Psalterium Romanum Dispositum per Hebdomadam –
Ad normam Breviarii ex decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum
Venetiis, apud Cieras, 1684
Dati editoriali e bibliografici
Imponente edizione liturgico-musicale del Psalterium Romanum, stampata a Venezia nel 1684 presso l’editore Cieras, conforme alle disposizioni del Concilio di Trento e alle successive revisioni papali di Pio V, Clemente VIII e Urbano VIII.
Il volume si inserisce nella tradizione dei libri corali post-tridentini destinati all’uso ufficiale della liturgia romana, con struttura organizzata secondo la distribuzione settimanale dei salmi.
Descrizione fisica
Volume di straordinario formato monumentale (cm 48 x 34), concepito per l’uso corale su leggio. Collazione: pp. 453 + (1) + (6).
La stampa è realizzata in caratteri neri e rossi, secondo la tipica tecnica liturgica bicromatica, con iniziali rubricate e titolazioni gerarchizzate. Le carte sono di notevole spessore, idonee alla consultazione collettiva e alla durabilità nel tempo.
Elemento di grande rilievo è la presenza della notazione musicale quadrata su tetragramma rosso, impressa tipograficamente, destinata al canto gregoriano. Le antifone, gli inni e i salmi sono accompagnati da una notazione chiara e ben calibrata, che riflette gli standard editoriali veneziani del XVII secolo.
Contenuto e struttura liturgica
Il volume presenta l’intero ciclo salmodico secondo l’ordinamento settimanale del Breviario romano, con sezioni chiaramente articolate:
- Offici per i diversi giorni della settimana (Feriae)
- Sezioni per i tempi liturgici, tra cui Avvento e Tempo Pasquale
- Inni, antifone e salmi con notazione musicale
- Canti specifici per Matutino, Lodi, Vespri, Terza, Sesta e Nona
Particolarmente significativa è la presenza di formule musicali ricorrenti (Alleluia, Invitatorium, Antiphonae), che attestano un uso pratico e quotidiano del volume in ambito ecclesiastico.
Appendice manoscritta musicale
Di eccezionale interesse è la presenza, al termine del volume, di un manoscritto musicale di 6 pagine, contenente il celebre testo mariano Salve Regina. La scrittura è eseguita a mano con notazione quadrata su tetragramma, in continuità con il sistema tipografico del volume, suggerendo un’integrazione funzionale all’uso liturgico.
Questa aggiunta testimonia:
- un utilizzo concreto e prolungato del libro
- un adattamento alle esigenze locali della comunità religiosa
- una continuità tra cultura tipografica e pratica manoscritta nel XVII secolo
Elemento di forte valore storico e collezionistico.
Legatura
Legatura coeva in piena pelle, di notevole robustezza e concepita per uso intensivo su leggio corale.
Caratteristiche principali:
- Dieci borchie metalliche (5 per piatto)
- Decorazione con fregi dorati lineari
- Dorso a nervi con filettature ornamentali
- Struttura massiccia, tipica dei grandi corali liturgici
Le borchie avevano funzione sia decorativa sia protettiva, permettendo al volume di poggiare su superfici senza danneggiare il cuoio.
Stato di conservazione
Esemplare in condizioni complessivamente buone, considerata la tipologia e l’uso:
- Tracce d’uso e consunzioni alla legatura
- Alcuni restauri conservativi
- Carte interne solide, con fisiologiche bruniture e lievi aloni
- Presenza di rinforzi marginali e segni di uso liturgico
Nel complesso, copia autentica, integra e di forte impatto visivo.
Inquadramento storico e tipografico
Questo Psalterium rappresenta pienamente la produzione liturgica della Venezia seicentesca, uno dei principali centri europei per la stampa musicale e religiosa.
Dopo il Concilio di Trento, la standardizzazione dei testi liturgici portò alla diffusione di volumi ufficiali come questo, destinati a garantire uniformità nel culto cattolico.
La combinazione di:
- grande formato
- stampa musicale
- robusta legatura
lo colloca nella tipologia dei libri corali da leggio, strumenti fondamentali per la vita comunitaria dei capitoli ecclesiastici e dei monasteri.
Perché i Psalteria erano così grandi
Le dimensioni monumentali dei Psalteria e, più in generale, dei libri corali tra XVI e XVII secolo, rispondono a una precisa esigenza funzionale e liturgica. Questi volumi erano concepiti per essere collocati su grandi leggii centrali e consultati simultaneamente da più cantori, spesso disposti in coro all’interno del presbiterio o del coro monastico.
Il grande formato consentiva una perfetta leggibilità a distanza, sia del testo latino sia della notazione musicale quadrata, evitando la necessità di copie individuali. In un’epoca in cui la produzione libraria era costosa, il libro corale rappresentava uno strumento collettivo, condiviso, stabile e duraturo.
Inoltre, la struttura tipografica — con tetragrammi ben distanziati, note quadrate marcate e rubricature in rosso — richiedeva ampio spazio per garantire chiarezza esecutiva durante il canto.
A ciò si aggiunge una componente simbolica: la monumentalità del libro rifletteva anche la solennità della liturgia, trasformando il volume stesso in un oggetto di presenza scenica e sacrale, parte integrante dell’architettura rituale.




























