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Orazioni scelte di M. T. Cicerone recate in lingua toscana – Milano, per Giuseppe Mazzucchelli, successore Malatesta, 1765

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Prima edizione della traduzione italiana settecentesca delle orazioni di Cicerone, curata dal gesuita Giuseppe Antonio Cantova. Testo italiano a fronte del latino, con note erudite e dedica nobiliare a Gian Andrea Spinola. Importante testimonianza della ricezione di Cicerone nell’Italia illuminista.

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Cicerone, Marco Tullio
(trad. Giuseppe Antonio Cantova, detto Ermocreonte Miceneo)

Orazioni scelte di M. T. Cicerone al senato, al popolo, a Cesare recate in lingua toscana a riscontro del testo latino. Corretto secondo le edizioni del Verburgio e dell’Olivet, con note cavate da più accreditati commentatori ed accresciute.

 Milano, per Giuseppe Mazzucchelli, successore Malatesta, 1765

Prima edizione. Volume in 8° (cm 20,5 × 13), pagg. (12), 344. Frontespizio con vignetta calcografica. Legatura coeva in cartonato rustico, visibili i lacci, dorso muto; carte in buono stato, con naturali segni del tempo e leggere irregolarità marginali, belle barbe

Importante edizione settecentesca di carattere scolastico-umanistico, concepita per offrire una selezione ragionata delle principali orazioni ciceroniane destinate al Senato, al Popolo e a Cesare, presentate in traduzione italiana a fronte del testo latino, secondo un criterio didattico e filologico di piena matrice illuministica. Il testo latino è stabilito sulla base delle autorevoli edizioni di Jean Verburgius e di Pierre-Joseph Thoulier d’Olivet, allora punti di riferimento imprescindibili per la ricezione moderna di Cicerone, mentre l’apparato di note attinge ai commentatori più accreditati, con integrazioni e chiarimenti pensati per un pubblico colto ma non esclusivamente specialistico.

La traduzione è opera di Giuseppe Antonio Cantova (1686-1763), gesuita e umanista nativo di Intra, che dopo la soppressione della Compagnia di Gesù assunse lo pseudonimo erudito di Ermocreonte Miceneo. Cantova fu figura centrale nel panorama della mediazione culturale classica in Italia nel XVIII secolo: le sue versioni di Cicerone, apprezzate per equilibrio stilistico e fedeltà concettuale, furono lodate anche da Girolamo Tiraboschi nella Storia della letteratura italiana, quale esempio di traduzione capace di coniugare eleganza toscana e rigore filologico. Non secondaria, inoltre, la sua attività di bibliofilo e studioso: alla sua morte lasciò la propria biblioteca al Capitolo della Collegiata di Intra, contribuendo alla diffusione locale della cultura classica.

Il volume è dedicato a Gian Andrea Spinola, esponente di una delle più antiche e illustri famiglie aristocratiche genovesi, legate ai casati Spinola e De Mari. La dedica, come emerge dalle carte preliminari, non ha carattere meramente encomiastico, ma riflette il tradizionale rapporto tra aristocrazia colta e produzione editoriale erudita nel Settecento italiano, in cui il patrocinio nobiliare garantiva autorevolezza, diffusione e stabilità economica all’opera.

Nel suo insieme, questa edizione rappresenta un significativo esempio di editoria classica lombarda di metà Settecento, collocandosi tra le traduzioni ciceroniane più meditate e culturalmente consapevoli del periodo, con un equilibrio riuscito tra funzione didattica, ambizione letteraria e rigore testuale.

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