Urbano V, pontefice benedettino venerato ad Avignone e Marsiglia
Anonimo incisore francese, Urbain V, Parigi, Jean Mariette, rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule, circa 1686–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate; rifilata lungo la cornice e anticamente applicata su un più ampio foglio di carta vergata; didascalia manoscritta al piede; dimensioni complessive del folio mm 325 × 220. Ottimo esemplare nella figurazione.
Identificazione del soggetto
La nota manoscritta apposta sul foglio di supporto identifica il personaggio come:
Urbain V, mort dans Avignon en odeur de sainteté et fait
tous les jours plusieurs miracles à son tombeau à Marseille.
In italiano:
“Urbano V, morto ad Avignone in concetto di santità, compie ogni giorno numerosi miracoli presso la sua tomba a Marsiglia”.
Il personaggio è dunque Guillaume de Grimoard, monaco benedettino eletto papa nel 1362 con il nome di Urbano V e morto ad Avignone il 19 dicembre 1370.
La lettura è confermata non soltanto dalla didascalia, ma anche dalla complessa iconografia: l’abito benedettino, il pastorale abbaziale, il triregno pontificio deposto ai piedi e la gloria raggiata intorno al capo riuniscono in una sola immagine la sua identità di monaco, abate, pontefice e uomo venerato per santità.
L’indirizzo editoriale
Sotto la cornice della figurazione si legge:
A Paris chez J. Mariette rue S.t Jacques aux Colonnes d’Hercule.
L’incisione fu pertanto pubblicata dalla bottega di Jean Mariette, libraio, incisore, editore e mercante di stampe appartenente a una delle più importanti famiglie dell’editoria parigina tra XVII e XVIII secolo.
Nato nel 1660, Jean Mariette esercitò come mercante di stampe già prima del 1686 e stabilì la propria attività in rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule. L’indirizzo impresso permette quindi di proporre una datazione alla fine del Seicento, verosimilmente fra il 1686 e il 1700.
Il foglio appartiene a quella produzione religiosa e storico-biografica che affiancava, nel catalogo degli editori parigini, i più noti ritratti di sovrani, uomini illustri, ecclesiastici e personaggi della corte.
Urbano V: dal monastero al pontificato
Guillaume de Grimoard nacque intorno al 1310 nel castello di Grizac, nel Gévaudan, oggi dipartimento francese della Lozère. Dopo gli studi entrò nell’Ordine benedettino e compì la propria professione religiosa presso l’abbazia di Saint-Victor di Marsiglia.
Proseguì la formazione nelle università di Montpellier, Tolosa, Parigi e Avignone, distinguendosi negli studi giuridici e conseguendo il dottorato in diritto canonico. Insegnò diritto e teologia, esercitando contemporaneamente importanti incarichi ecclesiastici e diplomatici.
Divenne abate di Saint-Germain d’Auxerre nel 1352 e successivamente, nel 1361, abate di Saint-Victor a Marsiglia. L’anno seguente si trovava in missione diplomatica nel Regno di Napoli quando venne eletto pontefice.
Assunse il nome di Urbano V e fu incoronato ad Avignone il 6 novembre 1362. Il sito istituzionale della Santa Sede lo registra come duecentesimo pontefice della Chiesa cattolica, con pontificato dal 1362 al 19 dicembre 1370.
Nonostante l’elevazione al soglio pontificio, conservò uno stile di vita austero e rimase profondamente legato alla propria identità benedettina. Anche da papa continuò, secondo le fonti, a indossare l’abito monastico e a osservare per quanto possibile la disciplina dell’Ordine.
Il tentativo di riportare la papauté a Roma
Urbano V fu uno dei pontefici del periodo avignonese, ma comprese l’importanza di riportare la sede apostolica a Roma. Dopo aver consolidato i territori pontifici e preparato politicamente il rientro, lasciò Avignone nel 1367.
Il suo ingresso a Roma rappresentò un passaggio di grande valore simbolico: dopo decenni di assenza, un pontefice tornava a risiedere nella città di Pietro. Durante il soggiorno italiano Urbano V si dedicò al restauro delle basiliche romane, al rafforzamento dell’autorità pontificia e ai rapporti con l’Impero e la Chiesa d’Oriente.
L’instabilità politica italiana, le lotte fra le fazioni e le pressioni della corte francese lo indussero tuttavia a ritornare ad Avignone nel 1370. Morì pochi mesi dopo, il 19 dicembre.
Il tentativo non ebbe dunque una conclusione duratura, ma preparò il definitivo ritorno della sede pontificia a Roma compiuto da Gregorio XI nel 1377. Urbano V è per questo ricordato come uno dei pontefici che cercarono concretamente di superare la stagione avignonese.
Il pontefice della cultura e della riforma
Urbano V fu anche un importante promotore degli studi. Favorì le università, fondò collegi e sostenne la formazione di studenti privi di mezzi.
Contribuì allo sviluppo delle università di Cracovia e Vienna e promosse nuove istituzioni educative in Francia e nei territori pontifici. La sua politica culturale nasceva dalla convinzione che lo studio fosse utile non soltanto al clero, ma all’intera società.
Parallelamente tentò di riformare la disciplina ecclesiastica, contrastando abusi, simonia e rilassamento dei costumi. Sollecitò il rinnovamento degli ordini monastici e cercò di ricondurre la corte pontificia a uno stile più sobrio.
L’incisione interpreta proprio questo aspetto della sua memoria: Urbano V non è raffigurato nelle vesti solenni del sovrano della Chiesa, ma come un monaco raccolto nella visione di Dio.
Analisi iconografica
Urbano V è rappresentato a figura intera, in piedi sopra una formazione di nubi. Il corpo è leggermente ruotato verso sinistra, il volto è sollevato al cielo e le mani sono aperte in un gesto di contemplazione e abbandono.
La figura non appartiene a uno spazio terreno. Le nubi che la sostengono e la circondano trasformano la scena in una visione della gloria celeste, mentre l’estesa campitura luminosa del cielo isola il corpo e ne accentua la monumentalità.
Il pontefice indossa un ampio abito monastico scuro, senza piviale, tiara o altri paramenti cerimoniali. L’immagine insiste quindi sulla sua identità originaria di benedettino, considerata la radice della sua santità.
La destra distesa sembra ricevere la grazia, mentre la sinistra sollevata esprime stupore e riconoscimento della presenza divina. Il volto, rivolto verso l’alto, non ha il carattere ufficiale di un ritratto papale: è il volto di un religioso assorto in un’esperienza contemplativa.
L’abito benedettino
L’ampio abito scuro è uno degli elementi più importanti dell’immagine. Urbano V viene deliberatamente sottratto al fasto della corte avignonese e restituito alla propria vocazione monastica.
Guillaume de Grimoard aveva professato la regola benedettina e mantenne sempre un forte legame con l’abbazia di Saint-Victor di Marsiglia. Anche durante il pontificato continuò a essere ricordato per l’austerità personale e per la fedeltà alla disciplina del monastero.
La veste è resa attraverso fitte linee verticali e diagonali, capaci di conferire profondità alle ampie pieghe. Le profilature dorate sottolineano il cappuccio, le maniche e i bordi inferiori, senza trasformare il saio in un abito di corte.
Il risultato è una singolare combinazione fra semplicità monastica e glorificazione barocca: un pontefice umile, ma circondato da luce e nubi come un santo già accolto nella dimensione celeste.
Il pastorale abbaziale
Accanto alla figura compare un alto pastorale, caratterizzato dal riccio ornamentale e da un lungo sudario o nastro rosso.
Il pastorale richiama il governo abbaziale esercitato da Guillaume de Grimoard prima dell’elezione al pontificato. Fu infatti abate di Saint-Germain d’Auxerre e successivamente di Saint-Victor di Marsiglia.
L’attributo può assumere anche un significato più ampio: Urbano V viene presentato come pastore della Chiesa, guida spirituale e riformatore. Tuttavia, poiché il personaggio indossa il saio anziché i paramenti episcopali, il bastone sembra alludere principalmente alla dignità abbaziale.
Il lungo nastro rosso introduce una nota cromatica particolarmente efficace e bilancia visivamente il segno verticale del pastorale.
Il triregno deposto
Nella parte inferiore sinistra si riconosce il triregno pontificio, raffigurato a terra con le infule distese.
Si tratta dell’elemento decisivo per identificare il monaco come pontefice. La tiara non è indossata, ma deposta ai piedi della figura: una scelta iconografica carica di significato.
Il triregno abbandonato non implica una rinuncia storica al pontificato. Urbano V rimase papa fino alla morte. La sua collocazione a terra simboleggia piuttosto il distacco dalle dignità mondane, l’umiltà monastica e la subordinazione del potere pontificio alla vocazione spirituale.
L’immagine costruisce così un confronto fra due identità: la tiara indica il capo visibile della Chiesa, mentre il saio mostra l’uomo interiore, il monaco che considera ogni dignità terrena inferiore alla contemplazione di Dio.
Le lumeggiature dorate rendono il triregno immediatamente riconoscibile e ne sottolineano il valore simbolico.
L’aureola e la venerazione precedente alla beatificazione
Intorno al capo di Urbano V compare una grande aureola raggiata, impreziosita da interventi dorati. Nel momento in cui la stampa fu pubblicata, tuttavia, il suo culto non era ancora stato formalmente approvato con la beatificazione.
Urbano V venne dichiarato beato soltanto il 10 marzo 1870 da papa Pio IX. La presenza dell’aureola deve dunque essere interpretata come testimonianza della sua antica fama di santità e della venerazione popolare, non come indicazione di una beatificazione già avvenuta.
La didascalia manoscritta evita infatti i titoli canonici di santo o beato e si limita ad affermare che morì en odeur de sainteté, “in concetto di santità”.
L’immagine appartiene quindi a una fase anteriore al riconoscimento ufficiale, quando Urbano V era venerato localmente soprattutto a Marsiglia, Avignone e nei territori legati alla sua origine e alla sua attività.
Questo aspetto rende il foglio particolarmente interessante: non documenta un culto già stabilito dalla Chiesa, ma la lunga persistenza di una memoria devozionale che sarebbe stata riconosciuta ufficialmente soltanto nell’Ottocento.
La morte ad Avignone
Dopo il ritorno dalla penisola italiana, Urbano V giunse ad Avignone nel settembre del 1370. Gravemente malato, morì il 19 dicembre dello stesso anno.
Secondo la tradizione volle affrontare gli ultimi giorni con particolare umiltà, rinunciando all’isolamento cerimoniale della corte e permettendo ai fedeli di assistere alla sua agonia, affinché tutti potessero vedere come moriva un cristiano.
Il corpo venne inizialmente sepolto nella cattedrale di Notre-Dame-des-Doms ad Avignone. In seguito, rispettando la sua volontà, le spoglie furono trasferite all’abbazia di Saint-Victor a Marsiglia.
La didascalia distingue correttamente i due luoghi: Urbano V morì ad Avignone, ma il suo sepolcro venerato si trovava a Marsiglia.
Il sepolcro di Marsiglia e i miracoli
Nel 1372 le spoglie di Urbano V furono traslate nell’abbazia di Saint-Victor, dove vennero collocate in un monumentale sepolcro gotico.
La tomba divenne rapidamente meta di pellegrinaggi. Fra il 1376 e il 1378 furono registrate centinaia di guarigioni e grazie ritenute miracolose, tanto che venne avviato un processo di canonizzazione, successivamente interrotto dalle crisi ecclesiastiche e politiche del Grande Scisma.
La frase manoscritta fait tous les jours plusieurs miracles à son tombeau à Marseille riprende dunque una tradizione antica e ben radicata. Non è una generica formula encomiastica, ma il ricordo di un culto sviluppatosi intorno alla tomba del pontefice.
Il sepolcro medievale scomparve in seguito alle trasformazioni dell’abbazia e alle vicende rivoluzionarie. Rimase tuttavia viva la devozione verso il pontefice, culminata nel riconoscimento ufficiale del culto da parte di Pio IX nel 1870.
Una rara immagine pre-beatificazione
Dal punto di vista storico e religioso, il foglio è particolarmente significativo perché raffigura Urbano V come beato o santo di fatto quasi due secoli prima della beatificazione canonica.
La gloria raggiata, la figura sopra le nubi e il triregno deposto traducono visivamente una venerazione popolare già consolidata. La nota manoscritta documenta la persistenza del culto presso la tomba marsigliese.
La stampa potrebbe essere stata destinata a un ambiente benedettino, a una raccolta di immagini di pontefici venerabili oppure alla devozione privata di fedeli legati all’abbazia di Saint-Victor.
Il carattere relativamente raro del soggetto la distingue dai comuni ritratti dei papi, generalmente rappresentati in busto, entro un ovale e con abiti ufficiali.
Tecnica incisoria
La matrice è lavorata mediante una combinazione di acquaforte e bulino, secondo una tecnica consueta nell’editoria parigina della fine del XVII secolo.
Il bulino è riconoscibile nei fitti tratteggi che modellano il volto, le mani, il pastorale e le profonde pieghe dell’abito. L’acquaforte sembra invece essere stata impiegata nella preparazione delle nubi e delle vaste campiture lineari del cielo.
Il volto presenta una modellazione accurata, con sottili passaggi chiaroscurali che ne accentuano l’espressione contemplativa. La veste è costruita attraverso linee verticali e diagonali variamente addensate, mentre le nubi sono differenziate mediante tratteggi curvilinei.
L’estesa campitura del cielo, composta da linee orizzontali regolari, mette in risalto la figura scura e rende più efficace l’applicazione dei colori.
In assenza di una firma dell’incisore o dell’autore del modello, l’opera deve essere attribuita prudentemente ad anonimo incisore francese, nell’ambito della produzione pubblicata da Jean Mariette.
La coloritura coeva
La coloritura manuale utilizza una tavolozza relativamente sobria e coerente con il carattere monastico del soggetto.
L’abito è caratterizzato da tonalità brune e nere, mentre il cielo è arricchito da estese campiture azzurre. Il rosso è concentrato nel nastro del pastorale e produce un vivace contrasto con la severità della veste.
Le nubi sono mantenute prevalentemente nei toni del grigio, con leggere variazioni brune e azzurre. Il triregno, il pastorale, l’aureola e i profili del saio sono messi in risalto da applicazioni giallo-oro e da diffuse lumeggiature dorate.
L’intervento più spettacolare riguarda l’aureola, i cui raggi dorati si espandono intorno al volto e trasformano il capo del pontefice nel centro luminoso della composizione.
La coloritura lascia leggibile la trama incisa e appare, sulla base delle fotografie, compatibile con un intervento antico e plausibilmente coevo. La conferma definitiva richiederebbe comunque l’esame diretto dei pigmenti e dei materiali metallici.
Rifilo e montaggio antico
La parte incisa risulta rifilata lungo o molto vicino alla cornice perimetrale e anticamente applicata su un più ampio foglio di carta vergata.
Il rifilo conserva integralmente la figurazione, la doppia cornice e l’indirizzo editoriale di Jean Mariette. Non si osservano perdite sostanziali dell’immagine, ma non risultano conservati i margini originari della carta dell’incisione.
Il montaggio sembra antico e fu probabilmente realizzato per proteggere la stampa, uniformarne il formato o inserirla all’interno di una raccolta iconografica.
Le dimensioni di mm 325 × 220 devono essere riferite al folio complessivo di supporto, non alla sola matrice incisa. Le dimensioni effettive della parte figurata non sono state fornite e potranno essere aggiunte dopo una misurazione diretta.
La didascalia manoscritta
La didascalia è vergata direttamente al piede del supporto, sotto l’incisione applicata. Non appartiene pertanto alla matrice e non sostituisce un titolo originale inciso.
La grafia corsiva francese appare antica e coerente con una sistemazione collezionistica o devozionale del foglio. Il testo riunisce tre informazioni fondamentali: il nome del pontefice, la morte ad Avignone in fama di santità e i miracoli attribuiti al suo sepolcro marsigliese.
È possibile che la nota sia stata aggiunta nel momento stesso in cui l’incisione venne rifilata e montata, allo scopo di conservarne l’identità e la memoria biografica.
Dal punto di vista collezionistico la didascalia costituisce una testimonianza importante della ricezione storica dell’immagine. Essa dimostra che il foglio non veniva considerato un semplice ritratto papale, ma un’immagine legata alla devozione verso Urbano V.
Stato dell’opera
La parte figurata si presenta in ottimo stato di conservazione in rapporto all’epoca e al montaggio, con impressione nitida, completa e ben contrastata.
Il volto, le mani, il saio, il pastorale, il triregno e le nubi conservano una notevole leggibilità. La cornice è integralmente presente e l’indirizzo editoriale rimane chiaramente visibile.
La coloritura conserva una buona intensità, soprattutto nelle estese campiture azzurre del cielo e nel rosso del nastro. Le lumeggiature dorate risultano ben presenti sull’aureola, sul pastorale, sul triregno e sui profili dell’abito.
Nelle campiture azzurre si osservano alcune piccole abrasioni e minime discontinuità del pigmento, maggiormente visibili nella parte superiore sinistra. Sono inoltre presenti fisiologiche irregolarità della carta e lievi tracce del tempo.
La stampa è rifilata lungo la cornice e applicata su carta vergata antica. Il supporto presenta alcune ondulazioni, leggere pieghe e piccoli segni marginali, senza conseguenze sostanziali sulla figurazione. La didascalia manoscritta è completa e leggibile.
Lo stato complessivo può essere definito molto buono: figurazione integra e nitida, coloritura coeva vivace, dorature ben conservate e didascalia manoscritta completa, con rifilo e montaggio antico da dichiarare.
Rarità e interesse collezionistico
Le immagini seicentesche di Urbano V sono meno frequenti rispetto ai ritratti dei pontefici canonizzati o maggiormente celebrati dalla storia della Chiesa.
Il soggetto assume particolare interesse perché il papa non viene rappresentato in abiti ufficiali, ma come monaco benedettino glorificato. Il triregno deposto, il pastorale e l’aureola costituiscono un insieme iconografico ricco e immediatamente riconoscibile.
La presenza dell’indirizzo di Jean Mariette permette inoltre di inserire l’opera in un preciso contesto editoriale parigino. Coloritura, dorature, montaggio e didascalia documentano la storia materiale e devozionale dello specifico esemplare.
Il foglio può interessare i collezionisti di iconografia pontificia, storia avignonese, spiritualità benedettina, incisione francese, editoria Mariette e testimonianze relative alla città di Marsiglia.
Perché è interessante oggi
Urbano V fu uno dei personaggi più significativi del papato avignonese: un monaco divenuto pontefice, un promotore degli studi e un riformatore che tentò concretamente di ricondurre la sede apostolica a Roma.
L’incisione concentra questa complessa biografia in pochi simboli estremamente efficaci. Il saio racconta le sue origini benedettine; il pastorale ricorda il governo abbaziale; il triregno testimonia il pontificato; l’aureola e le nubi traducono la fama di santità.
Il foglio documenta inoltre una fase precedente alla beatificazione del 1870. Mostra come l’immagine potesse anticipare il riconoscimento canonico e contribuire alla conservazione di un culto attraverso i secoli.
La coloritura e le dorature conferiscono infine all’opera una notevole forza decorativa, senza cancellarne il valore storico e religioso.
Perché è un acquisto consapevole
L’identificazione è sostenuta con sicurezza dalla didascalia manoscritta e dagli attributi iconografici. L’indirizzo impresso riconduce l’edizione alla bottega di Jean Mariette e permette di proporre una datazione alla fine del XVII secolo.
La parte figurata è completa, ma risulta rifilata lungo la cornice e applicata su un più ampio folio antico. Il rifilo non comporta perdite sostanziali della composizione o dell’indirizzo editoriale, ma deve essere considerato nella valutazione.
La coloritura e le dorature appaiono antiche e coerenti con l’opera; una conferma scientifica richiederebbe l’esame diretto. Rimangono prudentemente non attribuiti l’incisore e l’autore del modello.
La rarità del soggetto, l’interessante iconografia pre-beatificazione, la nitidezza della stampa e la didascalia storica compensano ampiamente il montaggio e rendono l’esemplare una testimonianza collezionisticamente significativa.










