Tullio Bertamini – Galleria d’Arte Ossolana
Alessandro Giozza pittore
Verbania, Arti Grafiche Spadaccini, 1977
Scheda bibliografica
Formato: cm 29 × 21 – Pagine: 10 – Descrizione: Estratto illustrato dedicato al pittore ossolano Alessandro Giozza, pubblicato come separato della rivista Oscellana (Anno 7, n. 3, 1977). Legatura: Brossura editoriale in cartoncino illustrato a colori, con riproduzione di un paesaggio invernale di Giozza.
Contenuto:
Breve saggio critico di Tullio Bertamini sulla poetica pittorica di Giozza e sul suo rapporto con i paesaggi domesi. Riproduzioni a colori di opere dell’artista.
Stato di conservazione: Buona copia.
Alessandro Giozza – Nota biografica
Alessandro Giozza (Domodossola, 1895 – 1974) è una delle figure più rappresentative della pittura ossolana del Novecento. Formatosi in un ambiente culturale vivace, profondamente legato alla tradizione locale ma attento alle evoluzioni dell’arte italiana del secolo, Giozza sviluppò un linguaggio personale centrato sul paesaggio urbano e montano. La sua produzione si distingue per la capacità di cogliere le atmosfere intime della città e delle valli circostanti: tetti innevati, vicoli silenziosi, case di pietra, stagioni che mutano in un dialogo costante con la luce.
La sua pittura, costruita attraverso pennellate pastose e tonalità calde, non ricerca l’effetto descrittivo, bensì l’essenza dei luoghi: la memoria affettiva della Domodossola popolare, dei suoi quartieri antichi, dei gesti quotidiani. La figura umana appare talvolta come presenza discreta, integrata nel paesaggio, quasi un’ombra che attraversa il tempo più che lo spazio.
Artista schivo e coerente, espose soprattutto in ambito locale e regionale, ma fu molto apprezzato da critici e collezionisti per la sua capacità di mantenere un legame autentico con la cultura figurativa alpina. Dopo la morte, la sua opera è stata più volte riscoperta attraverso studi, monografie e mostre dedicate.
Giozza nella pittura ossolana del Novecento – Inquadramento critico
La pittura ossolana del Novecento si caratterizza per un forte radicamento territoriale: paesaggio, memoria e identità alpina costituiscono il nucleo tematico comune a molte personalità dell’area. In questo contesto, Giozza occupa una posizione peculiare, poiché si pone come interprete privilegiato della Domodossola storica, dei suoi quartieri antichi, delle sue architetture popolari e degli scorci meno celebrati ma più vissuti.
Rispetto ai grandi maestri ossolani come Carlo Fornara, con la sua ricerca divisionista e luministica, o come Enrico Cavalli, più legato al simbolismo tonale, Giozza rappresenta la linea di una pittura affettiva, narrativa e atmosferica, meno proiettata verso le avanguardie e più verso la custodia di un patrimonio visivo destinato a scomparire con la modernizzazione urbana.
La sua opera svolge così una funzione quasi documentaria, ma filtrata da uno sguardo poetico:
- il colore, corposo e materico, aderisce alla struttura degli edifici e delle stagioni;
- la luce, spesso diffusa o invernale, crea una sospensione temporale che è cifra ricorrente nella pittura alpina;
- le figure, quando presenti, emergono come parte della quotidianità: mercati, mestieri, donne al lavoro, uomini in cammino.
Per questi motivi, Giozza è oggi considerato un tassello fondamentale nella narrazione visiva dell’Ossola, un pittore che ha restituito dignità artistica ai luoghi della vita comune e alla memoria della città.







