I cinque modelli di rapporto
L’esemplare conserva, oltre alla grande tavola dimostrativa, cinque modelli amministrativi destinati a rendere uniforme la gestione delle centurie e dei distretti.
Pur non essendo tutti integralmente riprodotti nelle immagini, la loro presenza è coerente con la struttura del provvedimento, che richiedeva:
ruoli nominativi della popolazione;
elenchi degli uomini armati;
inventari di fucili e cartucce;
contabilità delle provviste;
registri delle persone indigenti;
relazioni periodiche sull’organizzazione delle singole comunità.
Questi facsimili accrescono considerevolmente il valore documentario dell’opera. Essi mostrano il passaggio dalla formulazione normativa alla pratica burocratica: non soltanto un ordine generale, ma modelli concreti da compilare e trasmettere.
La grande tavola ripiegata
La tavola, stampata su un unico grande foglio più volte ripiegato, è racchiusa entro una cornice ornamentale. Le colonne e i riquadri sono organizzati con notevole chiarezza, nonostante la complessità delle informazioni.
L’esemplare conserva la tavola completa, con le piegature originarie ben visibili. Si osservano lievi bruniture lungo alcune pieghe e piccole irregolarità marginali, ma la leggibilità del quadro appare pienamente conservata.
La sopravvivenza della tavola insieme al testo e ai modelli allegati è determinante: molte pubblicazioni amministrative di questo genere si rinvengono prive degli allegati mobili, separati nel corso del tempo o utilizzati dagli uffici per la consultazione.
Giuseppe Milliet di Sant’Albano
Giuseppe Milliet di Sant’Albano apparteneva a una famiglia nobile inserita nell’amministrazione e nell’esercito sabaudo. Nel documento è qualificato come cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e maggiore generale nelle Regie Armate.
La funzione affidatagli richiedeva competenze che andavano oltre il comando militare: era necessario coordinare amministrazioni comunali, autorità locali, ufficiali, sistemi di approvvigionamento e reti di comunicazione distribuite in una provincia geograficamente complessa.
Il piano rivela infatti una mentalità organizzativa fondata sulla conoscenza minuta del territorio e sull’integrazione fra apparato militare e amministrazione civile.
Non emergono, dalle fonti online consultate, dati biografici sufficientemente sicuri per ricostruirne con completezza nascita, morte e carriera. È quindi preferibile mantenere la descrizione nei limiti delle qualifiche documentate direttamente nell’opera, evitando identificazioni genealogiche non dimostrate.
La Stamperia Reale di Torino
La sottoscrizione tipografica Torino, nella Stamperia Reale identifica il principale stabilimento incaricato di imprimere gli atti della monarchia sabauda.
La qualità esecutiva è evidente nella nitidezza dei caratteri, nella grande iniziale ornata, nello stemma araldico e nella precisione della tavola. La stampa ufficiale doveva garantire uniformità, autorevolezza e riconoscibilità agli ordini destinati alla diffusione provinciale.
Il documento appartiene alla categoria degli atti effimeri: testi prodotti per un’esigenza immediata, inviati agli uffici locali, letti pubblicamente e spesso successivamente dispersi. Questa natura d’uso spiega la rarità degli esemplari completi conservati fuori dagli archivi istituzionali.
Caratteristiche materiali dell’esemplare
Il complesso è costituito da fogli in carta vergata di buona grammatura, conservati con margini ampi e irregolari. Le barbe sono visibili lungo tutti i lati e conferiscono all’esemplare una marcata genuinità materiale.
Le immagini mostrano:
un’impressione tipografica intensa e generalmente uniforme;
lo stemma sabaudo nitidamente impresso;
un capolettera figurato all’apertura del testo;
l’antica cucitura laterale ancora parzialmente conservata;
ampie controimpressioni e rilievi tipografici, particolarmente visibili sui versi delle carte;
pieghe d’uso e di conservazione;
piccoli fori e minime lacerazioni marginali;
un’antica nota di pubblicazione manoscritta;
la grande tavola ripiegata completa e leggibile.
Le forti controimpressioni non sono da considerare difetti sostanziali, ma conseguenze del procedimento produttivo e della pressione esercitata sui fogli, probabilmente sovrapposti prima della completa asciugatura.
Stato dell’opera
Esemplare completo delle venti pagine, della grande tavola dimostrativa e dei cinque modelli di rapporto dichiarati.
Carta solida, ancora elastica e ben conservata; impressione tipografica fresca; margini in barbe. Sono presenti pieghe originarie, leggere sgualciture, piccoli fori, minime lacerazioni marginali e qualche modesta brunitura, tutte compatibili con la natura amministrativa e l’età del documento.
La cucitura appare parzialmente allentata in alcuni punti, ma i fogli risultano conservati nell’ordine. La grande tavola presenta pieghe ben marcate e lievi segni alle intersezioni, senza perdite importanti.
Alla luce delle immagini, la definizione più corretta è esemplare in stato di conservazione molto buono, eccezionalmente completo per la tipologia, più precisa rispetto alla generica formula “ottima copia”.
Rarità e rilevanza bibliografica
L’opera è documentata nel sistema regionale piemontese Mèmora, circostanza che ne conferma l’esistenza come bene archivistico e la specifica relazione con la Provincia di Saluzzo.
La rarità commerciale è determinata da diversi fattori:
la natura effimera e amministrativa della pubblicazione;
la datazione al 1795;
l’ambito territoriale ristretto;
la presenza dello stemma sabaudo;
la completezza del testo;
la conservazione della grande tavola ripiegata;
la presenza dei modelli amministrativi allegati;
l’annotazione manoscritta coeva di pubblicazione.
Non è prudente affermare che si tratti di un esemplare unico. È tuttavia ragionevole considerarlo di non comune reperibilità, soprattutto nella configurazione completa mostrata.
Interesse storico e collezionistico
Il documento può interessare numerosi settori:
storia militare sabauda;
guerre rivoluzionarie francesi;
milizie territoriali e levate in massa;
storia di Saluzzo e delle valli del Po e della Varaita;
storia amministrativa del Piemonte;
demografia storica delle comunità locali;
storia delle uniformi e dei vessilli;
tipografia ufficiale torinese;
collezionismo di bandi e documenti regi;
genealogia delle famiglie nobili e degli ufficiali nominati.
La grande tavola offre inoltre una vera fotografia amministrativa della provincia nel 1795, registrando comunità, gerarchie, ripartizioni territoriali e luoghi di riunione.
Perché è interessante oggi
Il piano consente di comprendere come uno Stato dell’Antico Regime cercasse di mobilitare rapidamente un territorio montano e rurale in presenza di una minaccia esterna.
Mostra una sorprendente integrazione tra difesa, amministrazione, logistica, assistenza economica e comunicazione pubblica. Accanto agli ufficiali compaiono amministratori, agenti economici, trasportatori, persone indigenti e comunità locali, tutti inseriti in una rete di compiti ben definita.
È anche una fonte di straordinario interesse per la storia locale: molti paesi delle valli saluzzesi vi compaiono non come semplici nomi geografici, ma come unità concrete di una struttura militare e civile.
Perché è un acquisto consapevole
L’esemplare non è soltanto un antico testo militare, ma un complesso documentario articolato: provvedimento ufficiale, piano organizzativo, grande tabella territoriale e modelli amministrativi.
La presenza simultanea di tutti questi elementi riduce fortemente il rischio di acquistare un documento mutilo o privato delle parti più significative. Le condizioni materiali sono coerenti con l’età e la funzione originaria e risultano chiaramente leggibili dalle immagini.
L’acquirente acquisisce dunque una fonte primaria completa, materialmente genuina e immediatamente utilizzabile per studio, esposizione o collezione specialistica.















