INVESTI in Arte, Cultura e Bellezza -> Sconto 18%
,

Giovan Battista Niccolini – Opere di G. B. Niccolini. – Firenze, Felice Le Monnier, 1858

135,00  110,70 

Edizione in 3 volumi rivista dall’autore, quarta impressione, con tragedie e scritti patriottici. Esemplare in buono stato, legatura novecentesca in mezza tela.

Disponibilità: 1 disponibili

- +
COD: Sdt 1743 Categorie: , Tag: ,

Giovan Battista Niccolini

Opere di G. B. Niccolini. Edizione ordinata e rivista dall’autore. Quarta impressione
Firenze, Felice Le Monnier, 1858

Descrizione bibliografica

  • Formato: in-8° (cm 12 x 19).
  • Legatura: tre volumi in mezza tela novecentesca marrone con piatti in carta marmorizzata; titoli su rettangolo applicato ai dorsi.
  • Pagine: LXXXVII, (1), 460, (2) – 496, (2) – 430, (2).
  • Edizione: quarta impressione, riveduta dall’autore stesso, 1858.

Contenuto
La raccolta presenta in forma ordinata e rivista le opere di Giovan Battista Niccolini (1782–1861), poeta e drammaturgo fiorentino, figura di primo piano del Romanticismo italiano. Comprende tragedie, scritti poetici e componimenti che affrontano temi patriottici, morali e civili.

Niccolini fu autore di tragedie celebri come Arnaldo da Brescia (1843) e Filippo Strozzi (1847), testi che – pur collocandosi nel solco del teatro classico – divennero strumenti di riflessione politica e veicolo di ideali patriottici, in linea con lo spirito risorgimentale.

Importanza dell’opera
L’edizione di Le Monnier, editore cardine del Risorgimento, riveste un valore particolare in quanto rivista e ordinata dallo stesso autore, offrendo quindi un testo “canonico” del suo corpus letterario. La quarta impressione del 1858 precede di poco la morte di Niccolini e riflette la sua ultima volontà editoriale.

L’opera è inoltre significativa per la storia culturale italiana: i drammi di Niccolini furono letti come allegorie politiche e civili, contribuendo a formare la coscienza nazionale.

Approfondimento critico: Giovan Battista Niccolini e il teatro risorgimentale

Niccolini drammaturgo patriottico
Giovan Battista Niccolini (1782–1861) fu una delle figure chiave del Romanticismo patriottico italiano. Le sue tragedie, pur nel solco del modello classico e alfieriano, vennero interpretate dal pubblico contemporaneo come veri e propri manifesti politici: dietro personaggi e vicende storiche, trasparivano infatti richiami diretti alla lotta per l’indipendenza e alla libertà nazionale.

Opere come Arnaldo da Brescia (1843), in cui il protagonista si oppone al potere temporale della Chiesa, o Filippo Strozzi (1847), che celebra la resistenza contro la tirannide medicea, furono lette come allegorie della condizione italiana sotto il dominio straniero e come inviti alla ribellione civile. Niccolini seppe quindi unire arte teatrale e impegno civile, diventando una voce autorevole per il pubblico colto e patriottico.

Il contesto culturale e i circoli patriottici
Nella Firenze della prima metà dell’Ottocento, il fermento culturale risorgimentale trovava espressione anche in accademie e circoli letterari che, sotto l’apparenza di società di studio, coltivavano in realtà ideali liberali e nazionali.

Uno dei più noti fu proprio il Circolo delle Spighe (o Accademia delle Spighe), un sodalizio fiorentino frequentato da intellettuali, letterati e patrioti. Questo circolo, insieme ad altri come l’Accademia della Crusca e i cenacoli democratici legati al Gabinetto Vieusseux, offriva spazi di discussione in cui si intrecciavano letteratura, politica e patriottismo.

Niccolini fu vicino a tali ambienti, nei quali le sue tragedie venivano lette e discusse come strumenti di educazione civile e di propaganda velata. Attraverso questi contesti, la sua voce contribuì alla formazione di una coscienza nazionale condivisa, in un’Italia ancora divisa e soggetta a censura.

Eredità
Alla sua morte, nel 1861, Niccolini fu celebrato come un “vate del Risorgimento”. Le sue opere, pubblicate da Le Monnier in edizioni curate e riviste dall’autore, testimoniano l’intreccio tra letteratura e politica, e il ruolo che il teatro ebbe come palestra di libertà e di identità collettiva.

Niccolini: salute e ultimi anni

Giovan Battista Niccolini negli ultimi decenni della sua vita soffrì di una salute fragile e sempre più precaria. Fu colpito da una cecità progressiva, che lo rese completamente cieco negli ultimi anni: nonostante ciò, continuò a dettare versi e tragedie, sostenuto da amici e allievi che lo aiutavano nella scrittura e nella revisione. La sua infermità fisica non ne spense la forza intellettuale né l’impegno civile, e la sua casa fiorentina rimase luogo di incontro di patrioti, letterati e giovani studenti.

Morì a Firenze nel settembre 1861, pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia, evento che egli salutò come compimento di quelle aspirazioni di libertà che aveva espresso nelle sue tragedie.

Il testamento e la sepoltura

Nel suo testamento Niccolini lasciò disposizioni che rispecchiavano i suoi ideali di uomo libero e patriota. Scelse di essere sepolto a Firenze, nella chiesa di Santa Croce, accanto ai grandi italiani che aveva ammirato come modelli di virtù civile e intellettuale.

Il monumento funebre, eretto nel 1861 e scolpito da Pietro Costa, lo rappresenta con dignità classica e porta un’iscrizione che ne celebra la vita e l’opera come poeta della libertà. La decisione di collocarlo a Santa Croce – il “pantheon degli italiani” – confermava il riconoscimento del suo ruolo di vate risorgimentale, a fianco di Machiavelli, Michelangelo, Galileo e Alfieri.

Testimonianze dei contemporanei

  • Giuseppe Mazzini lo definì un “vate della libertà”, sottolineando come la sua voce teatrale avesse saputo tradurre in arte il desiderio di riscatto nazionale. Mazzini lo ammirava per il coraggio con cui aveva sfidato la censura austriaca e granducale, trasformando tragedie classiche in allegorie politiche.
  • Niccolò Tommaseo, che lo frequentò a Firenze, lo descrisse come un uomo “di aspetto fragile e incurvato, ma di spirito eretto e saldo”, aggiungendo che la deformità del corpo nulla toglieva al rispetto che la sua intelligenza suscitava.
  • Nei ricordi degli amici fiorentini, Niccolini appare come un uomo segnato da due gravi infermità: la cifosi (la gobba) che lo accompagnava fin dalla giovinezza, e la cecità progressiva che lo colpì negli ultimi anni. Nonostante ciò, la sua casa era un vero cenacolo, frequentato da giovani patrioti e letterati, che lo consideravano un maestro di vita oltre che di poesia.
  • Alla sua morte, nel 1861, il commissario straordinario di Firenze, Bettino Ricasoli, ne celebrò la figura ricordandolo come “un uomo piccolo nel corpo, ma gigante nell’animo”, capace di trasmettere ideali di virtù e libertà anche attraverso la sofferenza fisica.

Sintesi

Il contrasto tra la fragilità fisica (gobba e cecità) e la grandezza morale e intellettuale divenne parte integrante della sua leggenda. Niccolini fu percepito come un simbolo del Risorgimento: un uomo che, pur segnato dal dolore, seppe trasformare la propria esistenza in un atto di resistenza civile e di alta poesia patriottica.

Stato di conservazione
Esemplare in buone condizioni: legatura novecentesca solida, interno genuino con rare fioriture sparse.

Nota
Opera di interesse letterario e storico, importante testimonianza della produzione teatrale risorgimentale. Non comune a trovarsi in serie completa e in buono stato.

Torna in alto