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Leggenda e vita di Santo Guiglielmo detto D’Ortiga

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Guiglielmo detto D’Ortiga  “Poco o nulla si conosce della vita di questo cavaliere francese, che la leggenda ritiene avventurosa, prima della sua conversione. Si recò allora a Roma per visitare le tombe degli Apostoli e per chiedere al papa Eugenio III il perdono dei peccati e un’adeguata penitenza. Secondo la consuetudine vigente per i peccati più gravi, il papa gli impose un pellegrinaggio a Gerusalemme, dove Guglielmo si recò nel 1145. Tornò con il proposito di dedicarsi a Dio con una vita penitente in assoluta solitudine. In un primo tempo si ritirò in una spelonca nei pressi di Pisa, a Lupocavio, poi si portò sul monte Pruno, perché non soddisfatto della vita dei suoi discepoli che ben presto lo circondarono, nel primo e nel secondo rifugio. Spinto da un vero anelito alla solitudine, nel 1155 abbandonò il territorio pisano e si rifugiò presso Castiglione della Pescaia, nel Grossetano, in una valle deserta denominata Malavalle per il suo squallore e la sua desolazione. Qui si nascose in una caverna detta Sabulum Rodii e vi trascorse gli ultimi anni della sua vita in un clima di intensa penitenza, alternando con il lavoro manuale le lunghe ore di preghiera e di contemplazione. La morte lo raggiunse il 10 febbraio 1157, assistito da un sacerdote di Castiglione della Pescaia chiamato dai due discepoli, Alberto (che poi ne scriverà la vita) e un medico di nome Rinaldo, che nel frattempo si erano uniti a lui per condividere la sua austera vita ascetica. Una seconda Vita del santo è attribuita a Teobaldo di Canterbury, che rielabora la Vita di Alberto introducendovi molte notizie di dubbia attendibilità. Dopo la morte di Guglielmo i discepoli eressero una cappella sul luogo della sua sepoltura e insieme ad altri che li seguirono costituirono l’Ordine degli eremiti di San Guglielmo, detti anche Guglielmiti, ispirandosi agli esempi del Santo. Anche se non fu mai formalmente canonizzato, tuttavia già Alessandro III, su istanza del vescovo di Grosseto, ne autorizzò la festa liturgica” (cfr. G.Picasso, “Il Grande Libro dei Santi, Dizionario enciclopedico, Vol.II, pg. 1069-1071, Torino, Edizioni San Paolo, 1998).

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Leggenda e vita di Santo Guiglielmo detto D’Ortiga

Livorno, pei Tipi di Francesco Vigo, 1870

Volume in 8° (cm. 18 x 25,5), pagine V, (1), 72, (4), timbro da grande collezione al frontespizio, prima edizione ad amplissimi margini. “Edizione di soli 202 esemplari, dei quali 195 in carta a mano di Fabriano, 5 in carta reale a mano inglese, e 2 in finissima pergamena di Roma. I soli esemplari destinati ai sottoscrittori sono numerati progressivamente, e ciascuno di essi porta il nome del sottoscrittore”. Ns. esemplare N. 69 per l’Ill.mo Sig. Giuseppe Tommasi. Il testo si apre con “Osservazioni” di G. Chiarini”. Con 23 figure e iniziali figurate, appositamente disegnate da Enrico Ferrari ed incise da Francesco Ratti, ambedue bolognesi. Si tratta del primo volume della “Raccolta di scritti inediti o rari dei primi secoli della lingua italiana”, pubblicati dal Vigo a mo’ di strenna. Splendido esempio di editoria artistica ottocentesca. Difetto al dorso, ma resta ben legato; per il resto minimi segni del tempo, è buona copia.

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