Il Trionfo delle Belle Arti
Cantata a due voci in occasione del secondo centesimo celebrato in Roma dall’Accademia del Disegno colla distribuzione de’ premi l’anno MDCCXCV (1795).
Poesia di Abate Giuseppe Petrosellini – Musica di Giovanni Cavi.
Dati editoriali
- Luogo e anno: Roma, Nella Stamperia del Casaletti, 1795.
- Formato: in-8° (cm 13,5 x 19).
- Pagine: VIII, (2).
- Legatura: coperta coeva in carta marmorizzata.
- Marca tipografica e decorazioni: testatina xilografica istoriata a motivi romani alla pagina III.
- Condizioni: esemplare ben conservato, con minimi segni del tempo, nel complesso più che buone.
Contenuto
- Interlocutori: Il Genio di Roma e La Fama.
- La cantata fu composta per celebrare il secondo centenario dell’Accademia del Disegno in Roma, in occasione della distribuzione dei premi annuali.
- La poesia è di Giuseppe Petrosellini (1727–1799), abate e librettista romano attivo nella seconda metà del Settecento, autore di numerosi testi per opere buffe e cantate.
- La musica è del maestro Giovanni Cavi, musicista al servizio di S.A.R. il Principe Augusto d’Inghilterra.
- Il libretto è dedicato a Papa Pio VI (Giovanni Angelo Braschi, 1717–1799), allora pontefice regnante, e ricorda come Principe dell’Accademia il pittore Tommaso Maria Conca (1734–1822), importante figura artistica romana, legato alla tradizione accademica tardo-barocca e neoclassica.
Nota storico-artistica
Questo libretto si inserisce nella tradizione settecentesca delle cantate celebrative accademiche, in cui musica e poesia si univano per celebrare eventi solenni legati a istituzioni artistiche, religiose e politiche. In particolare, i “centenari” delle Accademie erano occasioni per rafforzare il prestigio culturale e il legame con il potere pontificio.
L’uso di interlocutori allegorici (Il Genio di Roma e La Fama) riflette la consuetudine classicista di celebrare le arti attraverso figure simboliche, con un forte richiamo alla tradizione antica e romana.
Esemplari e rarità
L’opera, stampata dalla tipografia Casaletti di Roma, è di grande rarità bibliografica: trattandosi di un libretto celebrativo a diffusione limitata, la sua circolazione fu ristretta ai membri dell’Accademia e agli ambienti artistici romani. Esemplari sono oggi reperibili solo in poche biblioteche storiche italiane.








