Sant’Elena imperatrice con la Vera Croce
Henri II Bonnart, editore, Sainte Hélène, Parigi, rue Saint-Jacques, all’insegna del Coq, con privilegio reale, ultimo quarto del XVII secolo, verosimilmente circa 1680–1695; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate; foglio completo e marginoso, mm 325 × 230. Incisore e autore del modello non indicati.
Identificazione dell’opera
L’incisione raffigura sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino il Grande, presentata frontalmente e a figura intera, con abiti imperiali e la grande croce tradizionalmente identificata con il legno della Passione di Cristo.
Il titolo inciso al piede è:
Sainte Helene
Ai lati, immediatamente sotto il riquadro figurato, compare l’indirizzo editoriale:
Chez H. Bonnart rue St Jacques au Coq. Avec privil.
L’iscrizione consente di ricondurre il foglio alla bottega parigina di Henri II Bonnart, attiva in rue Saint-Jacques all’insegna del Coq e particolarmente nota per la produzione di immagini di costume, ritratti, soggetti religiosi e figure intere destinate all’arredo e alla devozione privata.
Trascrizione e contenuto dell’iscrizione
Il testo biografico francese al piede può essere trascritto nel modo seguente:
Mere de l’Empereur Constantin le Grand, fut nommée Imperatrice lorsque son fils fut parvenu à l’Empire. Elle n’employa son credit que pour le bien de l’Eglise et pour le soulagement des Pauvres. Environ l’an 326, elle visita les lieux Saints, où elle bâtit plusieurs Eglises, et fit chercher la vraye croix qui fut trouvée dans le Sepulchre du Sauveur. Ste Helene mourut l’an 327, à l’âge de 80 ans.
In traduzione: “Madre dell’imperatore Costantino il Grande, fu nominata imperatrice quando suo figlio giunse all’Impero. Ella impiegò la propria autorità soltanto per il bene della Chiesa e per il sollievo dei poveri. Intorno all’anno 326 visitò i Luoghi Santi, dove fece costruire diverse chiese e cercare la vera Croce, che fu ritrovata nel Sepolcro del Salvatore. Sant’Elena morì nell’anno 327, all’età di ottant’anni”.
La data di morte riportata dalla stampa riflette la tradizione agiografica divulgativa del tempo. Gli studi moderni collocano generalmente la morte di Elena tra il 328 e il 330, ma tale discrepanza non diminuisce il valore documentario del foglio, che restituisce la versione della sua vita diffusa nella Francia del tardo Seicento.
Attribuzione editoriale e datazione
L’indicazione “H. Bonnart” conduce con buona probabilità a Henri II Bonnart, membro della celebre dinastia parigina di incisori, disegnatori e mercanti di stampe. La famiglia operò per più generazioni nella rue Saint-Jacques, uno dei principali centri europei per la produzione e il commercio delle immagini incise.
Henri II pubblicò numerosi fogli a figura intera tra gli ultimi decenni del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Il British Museum documenta, per esempio, stampe edite da Henri II Bonnart tra il 1685 e il 1700 e conferma la sua attività presso l’insegna del Coq (British Museum, famiglia Bonnart).
La tipologia compositiva, l’impaginazione del testo, l’indirizzo editoriale e la formula avec privilège consentono di proporre una datazione prudenziale intorno al 1680–1695, pienamente coerente con l’ultimo quarto del Seicento.
Sant’Elena e la tradizione della Vera Croce
Elena, nata probabilmente intorno alla metà del III secolo, fu la madre di Costantino, l’imperatore che concesse libertà di culto ai cristiani attraverso gli accordi di Milano del 313. Elevata al rango di Augusta, ricevette titoli e prerogative imperiali, utilizzando parte delle proprie risorse a favore della Chiesa e delle comunità cristiane.
La tradizione racconta che, durante un pellegrinaggio in Terra Santa compiuto in età avanzata, Elena promosse la costruzione di edifici sacri nei luoghi legati alla vita di Cristo. A lei venne successivamente attribuito il ritrovamento, a Gerusalemme, della Vera Croce.
Questo episodio, sviluppatosi nella letteratura cristiana del IV e V secolo, divenne il nucleo della sua iconografia. Elena è pertanto raffigurata quasi sempre come imperatrice, con corona e vesti regali, accanto a una grande croce che assume contemporaneamente valore di attributo personale, reliquia e segno della vittoria del cristianesimo.
Analisi iconografica
La santa è rappresentata in piedi sopra una terrazza o loggia monumentale. Una grande colonna scanalata delimita la composizione a sinistra, mentre sulla destra si apre un giardino ordinato con balaustra e alberi. L’ambientazione associa il soggetto religioso alla magnificenza della corte imperiale.
Elena indossa una veste azzurra riccamente decorata, sopra la quale ricade un ampio mantello rosso foderato di ermellino. La corona e il fermaglio gemmato ne indicano la dignità imperiale. L’abito non mira a ricostruire filologicamente il vestiario tardoantico: riflette piuttosto il gusto teatrale e cortigiano della Francia di Luigi XIV.
Con la mano sinistra la santa sostiene la grande croce; la destra è abbassata in un gesto composto e solenne. Il volto è rivolto verso l’alto, come se Elena ricevesse un’ispirazione divina. L’aureola, circondata da lunghi raggi dorati, ribadisce la santità della figura senza attenuarne il carattere regale.
La croce, di proporzioni monumentali, attraversa quasi tutta la composizione. Essa non costituisce un semplice accessorio, ma il vero asse visivo del foglio: unisce idealmente la dignità terrena dell’imperatrice alla funzione religiosa di scopritrice e custode della più importante reliquia della Passione.
Una santa raffigurata come dama della corte francese
Uno degli aspetti più interessanti dell’incisione è la trasformazione di sant’Elena in una figura vicina alle dame di qualità pubblicate dai Bonnart. Il portamento elegante, il sontuoso mantello, la posizione delle mani e la costruzione verticale della figura appartengono alla cultura visiva della corte di Versailles.
La stampa unisce dunque due generi: l’immagine devozionale e la rappresentazione di moda o di rango. Per il pubblico parigino del tardo Seicento, la santità di Elena si manifestava anche attraverso la maestà dell’apparenza: il potere imperiale, correttamente impiegato, diventava strumento di carità, protezione della Chiesa e diffusione della fede.
Tecnica incisoria
L’immagine è realizzata su matrice di rame con una tecnica mista riconducibile al bulino e all’acquaforte. Il bulino è evidente nella regolarità dei tratteggi, nella costruzione delle ombre, nella resa dell’ermellino e nei minuti motivi ornamentali delle vesti. L’acquaforte potrebbe essere stata utilizzata nelle parti più libere del paesaggio e nella preparazione generale del disegno.
La colonna e l’architettura sono descritte mediante fitte linee parallele; il fogliame presenta un segno più mosso, mentre i tessuti sono differenziati attraverso variazioni della trama grafica. Particolarmente accurata è la resa del mantello, nel quale il fitto reticolo dell’incisione rimane leggibile al di sotto della coloritura.
Non comparendo una firma dell’incisore o dell’autore del disegno, l’opera deve prudentemente essere catalogata come anonima incisione francese pubblicata da Henri II Bonnart.
La coloritura coeva
La coloritura manuale utilizza una tavolozza brillante e gerarchicamente organizzata: rosso carminio per il mantello, azzurro intenso per la veste, verde-turchese per la vegetazione, rosa-violetto per la croce e giallo-oro per l’aureola, la corona e i motivi ornamentali.
Le pennellate rispettano la struttura incisa, lasciando emergere il tratteggio sottostante. Tocchi dorati rafforzano la preziosità dell’abbigliamento e delimitano il riquadro. L’uso del rosso, dell’azzurro e dell’oro conferisce al foglio un carattere quasi araldico, particolarmente adatto alla rappresentazione di una santa imperatrice.
La coloritura mostra, sulla base dell’esame fotografico, caratteristiche compatibili con un’applicazione antica e verosimilmente coeva. Come sempre, una conferma definitiva richiederebbe l’osservazione diretta dei pigmenti e della loro penetrazione nella carta.
Funzione e destinazione
Il foglio era destinato alla devozione privata e, nello stesso tempo, all’ornamento domestico. Le dimensioni, la coloritura, la figura intera e l’ampia iscrizione permettevano di esporlo anche a parete, eventualmente insieme ad altre immagini di santi pubblicate dalla stessa bottega.
L’indicazione avec privilège segnala che la stampa venne commercializzata con privilegio reale, ossia sotto una forma di tutela editoriale contro riproduzioni non autorizzate. Tale elemento colloca l’opera entro la produzione ufficiale e organizzata dell’editoria calcografica parigina.
Stato dell’opera
L’esemplare si presenta completo, marginoso e in ottimo stato di conservazione. Sono integralmente presenti il riquadro figurato, l’indirizzo editoriale, il titolo e il testo agiografico. I margini risultano ampi e regolari; la carta conserva una tonalità chiara con soltanto lievissime tracce del tempo.
La coloritura è ancora vivace, ben distribuita e priva di sbiadimenti sostanziali. Non si osservano, dalla fotografia, strappi, lacune, restauri invasivi o rifilature che interessino la parte incisa. Sono presenti minime ondulazioni e leggere irregolarità marginali, del tutto compatibili con l’età. La definizione commerciale “perfetta” può pertanto essere resa più rigorosamente come esemplare completo e marginoso, in eccellente stato generale.
Perché è interessante oggi
L’incisione documenta il modo in cui l’editoria parigina del regno di Luigi XIV reinterpretava i santi dell’antichità cristiana attraverso l’eleganza e il cerimoniale della corte francese. È inoltre un’affascinante testimonianza della fortuna iconografica della Vera Croce, uno dei temi centrali della devozione europea.
Perché è un acquisto consapevole
Il foglio presenta un soggetto immediatamente riconoscibile, un indirizzo editoriale prestigioso, una datazione coerente e una coloritura antica di notevole effetto decorativo. La conservazione integrale dei margini e dell’apparato testuale rappresenta un importante valore aggiunto rispetto agli esemplari frequentemente ritagliati o privati delle iscrizioni.




