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Santa Caterina da Siena in contemplazione della Passione

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Anonimo incisore francese da Matthieu Elias, Santa Caterina da Siena in contemplazione della Passione. Parigi, Jean Mariette, circa 1690–1700; incisione su rame con coloritura coeva e lumeggiature dorate, mm 325 × 220. Ottima impressione, completa di indirizzo editoriale, titolo e testo agiografico, con ampia marginatura.

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Santa Caterina da Siena in contemplazione della Passione

Anonimo incisore francese da un dipinto di Matthieu Elias, Sainte Catherine de Sienne, Parigi, Jean Mariette, ultimo decennio del XVII secolo, circa 1690–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte, con coloritura coeva e lumeggiature dorate; foglio mm 325 × 220. Ottima impressione, completa della figurazione, dell’indirizzo editoriale, del titolo e del testo agiografico, con ampia marginatura.

Identificazione dell’opera

L’incisione raffigura santa Caterina da Siena, riconoscibile dall’abito bianco e nero delle Mantellate domenicane, dalla corona di spine, dal crocifisso, dal rosario e dagli strumenti penitenziali.

L’identificazione è confermata dal titolo impresso sotto la figurazione:

S.te Catherine de Sienne.

La santa è rappresentata inginocchiata davanti a un piccolo altare, con le mani congiunte e lo sguardo rivolto al crocifisso. La composizione non illustra un singolo episodio narrativo, come la ricezione delle stigmate o le nozze mistiche, ma costruisce un’immagine complessiva della sua spiritualità, fondata sulla contemplazione della Passione, sulla penitenza e sulla preghiera.

Autore del modello

A destra del titolo compare la responsabilità artistica:

Matheus Elyas Belga pinx.

La formula significa “Matthieu Elias, fiammingo, dipinse” e indica che l’incisione deriva da un dipinto o da un’invenzione grafica di Matthieu Elias, noto anche come Mathieu Elias, Matthieu Élie o Elyas.

Elias nacque nel 1658 nelle Fiandre francesi e svolse una parte importante della propria attività a Parigi, dove fu legato all’Académie de Saint-Luc. La documentazione lo ricorda anche come autore di composizioni religiose, scene di caccia e modelli destinati alla produzione editoriale di Jean Mariette. Rientrò successivamente nell’area di Dunkerque, dove morì nel 1741.

L’indicazione Belga non deve essere intesa in senso nazionale moderno: nel linguaggio artistico seicentesco qualificava l’origine fiamminga dell’autore e contribuiva ad accrescerne il prestigio presso il pubblico parigino.

L’editore Jean Mariette

L’indirizzo editoriale, inciso immediatamente sotto l’immagine, recita:

A Paris chez J. Mariette rue S. Jacques aux Colonnes d’Hercules avec privilege du Roy.

Il foglio fu dunque pubblicato a Parigi da Jean Mariette, presso l’insegna delle Colonnes d’Hercule in rue Saint-Jacques, con privilegio reale.

La rue Saint-Jacques costituiva il principale centro parigino per la produzione e il commercio delle stampe. La famiglia Mariette fu una delle più importanti dinastie di incisori, editori e mercanti d’arte tra XVII e XVIII secolo. L’indicazione dell’indirizzo completo e del privilegio conferma che il foglio apparteneva a una produzione editoriale regolare, destinata tanto alla devozione privata quanto al collezionismo di immagini religiose.

Non compare invece una firma dell’incisore. È pertanto corretto distinguere fra l’autore dell’invenzione, Matthieu Elias, e l’anonimo artefice responsabile della traduzione su rame.

Datazione

La datazione alla fine del Seicento è coerente con l’attività parigina di Matthieu Elias e con quella editoriale di Jean Mariette. La struttura della composizione, il carattere della scrittura, la foggia dell’altare e il trattamento grafico delle vesti suggeriscono una collocazione nell’ultimo decennio del XVII secolo, circa 1690–1700.

Non si può escludere una tiratura nei primissimi anni del Settecento, ma l’inquadramento entro la produzione devozionale francese di fine Seicento appare pienamente plausibile.

Trascrizione del testo agiografico

Sotto il titolo è inciso un esteso testo in lingua francese:

Cette Illustre penitente couchoit sur du bois, ne mangeoit que des herbes et du Pain, et se donnoit la discipline trois fois le jour avec une chaîne de fer, pendant une heure et demie. Les miracles qu’elle a fait pendant sa vie, et les graces toutes particulieres dont Dieu l’a favorisé, la font considerer comme l’un des ornemens de ces derniers Siecles. Elle mourut à Rome en 1380, le 29 d’Avril, et fut canonisée quatre vingts ans après sa mort par le Pape Pie II.

In traduzione:

“Questa illustre penitente dormiva sul legno, non mangiava che erbe e pane e si infliggeva la disciplina tre volte al giorno con una catena di ferro, per un’ora e mezza. I miracoli compiuti durante la sua vita e le grazie particolarissime con cui Dio la favorì la fanno considerare uno degli ornamenti degli ultimi secoli. Morì a Roma nel 1380, il 29 aprile, e fu canonizzata ottant’anni dopo la morte da papa Pio II.”

Il testo appartiene alla letteratura agiografica dell’epoca e insiste sugli aspetti più spettacolari della vita ascetica. Le indicazioni relative alla frequenza e alla durata delle penitenze devono quindi essere considerate secondo le convenzioni edificanti del genere, non come una registrazione biografica in senso moderno.

Caterina Benincasa

Caterina Benincasa nacque a Siena nel 1347. Fin dall’adolescenza si avvicinò alla spiritualità domenicana, entrando nel gruppo delle Mantellate, donne laiche consacrate legate all’Ordine dei Predicatori.

Non fu quindi una monaca di clausura nel significato stretto del termine. Continuò a vivere per un certo periodo nella casa familiare e sviluppò successivamente un’intensa attività religiosa, assistenziale e pubblica.

Alla dimensione contemplativa affiancò infatti una vasta rete di relazioni con ecclesiastici, governanti, religiosi e comunità cittadine. Intervenne nelle vicende politiche dell’Italia trecentesca e sostenne con forza il ritorno di papa Gregorio XI da Avignone a Roma.

Morì a Roma il 29 aprile 1380, a trentatré anni. Fu canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II Piccolomini. L’indicazione dell’incisione, “ottant’anni dopo la morte”, costituisce dunque un arrotondamento della distanza cronologica effettiva.

La corona di spine

Uno degli elementi più significativi è la corona di spine, colorata d’azzurro, posta sul capo della santa. L’attributo rinvia alla sua partecipazione mistica alla Passione di Cristo.

Secondo una tradizione agiografica, Cristo le avrebbe presentato una corona d’oro e una corona di spine, invitandola a scegliere. Caterina avrebbe preferito quella dolorosa, riservando la gloria alla vita futura. La corona diviene pertanto simbolo di umiltà, sacrificio e assimilazione spirituale a Cristo.

La scelta cromatica azzurra non indica la materia dell’oggetto, ma risponde alla libertà decorativa della coloritura manuale. Il contorno e alcuni dettagli sono sottolineati da pigmento metallico, così da distinguere visivamente l’attributo dall’aureola incisa.

Il crocifisso e la contemplazione della Passione

Caterina è inginocchiata davanti a un crocifisso collocato sopra un altare rivestito da un tessuto rosso. Il corpo di Cristo e la croce sono evidenziati mediante colorazione giallo-oro, che trasforma il piccolo oggetto devozionale nel centro luminoso della composizione.

Le mani congiunte e il volto leggermente inclinato descrivono una contemplazione silenziosa, più raccolta che estatica. La santa non guarda l’osservatore: tutta la sua attenzione è rivolta al crocifisso.

La scena traduce uno dei nuclei fondamentali della spiritualità cateriniana. Per Caterina, la Passione rappresentava la manifestazione suprema dell’amore divino e il sangue di Cristo costituiva un’immagine ricorrente nelle lettere, nelle preghiere e nel Dialogo della Divina Provvidenza.

Il teschio e i libri

Sul ripiano a sinistra è disposto un teschio, collocato fra alcuni volumi. Si tratta del tradizionale memento mori, destinato a ricordare la brevità della vita e la necessità della preparazione spirituale alla morte.

La presenza dei libri accanto al teschio amplia il significato dell’insieme. Caterina non ricevette una formazione scolastica ordinaria, ma dettò un ampio corpus di lettere, preghiere e il celebre Dialogo. I volumi possono quindi alludere tanto alla meditazione religiosa quanto alla sua successiva autorità dottrinale.

Nel programma iconografico dell’incisione, la sapienza non deriva soltanto dalla lettura, ma dalla contemplazione della Passione e dall’esperienza mistica.

La disciplina e la catena di ferro

In basso a sinistra sono raffigurati una disciplina e una catena o strumento penitenziale. La loro presenza è direttamente collegata al testo sottostante, che ricorda le austerità attribuite alla santa.

Questi oggetti appartengono al linguaggio della devozione post-tridentina, che tendeva a presentare i santi come modelli di dominio del corpo e di totale dedizione a Dio. Nell’immagine svolgono una funzione narrativa: rendono immediatamente visibili le pratiche ascetiche descritte dalla didascalia.

Non sono però posti nelle mani di Caterina. La santa è rappresentata in preghiera, mentre gli strumenti giacciono a terra, quasi a indicare che la penitenza costituisce una preparazione alla contemplazione e non il fine ultimo della sua esperienza religiosa.

Il rosario e l’abito domenicano

Alla cintura è sospeso un lungo rosario, terminante con una croce. L’attributo ribadisce l’appartenenza di Caterina alla famiglia spirituale domenicana e richiama la continuità della preghiera.

L’abito è costituito dalla veste chiara e dal grande mantello nero. Il contrasto fra bianco e nero possiede una forte efficacia grafica e permette all’incisore di distinguere la figura dal fondo scuro.

Le lumeggiature dorate seguono il bordo del velo e alcuni profili della veste. Non alterano l’austerità dell’abito, ma conferiscono alla santa una dignità preziosa, adeguata a un’immagine destinata alla devozione e alla decorazione domestica.

Le stigmate invisibili

La tradizione ricorda che Caterina avrebbe ricevuto le stigmate a Pisa nel 1375. Secondo il suo desiderio, i segni sarebbero rimasti invisibili durante la vita.

Nel presente foglio le mani sono chiaramente esposte, ma non mostrano ferite evidenti. L’immagine non rappresenta quindi l’episodio della stigmatizzazione. Il legame con la Passione è espresso attraverso la corona di spine, il crocifisso e l’atteggiamento contemplativo.

Questa scelta rende la composizione più adatta a una serie devozionale: invece di narrare un miracolo specifico, riunisce in una sola immagine gli attributi essenziali della santa.

La coloritura coeva e le dorature

La coloritura manuale presenta una tavolozza intensa ma equilibrata. Il rosso è impiegato nel drappo e nella tovaglia dell’altare; l’azzurro nel tendaggio e nella corona di spine; il bruno nel fondo; il nero nel mantello; il giallo-oro nel crocifisso, nei bordi delle vesti, nel rosario e nella cornice.

Le stesure conservano visibile la trama incisa e seguono con precisione i principali contorni. Alcune variazioni e minime sovrapposizioni sono caratteristiche naturali di una coloritura eseguita interamente a mano.

Le dorature accrescono la qualità decorativa dell’esemplare e creano una gerarchia visiva: l’oro evidenzia gli oggetti legati al sacro e accompagna lo sguardo dal rosario al volto, fino al crocifisso.

Dall’esame fotografico la coloritura appare compatibile con un’applicazione antica e plausibilmente coeva. La conferma tecnica definitiva richiederebbe comunque l’osservazione diretta dei pigmenti e delle particelle metalliche.

Tecnica incisoria

La matrice è lavorata mediante bulino e acquaforte. Il volto e le mani sono costruiti con tratteggi sottili e curvilinei; le pieghe della veste sono ottenute attraverso linee più lunghe e parallele; il mantello nero presenta un reticolo serrato, ulteriormente intensificato dalla coloritura.

Particolarmente accurata è la differenziazione delle superfici: il tessuto pesante del mantello, la stoffa leggera della veste, il legno del mobile, le pagine dei libri e il drappo dell’altare sono resi attraverso differenti densità di segno.

L’impressione appare nitida e ben contrastata. Le linee non mostrano l’appiattimento caratteristico delle tirature molto tarde, elemento coerente con la definizione di buona impressione antica.

Stato di conservazione e montaggio

Il foglio conserva l’intera figurazione, l’indirizzo di Jean Mariette, il titolo, la responsabilità di Matthieu Elias e il testo agiografico. I margini esterni sono ampi e regolari rispetto al formato normalmente riscontrabile nelle stampe devozionali dell’epoca.

Dalle fotografie, la parte figurata e quella testuale sembrano essere state anticamente sistemate o applicate su un più ampio foglio di carta vergata. L’eventuale struttura del montaggio potrà essere confermata esaminando il verso e osservando le giunzioni in luce radente.

Sono visibili una lieve ondulazione della carta, minimi punti di ossidazione e piccoli segni marginali compatibili con l’età. Non emergono strappi importanti, abrasioni estese o perdite sostanziali della figurazione. La coloritura conserva una notevole intensità e le dorature sono ancora ben percepibili.

Lo stato può pertanto essere definito ottimo, completo e molto decorativo, con impressione piena e ampia marginatura. L’eventuale montaggio antico costituisce un elemento storico da descrivere, ma non compromette la leggibilità o la qualità estetica dell’opera.

Perché è interessante oggi

Il foglio riunisce un soggetto di grande notorietà, una composizione attribuita a Matthieu Elias e l’indirizzo di uno dei più importanti editori parigini dell’epoca.

Santa Caterina possiede inoltre un interesse che supera la sola devozione: fu mistica, autrice, consigliera politica e protagonista della storia ecclesiastica del Trecento. La sua immagine può quindi inserirsi in raccolte dedicate all’iconografia domenicana, alla storia delle donne, alla mistica europea e all’editoria illustrata francese.

La coloritura coeva e le dorature rendono l’esemplare particolarmente gradevole anche sotto il profilo decorativo, mentre la conservazione del lungo testo permette di comprenderne la funzione educativa originaria.

Perché è un acquisto consapevole

L’identificazione del soggetto è certa e impressa nella matrice. Sono inoltre leggibili il nome dell’autore del modello, l’indirizzo editoriale e il privilegio reale, elementi che consentono di collocare il foglio con buona precisione nella produzione parigina di fine Seicento.

La valutazione distingue correttamente l’invenzione di Matthieu Elias dall’esecuzione materiale dell’incisione, che resta anonima. La coloritura appare antica, ma la sua assoluta coevità e la natura delle dorature dovrebbero essere confermate mediante esame diretto.

L’ampia marginatura, la completezza delle iscrizioni e la qualità dell’impressione costituiscono vantaggi collezionistici non comuni per un’immagine devozionale di questa epoca.

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