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Sainte Émérentiane, vergine e martire, compagna di sant’Agnese

360,00 € 295,20 €

Anonimo incisore francese, Sainte Émérentiane, vergine e martire.
Parigi, Jean Mariette, circa 1686–1700; incisione su rame con coloritura coeva e lumeggiature dorate, piena impronta e buona marginatura. Folio mm 325 × 220; didascalia manoscritta antica su rettangolo cartaceo applicato al piede.

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Sainte Émérentiane, vergine e martire, compagna di sant’Agnese

Anonimo incisore francese, Sainte Émérentiane, Vierge et Martyre, fille de la nourrice de sainte Agnès, Parigi, Jean Mariette, circa 1686–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte, con coloritura coeva e lumeggiature dorate; piena impronta della lastra e buona marginatura; didascalia manoscritta su rettangolo di carta anticamente applicato al piede; dimensioni del folio mm 325 × 220. Ottimo esemplare.

Identificazione del soggetto

La didascalia manoscritta applicata al piede identifica la figura come:

Sainte Émerentiane Vierge & Martyre fille de la Nourrice de sainte Agnes.

In italiano:

“Santa Emerenziana, vergine e martire, figlia della nutrice di sant’Agnese”.

La forma “Emerentianei” indicata inizialmente deriva pertanto da una lettura incerta della grafia corsiva. Il nome corretto è Émérentiane in francese, corrispondente all’italiano Emerenziana e al latino Emerentiana.

Il soggetto non raffigura una generica martire coronata, ma una precisa figura dell’agiografia paleocristiana, strettamente legata alla vicenda e al culto romano di sant’Agnese. La relativa rarità di questa iconografia costituisce uno dei principali motivi d’interesse collezionistico del foglio.

L’indirizzo editoriale

L’iscrizione incisa lungo il margine inferiore della figurazione si legge:

A Paris chez J. Mariette rue S. Jacques aux Colonnes d’Hercule avec privilège du Roy.

Il foglio fu dunque pubblicato a Parigi da Jean Mariette, incisore, libraio ed editore di stampe appartenente a una delle più importanti dinastie francesi del settore.

Nato nel 1660, Jean Mariette operò come mercante di stampe già dalla metà degli anni Ottanta del Seicento e svolse la propria attività in rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule. L’indirizzo visibile sul foglio consente quindi di ricondurre l’opera al vivace ambiente editoriale parigino dell’ultimo quarto del XVII secolo e di proporre una datazione intorno al 1686–1700.

La formula avec privilège du Roy indica che la pubblicazione godeva del privilegio reale, cioè della tutela accordata dall’autorità monarchica contro riproduzioni o ristampe non autorizzate. Non si tratta della firma dell’incisore, ma di un elemento editoriale determinante per la provenienza e la cronologia dell’opera.

Santa Emerenziana

Secondo la tradizione agiografica, Emerenziana era una giovane romana vissuta durante le persecuzioni dei cristiani all’inizio del IV secolo. Sua madre era stata la nutrice di sant’Agnese e, proprio per questo rapporto familiare, Emerenziana viene frequentemente ricordata come sua sorella di latte.

Attratta dalla fede cristiana attraverso l’esempio di Agnese, la giovane era ancora catecumena, ossia si preparava a ricevere il battesimo, quando la compagna subì il martirio.

Dopo la morte di Agnese, Emerenziana si sarebbe recata presso il suo sepolcro sulla via Nomentana per pregare e renderle omaggio. Sorpresa da un gruppo di pagani e apertamente dichiaratasi cristiana, venne lapidata accanto alla tomba.

La morte, tradizionalmente collocata intorno al 304–305, fu interpretata dalla Chiesa come un battesimo di sangue, poiché il martirio avrebbe supplito al battesimo sacramentale che la giovane non aveva ancora ricevuto.

Emerenziana fu sepolta nei pressi di sant’Agnese e il suo culto rimase strettamente associato a quello della più celebre martire romana. La memoria liturgica viene celebrata il 23 gennaio, due giorni dopo la festa di sant’Agnese.

Analisi iconografica

La santa è raffigurata a figura intera, in piedi sopra un terreno roccioso e contro un vasto paesaggio dominato da montagne, vegetazione e nubi. Il corpo è leggermente ruotato, mentre il volto e lo sguardo sono sollevati verso la luce che si apre nella parte superiore della composizione.

Nella mano destra Emerenziana sostiene una lunga palma, tradizionale attributo della vittoria dei martiri sulla morte. La palma non ricorda soltanto il supplizio, ma proclama il trionfo spirituale della giovane, accolta nella gloria celeste per aver testimoniato la propria fede.

Sul capo porta una corona, anch’essa da intendere in senso simbolico. Non allude a un’origine regale, ma alla corona della vita eterna promessa a coloro che affrontano il martirio. L’ampia zona luminosa dietro il capo ne rafforza la glorificazione.

La mano sinistra è aperta in un gesto di offerta e accoglienza. L’atteggiamento non esprime paura o sofferenza, ma serena disponibilità alla chiamata divina. L’immagine evita infatti ogni rappresentazione cruenta della lapidazione e mostra la santa già trasfigurata dalla vittoria cristiana.

In altre tradizioni iconografiche Emerenziana può essere raffigurata con alcune pietre raccolte nel grembo o poste accanto alla figura. Questo attributo, direttamente collegato al supplizio, non compare nel presente foglio: l’identificazione è affidata alla palma, alla corona e alla didascalia manoscritta.

L’abbigliamento della martire

Emerenziana indossa una lunga veste rossa stretta in vita, impreziosita da motivi dorati, e un ampio mantello azzurro che scende dalle spalle fino al terreno. Un velo trasparente incornicia il volto e si muove dietro la figura, suggerendo la presenza di un vento soprannaturale.

L’abbigliamento non costituisce una ricostruzione archeologica del costume romano del IV secolo. La santa è presentata secondo il gusto sontuoso della Francia di Luigi XIV, con una teatralità che avvicina l’immagine religiosa ai ritratti di corte e alle personificazioni allegoriche del tardo Seicento.

Il rosso della veste richiama il sangue del martirio e la carità; l’azzurro del mantello suggerisce la protezione celeste e la purezza. L’oro applicato sui bordi e sui motivi decorativi conferisce alla figura una dignità regale, trasformandola visivamente in una principessa della fede.

Ambientazione e costruzione della scena

La santa domina la scena con una scala monumentale. La figura si eleva sopra il paesaggio e occupa quasi interamente lo spazio interno alla cornice, secondo una formula efficace per le immagini devozionali destinate a essere contemplate anche a distanza.

Sul fondo compaiono montagne, zone rocciose, alberi e un cielo percorso da grandi masse nuvolose. Non si tratta di un luogo storicamente identificabile, né di una rappresentazione della via Nomentana: è un paesaggio ideale costruito per isolare e valorizzare la martire.

La parte centrale del cielo si apre in una vasta luminosità giallo-oro. Lo sguardo di Emerenziana e il movimento della palma convergono verso questa zona, indicando simbolicamente la presenza divina.

La composizione sviluppa così un movimento ascensionale: dal terreno scuro si passa alla veste rossa, alla palma e infine alla luce celeste. La santa appare sospesa tra il mondo terreno e la gloria ultraterrena.

Tecnica incisoria

L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di bulino e acquaforte. Il bulino è particolarmente evidente nella definizione del volto, dei capelli, delle mani e delle fitte pieghe della veste; l’acquaforte sembra invece essere stata impiegata nella preparazione delle nubi, del paesaggio e delle campiture più estese.

Il volto è costruito con tratti sottili e ravvicinati, capaci di modellare delicatamente le guance, il collo e lo sguardo. I capelli presentano un segno più libero e ondulato, mentre il velo è reso mediante linee leggere che ne suggeriscono la trasparenza.

Le nubi sono ottenute con un fitto reticolo di segni diagonali, variato nell’inclinazione e nella densità per distinguere le zone d’ombra dall’apertura luminosa centrale. Anche le rocce e il terreno mostrano una buona varietà di tessiture grafiche.

Non essendo visibile una firma dell’incisore o del disegnatore, l’attribuzione deve prudentemente rimanere ad anonimo incisore francese, attivo nell’ambito della produzione religiosa edita da Jean Mariette.

La coloritura coeva

La coloritura manuale è dominata dal rosso carminio della veste e dall’azzurro intenso del mantello. Il verde è utilizzato per la palma e la vegetazione, mentre bruno, grigio e verde tenue articolano il terreno, le rocce e il paesaggio.

Il giallo luminoso applicato al cielo evidenzia l’apertura soprannaturale fra le nubi. Il colore non copre completamente il tratteggio, ma lascia emergere la struttura grafica della matrice, confermando la funzione complementare della coloritura rispetto al lavoro inciso.

Le lumeggiature dorate sottolineano la corona, i profili del mantello, la cintura e i motivi ornamentali della veste. L’oro viene concentrato nei punti di maggiore significato simbolico e trasforma la figura in una presenza preziosa e solenne.

Sulla base dell’esame fotografico, la tavolozza, il tipo di stesura e la naturale integrazione fra colore e segno appaiono compatibili con una coloritura antica e verosimilmente coeva. Una conferma definitiva richiederebbe comunque l’osservazione diretta dei pigmenti e delle dorature sotto luce radente.

L’impronta della lastra e la marginatura

L’incisione conserva la piena impronta della lastra, riconoscibile intorno alla composizione, insieme alla cornice, all’intero indirizzo editoriale e a una buona porzione di carta esterna.

Il foglio non risulta rifilato lungo la figurazione. La presenza di margini conservati costituisce un elemento qualitativo importante, perché permette di apprezzare integralmente la struttura editoriale dell’opera e distingue l’esemplare dalle numerose stampe antiche mutilate o tagliate per adattarle a raccolte e montaggi successivi.

Le dimensioni di mm 325 × 220 si riferiscono al folio completo.

La didascalia manoscritta applicata

Al piede è presente un rettangolo di carta antica recante la didascalia manoscritta:

Sainte Émerentiane Vierge & Martyre fille de la Nourrice de sainte Agnes.

La didascalia non appartiene alla matrice e non è impressa tipograficamente. Fu aggiunta in epoca antica per identificare un soggetto che, in assenza delle pietre della lapidazione, avrebbe potuto essere confuso con un’altra martire coronata.

L’applicazione è circoscritta alla sola area didascalica e non sostituisce una parte mancante dell’incisione. L’opera conserva infatti la piena impronta, l’indirizzo editoriale e i margini.

La grafia corsiva francese appare storica e coerente con una sistemazione collezionistica o devozionale antica. Non è possibile stabilire dalla fotografia se la nota sia esattamente contemporanea all’impressione o leggermente successiva, ma essa costituisce ormai una parte significativa della storia materiale dell’esemplare.

Dal punto di vista collezionistico, l’aggiunta accresce l’interesse documentario del foglio, perché testimonia un’antica attività di riconoscimento, classificazione e conservazione dell’immagine.

Stato dell’opera

L’esemplare si presenta in ottimo stato di conservazione in rapporto all’epoca, completo della piena impronta della lastra e provvisto di buona marginatura.

La stampa è nitida e ben contrastata. Il volto, i capelli, il velo, le mani e le pieghe della veste conservano una notevole leggibilità, mentre le fitte campiture del cielo e delle rocce mantengono una buona profondità.

La coloritura appare ancora intensa, soprattutto nel rosso della veste e nell’azzurro del mantello. Le lumeggiature dorate sono ampiamente conservate sulla corona, sui profili dell’abito e sugli elementi ornamentali.

Il folio presenta soltanto fisiologiche irregolarità della carta, minimi punti di ossidazione, qualche lieve abrasione del colore e modeste tracce del tempo. Sul margine sinistro si osserva una piccola irregolarità, senza conseguenze sulla lastra o sulla figurazione.

Il rettangolo con la didascalia manoscritta è completo e stabilmente applicato al piede. Non si osservano dalle fotografie strappi importanti, lacune sostanziali o perdite della parte incisa.

Lo stato complessivo può dunque essere definito ottimo: impressione piena e nitida, margini conservati, coloritura coeva vivace, dorature ben presenti e didascalia manoscritta antica completa.

Rarità e interesse collezionistico

L’iconografia di santa Emerenziana è notevolmente meno diffusa rispetto a quella delle grandi martiri e sante presenti nel repertorio devozionale francese, quali Agnese, Caterina, Barbara, Chiara o Maria Maddalena.

Il foglio assume quindi un interesse specifico per chi colleziona immagini di santi rari, incisioni religiose francesi, testimonianze della bottega Mariette o stampe antiche con coloritura manuale.

La presenza dell’indirizzo di Jean Mariette consente inoltre di superare una generica attribuzione alla scuola francese e di inserire l’opera in un preciso contesto editoriale: quello dei mercanti di stampe attivi in rue Saint-Jacques nella Parigi di Luigi XIV.

La didascalia manoscritta, la piena impronta, la coloritura e le dorature fanno dell’esemplare un oggetto storicamente stratificato, nel quale si incontrano produzione editoriale, devozione privata e gusto collezionistico.

Perché è interessante oggi

Il foglio permette di riscoprire la figura di una giovane martire paleocristiana oggi poco conosciuta, ma strettamente collegata a una delle più celebri sante romane. La vicenda di Emerenziana, morta mentre pregava presso la tomba della sorella di latte, possiede un’intensa forza narrativa.

Dal punto di vista storico-artistico, l’opera mostra come l’editoria francese del tardo Seicento rielaborasse un soggetto dell’antichità cristiana attraverso il linguaggio spettacolare dell’età di Luigi XIV. La martire romana assume l’aspetto di una figura di corte, avvolta in tessuti preziosi e coronata dalla gloria.

La vivace coloritura e le dorature conferiscono inoltre all’incisione una presenza decorativa immediata, senza cancellarne il valore storico e documentario.

Perché è un acquisto consapevole

Il soggetto è identificato senza ambiguità dalla didascalia manoscritta e confermato dagli attributi della palma e della corona. L’indirizzo inciso riconduce il foglio alla bottega di Jean Mariette e sostiene una datazione alla fine del XVII secolo.

L’esemplare conserva la piena impronta della lastra e una buona marginatura; non risulta quindi rifilato. La didascalia è un’aggiunta antica applicata esclusivamente al piede e non sostituisce parti perdute della stampa.

Restano prudentemente non attribuiti l’incisore e l’autore dell’invenzione figurativa. Anche la definizione della coloritura come coeva, pur pienamente plausibile sulla base delle immagini, potrebbe essere confermata in modo definitivo soltanto mediante esame diretto.

La rarità del soggetto, la provenienza editoriale, la qualità dell’impressione e la buona conservazione rendono comunque il foglio un acquisto coerente tanto per il collezionista specializzato quanto per chi ricerca una stampa religiosa antica di particolare efficacia decorativa.

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