Giustiniani, Giovanni
Il baule rapito e raquistato
Poema estemporaneo dell’improvvisatore Giovanni Giustiniani da Imola. Edizione economico-portatile.
Faenza, per Montanari e Morabini, 1833.
Volume in 8° piccolo (cm 14,5 × 10,5); pagine (6), 103, (3). Antiporta incisa su rame al terzo foglio. Brossura editoriale azzurra con titolo entro elegante cornice tipografica al piatto anteriore e notizie editoriali entro analoga cornice al piatto posteriore. Dorso restaurato professionalmente; carte interne fresche e pulite con lievi tracce d’uso marginali. Esemplare complessivamente ben conservato, raro con la brossura originale.
Raro opuscolo poetico dell’improvvisatore imolese Giovanni Giustiniani, figura appartenente alla tradizione degli improvvisatori poetici italiani attivi tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento.
Contenuto
Il volume si apre con un breve “Programma” introduttivo, seguito dal poemetto principale Il baule rapito e raquistato, articolato in tre canti:
- Canto primo
- Canto secondo
- Canto terzo
Il componimento appartiene al genere eroicomico, tradizione letteraria che combina tono epico e materia burlesca. Il pretesto narrativo è il furto e il successivo recupero di un baule, episodio che consente all’autore di sviluppare una narrazione ironica e vivace ricca di commenti morali, allusioni letterarie e situazioni comiche.
Alla conclusione del poema segue una raccolta di composizioni estemporanee, tipiche dell’attività degli improvvisatori ottocenteschi:
- Scherzi estemporanei
- Sonetti a rime obbligate
- componimenti celebrativi e poetici
- risposte poetiche e componimenti dialogici tra autori.
Tra questi si segnala il “Lamento del Sig. Avvocato Mancurti in morte dell’unica figlia Ippolita”, accompagnato da sonetti di risposta di diversi autori, tra cui Ferdinando Saverio Ghini, Camillo Bertoni, Don Domenico Bragaglia e Don Paolo Bentini, testimonianza dell’ambiente letterario locale e della consuetudine delle gare poetiche e degli scambi di componimenti tra improvvisatori.
L’indice finale registra complessivamente circa venti componimenti poetici, tra canti, sonetti, scherzi e componimenti occasionali.
Nota sull’incisione
L’opera è arricchita da una antiporta incisa su rame raffigurante una scena narrativa con tre personaggi in abiti borghesi ottocenteschi colti in un momento concitato. L’immagine, ambientata davanti a edifici urbani con cupola e campanile, interpreta in chiave ironica un episodio del poema e introduce visivamente il tema burlesco dell’opera. Sotto la scena compare il motto poetico inciso: «Fatti cor, cessa alfin da tuoi lamenti: il dolor vinci». Queste piccole vignette narrative erano frequenti negli opuscoli letterari dell’epoca e servivano a rendere più attraente l’edizione.
Gli improvvisatori poetici
La figura dell’improvvisatore poetico conobbe grande fortuna in Italia tra Sette e Ottocento. Gli improvvisatori componevano versi in forma estemporanea su temi proposti dal pubblico, spesso durante accademie letterarie o riunioni aristocratiche. Tra i più celebri interpreti di questa tradizione si ricordano Tommaso Sgricci e Bernardino Perfetti. Opuscoli come il presente venivano spesso stampati in tirature limitate e destinate alla circolazione locale, rendendoli oggi non comuni sul mercato antiquario.
Nota tipografica
L’opera fu stampata a Faenza presso la tipografia Montanari e Morabini, officina attiva nella prima metà dell’Ottocento e specializzata nella produzione di opuscoli letterari e pubblicazioni locali. L’indicazione “edizione economico-portatile” rivela la destinazione dell’opera: un libretto di piccolo formato pensato per una facile diffusione in ambito accademico e letterario. Le produzioni di queste tipografie provinciali, spesso stampate in tirature modeste, risultano oggi difficilmente reperibili, soprattutto quando conservate nella brossura originale.
Al frontespizio compare l’indicazione “Volume I”, ma non risultano al momento noti ulteriori volumi della serie, circostanza che accresce l’interesse bibliografico dell’edizione.
















