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Marco Lastri (attrib.)…  L’Etruria Pittrice. Ovvero Storia della Pittura Toscana … Firenze, Niccolò Pagni e Giuseppe Bardi, 1791-1795

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Grande impresa editoriale fiorentina dell’età illuminista, L’Etruria Pittrice rappresenta uno dei primi tentativi sistematici di documentare la storia della pittura toscana attraverso un ricco apparato di incisioni tratte dai suoi capolavori. Le grandi acqueforti realizzate dai principali incisori attivi a Firenze tra XVIII e XIX secolo costituiscono ancora oggi una preziosa fonte iconografica per opere talvolta perdute o profondamente trasformate. Gli esemplari completi dei due volumi risultano sempre più rari sul mercato antiquario, anche a causa dello smembramento delle tavole per la vendita separata delle stampe.

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Marco Lastri (attrib.)…

L’Etruria Pittrice. Ovvero Storia della Pittura Toscana dedotta dai suoi monumenti che si esibiscono in stampa dal secolo X fino al presente

Firenze, Niccolò Pagni e Giuseppe Bardi, 1791-1795

Grande e monumentale opera dedicata alla storia della pittura toscana, pubblicata a Firenze alla fine del XVIII secolo e destinata al pubblico colto europeo dei viaggiatori del Grand Tour. L’opera rappresenta una delle più importanti imprese editoriali dedicate alla documentazione del patrimonio artistico toscano prima dell’Ottocento.

Due volumi in grande folio imperiale (cm 55 × 37).

Collazione: Vol. I: (2), (6), 240, (2) + Vol. II: (2), (6), 240, (2).  Imponente apparato iconografico costituito da 123 incisioni, 120 testatine, numerosi capilettera istoriati e non e numerosi elaborati finalini barocchi.

Specifiche relative al contenuto iconografico

  • Due frontespizi incisi (uno al primo e uno al secondo volume)  che raffigurano un’ampia cornice ornamentale entro la quale compare al piede l’emblema con il leone che regge il giglio fiorentino, simbolo civico della città.
  • Nel primo volume al frontespizio segue, una grande tavola allegorica disegnata da Giuseppe Fabbrini e incisa da Carlo Lasinio nel 1791, raffigurante Minerva che convoca il Genio della Pittura, accompagnati dalle allegorie dell’Alba e del Tempo: immagine programmatica che introduce il progetto storiografico dell’opera.
  • Ai primi fogli (di presentazione o dedica) alcuni capilettera istoriati di ragguardevoli dimensione.
  • N. 120 grandi tavole incise all’acquaforte (60 per volume)., ciascuna preceduta da una carta di testo dedicata al pittore o all’opera rappresentata. Il testo è disposto in doppia colonna italiano-francese, caratteristica tipica delle pubblicazioni destinate alla diffusione internazionale tra studiosi, antiquari e viaggiatori europei.
  • Ogni stampa è preceduta da una carta di testo dedicata al pittore e all’opera rappresentata. Il testo è disposto in doppia colonna italiano-francese, caratteristica tipica delle pubblicazioni destinate alla diffusione internazionale tra studiosi, antiquari e viaggiatori europei, ogni pagina porta in alto un elegante medaglione inciso con il ritratto dell’artista (120 testate), i medaglioni sono inseriti entro cornici ornamentali accompagnati da attributi simbolici della pittura, i testi su doppia colonna propongono n. 2 capilettera di stile mentre al fine talvolta troviamo elaboratissimi finalini (Cul de lampe) di gusto barocco. Questi medaglioni non hanno una funzione puramente decorativa: essi riflettono il programma culturale illuminista dell’opera, volto a costruire una vera e propria galleria ideale dei maestri della pittura toscana, in cui ogni artista è presentato come figura esemplare della tradizione artistica regionale.  L’uso del medaglione, ispirato alla tradizione antiquaria delle raccolte di ritratti illustri, conferisce alla raccolta un carattere quasi monumentale, trasformando l’opera in una sorta di pantheon della pittura toscana.

Iconografia delle tavole

Le tavole riproducono celebri dipinti della tradizione pittorica toscana dal Medioevo al pieno Rinascimento, tra cui opere attribuite o riferite a:

  • Cimabue
  • Giotto e la sua scuola
  • Fra Filippo Lippi
  • Leonardo da Vinci
  • Andrea del Sarto
  • Lodovico Cardi detto il Cigoli
  • Antonio Tempesta
  • e numerosi altri maestri della scuola fiorentina.

Autori e incisori

Sebbene l’opera venga spesso attribuita a Marco Lastri (1731-1811), letterato ed erudito fiorentino coinvolto nel progetto editoriale, essa fu in realtà il risultato di un’impresa collettiva promossa dagli editori Niccolò Pagni e Giuseppe Bardi, con la collaborazione di diversi studiosi e artisti.

I disegni preparatori furono realizzati da artisti quali:

  • Giuseppe Pera
  • Carlo Bozzolini
  • Francesco Gallardo.

Le incisioni furono invece eseguite da alcuni dei principali incisori attivi a Firenze tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo:

  • Giovanni Francesco Ravenet
  • Marco Lastri
  • Carlo Lasinio
  • Matteo Carboni
  • Ferdinando Gregori
  • Gaetano Vascellini
  • Cosimo Colombini
  • e altri incisori della scuola calcografica fiorentina.

L’opera rappresenta quindi una grande impresa calcografica collettiva, analoga alle grandi raccolte illustrative europee dell’epoca.

Pubblicazione e diffusione

L’Etruria Pittrice fu pubblicata per sottoscrizione tra il 1791 e il 1795, con uscita progressiva dei fascicoli. Il progetto editoriale richiese notevoli investimenti economici a causa:

  • del grande formato delle tavole
  • dell’elevato numero di incisori coinvolti
  • della qualità della carta e della stampa.

Proprio per questo la tiratura fu relativamente limitata e molti esemplari, nel corso dell’Ottocento e del Novecento, furono smembrati per la vendita delle singole tavole, circostanza che rende oggi non comune la presenza di copie complete dei due volumi.

Dediche e mecenatismo

L’opera fu sostenuta da importanti mecenati delle arti.

Il primo volume è dedicato al Cavaliere Sir John Macpherson, governatore generale del Bengala, figura di primo piano nell’amministrazione britannica in India.

Il secondo volume è dedicato al marchese Fabio Feroni, raffinato collezionista fiorentino e proprietario del dipinto Narciso al fonte di Benedetto Luti, riprodotto nella raccolta.

Caratteristiche tecniche della carta

Molte carte dell’esemplare presentano la tipica tonalità azzurrina della carta vergata settecentesca, ottenuta mediante l’aggiunta di pigmenti blu (indaco o azzurrite) nella pasta cartacea.

Questa pratica, diffusa nelle edizioni di pregio tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, aveva lo scopo di:

  • migliorare la percezione ottica della bianchezza della carta
  • aumentare il contrasto con il segno inciso
  • valorizzare la qualità della stampa calcografica.

La presenza di tale carta testimonia l’utilizzo di materiali di qualità superiore, destinati alle grandi pubblicazioni illustrate.

Legatura e stato di conservazione

Elegante legatura in mezza pelle marrone, con titoli e fregi dorati al dorso; piatti rivestiti con carta marmorizzata.

Esemplare in stato di conservazione eccellente, con carte fresche, incisioni nitide e margini molto ampi. Numerose carte conservano la caratteristica tonalità azzurrina della carta vergata di qualità.

Nota storico-artistica

L’Etruria Pittrice costituisce uno dei più importanti tentativi settecenteschi di costruire una storia della pittura toscana attraverso la riproduzione a stampa delle sue opere principali, anticipando le grandi imprese editoriali ottocentesche dedicate alla documentazione del patrimonio artistico europeo.

L’opera conserva inoltre grande interesse documentario, poiché alcune opere raffigurate nelle tavole risultano oggi perdute o profondamente alterate, rendendo queste incisioni una fonte iconografica di grande valore.

Commento critico sulle tavole e sui testi

Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è il rapporto tra tavola incisa e testo storico-critico.

Ogni tavola non è concepita come semplice riproduzione, ma come interpretazione grafica dell’opera pittorica, accompagnata da un commento che ne contestualizza la posizione nella storia dell’arte toscana.

Gli autori del testo adottano una prospettiva tipicamente illuminista: la storia della pittura viene presentata come progressivo perfezionamento dell’arte, dal Medioevo fino alla piena maturità rinascimentale.

La tavola dedicata a Leonardo da Vinci

Particolarmente significativa è la tavola dedicata a Leonardo da Vinci, nella quale viene riprodotto il celebre gruppo di cavalieri combattenti, tratto dal cartone preparatorio per la Battaglia di Anghiari.

L’opera originale di Leonardo, come noto, è andata perduta; la sua conoscenza deriva da copie, disegni e testimonianze indirette. La presenza di questa incisione all’interno dell’Etruria Pittrice riveste quindi grande importanza documentaria, poiché contribuisce alla trasmissione iconografica di un capolavoro scomparso.

L’incisione enfatizza:

  • la violenza dinamica della composizione
  • l’intreccio dei cavalli
  • la tensione dei corpi e delle armi.

Il testo che accompagna la tavola presenta Leonardo come figura centrale del progresso artistico, capace di portare la pittura a un livello di perfezione mai raggiunto prima.

Le tavole dedicate ai maestri toscani

Le altre tavole, dedicate a pittori come Cimabue, Fra Filippo Lippi e Andrea del Sarto, seguono una struttura analoga:

  1. ritratto dell’artista nel medaglione
  2. testo critico bilingue
  3. grande tavola calcografica.

Nel caso della Madonna di Cimabue, ad esempio, la tavola rappresenta uno dei primi tentativi di documentazione grafica sistematica di un capolavoro medievale fiorentino.

La Natività di Fra Filippo Lippi mostra invece la transizione stilistica verso il naturalismo rinascimentale.

La tavola dedicata ad Andrea del Sarto, con il Cristo morto con la Vergine e altri santi, evidenzia l’equilibrio compositivo e la dolcezza espressiva tipici dell’artista.

Il valore documentario della raccolta

Per alcuni dipinti oggi:

  • perduti
  • dispersi
  • profondamente restaurati o alterati,

le incisioni dell’Etruria Pittrice rappresentano una delle poche testimonianze iconografiche rimaste.

Per questo motivo l’opera continua a essere consultata dagli storici dell’arte.

Nota antiquaria sulle tavole più ricercate

Nel mercato antiquario delle stampe alcune tavole dell’Etruria Pittrice hanno acquisito nel tempo un valore autonomo, poiché riproducono opere celebri della scuola toscana e presentano una qualità incisoria particolarmente elevata. Tra le più ricercate dai collezionisti si segnalano in particolare le tavole dedicate a:

  • Leonardo da Vinci – Battaglia di Anghiari (gruppo di cavalieri)
  • Cimabue – Madonna di Santa Maria Novella
  • Fra Filippo Lippi – Natività
  • Andrea del Sarto – Cristo morto con la Vergine e i santi
  • Antonio Tempesta – scene storiche e religiose
  • Cigoli – composizioni sacre della scuola fiorentina

Queste incisioni, quando conservate sciolte, compaiono frequentemente sul mercato antiquario e nelle vendite di stampe antiche, talvolta con quotazioni particolarmente elevate, a seconda della freschezza della tiratura e dello stato di conservazione.

Proprio per questo motivo numerosi esemplari dell’opera furono in passato smembrati per la vendita separata delle tavole, circostanza che rende oggi relativamente più raro incontrare copie complete dei due volumi con tutte le incisioni conservate nella loro sequenza originale.

La presenza integrale delle 120 tavole conferisce pertanto all’opera non solo maggiore valore antiquario, ma anche un’importanza documentaria superiore, poiché consente di apprezzare il progetto editoriale nella sua interezza.

L’Etruria Pittrice e la nascita della moderna storia dell’arte

L’Etruria Pittrice si inserisce in un momento cruciale della cultura europea, quando la storia dell’arte comincia a trasformarsi da semplice raccolta di biografie di artisti in disciplina critica e documentaria. Se Giorgio Vasari nel XVI secolo aveva costruito una grande narrazione della pittura italiana attraverso le vite degli artisti, gli studiosi del Settecento iniziarono invece a fondare la storia dell’arte su monumenti, opere e testimonianze visive.

L’impresa editoriale promossa a Firenze da Niccolò Pagni e Giuseppe Bardi risponde esattamente a questo nuovo orientamento culturale. L’opera non si limita a raccontare la vita dei pittori, ma propone una documentazione sistematica delle opere attraverso la stampa calcografica, consentendo agli studiosi e ai collezionisti europei di conoscere direttamente i capolavori della pittura toscana.

In questo senso L’Etruria Pittrice può essere considerata una delle prime grandi raccolte che anticipano il metodo della moderna storia dell’arte: la conoscenza degli artisti non avviene più soltanto attraverso il racconto biografico, ma attraverso la riproduzione e l’analisi delle opere stesse. La tavola incisa diventa così uno strumento di studio, capace di diffondere modelli artistici e di preservare la memoria di dipinti talvolta destinati a dispersione o trasformazione nel corso del tempo.

Questa impostazione riflette pienamente lo spirito dell’Illuminismo e il clima culturale della Firenze tardo settecentesca, dove antiquari, studiosi e collezionisti cercavano di sistematizzare il patrimonio artistico della Toscana, trasformando la tradizione vasariana in una vera e propria storia critica della pittura fondata sui monumenti artistici.

 

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