Silvio Pellico
Le mie prigioni. Memorie
Torino, Giuseppe Bocca, Librajo di S. S. R. M., 1832
Descrizione bibliografica
Un volume in-8° (cm 13,5 × 20,5); carte: (8), (lettera manoscritta rilegata 4 pagine), 339, (1) pp. Antiporta con ritratto litografico di Silvio Pellico inciso da D. Festa; completo. Esemplare marginoso e genuino, su carta bianca, croccante e spessa, con barbe regolari.
Legatura
Legatura coeva in mezza pelle marrone con piatti marmorizzati e dorso liscio. Titolo in oro “Prigioni di Pellico”, filetti e fregi dorati. Tagli spruzzati, ai piatti carte marmorizzate, segnalibro in seta. Ottimo stato di conservazione.
Contenuto
Edizione originale torinese del celebre memoriale, pubblicata da Giuseppe Bocca, libraio della Real Casa, che nel pieno del fervore risorgimentale promosse alcune tra le più coraggiose stampe dell’Italia preunitaria.
Il volume è qui arricchito da un’aggiunta di eccezionale interesse storico e letterario:
una lettera manoscritta autografa in francese rilegata nel testo (4 facciate, datata “Paris, 12 mai 1833”) indirizzata a Silvio Pellico, contenente un elogio poetico e morale della sua figura e della sua opera.
L’autore della lettera, che si firma “De Séguier”, mostra una notevole cultura letteraria e religiosa, e si colloca chiaramente nell’ambiente cattolico-romantico parigino che negli anni Trenta dell’Ottocento guardava con ammirazione ai martiri della libertà italiana (Pellico, Maroncelli, Confalonieri).
Estratti selezionati dalla lettera
(trascrizione diplomatica parziale con mantenimento delle forme grafiche originali)
“Monsieur,
Votre gloire littéraire était connue à toute la France… j’admirais et j’aimais votre nom lorsque vos mémoires ont paru et nous ont fait aimer votre personne.”
“Votre héroïque constance à souffrir et à pardonner, vos yeux ouverts aux vérités éternelles, le flambeau du christianisme jaillissant étincelle par étincelle…”
“Ô Silvio Pellico, beau nom italien ! Par ton sort, par tes pleurs notre âme est exaltée… qu’importe le drapeau sous lequel il milite ? la palme appartient à tout homme d’élite.”
“À toi, noble captif, fils de la liberté, âme faite aux tourments et pour le ciel choisie… quelques ailes de feu, la foi, la poésie, emportent par l’abîme à l’immortalité !”
L’insieme fonde tono epistolare e forma poetica, passando progressivamente dal registro lirico a quello personale e affettuoso.
L’autore si rivolge a Pellico come a un martire civile e cristiano, celebrandone il sacrificio e la fede come esempio universale, e invitandolo a essere ospite della propria casa parigina, in nome di una fraternità morale che trascende le nazioni e i partiti:
“Si vous venez à Paris… soyez reçu comme dans la vôtre, et cette famille de France qui vous chérit est la vôtre…”
Interpretazione storico-letteraria
La lettera testimonia la rapida fortuna europea di Le mie prigioni, e in particolare la sua ricezione in Francia come opera di alta spiritualità cristiana e di esemplarità morale.
Il tono e la firma riconducono con ogni probabilità al marchese de Séguier (forse Louis-Philippe de Ségur, o più probabilmente un discendente omonimo), uomo di lettere e figura eminente del cattolicesimo liberale parigino, legato ai circoli di Lamartine e de Lamennais.
La data “Paris, 12 mai 1833” colloca il testo nel primo anno di diffusione francese del libro (tradotto a Parigi nello stesso 1833), facendo di questo documento un testimone diretto del culto morale di Pellico in ambito europeo.
La fusione di tono epistolare e poetico, il lessico romantico (“foi”, “poésie”, “immortalité”), e il costante richiamo alla fraternità delle anime (“toute nation, tout homme d’élite”), ne fanno un documento emblematico del cattolicesimo sentimentale post-restaurazione, di chiara impronta lamartiniana.
Condizioni
Esemplare fresco, ottimamente conservato; legatura integra, carta croccante e pulita, ritratto nitido. La lettera, vergata in inchiostro bruno su carta forte, perfettamente leggibile e priva di macchie.
Valutazione e interesse collezionistico
Esemplare di grande valore storico e documentario, che unisce la prima edizione torinese del capolavoro pellichiano a una lettera manoscritta di devozione letteraria francese coeva alla prima traduzione dell’opera.
Raro esempio di ricezione immediata e internazionale del testo, espressione del dialogo culturale tra romanticismo religioso italiano e francese.


















