Satire di Salvator Rosa con le note di Anton Maria Salvini ed altri
Londra, ma Livorno, Tommaso Masi e Comp., 1787
In 16° (cm. 16,5 x 9,5); pagine: VII, 377, (1). Elegante legatura coeva in piena pergamena rigida con doppio tassello marrone al dorso, cornici e titoli impressi in oro, tagli spruzzati, pagine leggermente azzurrine, segnalibro originale in seta verde. Ritratto di Salvator Rosa in antiporta inciso da Cipriani su disegno di Tofanelli, e frontespizio inciso a piena pagina con titolo figurato. Esemplare in condizioni eccezionali.
Contenuto e note bibliografiche
L’opera presenta le celebri Satire del pittore, poeta e pensatore barocco Salvator Rosa (1615-1673), qui raccolte e annotate con acume filologico e retorico dal classicista fiorentino Anton Maria Salvini. Le satire di Rosa, scritte in un toscano graffiante e polemico, prendono di mira la società corrotta, i cortigiani, i falsi sapienti e la vanità dei letterati, in uno stile che mescola la veemenza moralizzatrice di Giovenale con l’ironia mordace di un intellettuale “fuori sistema”.
Particolarmente interessante è la “Vita di Salvator Rosa” posta in apertura, redatta in forma antologica da vari autori settecenteschi, che restituisce il profilo complesso dell’artista napoletano: disegnatore vigoroso, pittore visionario e autore satirico anticonformista.
L’opera si colloca nella medesima collana di classici italiani pubblicati da Tommaso Masi a Livorno tra gli anni ’80 e ’90 del Settecento, sotto falso luogo di stampa londinese. Questa raffinata serie editoriale, destinata a un pubblico colto e cosmopolita, unisce rigore filologico e cura tipografica, ed è oggi sempre più ricercata sul mercato antiquario.
Collezione delle Satire italiane. Livorno mascherata da Londra (1780–1790 ca.)
Nel cuore dell’Illuminismo italiano, tra il fermento letterario e la crescente sensibilità politica del secondo Settecento, si colloca una singolare serie editoriale che raccoglie le principali voci della satira italiana classica e moderna, da Petrarca a Lodovico Sergardi, da Soldani a Salvator Rosa. Queste opere furono stampate a Livorno dalla tipografia Tommaso Masi e Comp., ma spesso recano in frontespizio la falsa indicazione tipografica “Londra” – un espediente tanto diffuso quanto strategico, volto a eludere la censura e conferire prestigio internazionale a edizioni altrimenti “provinciali”.
Questa “collana apocrifa” si distingue non solo per il contenuto di forte impegno morale e satirico, ma anche per l’eleganza dell’apparato editoriale: le edizioni presentano ritratti d’autore, frontespizi allegorici finemente incisi, dediche a nobili protettori italiani ed europei (fra cui il Duca di Curlandia, Lord Hervey e altri esponenti del patriziato illuminato), nonché formati maneggevoli e legature in pergamena con tasselli e titoli dorati, pensate per collezionisti e lettori colti.
L’iniziativa editoriale di Masi fu ispirata dal desiderio di rendere accessibili i classici della satira e della poesia morale in una forma sobria e raffinata, ispirata alle più moderne edizioni francesi. Il successo della collana – oggi ricercatissima sul mercato antiquario – sta nel suo equilibrio tra tradizione letteraria, eleganza tipografica e sottile anticonformismo.











