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I quattro Novissimi: La Morte, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, circa 1690–1700

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Anonimo incisore francese, La Morte, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
Parigi, Jean Mariette, circa 1690–1700; quattro incisioni su rame con coloritura coeva e dorature, ciascuna mm 325 × 235 circa. Raro ciclo completo dei destini ultimi dell’uomo, con impronte integre, testi biblici e ottima marginatura.

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I quattro Novissimi: La Morte, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, circa 1690–1700

Anonimo incisore francese,La Mort – L’Enfer – Le Purgatoire – Le Paradis, Parigi, Jean Mariette, rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule, circa 1690–1700; rarissima serie omogenea di quattro incisioni su rame a bulino e acquaforte, con ricca coloritura coeva e lumeggiature dorate; ciascun foglio mm 325 × 235 circa. Esemplari completi delle impronte, dei titoli, delle citazioni bibliche e dell’indirizzo editoriale, con ottima marginatura.

Identificazione della serie

Le quattro incisioni costituiscono un insieme tematico unitario dedicato ai destini ultimi dell’uomo: La Morte, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Non si tratta pertanto di immagini devozionali riunite casualmente, ma di una serie concepita per presentare, attraverso quattro composizioni coordinate, le principali realtà escatologiche della dottrina cristiana.

Il ciclo appartiene alla tradizione dei Quattro Novissimi — morte, giudizio, inferno e paradiso — qui sviluppata secondo una variante particolarmente significativa. Il Giudizio viene infatti sostituito dal Purgatorio, tema di grande importanza nella spiritualità cattolica post-tridentina.

Questa scelta consente di costruire un itinerario completo: la morte pone fine alla vita terrena; l’inferno rappresenta la condanna definitiva; il purgatorio introduce la possibilità di espiazione e salvezza; il paradiso conclude il percorso con la contemplazione e la beatitudine eterna.

L’omogeneità delle cornici, dei caratteri, delle dimensioni, dell’indirizzo editoriale e della coloritura dimostra l’appartenenza dei fogli alla medesima serie. La conservazione congiunta di tutte e quattro le tavole costituisce un elemento sensibilmente più raro e desiderabile rispetto alla presenza dei singoli soggetti isolati.

Jean Mariette e l’indirizzo editoriale

Sul margine inferiore di ogni composizione compare l’indirizzo:

A Paris chez J. Mariette rue St. Jacques aux Colonnes d’Hercule.

La sigla J. Mariette identifica con ogni probabilità Jean Mariette, incisore, mercante di stampe ed editore parigino nato nel 1660 e morto nel 1742, esponente di una delle più importanti dinastie francesi attive nel commercio delle incisioni.

La bottega delle Colonnes d’Hercule, situata nella rue Saint-Jacques, fu un centro significativo della produzione e diffusione di stampe religiose, storiche, allegoriche e decorative. Jean Mariette pubblicò tanto matrici proprie quanto composizioni realizzate da altri incisori, spesso commercializzate senza indicazione dell’autore del disegno o del rame.

L’assenza di una firma distinta non consente di attribuire con sicurezza l’esecuzione materiale delle tavole a Jean Mariette: è dunque catalograficamente corretto indicarlo come editore, mantenendo l’incisore nell’anonimato.

L’indirizzo e le caratteristiche stilistiche rendono plausibile una datazione intorno al 1690–1700, dunque negli ultimi anni del Seicento. Per prudenza non si può escludere che la tiratura si collochi a ridosso dei primissimi anni del XVIII secolo; l’attribuzione all’ultimo quarto del Seicento resta tuttavia coerente con l’impianto figurativo e grafico.

La Morte

La prima tavola raffigura una scena di intensa drammaticità. In un paesaggio tenebroso, un uomo dal volto scheletrico si china sopra un cadavere. La figura, vestita con una corta tunica rossa e un ampio manto azzurro, regge una torcia accesa dalla quale si leva una densa colonna di fumo.

Non sembra trattarsi semplicemente di un becchino: il volto scavato e quasi cadaverico lo trasforma in una personificazione della Morte, giunta a contemplare il risultato della propria azione. La torcia rovesciata o prossima a spegnersi è un tradizionale emblema della vita che si consuma.

Il corpo disteso è già esposto alla decomposizione. La nudità, il ventre segnato, le membra irrigidite e gli insetti o vermi visibili sul torso annullano ogni distinzione sociale: davanti alla morte l’uomo perde rango, ricchezza e identità.

La didascalia recita:

Lorsque l’homme sera mort il aura en partage les Serpens et les Vers.

“Quando l’uomo sarà morto, avrà in sorte i serpenti e i vermi”.

Il riferimento abbreviato è all’Ecclesiastico, capitolo 10, e richiama la sentenza della Vulgata secondo la quale, alla morte, l’uomo erediterà serpenti, bestie e vermi. L’immagine assume così il carattere di un severo memento mori: la bellezza, la forza e il potere sono destinati alla dissoluzione del corpo.

L’Inferno

La seconda tavola introduce lo spettatore in un paesaggio dominato dalle fiamme. Diversi dannati sono avvolti dal fuoco e tormentati da serpenti, catene e animali mostruosi. In primo piano un uomo nudo tenta inutilmente di sottrarsi a un serpente che gli avvolge il braccio, mentre una catena lo lega al luogo della pena.

Le figure non sono disposte come una folla indistinta: ogni corpo manifesta una diversa forma di angoscia. Il dannato in primo piano volge lo sguardo verso l’alto con espressione terrorizzata; una seconda figura si copre il volto; altre emergono appena dalle fiamme.

La citazione recita:

Le ver qui les rongera ne mourra point, et le feu qui les bruslera ne s’éteindra jamais.

“Il verme che li roderà non morirà e il fuoco che li brucerà non si spegnerà mai”.

Il passo deriva da Isaia 66,24, testo ripreso anche dal Vangelo di Marco nella descrizione della Geenna. L’immagine insiste soprattutto sull’eternità della pena: il fuoco non consuma definitivamente i corpi e il verme non muore, rendendo il supplizio interminabile.

La coloritura rossa e le lumeggiature dorate applicate alle fiamme accrescono la violenza visiva della scena. Il contrasto fra i corpi lasciati prevalentemente nel tono dell’incisione e il fuoco acceso produce un effetto teatrale di notevole immediatezza.

Il Purgatorio

Il Purgatorio presenta fiamme simili a quelle infernali, ma il significato della scena è radicalmente diverso. Le anime non mostrano disperazione: congiungono le mani, levano lo sguardo e attendono fiduciosamente la liberazione.

Sopra di loro discende un grande angelo dalle ali spiegate. Una mano indica il cielo, mentre l’altra si protende verso le anime, stabilendo un legame fra il luogo dell’espiazione e la promessa della salvezza.

La composizione traduce visivamente la dottrina cattolica del Purgatorio: la sofferenza è temporanea e purificatrice, non definitiva. Le anime conservano la speranza perché la loro destinazione finale è il Paradiso.

La didascalia recita:

Je vous dis en vérité, que vous ne sortirez point de là, que vous n’ayez payé jusqu’à la dernière Obole.

“Vi dico in verità che non uscirete di là finché non avrete pagato fino all’ultima moneta”.

La citazione rinvia a Matteo 5,26. Il debito economico diviene metafora della pena da espiare: l’anima deve soddisfare interamente ciò che resta dovuto prima di essere ammessa alla visione divina.

Questa tavola costituisce il vero snodo narrativo della serie. L’Inferno è chiuso e senza speranza; il Purgatorio, pur rappresentato attraverso il medesimo elemento del fuoco, è aperto verso l’alto grazie all’intervento angelico.

Il Paradiso

L’ultima incisione abbandona la molteplicità delle figure per concentrarsi su una sola personificazione femminile. Avvolta da un manto azzurro e da un ampio panneggio rosso, la figura siede fra le nubi, con le mani incrociate sul petto e lo sguardo rivolto alla luce divina.

La fiamma che s’innalza dal capo non indica una pena, ma l’ardore della carità e la pienezza dello spirito. La figura può essere interpretata come l’Anima beata o come un’allegoria della beatitudine celeste.

Il cielo dorato si apre al centro della composizione, mentre le nubi scure formano una cornice naturale. Il passaggio dal tenebrismo della Morte e dell’Inferno alla luminosità del Paradiso conclude in maniera efficacissima il percorso spirituale dell’intera serie.

La didascalia recita:

Les Justes seront enyvrez de l’abondance des biens de vostre Maison, et vous leur donnerez à boire d’un torrent de délices.

“I giusti saranno inebriati dall’abbondanza dei beni della vostra casa e darete loro da bere a un torrente di delizie”.

Il testo è tratto dal Salmo 35 secondo la numerazione della Vulgata — Salmo 36 nella numerazione moderna — e descrive la beatitudine come sovrabbondanza, sazietà e partecipazione ai beni della casa divina.

Un percorso dal buio alla luce

Le quattro immagini sono costruite secondo una precisa progressione cromatica e spirituale. La Morte è immersa nell’oscurità; l’Inferno è dominato dal rosso inestinguibile delle fiamme; il Purgatorio introduce un’apertura luminosa e la presenza dell’angelo; il Paradiso culmina in uno spazio dorato.

Anche il movimento delle figure segue una direzione ascensionale. Il cadavere della prima tavola giace orizzontalmente a terra; i dannati dell’Inferno sono trattenuti dalle catene; le anime del Purgatorio levano finalmente il volto e le mani; l’anima beata del Paradiso appare sospesa fra le nubi.

La serie non fu concepita soltanto per decorare. La forza delle immagini e le citazioni scritturali indicano una precisa funzione educativa e meditativa, rivolta a ricordare allo spettatore la necessità della conversione e della preparazione alla morte.

Tecnica incisoria

Le tavole sono realizzate su rame attraverso una tecnica mista a bulino e acquaforte. I corpi sono modellati mediante tratteggi incrociati e linee curve; le fiamme, le nubi e i paesaggi presentano un segno più libero, adatto a creare effetti atmosferici.

L’incisore mostra particolare attenzione alla resa espressiva dei volti e dei gesti. Le figure non possiedono la raffinatezza accademica delle grandi stampe di corte, ma raggiungono una notevole efficacia narrativa, perfettamente adeguata alla funzione religiosa e morale del ciclo.

Le quattro composizioni sono racchiuse entro una doppia cornice lineare. L’indirizzo editoriale è collocato immediatamente sotto l’immagine, seguito dal titolo in elegante scrittura corsiva e dalla relativa citazione biblica.

La coloritura coeva e le dorature

La coloritura manuale costituisce uno degli elementi più affascinanti dell’insieme. La tavolozza è fondata su rossi intensi, azzurri, verdi, rosa e bruni, accompagnati da estese campiture giallo-oro.

Le dorature non sono impiegate indiscriminatamente: sottolineano le fiamme, i bordi delle vesti, le catene, le cornici e soprattutto le zone investite dalla luce soprannaturale. Nel Paradiso l’oro domina lo spazio celeste; nell’Inferno e nel Purgatorio si trasforma invece nel bagliore del fuoco.

Le stesure lasciano generalmente leggibile il tratteggio inciso e appaiono compatibili, sulla base delle fotografie, con una coloritura antica e verosimilmente coeva. L’uso uniforme della tavolozza nelle quattro tavole conferma che i fogli furono colorati insieme, probabilmente nello stesso atelier o per il medesimo committente.

Stato dell’insieme

Le quattro incisioni risultano complete della parte figurata, delle cornici, dell’indirizzo di Jean Mariette, dei titoli e delle iscrizioni bibliche. Le impronte appaiono piene e i fogli conservano una marginatura ampia e visivamente equilibrata.

La carta vergata presenta la naturale tonalità dell’epoca, leggere ondulazioni, minime pieghe, modesti punti di ossidazione e piccole irregolarità marginali. Nella zona inferiore di alcuni fogli è visibile una piega orizzontale antica, forse dovuta alla conservazione in cartella o in album.

Si osservano minime abrasioni e piccole perdite o discontinuità della coloritura, senza lacune sostanziali nelle figure. Le dorature conservano una piacevole luminosità e i testi risultano chiaramente leggibili.

Nel complesso lo stato può essere definito molto buono, completo e di grande efficacia decorativa, particolarmente apprezzabile considerando la fragilità dei fogli colorati e la difficoltà di conservare riunita un’intera serie devozionale di questa epoca.

Perché è interessante oggi

Il ciclo offre una testimonianza particolarmente efficace della sensibilità religiosa fra Sei e Settecento. Attraverso immagini di immediata comprensione affronta temi universali — la morte, la responsabilità individuale, la pena, la speranza e la salvezza — traducendoli in un racconto visivo ancora capace di impressionare lo spettatore contemporaneo.

L’interesse è contemporaneamente storico, iconografico e artistico. La serie si presta a raccolte dedicate alla grafica francese, ai memento mori, alla storia della morte, alla devozione post-tridentina, all’iconografia del Purgatorio e alla produzione editoriale della famiglia Mariette.

Perché è un acquisto consapevole

L’insieme conserva tutte le informazioni essenziali impresse: titoli, testi biblici e indirizzo editoriale. L’attribuzione a Jean Mariette come editore è direttamente sostenuta dall’iscrizione, mentre l’anonimato dell’incisore viene prudentemente mantenuto.

Il maggiore valore non deriva soltanto dalla qualità delle singole stampe, ma dalla completezza del ciclo, dalla loro omogeneità, dalla coloritura coeva, dalle dorature e dalle generose dimensioni in folio. La conservazione delle quattro tavole insieme permette inoltre di comprenderne pienamente la struttura narrativa, che andrebbe perduta separandole.

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