Vincenzo Salvagnoli
Della indipendenza d’Italia. Discorso di Vincenzo Salvagnoli
Firenze, Felice Le Monnier, 1859
Edizione: Seconda edizione Formato: In 8° piccolo (cm 20 x 12) Pagine: 98, (2)
Legatura: Brossura editoriale originale, in carta azzurra, con titolo in cornice tipografica al piatto anteriore; dorso parzialmente staccato Stato di conservazione: Esemplare genuino, con alcuni segni del tempo ma nel complesso copia più che discreta.
Descrizione e contenuto
Pubblicato in un anno cruciale del Risorgimento italiano, Della indipendenza d’Italia è un discorso politico appassionato e profetico, in cui Vincenzo Salvagnoli — figura centrale del liberalismo toscano — espone le sue idee sull’unità nazionale, la necessità di affrancarsi dal dominio austriaco e il ruolo propulsivo che la monarchia sabauda e l’alleanza con Napoleone III possono svolgere per la causa italiana.
Il testo si apre con una dichiarazione potente, quasi programmatica:
«L’Italia c’è. La denominazione geografica fu riscontrata una realtà. Ciò dicono a gara il re del Piemonte, l’imperatore dei francesi, il Parlamento inglese, tutta Europa.»
Segue una lunga e articolata riflessione sullo stato politico dell’Italia e sulla legittimità storica, culturale e morale del desiderio di indipendenza, con ampie digressioni sulle guerre napoleoniche, sul dominio austriaco, sull’atteggiamento del papato e sul contesto europeo.
Molto rilevanti sono le note illustrative — quasi un piccolo trattato parallelo — che forniscono un contributo documentario di prim’ordine:
- Cause italiane della partenza di Napoleone dall’isola d’Elba
- Effetti della dominazione francese (1796–1814)
- Esazioni finanziarie dell’Austria nei territori italiani tra il 1815 e il 1859
Salvagnoli non si limita alla denuncia: individua soluzioni concrete, come la necessità di un’alleanza franco-piemontese e l’urgenza di costituire un’entità politica italiana capace di parlare con voce unica all’Europa.
Note sull’autore
Vincenzo Salvagnoli (1801–1861), nato a Corniola presso Empoli, fu giurista, patriota e uomo politico tra i più lucidi e moderati del Risorgimento toscano. Attivo fin dai moti carbonari, legato ai circoli intellettuali di Firenze (Gabinetto Viesseux, Accademia dei Georgofili), fu incarcerato per le sue idee nel 1831 e successivamente attivo in campo giornalistico e parlamentare.
Dopo un iniziale allontanamento dalla scena pubblica, tornò a parteciparvi con forza dal 1855 in poi, maturando una posizione di apertura verso il Piemonte e di collaborazione con la Francia. Nel 1858 incontrò personalmente Napoleone III a Parigi, cui sottopose un programma di rigenerazione politica italiana. Poco dopo, pubblicò questo discorso — uno dei manifesti più chiari e coerenti del liberalismo unitario toscano. Morì pochi anni dopo, nominato senatore del Regno, senza riuscire a prestare giuramento.
Importanza e rarità dell’opuscolo
Questo opuscolo rappresenta una delle più significative prese di posizione liberali e unitarie in Toscana alla vigilia della Seconda guerra d’indipendenza. La seconda edizione — come in questo caso — fu anch’essa stampata a Firenze dallo stesso editore, e conserva il formato sobrio e civile dei pamphlet destinati a larga diffusione. Tuttavia, la tiratura fu limitata, e pochi esemplari si conservano in condizioni originali con la brossura editoriale.










