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Marcus Fabius Quintilianus – Institutionum Oratoriarum Libri XII + Declamationum Liber – Lugduni, Sebastian Gryphius, 1536

800,00  656,00 

Elegante edizione lionese di Gryphius, tipico esempio della raffinata produzione umanistica del tipografo. Copia completa, fresca e in legatura pergamenacea coeva. Raro sul mercato in questo stato di conservazione.

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Marcus Fabius Quintilianus

M. Fabii Quintiliani Institutionum Oratoriarum Libri XII + M. Fabii Quintiliani Oratoris Eloquentissimi Declamationum Liber
Lugduni, Sebastian Gryphius, 1536

Descrizione bibliografica
Due opere in un volume in-8° (cm 18 x 13). Pagine: 607, (1), (22 indice), (1 bianca) per le Institutiones; 247, (1) per le Declamationes. Presente un’antica nota di possesso alla prima carta. Entrambe le opere recano il proprio frontespizio con marca tipografica gryphiana (il celebre grifone su cubo e globo alato) e presentano capilettera istoriati. Esemplare completo.

Legatura
Legatura coeva in piena pergamena rigida, con titolo entro una cornice dorata al dorso; tagli antichi gommati e perfettamente conservati. Copia solida, minima patina del tempo, dorso ben preservato e pergamena solamente lievemente ondulata come d’uso.

Stato di conservazione
Ottima copia da collezione: carte fresche, impressione nitida su carta spessa, bassa incidenza di foxing, cucitura stabile. Margini ampi. Solo qualche marginale alone non invasivo.

Note storiche- critiche

Quintiliano e la tradizione educativa umanistica

Le Institutiones oratoriae rappresentano la più completa sintesi della pedagogia e tecnica oratoria del mondo latino, punto di riferimento imprescindibile per l’intera educazione umanistica rinascimentale. Quintiliano, unico retore dell’antichità a ricoprire una cattedra statale di eloquenza, costruisce un percorso formativo che va dall’infanzia all’oratore perfetto, fondato sull’imitazione dei modelli e sulla moralità dell’eloquenza. Le Declamationes — anche se in parte spurie secondo la critica moderna — completarono per secoli il corpus didattico, fungendo da palestra retorica per studenti e giuristi.

L’edizione di Sebastian Gryphius (Gryphe)

L’edizione lionese del 1536 appartiene alla produzione matura del grande tipografo umanista Sebastian Gryphius, figura centrale del Rinascimento editoriale francese. Le sue edizioni dei classici si distinguono per eleganza, nitidezza tipografica e rigore filologico, elementi che resero il marchio “Gryphe” sinonimo di qualità e funzionalità nello studio umanistico. La marca del grifone — simbolo della conoscenza che domina il mondo — è una delle più iconiche della tipografia del Cinquecento.

Provenienza e note manoscritte

La presenza di un’antica nota di possesso (verosimilmente tardo-cinquecentesca o seicentesca) aggiunge interesse storico alla copia, attestandone la precoce circolazione in ambienti colti o accademici. La grafia è fine e regolare, indice di un contesto erudito.

Marca Tipografica di Sebastian Gryphius

La marca tipografica di Sebastian Gryphius (Sebastien Gryphe), una delle più riconoscibili dell’editoria europea del XVI secolo, raffigura un grifone — animale araldico metà aquila e metà leone — in equilibrio su un cubo geometrico. Il cubo poggia a sua volta su un globo alato, simbolo del sapere che si diffonde nel mondo.

Ai lati compaiono i motti umanistici:
VIRTVTE DVCE (Con la virtù come guida)
COMITE FORTVNA (Con la fortuna come compagna).

La composizione allude alla concezione rinascimentale dell’opera tipografica come veicolo di conoscenza e progresso morale: la virtù orienta l’azione, la fortuna sorregge, il mondo riceve l’impulso del sapere attraverso il libro. Il grifone, animale vigile e regale, allude al ruolo del tipografo come custode della parola classica. La marca conobbe vasta fortuna, al punto da diventare sinonimo di edizioni chiare, pulite, leggibili e filologicamente curate: caratteristiche peculiari della officina lionese di Gryphius, che dominò il mercato umanistico per oltre trent’anni.

Analisi nota manoscritta

L’immagine mostra una grafia seicentesca/inizio settecentesca, elegante e molto regolare. La trascrizione più plausibile è:

“J. C. Cajetanus Botta –
Nunc attinet ad Laus: Testi Dominii…”

Interpretazione:

J. C. Cajetanus Botta
Probabilmente: Joannes (o Josephus) Cajetanus Botta, nome perfettamente compatibile con l’ambito giuridico-teologico degli studi umanistici del XVII secolo. La famiglia Botta è nota nel Piemonte e nella Lombardia già dal Cinquecento, con rami accademici ed ecclesiastici. La formula “J.C.” può stare per Juris Consultus oppure Joannes Cajetanus.

Nunc attinet ad Laus: Testi Dominii… (frase incompleta)
La frase — in latino — sembra alludere a un commento dottrinale:
“Ora riguarda la lode: il dominio dei testi…”
cioè una riflessione sul contenuto dell’opera, forse annotata da un lettore colto che stava confrontando un passo di Quintiliano relativo alla laus, genere oratorio dedicato all’elogio.

La seconda parte è troncata, come spesso accade in note di possesso o marginalia che si interrompono prima dell’argomentazione vera e propria.

Conclusione sulla provenienza

È verosimile che il possessore fosse un giurista o chierico erudito appartenente alla famiglia Botta (o affine), forse attivo tra fine XVII e inizio XVIII secolo: la grafia lo suggerisce, così come la forma della nota, che sembra un abbozzo di commento piuttosto che un semplice ex-libris.

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