Mario Appelius
Cina
Milano, ALPES Edizioni, 1926
Descrizione bibliografica:
Volume in 8° (cm 20 × 14), pp. 316, (6). Con 30 illustrazioni fotografiche fuori testo. Brossura editoriale in cartoncino con coperta illustrata a colori (draghi affrontati e pagoda centrale), titoli al dorso. Esemplare in buona copia, con fisiologici segni d’uso e leggere fioriture sparse.
Nota storico-critica sull’opera e sul contesto
Cina (1926) rappresenta uno dei contributi più significativi di Mario Appelius nel campo della narrativa di viaggio italiana del primo Novecento. Giornalista, conferenziere e divulgatore instancabile, Appelius interpreta il viaggio non come semplice reportage, ma come strumento ideologico e antropologico, volto a spiegare al pubblico italiano la complessità di mondi allora percepiti come lontani e indecifrabili.
Il testo nasce in un momento cruciale della storia cinese: gli anni immediatamente successivi alla caduta dell’Impero Qing (1911), tra signori della guerra, presenza coloniale occidentale e primi fermenti nazionalisti. Appelius osserva questo scenario con uno sguardo insieme affascinato e critico, alternando descrizioni monumentali – templi, statue, rituali – a considerazioni sul carattere del popolo cinese, sulla struttura sociale e sugli effetti della modernità. La prosa, vivace e spesso tesa alla costruzione di immagini forti, riflette il gusto dell’epoca per l’”esotico” e per il viaggio come esperienza morale oltre che geografica.
Le 30 illustrazioni costituiscono parte integrante del progetto editoriale ALPES: incarnano una Cina monumentale e arcaizzante, in perfetta sintonia con l’immaginario visivo che Appelius trasmette ai lettori. Il libro è dunque non solo un’opera di viaggio, ma un documento della percezione occidentale della Cina negli anni Venti, utile agli studi sulla rappresentazione culturale dell’Oriente nella letteratura italiana.
Nota storico-editoriale sulle edizioni ALPES
La casa editrice ALPES, attiva a Milano tra gli anni Dieci e Trenta del Novecento, si distinse per un progetto culturale che combinava divulgazione moderna, attenzione grafica e una linea editoriale aperta alle grandi trasformazioni geopolitiche del periodo. Fondata con l’intento di offrire un catalogo aggiornato alle esigenze di un pubblico colto ma non specialistico, ALPES privilegiò opere di viaggio, saggi politici, testi di geopolitica, reportage e narrativa d’attualità, affiancando agli autori italiani alcune traduzioni strategiche dall’estero.
Elemento caratterizzante della produzione ALPES fu la cura iconografica e tipografica, spesso superiore alla media delle coeve edizioni divulgative: copertine illustrate, marchio editoriale riconoscibile, cartoncini di qualità, impaginazione ariosa e frequente utilizzo di tavole fotografiche fuori testo. Tale impostazione rispondeva a una precisa strategia editoriale: costruire volumi non solo informativi ma anche esteticamente riconoscibili, destinati a un pubblico borghese interessato alla modernità internazionale.
Nel catalogo ALPES trovano spazio figure quali Mario Appelius, A. Arcari, G. de Poncins e altri autori che contribuirono a delineare una narrativa di viaggio e di analisi geopolitica improntata a un forte senso dell’attualità. Le opere di Appelius, in particolare, incarnano perfettamente lo spirito dell’editore: testi dinamici, ricchi di osservazioni etnografiche, spesso influenzati dal dibattito ideologico europeo degli anni Venti.
Oggi le edizioni ALPES sono oggetto di un rinnovato interesse collezionistico, sia per il valore storico-documentario (testimonianza di un momento cruciale nella percezione occidentale di Oriente, Africa e America Latina), sia per la qualità grafica delle prime tirature. La loro presenza nel mercato antiquario è discontinua: alcuni titoli risultano comuni, mentre le prime edizioni più illustrate o legate a temi geopolitici di grande attualità sono più ricercate e mostrano quotazioni crescenti.












