Nicolas de Catinat, maresciallo di Francia, Parigi, verosimilmente circa 1693–1700
Anonimo incisore francese, edito da Jean Mariette, Nicolas de Catinat, Maréchal de France, Parigi, verosimilmente circa 1693–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature metalliche dorate e argentate; foglio mm 325 × 235; titolo e indirizzo editoriale impressi, composizione completa, impressione piena e ampi margini.
Identificazione del personaggio
La grande iscrizione al piede identifica senza ambiguità il personaggio:
Nicolas de Catinat Maréchal de France.
Si tratta di Nicolas de Catinat de La Fauconnerie (Parigi, 1º settembre 1637 – Saint-Gratien, 22 febbraio 1712), uno dei maggiori comandanti francesi dell’ultima parte del regno di Luigi XIV.
Catinat fu nominato maresciallo di Francia nel 1693, dopo essersi distinto nelle campagne contro il ducato di Savoia. Le vittorie di Staffarda e Marsaglia gli assicurarono un posto di rilievo nella storia militare europea del Seicento.
L’incisione lo presenta a figura intera, con il bastone di maresciallo, davanti a cannoni fumanti, fortificazioni e trofei d’armi. Il ritratto non celebra un uomo di corte, ma il comandante formatosi direttamente sui campi di battaglia.
L’editore Jean Mariette
Sotto la cornice figurata si legge:
Paris chez J. Mariette, rue St Jacques, aux Colonnes d’Hercule.
Il foglio venne pubblicato da Jean Mariette (1660–1742), importante incisore, mercante ed editore di stampe appartenente a una delle più celebri famiglie della calcografia parigina.
La bottega delle Colonnes d’Hercule, situata nella rue Saint-Jacques, commercializzava ritratti di sovrani, principi, ecclesiastici e comandanti militari, oltre a immagini religiose e soggetti allegorici.
La pubblicazione di questo ritratto mostra come le imprese di Catinat fossero diventate argomento di interesse pubblico. Il maresciallo entrava così nelle gallerie figurate degli uomini illustri dell’epoca di Luigi XIV.
Non risultano visibili firme separate dell’incisore o dell’autore del modello. La corretta attribuzione rimane pertanto:
Anonimo incisore francese, edito da Jean Mariette.
Datazione
Il titolo di maresciallo consente di stabilire un preciso termine cronologico. Catinat ricevette il bastone di maresciallo di Francia il 27 marzo 1693.
L’incisione non può dunque essere anteriore a tale data. L’aspetto del personaggio, ancora relativamente giovane, la struttura compositiva e il rilievo attribuito al bastone suggeriscono che la matrice sia stata preparata poco dopo la promozione.
La datazione più convincente è:
Parigi, circa 1693–1700.
Il foglio appartiene quindi effettivamente all’ultimo decennio del Seicento, con la possibilità di tirature proseguite nei primissimi anni del secolo successivo.
L’ambientazione bellica potrebbe alludere alla vittoria di Marsaglia del 1693, che precedette immediatamente la nomina, ma l’assenza di indicazioni topografiche impedisce di collegare con assoluta certezza lo sfondo a una battaglia specifica.
Nicolas de Catinat
Nicolas de Catinat nacque a Parigi nel 1637 da una famiglia della magistratura. Il padre ricopriva incarichi nell’amministrazione cittadina e immaginava per il figlio una carriera giuridica.
Catinat studiò legge ed esercitò brevemente come avvocato. Ben presto, tuttavia, abbandonò la professione per entrare nell’esercito.
Questa formazione iniziale contribuì probabilmente a sviluppare il suo carattere riflessivo. A differenza di molti comandanti aristocratici del tempo, Catinat era noto per la prudenza, l’autocontrollo e la capacità di analizzare attentamente le situazioni.
I soldati gli attribuirono il soprannome di “Père la Pensée”, il “Padre del Pensiero”, proprio per l’abitudine di ponderare le decisioni prima di agire.
Una carriera costruita sul merito
Catinat iniziò il servizio militare nelle Gardes françaises e partecipò all’assedio di Lilla del 1667. Si distinse durante la guerra d’Olanda e avanzò progressivamente nella gerarchia.
La sua carriera rappresenta un caso significativo all’interno dell’esercito di Luigi XIV. Pur appartenendo a una famiglia rispettabile, Catinat non proveniva dall’alta aristocrazia militare e dovette conquistare ogni promozione attraverso il servizio.
Ottenne incarichi di responsabilità grazie alla disciplina, all’esperienza e alla capacità di mantenere il controllo delle truppe. La sua reputazione era quella di un ufficiale affidabile, poco incline alle esibizioni e attento alla logistica.
Queste qualità emergono anche nell’incisione: la figura appare composta, stabile e priva di gesti teatrali eccessivi.
Le campagne contro i valdesi
Nel 1686 Catinat partecipò alle operazioni franco-sabaude contro le comunità valdesi nelle valli piemontesi.
La campagna si inseriva nella politica di repressione religiosa seguita alla revoca dell’Editto di Nantes e negli accordi fra Luigi XIV e Vittorio Amedeo II di Savoia. Le operazioni furono particolarmente dure e provocarono uccisioni, deportazioni e fughe.
Questo episodio rappresenta una pagina controversa della sua carriera e deve essere ricordato nel corretto contesto storico. Catinat agiva come comandante al servizio della monarchia, ma le conseguenze sulla popolazione valdese furono drammatiche.
L’incisione, concepita con intenti celebrativi, naturalmente non registra tali aspetti: costruisce l’immagine ufficiale del maresciallo vittorioso e fedele al re.
La guerra della Lega d’Augusta
La fase più importante della carriera di Catinat coincise con la guerra della Lega d’Augusta, combattuta dal 1688 al 1697.
Luigi XIV gli affidò il comando dell’esercito francese sul fronte alpino e piemontese. Il principale avversario era il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, schieratosi con la coalizione antifrancese.
Il teatro di guerra era particolarmente difficile. Le Alpi imponevano problemi di approvvigionamento, comunicazione e movimento delle artiglierie. Catinat dimostrò notevole capacità nell’adattare le operazioni alle caratteristiche del territorio.
La sua strategia alternava cautela, rapidità di manovra e sfruttamento degli errori avversari. Queste qualità avrebbero raggiunto la massima espressione a Staffarda e Marsaglia.
La vittoria di Staffarda
Il 18 agosto 1690 Catinat affrontò l’esercito sabaudo e alleato nei pressi dell’abbazia di Staffarda, vicino a Saluzzo.
Vittorio Amedeo II accettò battaglia senza attendere tutte le proprie forze. Catinat seppe approfittare della situazione e lanciò un attacco coordinato che mise in difficoltà lo schieramento avversario.
La vittoria francese fu netta. Le truppe sabaude subirono perdite considerevoli e dovettero abbandonare il campo.
Staffarda aprì ai francesi una parte importante del Piemonte e consolidò la reputazione di Catinat. Il maresciallo venne riconosciuto come comandante capace di dirigere con efficacia fanteria, cavalleria e artiglieria.
Nizza, Susa e la guerra alpina
Dopo Staffarda, Catinat proseguì le operazioni contro i territori sabaudi. Le campagne coinvolsero piazzeforti, passi alpini e vie di comunicazione strategiche.
Le fortezze erano essenziali per controllare il territorio. L’artiglieria e l’ingegneria militare assumevano quindi un ruolo decisivo, come suggeriscono i cannoni e la rocca fumante rappresentati nell’incisione.
Catinat non fu soltanto comandante di battaglie campali: maturò una vasta esperienza negli assedi, nella difesa delle linee e nel coordinamento delle guarnigioni.
L’ambientazione scelta da Mariette sintetizza precisamente questa molteplicità di funzioni. Il maresciallo è circondato da cannoni, corazze, elmi, tende e fortificazioni.
La battaglia di Marsaglia
Il 4 ottobre 1693 Catinat affrontò nuovamente Vittorio Amedeo II nella battaglia di Marsaglia, presso Orbassano, alle porte di Torino.
Il maresciallo organizzò un attacco disciplinato e sfruttò efficacemente la superiorità delle proprie forze. Lo schieramento alleato venne travolto e costretto a ritirarsi con gravi perdite.
Marsaglia rappresentò il momento culminante della carriera di Catinat. La vittoria confermò il predominio francese sul fronte piemontese e giustificò pienamente la promozione a maresciallo.
È plausibile che l’incisione sia stata prodotta nel clima celebrativo seguito a questi avvenimenti. Il fumo dell’artiglieria, la fortificazione e i trofei militari alludono bene alla campagna italiana, pur senza descrivere letteralmente il campo di Marsaglia.
Il trattato con la Savoia
Nonostante i successi francesi, la guerra sul fronte alpino rimase costosa. Luigi XIV avviò trattative separate con Vittorio Amedeo II.
Nel 1696 il duca di Savoia abbandonò la coalizione e concluse con la Francia il trattato di Torino. La pace modificò nuovamente gli equilibri dell’Italia settentrionale e permise a Luigi XIV di concentrare le proprie forze su altri fronti.
Catinat ebbe un ruolo tanto militare quanto politico nella gestione del teatro italiano. La conoscenza del territorio e dell’avversario lo rese una figura centrale nei rapporti fra Francia e Savoia.
La guerra di successione spagnola
All’inizio della guerra di successione spagnola, nel 1701, Catinat ricevette nuovamente il comando dell’esercito francese in Italia.
Si trovò di fronte il principe Eugenio di Savoia, uno dei più brillanti comandanti europei del tempo. Eugenio riuscì ad attraversare le Alpi e a sorprendere le posizioni francesi.
Catinat adottò una strategia prudente, condizionata anche dagli ordini ricevuti da Versailles e dalla difficoltà di comprendere le intenzioni del ducato di Savoia, ancora formalmente alleato della Francia.
Dopo lo scontro di Carpi, il comando gli venne sottratto e affidato al maresciallo de Villeroy. Catinat rimase nell’esercito in posizione subordinata, ma il rapporto con il nuovo comandante fu difficile.
La successiva sconfitta di Chiari confermò molti dei dubbi strategici che Catinat aveva espresso.
Il ritiro a Saint-Gratien
Dopo la campagna del 1701, Catinat si ritirò progressivamente dalla vita militare e dalla corte.
Si stabilì nella proprietà di Saint-Gratien, dove condusse un’esistenza relativamente semplice, dedicandosi alla lettura, all’amministrazione dei propri beni e alla riflessione.
La scelta del ritiro rafforzò l’immagine di un comandante disinteressato alla magnificenza e alle rivalità cortigiane. Catinat era noto per la moderazione personale e per una sobrietà poco comune fra i grandi dignitari militari.
Morì a Saint-Gratien il 22 febbraio 1712. La sua memoria rimase legata alle vittorie sul fronte piemontese e alla reputazione di generale prudente, umano verso i soldati e poco incline all’ambizione politica.
Analisi iconografica
Catinat è rappresentato in piedi davanti a un paesaggio di guerra. Il corpo è disposto frontalmente, mentre il volto guarda direttamente verso l’osservatore.
La mano destra impugna orizzontalmente il bastone di maresciallo. La sinistra è appoggiata vicino a un gruppo di trofei militari formato da corazza, elmi, pennacchi e armi.
Sul lato opposto compaiono cannoni in azione, una fortificazione posta su un’altura e nuvole di fumo. Ai piedi della figura sono visibili ulteriori elementi dell’equipaggiamento.
La posa è solenne ma controllata. Catinat non impartisce un ordine e non assume l’atteggiamento impetuoso di un comandante all’assalto. Presenta invece il proprio bastone come simbolo di un’autorità conquistata attraverso esperienza e disciplina.
Il bastone di maresciallo
Il bastone azzurro, sostenuto con la mano destra, costituisce il principale attributo del ritratto.
Il bastone di maresciallo di Francia era il segno visibile della più alta dignità militare ordinaria della monarchia. Veniva conferito direttamente dal sovrano e simboleggiava il diritto di comandare le armate reali.
La posizione orizzontale distingue questa immagine da altri ritratti nei quali il bastone viene sollevato o utilizzato per indicare il campo di battaglia.
Catinat lo impugna con naturalezza, quasi senza ostentazione. Tale scelta sembra coerente con la tradizionale descrizione del suo carattere: autorità ferma, ma priva di teatralità.
Il cordone azzurro
Sul petto si distingue una larga fascia azzurra, riferibile al cordon bleu dell’Ordine dello Spirito Santo, massima onorificenza cavalleresca della monarchia francese.
Il colore collega visivamente il cordone al bastone, alle calze e ad alcuni pennacchi degli elmi. La ripetizione dell’azzurro rafforza il rapporto fra Catinat e il servizio al re.
L’insegna non svolge una funzione soltanto decorativa. Essa colloca il maresciallo all’interno dell’élite monarchica e ne certifica la dignità cavalleresca.
I trofei d’armi
Sulla destra è raccolto un complesso gruppo di trofei: corazze, elmi, pennacchi, stoffe, aste e altri elementi dell’equipaggiamento militare.
I trofei hanno un significato celebrativo. Nella tradizione classica e barocca, le armi accumulate indicano la vittoria sul nemico e la conquista della gloria.
La presenza di elmi con pennacchi rossi e azzurri introduce una vivace alternanza cromatica. Le superfici metalliche delle corazze permettono inoltre di utilizzare colorazioni argentate e dorate.
Il braccio sinistro del maresciallo sembra quasi appoggiarsi al gruppo, collegando fisicamente il personaggio alle prove visibili delle proprie vittorie.
I cannoni e la fortezza
Sulla sinistra due bocche da fuoco emergono da una grande nube di fumo. Più in basso compare un terzo cannone, mentre sullo sfondo si distingue una fortificazione collocata sopra un’altura rocciosa.
Questi elementi richiamano le campagne d’assedio e le operazioni alpine condotte da Catinat contro il ducato di Savoia.
La struttura potrebbe evocare Susa, Nizza o una delle numerose piazzeforti coinvolte nella guerra. Non vi sono però iscrizioni o dettagli topografici sufficienti per proporre un’identificazione precisa.
È quindi preferibile interpretare lo sfondo come un paesaggio militare ideale, costruito per sintetizzare l’intera carriera del maresciallo.
Il costume
Catinat indossa una sopravveste rossa, una giubba rosata riccamente decorata, calze azzurre, polsini ricamati e una lunga cravatta bianca.
L’abito è quello di un alto dignitario della corte di Luigi XIV, non l’uniforme pratica indossata durante una campagna. Il ritratto unisce quindi due differenti dimensioni: il comandante sul campo e il cortigiano investito della dignità regia.
La ricchezza della veste contrasta con la reputazione personale di Catinat, tradizionalmente descritto come uomo sobrio. Tale contrasto deriva dalle convenzioni del ritratto ufficiale, che doveva rendere visibile il rango più che l’abbigliamento quotidiano.
Tecnica incisoria
L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di bulino e acquaforte.
Il volto e le mani sono modellati con sottili tratti e puntinature. La lunga parrucca è resa mediante numerose linee curve, organizzate in riccioli regolari.
La giubba, i polsini e la sopravveste presentano trame differenziate capaci di suggerire ricamo, merletto e tessuti pesanti. Gli elmi e le corazze utilizzano segni più serrati, destinati a simulare la riflessione del metallo.
Il paesaggio roccioso, il fogliame e il fumo dell’artiglieria sono trattati con un segno più libero. L’impressione appare piena e sufficientemente nitida anche nelle zone più dense.
Sono conservati integralmente il riquadro figurato, l’indirizzo di Jean Mariette e il titolo.
La coloritura coeva
La coloritura manuale impiega rosso carminio nella sopravveste e nei pennacchi, azzurro nel bastone, nella fascia e nelle calze, rosa nella giubba e negli elementi del primo piano, verde nella vegetazione e tonalità brune nelle rocce.
Le stesure lasciano visibile il tratteggio inciso e conservano una certa trasparenza. La figura viene isolata efficacemente dal paesaggio attraverso il contrasto fra il rosso dell’abito e il verde delle piante.
L’azzurro, ripetuto in diversi punti, conferisce unità alla composizione e guida lo sguardo verso le insegne del comando.
Sulla base delle fotografie, la coloritura appare antica e verosimilmente coeva. Una conferma definitiva richiederebbe comunque l’osservazione diretta dei pigmenti.
Le dorature e le colorazioni metalliche
Le lumeggiature metalliche interessano i ricami, i polsini, i bordi della sopravveste, il bastone, gli elmi e le corazze.
Si distinguono tocchi dorati e tonalità argentate o grigio-metalliche, impiegati per differenziare le stoffe preziose dalle superfici dell’equipaggiamento.
Sulla sola base delle fotografie non è possibile stabilire la composizione chimica dei pigmenti. È pertanto prudente parlare di dorature e colorazioni metalliche antiche, senza identificarle necessariamente come oro o argento puro.
L’effetto è comunque notevole: le corazze e i ricami reagiscono diversamente alla luce, aumentando la profondità e la preziosità della stampa.
Stato dell’opera
Il foglio conserva integralmente la composizione, l’indirizzo di Jean Mariette e il titolo, con impressione piena e ampia marginatura sui quattro lati.
La carta presenta leggere ondulazioni, piccoli punti di ossidazione e fisiologiche irregolarità marginali. Si osservano minime tracce di pressione o piega nella zona inferiore, senza compromissione del titolo.
Non emergono lacune figurative, strappi importanti o abrasioni sostanziali. La coloritura è ancora vivace e le lumeggiature metalliche risultano ampiamente conservate.
Lo stato può essere definito molto buono-eccellente per epoca, completo e di notevole efficacia decorativa, con impressione nitida e ottimi margini.
Perché è interessante oggi
Catinat fu uno dei più importanti comandanti delle guerre combattute fra Francia e Savoia alla fine del Seicento. Le vittorie di Staffarda e Marsaglia ebbero un’influenza decisiva sugli equilibri politici dell’Italia settentrionale.
La sua figura è interessante anche per il particolare percorso personale: formatosi nel diritto, entrò nell’esercito e raggiunse il grado di maresciallo grazie al servizio e alle capacità strategiche.
Il foglio riunisce ritratto, storia militare, iconografia del comando e preziosa coloritura antica. I cannoni, la fortezza e il gruppo di trofei ne fanno una composizione più articolata rispetto ai comuni ritratti a figura isolata.
Perché è un acquisto consapevole
Il soggetto è identificato direttamente dal titolo e l’indirizzo permette di ricondurre il foglio alla bottega di Jean Mariette.
La qualifica di maresciallo consente di datare la stampa dopo il marzo 1693; lo stile e il carattere celebrativo suggeriscono una realizzazione entro la fine del secolo. L’attribuzione all’ultimo quarto del Seicento può dunque essere precisata in circa 1693–1700.
L’incisore materiale resta anonimo e il paesaggio militare non può essere collegato con certezza a una specifica battaglia. La piena impressione, gli ampi margini, la coloritura coeva, le dorature e l’importanza storica del personaggio sostengono tuttavia un significativo valore collezionistico.










