Louis Thomassin — Ritratto con coloritura e dorature, accompagnato da un ritratto di Pasquier Quesnel
Étienne Jehandier Desrochers, da un dipinto di Jacob van Schuppen. Louis Thomassin, prestre de l’Oratoire. Parigi, presso Desrochers, rue Saint-Jacques, all’insegna del Mécénas; primi decenni del XVIII secolo, con riferimento catalografico al 1726 circa. Incisione calcografica, prevalentemente a bulino, con coloritura e lumeggiature dorate indicate come coeve. Dimensioni dell’esemplare: mm 146 × 100. Rifilata, completa dell’iscrizione e dei versi al piede, anticamente applicata su foglio. Il supporto è unito posteriormente a un secondo folio contenente il ritratto non colorato e non rifilato di Pasquier Quesnel, pubblicato da Desrochers. Insieme di due incisioni.
Identificazione e datazione. Il personaggio principale è Louis Thomassin (1619–1695), sacerdote dell’Oratorio e teologo francese. La legenda che percorre l’ovale ne dichiara l’appartenenza religiosa e ricorda la morte, avvenuta il 24 dicembre 1695.
Occorre precisare la datazione proposta: il 1695 nell’iscrizione è la data di morte del religioso. Il Rijksmuseum conserva un esemplare della stessa composizione, inventario RP-P-1910-4986, attribuito a Desrochers da Jacob van Schuppen e catalogato circa 1726, con riferimento bibliografico IFF XVIIIe siècle, n. 577. Le dimensioni della sua lastra, mm 148 × 102, sono coerenti con quelle dell’esemplare qui presentato dopo la rifilatura. È quindi preferibile catalogare il ritratto nei primi decenni del Settecento, mantenendo il 1726 come datazione orientativa del confronto museale. Scheda e immagine dell’esemplare del Rijksmuseum.
Descrizione e qualità dell’incisione. Thomassin è raffigurato a mezzo busto entro un’ampia cornice ovale iscritta, con berretto ecclesiastico, abito scuro e piccolo colletto bianco. La fronte scoperta, i capelli chiari alle tempie e lo sguardo rivolto verso l’osservatore conferiscono al ritratto una caratterizzazione individuale.
Il modellato del volto nasce da un fitto lavoro di piccoli segni e tratteggi, mentre i capelli sono resi attraverso linee ondulate. La trama incrociata dello sfondo sostiene il contrasto fra l’incarnato luminoso e la veste. L’ovale poggia su un basamento inciso che accoglie la firma, l’indirizzo editoriale e il componimento encomiastico.
La coloritura impiega toni verdi nello sfondo, rosa tenue nella fascia iscritta e accenti gialli nelle parti esterne. Le dorature sottolineano il colletto, l’apertura anteriore dell’abito e il profilo delle spalle, conferendo rilievo alla figura senza appesantirne la sobrietà. La loro distribuzione è ben visibile nelle fotografie; la qualificazione come interventi coevi è quella fornita per l’esemplare.
Firma e didascalia. Sotto il ritratto è leggibile la sottoscrizione di E. Desrochers, accompagnata dall’indirizzo parigino di rue Saint-Jacques, all’insegna del Mécénas. Il riferimento a Jacob van Schuppen come autore del modello è confermato dalla catalogazione museale.
Nel cartiglio inferiore compare un elogio in sei versi, qui trascritto con accenti modernizzati:
La pourpre auroit été le prix
Illustre Thomassin de tes savants écrits,
L’Église la devoit à ta rare doctrine.
Mais par humilité refusant ses honneurs
Tu fis passer sa discipline
De tes ouvrages dans tes mœurs.
Il testo celebra la dottrina del religioso, giudicata meritevole della porpora cardinalizia, e soprattutto la sua umiltà: Thomassin avrebbe tradotto nella propria condotta quella disciplina ecclesiastica illustrata nei suoi scritti. La conservazione integrale dei versi rende ancora leggibile il programma celebrativo della stampa.
Il personaggio e il contesto storico. Thomassin fu uno degli eruditi dell’Oratorio francese, impegnato nello studio della teologia, dei Padri della Chiesa e delle istituzioni ecclesiastiche. La sua opera più nota, l’Ancienne et nouvelle discipline de l’Église, gli procurò una vasta reputazione. Il riferimento alla “discipline” nei versi costituisce pertanto anche un richiamo alla sua produzione letteraria. Il ritratto appartiene alla cultura delle raccolte di uomini illustri, nelle quali effigie, titoli e componimento poetico concorrevano a costruire la memoria pubblica del personaggio. Profilo biografico di Louis Thomassin.
La seconda incisione: Pasquier Quesnel. Il folio unito posteriormente reca un diverso ritratto, identificato nel cartiglio dalla scritta «Paschasius Quesnel». Si tratta di Pasquier Quesnel (1634–1719), teologo proveniente dall’Oratorio e figura centrale del giansenismo francese. L’accostamento presenta dunque una significativa affinità di ambiente religioso e intellettuale, pur senza dimostrare che le due stampe fossero state concepite come coppia. Profilo di Pasquier Quesnel.
Quesnel è raffigurato a mezzo busto entro un ovale, con veste ecclesiastica e berretto, sopra un cartiglio dai bordi arricciati. L’indirizzo recita: «à Paris chez Desrochers rue du foin près la rue St. Jacques», documentando la pubblicazione presso Desrochers. Il riquadro inferiore è privo di testo.
Questa seconda stampa è non colorata e non rifilata, con margini cartacei e impronta della lastra chiaramente visibile, anche negli angoli arrotondati. Le sue dimensioni non sono state fornite: la misura mm 146 × 100 riguarda esclusivamente Thomassin.
Conservazione e montaggio. Ottimo esemplare del ritratto di Thomassin, secondo la descrizione fornita, con immagine, legenda e componimento al piede conservati. Le fotografie mostrano una buona leggibilità del segno e delle finiture, con lievi tonalità del tempo sulla carta. La rifilatura e l’antica applicazione su supporto sono caratteristiche materiali da registrare espressamente.
L’insieme è costituito da due fogli uniti posteriormente, ciascuno recante una diversa incisione. Il montaggio conserva interesse come testimonianza collezionistica; la sua origine e la sua data precisa restano da documentare.
Perché è interessante oggi. Riunisce due protagonisti della cultura religiosa francese e permette di confrontare una stampa arricchita manualmente con una impressione in nero. Il ritratto dorato di Thomassin offre interesse decorativo, mentre quello di Quesnel amplia il valore documentario dell’insieme.
Perché è un acquisto consapevole. Il principale elemento distintivo è la finitura del ritratto di Thomassin, accompagnata dalla conservazione del testo e dalla presenza della seconda incisione. La composizione è documentata in collezione museale: la rarità va quindi valutata soprattutto rispetto alla particolare configurazione dell’esemplare, senza attribuirgli unicità non dimostrata.











