Serie di tredici ritratti di Dogi di Venezia (1577–1646)
da Franz Christoph von Khevenhüller, Conterfet-Kupferstich…, Lipsia 1721
Descrizione bibliografica
Importante serie di tredici incisioni in rame raffiguranti i Dogi di Venezia succedutisi dal 1577 al 1646, tratte dalla celebre opera storico-dinastica Conterfet-Kupferstich (soviel man deren zu handen bringen können) deren jenigen regierenden grossen Herren… dello storiografo e diplomatico tedesco Franz Christoph von Khevenhüller (1588–1650), nell’edizione apparsa a Lipsia nel 1721.
La serie è completa delle 20 pagine di testo tipografico relative ai Dogi veneziani, qui conservate sciolte ma coeve alle incisioni.
Descrizione artistica e formale
I ritratti presentano formato omogeneo e mostrano i Dogi a mezzo busto, inseriti entro ovale centrale a fondo neutro, racchiuso in una cornice rettangolare architettonica con titolo inciso nel cartiglio inferiore.
A ciascun ritratto è applicata una seconda lastra ornamentale esterna, scelta alternativamente fra tre modelli decorativi, con ricchi motivi allegorici, militari o celebrativi (trofei, aquile, cartigli, simboli di gloria e vanitas), che conferiscono forte solennità all’insieme.
I Dogi sono raffigurati con abito ufficiale di corte, indossando il corno dogale sopra il camauro di rensa e il manto aperto anteriormente, secondo l’iconografia istituzionale ufficiale della Serenissima. Particolarmente curata risulta la resa fisionomica, inclusa la foggiatura delle barbe, elemento significativo delle consuetudini dell’epoca.
Incisori
Le tavole sono opera di alcuni fra i più apprezzati incisori attivi nell’area tedesca nei primi decenni del XVIII secolo, tra cui:
- Johann Friedrich Rosbach (il più attivo nella serie),
- Bernigeroth
- Brühl
- C. Fritzsch
- Krügner
- Mentzel
- Wortmann
La tredicesima tavola, raffigurante il 98° Doge Francesco Erizzo, reca firma esplicita di Johann Friedrich Rosbach in lastra.
Contesto storico
La sequenza dei Dogi rappresentati copre un arco di quasi settant’anni, fra i più complessi della storia veneziana:
- conflitti con l’Impero Ottomano,
- rapporti tesi con il Papato e con gli Asburgo,
- crisi economiche e politiche,
- la devastante peste del 1630, immortalata anche dalla tradizione letteraria (Manzoni).
La serie costituisce oggi una documentazione iconografica di primaria importanza per lo studio della fisionomia e della rappresentazione ufficiale del potere dogale nel tardo Rinascimento e primo Seicento.
Approfondimento storico
Il periodo compreso tra il 1577 e il 1646, cui appartengono i tredici dogi raffigurati nella presente serie, rappresenta una fase cruciale e complessa della storia della Repubblica di Venezia. Dopo il grande sforzo bellico culminato nella vittoria di Lepanto (1571), Venezia si trovò a dover ridefinire il proprio ruolo geopolitico nel Mediterraneo, mantenendo un difficile equilibrio tra l’Impero Ottomano, la monarchia asburgica e il Papato. Parallelamente, la Serenissima affrontò gravi tensioni interne, tra cui la celebre controversia con Paolo V (Interdetto del 1606–1607), che mise in luce l’orgogliosa difesa dell’autonomia politica e giuridica dello Stato veneziano.
Il Seicento fu inoltre segnato da eventi traumatici come la devastante peste del 1630–1631, che colpì duramente la popolazione e l’economia cittadina, lasciando profonde tracce nella memoria collettiva e nella cultura figurativa dell’epoca. In questo contesto, l’istituzione dogale assunse un forte valore simbolico di continuità e stabilità, incarnando l’ideale di una repubblica aristocratica fondata sulla tradizione, sul decoro e sull’autorità delle immagini ufficiali. I ritratti dei dogi, diffusi anche al di fuori dei confini veneziani attraverso raccolte come quella di Khevenhüller, contribuirono a consolidare l’immagine internazionale della Serenissima come potenza storica, politica e culturale, anche in una fase di progressivo ridimensionamento del suo ruolo europeo.
Elenco dei Dogi raffigurati (ordine cronologico)
- Sebastiano Venier (86° Doge) – 1577–1578
- Nicolò Da Ponte (87°) – 1578–1585
- Pasquale Cicogna (88°) – 1585–1595
- Marino Grimani (89°) – 1595–1605
- Leonardo Donà (90°) – 1606–1612
- Marcantonio Memmo (91°) – 1612–1615
- Giovanni Bembo (92°) – 1615–1618
- Nicolò Donà (93°) – 1618
- Antonio Priuli (94°) – 1618–1623
- Francesco Contarini (95°) – 1623–1624
- Giovanni I Corner (96°) – 1625–1629
- Nicolò Contarini (97°) – 1630–1631
- Francesco Erizzo (98°) – 1631–1646
Tecnica e stato di conservazione
Tecnica: incisione in rame
Carta: vergata, coeva, con ossidazioni e bruniture diffuse compatibili con l’epoca
Stato: buono nel complesso; normali fioriture, lievi arrossature marginali e segni d’uso; impressione nitida
































