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Madame de Combé, prima superiora delle Figlie del Buon Pastore

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Anonimo incisore francese, Madame de Combé, prima superiora delle Figlie del Buon Pastore. Parigi, circa 1688–1700; incisione su rame con coloritura coeva, applicata su carta antica, mm 297 × 220. Raro ritratto di Marie-Madeleine de Ciz, fondatrice della comunità parigina del Buon Pastore.

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Madame de Combé, prima superiora delle Figlie del Buon Pastore

Anonimo incisore francese, Madame de Combé, première supérieure des Filles du Bon Pasteur, Parigi, circa 1688–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate, rifilata lungo la cornice e anticamente applicata su un più ampio foglio di carta vergata; dimensioni del supporto mm 297 × 220; completa di passe-partout.

Identificazione del personaggio

L’iscrizione identifica la donna raffigurata come:

Madame de Combé
Première Supérieure des Filles du Bon Pasteur.

Si tratta di Marie-Madeleine de Ciz, vedova di Adrien de Combé, fondatrice e prima superiora della comunità parigina delle Filles du Bon Pasteur. Nata a Leida in una famiglia protestante, si trasferì a Parigi e aderì al cattolicesimo, affrontando, secondo le fonti agiografiche, l’allontanamento e la perdita dell’appoggio della famiglia.

La figura non deve essere confusa con le religiose della più tarda Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, istituita ad Angers nel XIX secolo. Il ritratto riguarda la precedente comunità parigina, sorta negli ultimi anni del regno di Luigi XIV.

Trascrizione dell’iscrizione

Sotto il nome e la qualifica della superiora compare una quartina celebrativa:

Renonçant à l’erreur pour embrasser la foy,
Elle fut de Jesus la disciple fidelle,
Et sous ce Bon Pasteur, qui la remplit de zele,
La seule charité fut son unique loy.

In traduzione:

“Rinunciando all’errore per abbracciare la fede,
fu di Gesù la discepola fedele;
e sotto quel Buon Pastore che la colmò di zelo,
la sola carità fu la sua unica legge”.

Il riferimento all’“errore” deve essere compreso nel contesto confessionale della Francia seicentesca: indica l’abbandono della fede protestante e la conversione al cattolicesimo. Il testo trasforma la biografia della fondatrice in un percorso esemplare fondato su conversione, disciplina spirituale e carità.

Datazione

La generica collocazione nell’ultimo quarto del Seicento può essere precisata grazie alla storia della comunità. Marie-Madeleine de Ciz iniziò ad accogliere presso di sé giovani penitenti intorno al 1686; nel 1688 Luigi XIV concesse alla nuova istituzione una casa nella rue du Cherche-Midi, mentre il riconoscimento mediante lettere patenti giunse nel 1698.

L’incisione non può dunque essere anteriore al 1686. Per caratteristiche grafiche, contenuto celebrativo e qualifica di “prima superiora”, appare plausibile una datazione circa 1688–1700, al limite fra l’ultimo quarto del XVII e l’inizio del XVIII secolo.

Nel 1700 venne pubblicata una prima biografia di Madame de Combé, composta dal sacerdote Jean-Jacques Boileau. Non è possibile stabilire dalla sola immagine se il foglio appartenesse proprio a quella pubblicazione o se circolasse autonomamente; la vicinanza cronologica e iconografica rende tuttavia plausibile un collegamento con la produzione agiografica sorta attorno alla fondatrice.

Marie-Madeleine de Ciz, vedova de Combé

Marie-Madeleine de Ciz era originaria di Leida e proveniva da una famiglia protestante. Rimasta vedova di Adrien de Combé, giunse a Parigi, dove abbracciò il cattolicesimo. Dopo un periodo trascorso in una comunità religiosa, si stabilì nella parrocchia di Saint-Sulpice.

Secondo le testimonianze storiche, nel 1686 un ecclesiastico le affidò una giovane intenzionata ad abbandonare una vita considerata disordinata. Altre donne chiesero successivamente di essere accolte e l’abitazione di Madame de Combé si trasformò progressivamente in una comunità di penitenti.

Luigi XIV sostenne l’iniziativa e nel 1688 mise a disposizione una proprietà nella rue du Cherche-Midi. La comunità ospitava tanto le “sœurs”, impegnate nell’assistenza e nella disciplina religiosa, quanto donne accolte per intraprendere un percorso di penitenza. L’istituzione venne soppressa durante la Rivoluzione francese.

Una fonte storica ottocentesca ricorda espressamente che la comunità ebbe origine da Marie-Madeleine de Ciz, vedova Combé, protestante convertita, e dall’accoglienza di donne desiderose di cambiare vita (Tableau historique et pittoresque de Paris).

Il contesto sociale della fondazione

La comunità del Buon Pastore nacque entro la complessa politica assistenziale e disciplinare della Francia dell’Ancien Régime. Le giovani accolte venivano definite nelle fonti dell’epoca filles repenties, ossia donne che intendevano abbandonare la prostituzione o comportamenti considerati moralmente irregolari.

La finalità dichiarata era religiosa e caritativa: offrire ricovero, istruzione spirituale e una forma di reinserimento. Allo stesso tempo, queste istituzioni partecipavano alla cultura seicentesca dell’isolamento e del controllo delle persone ritenute marginali. La casa del Buon Pastore fu quindi insieme luogo di protezione, conversione e severa disciplina.

Questa duplice dimensione rende il foglio particolarmente interessante come documento di storia sociale femminile. Non raffigura una santa canonizzata o una principessa, ma una donna realmente esistita che assunse un ruolo direttivo all’interno di una nuova istituzione assistenziale.

Analisi iconografica

Madame de Combé è rappresentata seduta all’interno di uno studio. Indossa un abito grigio dalle ampie maniche e un lungo velo nero che incornicia il volto. La sobrietà della veste contrasta con il ricco tendaggio rosso e con i numerosi volumi dorati disposti sugli scaffali.

La mano destra è appoggiata sul petto, in un gesto di professione di fede e raccoglimento; la sinistra sostiene un libro aperto. Il volto è rivolto direttamente verso l’osservatore, secondo una formula propria dei ritratti ufficiali di fondatori e superiori religiosi.

Sul tavolo sono disposti un crocifisso, un teschio, un libro, un rosario e una sottile verga o disciplina. Non si tratta di semplici accessori decorativi, ma di un vero programma morale.

Il crocifisso rappresenta la Passione di Cristo; il teschio è un memento mori, richiamo alla brevità della vita; il libro allude alla preghiera e alla formazione dottrinale; il rosario identifica la pratica devozionale quotidiana; la disciplina richiama le forme di penitenza corporale diffuse nella spiritualità dell’epoca.

Il “Buon Pastore” come metafora

Il testo stabilisce un rapporto diretto fra la superiora e Cristo, definito “Bon Pasteur”. L’immagine del Buon Pastore, derivata dal Vangelo di Giovanni, assume qui un significato istituzionale: come Cristo cerca e riconduce la pecora smarrita, così la comunità fondata da Madame de Combé intendeva recuperare le donne considerate “perdute”.

La fondatrice è dunque raffigurata contemporaneamente come convertita e convertitrice. La sua precedente appartenenza protestante viene presentata come un errore superato; la successiva opera caritativa diviene la prova visibile dell’autenticità della nuova fede.

Tecnica incisoria

L’opera è realizzata su rame con una tecnica mista a bulino e acquaforte. Il volto e le mani sono definiti mediante sottili tratteggi curvilinei, mentre le vesti, lo sfondo e il tendaggio presentano trame più fitte e regolari.

Particolarmente accurata è la resa dei libri, le cui file dorate costruiscono uno sfondo ordinato e simbolicamente legato alla dottrina. Il fondo azzurro, il rosso del drappo e il nero compatto del velo creano una netta scansione cromatica attorno al volto.

Non risultano visibili firme dell’incisore, indicazioni editoriali o nomi dell’autore del modello. È pertanto corretto mantenere l’attribuzione ad anonimo incisore francese, verosimilmente attivo a Parigi.

La coloritura coeva

La coloritura manuale impiega rosso carminio nel tendaggio e sul piano del tavolo, azzurro nello sfondo, giallo-oro nei libri e negli oggetti devozionali, grigio nelle vesti e nero nel velo. Tocchi rosa ravvivano il volto e le labbra.

Le stesure rispettano la struttura dell’incisione e lasciano emergere il tratteggio sottostante. L’oro, utilizzato sui libri, sul crocifisso e sugli ornamenti, accentua il carattere prezioso del foglio senza trasformarlo in una raffigurazione mondana.

L’aspetto dei pigmenti appare coerente, sulla base della fotografia, con una coloritura antica e plausibilmente coeva. Un esame diretto rimane comunque necessario per distinguere con certezza eventuali riprese successive.

Stato dell’opera

L’incisione risulta completa nella figurazione, nel nome, nella qualifica e nella quartina celebrativa, ma è stata rifilata lungo il limite esterno della cornice e anticamente applicata su un foglio di carta vergata di dimensioni maggiori.

Il supporto presenta marcate pieghe verticali, alcune ondulazioni, leggere macchie e minime irregolarità marginali. Tali difetti interessano soprattutto la carta di montaggio; la parte incisa conserva una buona leggibilità e una coloritura ancora intensa.

Non emergono dalla fotografia lacune sostanziali nella composizione. Lo stato può essere definito buono, completo e decorativamente molto gradevole, con montaggio antico e pieghe del supporto da dichiarare. Il passe-partout appare successivo e dovrebbe essere verificato per accertare che sia realizzato con materiali conservativi.

Perché è interessante oggi

L’incisione costituisce una rara testimonianza figurativa di Marie-Madeleine de Ciz, vedova de Combé, personaggio poco noto ma importante per la storia dell’assistenza femminile nella Parigi di Luigi XIV. Il foglio permette di approfondire temi quali conversione religiosa, filantropia, istituzioni per donne penitenti e ruolo direttivo femminile nell’Ancien Régime.

Perché è un acquisto consapevole

Il soggetto è identificato direttamente dall’iscrizione e la sua vicenda può essere collocata con precisione nella Parigi degli anni 1686–1700. La rarità iconografica compensa in parte il rifilo e il montaggio antico. L’opera è quindi indicata per raccolte dedicate alla storia religiosa, alla condizione femminile, alle istituzioni assistenziali e ai ritratti francesi del Seicento.

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