Luigi Firrao
Teatro Tragico Italiano. Pubblicato sotto gli auspici di S.A.R. il Principe D. Leopoldo Borbone, Conte di Siracusa.
Co’ discorsi comparativi fra gl’Italiani, i Greci, i Latini e le moderne nazioni.
Opera estetica-filologica scritta dal Prof. Luigi Firrao e corredata di disegni litografici de’ migliori artisti, a cura e direzione di Domenico Falconieri.
Napoli, 1847-1851.
Descrizione
Opera monumentale in sei volumi, in formato in quarto grande (cm 18 × 26,5), ricchissima di illustrazioni teatrali e fondamentale nella storia della ricezione figurativa delle tragedie italiane. Pagine complessive: Vol. I: (10), 511, (1) – Vol. II: (8), 531, (1) – Vol. III: (8), 556 – Vol. IV: (8), 470 – Vol. V: (8), 418 – Vol. VI: XXXVI, 251, (1)
Tutti i volumi sono corredati della serie completa delle 254 tavole litografiche, eseguite da disegnatori e litografi scelti da Falconieri tra i migliori attivi a Napoli a metà Ottocento. Le litografie sono tutte stampate su carta china e successivamente applicate ai fogli (“chine appliquée”), tecnica costosa e prestigiosa che conferisce straordinaria finezza al segno.
Sono presenti anche i quattro frontespizi figurati dei volumi I, III, IV e V.
Il Vol. II non possiede frontespizio in quanto costituisce la prosecuzione diretta delle tragedie alfieriane del primo volume. Il Vol. VI è privo di frontespizio perché interamente dedicato ai Discorsi accademici, parte teorica e critica dell’opera.
Contenuto e interesse
Il Teatro Tragico Italiano è uno dei più importanti tentativi ottocenteschi di creare un canone visivo del teatro tragico nazionale, con particolare centralità di Vittorio Alfieri (che domina i primi due volumi). Le tavole illustrano scene specifiche delle tragedie — spesso con l’indicazione di “Atto” e “Scena” — e costituiscono un vero repertorio iconografico della messa in scena romantico-accademica del teatro italiano.
Ogni tavola è firmata con indicazione del disegnatore (“inv.” o “disegnò”) e del litografo (“lith.” o “imp.”). Tra gli artisti ricorrenti: R. D’Auria, S. Recchia, G. Mariani, S. Grammi, A. Andolfi, Lit. Pagniotta, e molti altri, tutti attivi nell’ambiente litografico napoletano legato alle officine artistiche borboniche.
Opera rara da trovarsi completa di tutte le tavole: molte copie circolano infatti mutilate o prive di parti a causa della praticata consuetudine ottocentesca di rimuovere le singole litografie per cornici o album iconografici.
Legatura
Elegante legatura coeva in mezzo marocchino blu scuro, piatti in tela, dorso a cinque nervature, titoli e fregi dorati, filetti e cornici a secco. Tagli spruzzati.
Dorsi in ottimo stato complessivo, con lievi fisiologici segni d’uso.
Stato di conservazione
Copia molto buona:
- carte complessivamente fresche
- minima fioritura sparsa nelle aree bianche, frequente per la carta dell’epoca
- tutte le chine appliquées ben salde
- assenza di strappi, mancanze o restauri
- insieme estremamente omogeneo e ben conservato
Opera valorizzata dalla completezza iconografica, aspetto decisivo per il mercato collezionistico.
Rarità e valore
Per complessità esecutiva, vastità iconografica e qualità della stampa, il Teatro Tragico Italiano di Firrao è considerato un’opera di grande pregio collezionistico, ma assai difficile da reperire integra.
Si tratta di uno dei maggiori esempi di editoria illustrata napoletana in epoca borbonica.
Criteri che aumentano sensibilmente il valore:
- presenza di tutte le 254 litografie
- integrità dei frontespizi figurati
- legature coeve uniformi
- assenza di restauri o rifilature
- uniformità dei tomi
La tua copia possiede tutti questi requisiti, in stato superiore alla media.
Storia editoriale dell’opera
Il Teatro Tragico Italiano rappresenta uno dei più ambiziosi progetti editoriali della Napoli borbonica della metà dell’Ottocento. L’idea nacque negli anni Quaranta all’interno dell’ambiente culturale legato alla corte, e fu sostenuta politicamente e finanziariamente da S.A.R. il Principe D. Leopoldo di Borbone, Conte di Siracusa (1813-1860), figura colta, cosmopolita, appassionata di arti figurative e scenografia teatrale.
Il progetto – affidato al professore Luigi Firrao, studioso di estetica e filologia classica – intendeva creare un corpus illustrato del teatro tragico nazionale, capace di affermare la dignità del teatro italiano nel confronto con le tradizioni greca, romana e moderna. L’ambizione era duplice:
- Stabilire un canone del teatro tragico italiano, con particolare rilievo per Alfieri, considerato padre del tragico nazionale.
- Definire un apparato iconografico di alto livello, che fissasse in immagini i momenti più intensi delle tragedie e servisse da modello per scenografi, pittori, accademie e scuole di recitazione.
La direzione artistica fu affidata a Domenico Falconieri, figura centrale dell’editoria illustrata napoletana dell’epoca. Falconieri organizzò una vera officina artistica, coinvolgendo i migliori disegnatori e litografi attivi a Napoli tra il 1845 e il 1850: Recchia, Mariani, Grammi, D’Auria, Andolfi, e vari altri, tutti impegnati nella realizzazione di una straordinaria serie di litografie su carta china applicata.
Tecnica dispendiosa, adottata solo per edizioni di lusso.
I sei volumi furono pubblicati tra 1847 e 1851, in tiratura relativamente limitata (si ipotizza tra le 300 e le 500 copie complessive, ma nessun numero ufficiale è sopravvissuto).
L’opera ebbe una distribuzione elitaria, destinata a biblioteche aristocratiche, accademie e studiosi di drammaturgia. Proprio la delicatezza della carta china e la prassi ottocentesca di estrarre le tavole per album iconografici spiegano la rarità estrema di copie complete.
Il ruolo del Principe Leopoldo di Borbone
Il Principe Leopoldo, Conte di Siracusa, secondogenito di Ferdinando I delle Due Sicilie, fu uno dei membri più brillanti della dinastia. Protettore delle arti, viaggiatore raffinato e personaggio eccentricamente illuminato, fondò e sostenne numerosi progetti culturali, tra cui la scuola di scenografia del Real Teatro di San Carlo.
Il suo intervento nel Teatro Tragico Italiano ebbe tre aspetti principali:
Patronato culturale
Leopoldo concepì l’opera come un grandioso tributo alla tradizione tragica nazionale, in grado di celebrare l’identità culturale italiana in un momento storico in cui la scena teatrale era vista come strumento di prestigio intellettuale e politico.
Finanziamento e supervisione
Finanziò le tavole, mise a disposizione artisti del suo circolo e seguì personalmente la scelta dei soggetti e lo sviluppo della parte comparativa di Firrao (raffronto Alfieri–tragici antichi–moderni).
Impulso all’apparato iconografico
Leopoldo era appassionato di arti figurative e di scenografia; per questo spinse affinché l’opera contenesse scene teatralizzate fedeli alla tradizione scenica del San Carlo e ai codici gestuali del romanticismo accademico.
Per tali ragioni, l’opera è oggi considerata una delle più alte manifestazioni del mecenatismo borbonico preunitario, nonché una testimonianza preziosa della cultura figurativa teatrale romantica.
























