Lotto di 150 incisioni zoologiche tratte dallo Spirito della storia naturale di Buffon e continuatori – Venezia, 1835
Titolo dell’opera di provenienza: Lo spirito della storia naturale tratto da Buffon e da’ suoi continuatori, ad uso principalmente di quelli che col mezzo di un’amena lettura amano erudirsi in tutte le scienze utili all’umana famiglia. Autore di riferimento: Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, con le continuazioni di altri naturalisti, fra i quali il conte di Lacépède. Edizione: Venezia, co’ tipi di Giuseppe Antonelli, 1835. Consistenza: lotto unitario di 150 stampe, comprendente due frontespizi figurati. Tecnica: incisioni calcografiche su rame con coloritura coeva eseguita a mano. Soggetti: uccelli, mammiferi, rettili e anfibi, insetti e farfalle, molluschi, crostacei e altre specie zoologiche. Dimensioni: fogli di circa mm 240 × 150, con naturali variazioni. Stato di conservazione: complessivamente molto buono, con immagini integre e coloritura ancora vivace; occasionali fioriture, piccole macchie, ondulazioni, lievi pieghe e irregolarità marginali dovute all’originaria legatura.
Identificazione e datazione
Le 150 stampe provengono dall’edizione veneziana del 1835 dello Spirito della storia naturale tratto da Buffon e da’ suoi continuatori, pubblicata da Giuseppe Antonelli. La corretta datazione del lotto è confermata da uno dei due frontespizi figurati conservati, sul quale si legge:
Lo spirito della storia naturale tratto da Buffon e da’ suoi continuatori – Volume terzo – Venezia 1835 – co’ tipi di Giuseppe Antonelli, premiato della Medaglia d’Oro.
La raccolta deve pertanto essere descritta come appartenente all’edizione del 1835, senza estendere la datazione al 1843. Quest’ultimo anno riguarda differenti fasi o riproposte dell’ampio progetto editoriale Antonelli e non identifica l’esemplare dal quale provengono le tavole qui esaminate.
La presenza di due frontespizi figurati originali costituisce un elemento bibliografico significativo. Questi fogli non hanno soltanto funzione introduttiva, ma documentano materialmente l’opera, l’editore, la data e l’originaria articolazione in volumi. Consentono inoltre di ricondurre con sicurezza le incisioni alla specifica edizione veneziana.
L’opera di provenienza
Lo Spirito della storia naturale costituisce una vasta sintesi divulgativa derivata dalla monumentale Histoire naturelle di Buffon e integrata attraverso i contributi dei suoi continuatori. L’opera intendeva presentare al pubblico colto una conoscenza ordinata e piacevole dei diversi regni della natura, unendo il testo descrittivo a un ricchissimo apparato figurativo.
Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon, nato nel 1707 e morto nel 1788, fu una delle figure centrali della scienza europea del Settecento. Intendente del Jardin du Roi di Parigi e membro dell’Académie française, concepì la storia naturale come disciplina capace di collegare anatomia, comportamento animale, distribuzione geografica, clima e trasformazioni della Terra.
Sebbene parte delle sue classificazioni sia stata superata, Buffon ebbe il merito di diffondere una visione ampia e dinamica della natura. La sua scrittura, insieme rigorosa e letteraria, contribuì a trasformare la storia naturale in una materia accessibile a un pubblico molto più vasto di quello strettamente accademico.
Tra i principali continuatori si distingue Bernard-Germain-Étienne de La Ville-sur-Illon, conte di Lacépède, raffigurato nel frontespizio fotografato. Naturalista e uomo politico francese, Lacépède proseguì l’impresa di Buffon dedicandosi soprattutto a rettili, pesci e cetacei. Il suo ritratto, inciso entro una piccola composizione posta nella parte inferiore del frontespizio, è ravvivato dalla medesima coloritura manuale che caratterizza le tavole zoologiche.
I due frontespizi figurati
Il lotto conserva due frontespizi originali figurati, elemento non sempre presente nelle raccolte di tavole sciolte. Essi accrescono sensibilmente la coerenza bibliografica dell’insieme, perché mantengono il legame fra le immagini e l’edizione da cui furono estratte.
Il frontespizio fotografato presenta una composizione tipografica e calligrafica particolarmente elaborata. Il titolo è inserito entro un ricco intreccio di volute, foglie, conchiglie e piccoli uccelli, mentre nella parte inferiore compare il ritratto colorato di Lacépède. Sono chiaramente leggibili il luogo e l’anno di stampa, «Venezia 1835», e l’indicazione «Co’ tipi di Giuseppe Antonelli – Premiato della Medaglia d’Oro».
La presenza di due frontespizi suggerisce che il nucleo derivi da almeno due differenti volumi dell’opera. In assenza dell’immagine del secondo foglio non è prudente assegnargli uno specifico numero di volume, ma la sua inclusione dovrà essere espressamente evidenziata nella presentazione commerciale.
Tecnica incisoria
Le tavole sono realizzate mediante incisione calcografica su rame, tecnica largamente utilizzata nell’editoria scientifica della prima metà dell’Ottocento. Le figure sono costruite attraverso una trama di linee, tratteggi paralleli e incrociati, capaci di rendere la consistenza dei piumaggi, delle pellicce, dei carapaci, delle squame e delle membrane alari.
L’impianto figurativo è generalmente racchiuso entro una sottile cornice rettangolare. Nella parte superiore compaiono il numero della tavola e, in diversi casi, quello del volume di appartenenza; nella parte inferiore sono riportati i nomi italiani degli animali, preceduti da numeri di richiamo.
Le immagini documentano la partecipazione di più incisori:
- Dala inc., firma presente in numerose tavole di uccelli, mammiferi, rettili e insetti;
- Moretti inc., leggibile nelle tavole del Calamajo del Brasile e delle are;
- Aliprandi inc., presente nella tavola dedicata a mufloni, arieti e pecore esotiche.
La pluralità degli incisori è coerente con l’estensione dell’opera e con la sua pubblicazione in più volumi. Le tavole mostrano una buona uniformità editoriale, pur lasciando riconoscere le differenti sensibilità degli esecutori nella resa degli animali.
La coloritura coeva
La caratteristica più attraente della raccolta è la coloritura manuale coeva. I pigmenti sono applicati direttamente sulle impressioni calcografiche mediante velature trasparenti, integrate da interventi più intensi nei dettagli del piumaggio, degli occhi, delle ali e dei carapaci.
Nelle farfalle predominano bruni, ocra, neri e gialli, con piccoli accenti rossi; nelle are compaiono rossi intensi, blu, verdi e gialli; nei mammiferi sono impiegate terre e tonalità naturali, mentre tartarughe e crostacei presentano una coloritura attenta ai motivi geometrici dei gusci.
Il colore non svolge una funzione esclusivamente ornamentale. Doveva facilitare il riconoscimento delle specie e rendere visibili le differenze morfologiche illustrate nel testo. L’effetto complessivo è vivace ma generalmente misurato, con un gradevole equilibrio fra il segno nero dell’incisione e le trasparenze cromatiche.
L’omogeneità della tavolozza, l’integrazione dei pigmenti con i solchi incisi e il loro naturale invecchiamento risultano coerenti con una coloritura editoriale eseguita all’epoca della pubblicazione.
Analisi dei soggetti
La selezione fotografata dimostra l’ampiezza tematica del lotto.
Tra gli insetti si distingue una tavola del quinto volume con quattro esemplari alati, comprendente falene e una grande farfalla della famiglia dei papilionidi. Le figure sono isolate sul fondo bianco e disposte secondo criteri comparativi, ma producono anche un’immagine di notevole eleganza decorativa.
La tavola firmata Aliprandi raffigura «Il Muflone», «L’Ariete di Valachia», «La Pecora di Valachia» e «L’Ariete di Tunisi». Le corna spiraliformi e la struttura del vello sono rese attraverso una fitta lavorazione lineare, completata da una sobria coloritura nei toni del bruno.
Un’altra tavola presenta «Il Cervo», «Il Daino», «Il Capriolo» e «La Lepre», riunendo specie familiari al lettore europeo. La composizione è equilibrata e immediatamente leggibile, con i quattro animali disposti su piccoli basamenti erbosi.
Di particolare suggestione è il «Calamajo del Brasile», rappresentato con il mantello aperto e i tentacoli distesi. La figura unisce osservazione zoologica e gusto per il meraviglioso, con una resa grafica quasi fantastica, tipica dell’immaginario naturalistico ottocentesco.
La tavola delle tartarughe comprende la «Testuggine molle», la «Testuggine greca» e la «Testuggine geometrica». Le differenti strutture del carapace sono evidenziate con precisione attraverso il contrasto fra incisione e colore.
Il settore ornitologico appare particolarmente ricco e comprende avvoltoi, are, aironi, garzette e uccelli acquatici. Fra le denominazioni leggibili figurano «Il Re degli Avvoltoj», «L’Urubu», «L’Ara Rosso», «L’Ara Turchino», «La Garza grande», «La Garza rossa» e «L’Airone bianco».
I crostacei sono rappresentati, fra gli altri, dal «Granchio Corallino», dalla «Dromia di Rumphio» e dal «Granchio fluviale». La disposizione permette di confrontare forma del carapace, zampe e chele, secondo un criterio al tempo stesso classificatorio e didattico.
Valore storico e iconografico
Le incisioni appartengono a un’epoca in cui l’immagine stampata era il principale strumento per diffondere la conoscenza visiva degli animali. Prima dell’affermazione della fotografia scientifica, il disegnatore e l’incisore dovevano sintetizzare in una sola figura i caratteri ritenuti essenziali di ciascuna specie.
Queste stampe documentano il passaggio dalla storia naturale settecentesca, ancora fortemente narrativa e filosofica, alla zoologia ottocentesca orientata verso la classificazione comparata. Le nomenclature italiane conservano talvolta forme desuete o tassonomicamente superate, circostanza che ne accresce l’interesse per la storia della scienza e del linguaggio zoologico.
La presenza di animali provenienti da continenti diversi riflette inoltre lo sviluppo dei musei naturalistici, delle raccolte scientifiche e delle esplorazioni geografiche. Specie che il lettore italiano difficilmente avrebbe potuto vedere dal vivo diventavano accessibili attraverso queste immagini colorate.
Consistenza e natura del lotto
Il lotto è composto da 150 stampe complessive, fra le quali due frontespizi figurati, provenienti da differenti volumi e sezioni dell’opera. Non costituisce la serie completa delle illustrazioni dell’edizione, ma rappresenta un nucleo molto ampio, coerente e significativo.
La presenza delle numerazioni di tavola e di volume conferma la provenienza da differenti sezioni zoologiche. Il carattere miscellaneo non costituisce un limite, perché consente di offrire una rappresentazione particolarmente varia della fauna: mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, insetti, molluschi e crostacei.
La vendita unitaria è consigliabile perché preserva l’identità storica della raccolta, mantiene insieme i fogli riconducibili alla medesima edizione e valorizza la presenza dei due frontespizi. La dispersione delle tavole singole produrrebbe probabilmente un ricavo complessivo più elevato, ma comprometterebbe l’integrità documentaria del nucleo.
Stato di conservazione
Le stampe appaiono complessivamente in condizioni molto buone, con impressioni nitide, immagini integre e coloritura ancora fresca e gradevole. I margini sono generalmente ampi e conservano spesso il naturale bordo irregolare della carta ottocentesca.
Sono presenti, con diversa intensità da foglio a foglio, fisiologiche fioriture, piccoli aloni, minute macchie, leggere ondulazioni e sporadiche pieghe. Lungo il margine interno si osservano talvolta irregolarità, piccoli strappi e tracce dell’originaria cucitura o estrazione dai volumi. Tali difetti risultano prevalentemente marginali e, nelle tavole fotografate, non compromettono le figurazioni.
I due frontespizi conservano le parti tipografiche e figurate, pur mostrando una maggiore irregolarità ai margini, coerente con la loro provenienza da volumi smembrati. Nel complesso il lotto presenta una qualità conservativa apprezzabile per materiali cartacei di quasi due secoli.
Perché è interessante oggi
Il lotto documenta un momento fondamentale della divulgazione scientifica illustrata in Italia. Le 150 stampe mostrano come gli animali venivano classificati, descritti e presentati al pubblico prima della fotografia, combinando osservazione naturalistica, abilità incisoria e sensibilità decorativa.
La varietà dei soggetti e la presenza di due frontespizi figurati permettono di ricostruire non soltanto l’universo zoologico dell’opera, ma anche la sua concreta identità editoriale. È una raccolta adatta allo studio, al collezionismo e all’esposizione, capace di suscitare interesse tanto nel naturalista quanto nell’appassionato di grafica ottocentesca.
Perché è un acquisto consapevole
Si acquista un insieme unitario di 150 stampe originali del 1835, comprese due importanti testimonianze editoriali rappresentate dai frontespizi figurati. Non si tratta di riproduzioni moderne, ma di impressioni calcografiche ottocentesche con coloritura coeva.
La descrizione chiarisce che il lotto non rappresenta la totalità delle tavole dell’opera, ma una raccolta parziale proveniente da più volumi. Le imperfezioni marginali sono compatibili con l’età e con l’estrazione dalle originarie legature; immagini e coloritura mantengono invece una notevole efficacia visiva.

































