Gli ordini effettuati dal 24 al 28 Settembre verranno spediti il 30 Settembre - Approfitta del 18% di sconto su tutti gli articoli!

Minerva visita l’Invidia da Metamorfosi di Ovidio, Tavola 38, databile 1615

350,00 € 287,00 €

Rara incisione manierista tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, raffigurante Minerva mentre visita la grotta dell’Invidia per punire Aglauro. La tavola, attribuita alla cerchia di Hendrick Goltzius, colpisce per la forte tensione simbolica e per il raffinato contrasto tra luce e oscurità morale. Originale seicentesco su carta vergata con filigrana, appartenente alla celebre serie delle 52 tavole ovidiane.

Disponibilità: 1 disponibili

- +

Minerva visita l’Invidia da Metamorfosi di Ovidio, Tavola 38, databile 1615

Incisione in rame appartenente alla celebre serie di 52 tavole dedicate alle Metamorfosi di Ovidio, realizzata nell’ambiente di Hendrick Goltzius tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. Foglio di dimensioni ca. cm. 29,5 × 26,5; impronta della lastra ca. cm. 17,8 × 25,4. Esemplare impresso su carta vergata con filigrana antica visibile, importante elemento di autenticità e coerenza cronologica.

La tavola raffigura uno degli episodi più allegorici e moralmente intensi del poema ovidiano: Minerva (Atena), indignata per l’orgoglio di Aglauro, si reca nella tetra dimora dell’Invidia affinché questa instilli gelosia e rancore nel cuore della giovane. Ovidio descrive l’Invidia come una creatura mostruosa e consunta, abitatrice di luoghi oscuri e sterili, corrotta interiormente dal proprio stesso veleno morale.

L’incisione rende con grande efficacia il contrasto tra le due figure principali. Minerva appare luminosa, composta e solenne, armata di lancia e scudo, simbolo di sapienza e giustizia; l’Invidia invece emerge dall’antro roccioso come una figura deformata e inquietante, con capelli serpentiformi e volto contratto da un’espressione feroce. Il paesaggio stesso partecipa alla narrazione: la grotta è secca, aspra e contorta, mentre la presenza della dea introduce un movimento quasi teatrale nella composizione.

Il raffinato tratteggio della lastra, tipico della scuola di Goltzius, crea forti effetti chiaroscurali e un’atmosfera carica di tensione simbolica. L’opera non rappresenta semplicemente un episodio mitologico, ma una vera allegoria morale sul potere distruttivo dell’invidia, tema molto sentito nella cultura umanistica e manierista.

In basso compaiono i versi latini:

“Invidiae sedes, et sice carentia regna
Mersa chao informi torva Minerva subit.”

Traduzione:
“La cupa Minerva raggiunge la dimora dell’Invidia
e i regni aridi immersi in un informe caos.”

Seconda iscrizione:

“Mandat inulta sibi ne sydra spectet Aglauros
Illa deae magis usa venena facit.”

Traduzione:
“Ordina che Aglauro non contempli impunemente gli astri;
e quella (l’Invidia) mette in opera i veleni della dea.”

Questa tavola è particolarmente interessante per il forte carattere allegorico e psicologico, raro nella produzione incisoria nordica del periodo. L’episodio consente infatti di cogliere il gusto manierista per le personificazioni morali e per i contrasti simbolici tra virtù e vizio. Gli esemplari originali della serie risultano oggi apprezzati sia per la qualità tecnica sia per la ricchezza narrativa derivata dalla tradizione ovidiana.

Torna in alto