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Marida Talamona – Casa Malaparte – Milano, Edizione Clup, 1997

50,00  41,00 

Il volume Casa Malaparte di Marida Talamona rappresenta ancora oggi uno degli studi più solidi, sistematici e documentati sull’iconica abitazione di Capri.

Esaurito

Marida Talamona

Casa Malaparte  
Milano, Edizione Clup, 1997

Volume (dimensione cm 21 × 14,5), pp. 113, (31), illustrato con numerose tavole fotografiche in bianco e nero, planimetrie e riproduzioni d’archivio. Brossura editoriale in cartoncino illustrato, con sovraccoperta trasparente originale sulla quale è stampata una nota autografa di Curzio Malaparte. Buona copia.

Nota sulla presenza dell’autografo (stampato) di Curzio Malaparte (descrizione e commento storico-critico)

Sulla sovraccoperta trasparente dell’esemplare è stampata una singolare nota manoscritta, inchiostro blu, firmata “Malaparte” e datata Capri, 18 maggio 1943. Il testo, di evidente tono ironico-lirico, alterna autoironia domestica e toni epigrammatici tipici della scrittura malapartiana:

“Abbandonato dal tappezziere, dimenticato in giacenza;
or non mi resta più che sedere mirando i glauchi flutti marini.
Qui sul mio scoglio tutto è tristezza: mi manca l’uomo dei miei tappetti.
A chi rivolgermi? Di chi fidarmi?
O Lola! o Lola! all’armi! all’armi!”

Malaparte

La nota, è pienamente coerente con il modo di vivere e di scrivere di Curzio Malaparte negli anni Cinquanta, quando la Casa sulla scogliera di Capo Masullo (oggi universalmente nota come Casa Malaparte) diventava non solo rifugio ma scena letteraria, laboratorio di idee e auto-rappresentazione. Il riferimento ai “tappetti”, all’“uomo dei miei tappetti” e all’attesa solitaria sullo “scoglio” rievoca la dimensione domestica dell’architettura, vista come corpo vivo esigente cure, e restituisce l’immagine di un Malaparte che, perfettamente consapevole del mito che si stava costruendo attorno alla casa, gioca con la propria figura pubblica.

L’invocazione finale “O Lola! O Lola! all’armi!” introduce un tratto di teatralità parodica, quasi una piccola scena di opera buffa. È possibile che il riferimento sia privato, forse rivolto a una collaboratrice, un’amica o un membro della cerchia caprese che frequentava la casa negli anni Cinquanta. L’ironia espressa nella nota conferma il carattere performativo di Casa Malaparte, luogo in cui l’autore coltivava non solo l’isolamento creativo ma anche un raffinato gioco di messinscena personale.

Fortuna critica dell’opera di Marida Talamona

Il volume Casa Malaparte di Marida Talamona rappresenta ancora oggi uno degli studi più solidi, sistematici e documentati sull’iconica abitazione di Capri. Pubblicato nel 1997, il libro segna un punto di svolta nella ricostruzione della storia progettuale e costruttiva dell’edificio, grazie all’accesso privilegiato dell’autrice a fonti d’archivio inedite, ai materiali fotografici storici e alle testimonianze conservate presso la Fondazione di Studi Curzio Malaparte.

La ricezione critica è stata particolarmente positiva nell’ambito della storia dell’architettura del Novecento: la Talamona è stata la prima a ricomporre con rigore filologico la complessa genealogia progettuale di Casa Malaparte, spesso oggetto di mitizzazione e narrazioni contraddittorie. L’opera ha inoltre contribuito a correggere alcuni luoghi comuni diffusi nella letteratura precedente, ad esempio relativi al ruolo di Adalberto Libera o alla natura “solitaria” dell’intero processo progettuale.

A distanza di oltre venticinque anni, il volume rimane un testo di riferimento imprescindibile, utilizzato in ambito accademico e citato in quasi tutte le monografie successive su Malaparte, sull’architettura razionalista italiana e sull’abitare mediterraneo come categoria estetica.

Approfondimento storico-architettonico su Casa Malaparte

Casa Malaparte, costruita fra il 1938 e il 1940 sul promontorio di Capo Masullo a Capri, è oggi considerata uno dei capolavori dell’architettura moderna. Il suo valore non risiede soltanto nella forma sorprendente — una vela rovesciata, una scalinata monumentale che ricorda insieme un tempio e una prua — ma nella capacità di fondere paesaggio, mito personale e spazio letterario.

L’idea iniziale prese forma in un dialogo serrato fra Curzio Malaparte e gli architetti razionalisti del tempo, in particolare Adalberto Libera, anche se la definizione finale dell’edificio è il risultato di un intervento diretto dello stesso Malaparte, che modellò la casa come “proiezione della propria identità”. Il celebre tetto-terrazza con scalinata, completamente aperto sul mare senza parapetti, è un gesto architettonico di rara audacia, anticipando in forme inedite il concetto di spazio scenico applicato all’abitazione privata.

L’impianto della casa — muratura tradizionale, infissi semplici, linee essenziali — contrasta volutamente con la teatralità del luogo, costruendo una dialettica fra architettura povera e veduta assoluta. La posizione, difficilissima da raggiungere e del tutto esposta, ha contribuito alla leggenda della casa come luogo di isolamento, meditazione e invenzione letteraria.

Le tavole e le fotografie presenti nel volume della Talamona restituiscono con precisione il cantiere (estate 1940), le soluzioni tecniche adottate, le modifiche in corso d’opera e la successiva patina del tempo, rivelando come la casa sia un organismo vivo, più volte riplasmato ma sempre fedele alla propria essenza originaria.

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