Francesco Domenico Guerrazzi
Orazione in ricordanza de’ morti toscani a Curtatone e a Montanara il 29 maggio 1848
Torino, Pelazza, Tipografia Economica, via della Posta n. 1, 1857
Raro opuscolo risorgimentale in formato in-16° grande, cm 19,5 × 13, di 48 pagine, completo della brossura editoriale originale illustrata. Il piatto anteriore reca autore, titolo, luogo, tipografo e data entro una severa cornice tipografica nera, concepita secondo il linguaggio visivo delle pubblicazioni commemorative e funebri; al centro compare una vignetta simbolica con croce monumentale, libro aperto, teschio, elmo, armi e vegetazione cimiteriale. Il frontespizio riprende i dati editoriali accompagnandoli con una diversa illustrazione, raffigurante una figura femminile inginocchiata presso una croce in un paesaggio di rovine. Il piatto posteriore è ornato da una composizione allegorica di armi, bandiere, tamburo, corazze ed equipaggiamenti militari, racchiusa nella medesima cornice a lutto. Carte marginose, in parte conservate nelle barbe originarie, con stampa nitida e leggibile. La brossura presenta lievi pieghe, piccole abrasioni marginali, modesti aloni e naturali segni d’uso; gli interni risultano complessivamente freschi e ben conservati. Copia buona, genuina e completa, particolarmente apprezzabile per la sopravvivenza della fragile veste editoriale figurata.
L’autore
Francesco Domenico Guerrazzi nacque a Livorno nel 1804 e morì presso Cecina nel 1873. Scrittore, avvocato, giornalista e uomo politico, fu una delle figure più energiche e controverse del movimento democratico risorgimentale. Subì persecuzioni e incarceramenti per la propria attività politica e partecipò direttamente agli avvenimenti toscani del 1848-1849: fece parte del governo provvisorio insieme con Giuseppe Montanelli e Giuseppe Mazzoni e, nel marzo 1849, assunse la guida politica della Toscana. Dopo la restaurazione granducale fu processato, incarcerato ed esiliato; tornato alla vita pubblica, sedette nel Parlamento subalpino e poi in quello nazionale.
La sua produzione letteraria, profondamente nutrita di romanticismo civile, comprende romanzi storici, memorie, scritti politici, discorsi e orazioni. Tra le opere più note figura La battaglia di Benevento, pubblicata nel 1828. In Guerrazzi la scrittura storica assume spesso il carattere di un’azione morale: il passato non viene semplicemente raccontato, ma trasformato in esempio, accusa, ammonimento e strumento di educazione patriottica.
Curtatone e Montanara
La battaglia di Curtatone e Montanara fu combattuta il 29 maggio 1848, durante la prima guerra d’indipendenza italiana, nei pressi di Mantova. Le truppe austriache affrontarono reparti regolari e volontari toscani, affiancati da contingenti napoletani. Pur costrette infine a ripiegare, le formazioni italiane opposero una resistenza che contribuì a rallentare l’azione austriaca e diede tempo all’esercito piemontese di prepararsi allo scontro successivo di Goito.
La battaglia acquistò rapidamente una forza simbolica superiore al suo risultato strettamente militare. La partecipazione di studenti, professori, volontari e giovani appartenenti alla Guardia universitaria toscana trasformò Curtatone e Montanara in uno dei luoghi fondativi della memoria risorgimentale. I caduti furono celebrati come espressione di una gioventù colta che aveva abbandonato le aule per combattere in nome dell’indipendenza italiana.
L’orazione di Guerrazzi si inserisce precisamente in questa costruzione della memoria. Il suo obiettivo non è offrire una cronaca tattica della battaglia, ma elevare i morti toscani alla dignità di esempio nazionale, affidandone il sacrificio alla coscienza delle generazioni successive.
L’edizione torinese del 1857
Questa edizione fu stampata a Torino nel 1857 dalla Tipografia Economica Pelazza, dunque in un momento in cui il Regno di Sardegna era divenuto il principale centro politico ed editoriale del movimento nazionale italiano. La scelta di riproporre un testo dedicato ai caduti del 1848, a nove anni dalla battaglia e alla vigilia della nuova stagione politico-militare che avrebbe condotto alla seconda guerra d’indipendenza, possedeva una chiara risonanza civile.
L’opera è censita tra le pubblicazioni specificamente dedicate a Curtatone e Montanara; la bibliografia predisposta dall’Università di Pisa registra infatti l’edizione torinese Pelazza del 1857 e segnala anche una moderna riproposta del testo.
Non si tratta pertanto di una pubblicazione occasionale priva di continuità, ma di una delle testimonianze attraverso le quali la memoria della battaglia fu conservata, rilanciata e trasmessa nell’Italia preunitaria. L’opuscolo assume inoltre un significato particolare perché apparve quando Guerrazzi era ancora lontano dalla Toscana, dopo la condanna e l’esilio seguiti alla restaurazione granducale.
Il carattere dell’orazione
Il testo appartiene alla grande tradizione dell’oratoria funebre e civile. L’esergo iniziale richiama l’orazione di Pericle per i caduti delle guerre peloponnesiache, secondo il racconto di Tucidide. Tale riferimento colloca immediatamente i morti di Curtatone e Montanara nella genealogia classica dei cittadini che sacrificano la vita per la comunità.
Nella pagina illustrata, Guerrazzi apre il discorso con una potente evocazione del campo di battaglia. Le armi sono smussate, i combattenti esausti, la pianura è colma di cadaveri e le acque appaiono tinte di sangue. Il linguaggio è solenne, immaginifico e volutamente teatrale: la natura stessa sembra chiedere tregua, mentre gli uomini continuano a combattere. Il modello della prosa romantica si intreccia con l’oratoria classica, producendo una narrazione capace di trasformare la violenza della battaglia in tragedia collettiva.
Il nucleo dell’opera è costituito dalla celebrazione del sacrificio. I caduti non vengono ricordati soltanto come soldati, ma come cittadini che hanno anteposto il bene della patria alla propria esistenza. La morte individuale acquista così un valore pubblico e pedagogico: il sangue versato diventa fondamento morale della futura indipendenza.
Storia, memoria e pedagogia nazionale
Nel pensiero di Guerrazzi, la commemorazione non è mai neutrale. Ricordare significa prendere posizione, riconoscere un debito e trasformare il dolore in volontà politica. L’orazione appartiene a quella letteratura patriottica che contribuì a creare una memoria condivisa prima ancora che esistesse uno Stato italiano unitario.
Il testo insiste implicitamente sul rapporto tra generazioni. I morti non possono più agire, ma possono ancora parlare attraverso la memoria e l’esempio. Spetta ai vivi raccogliere il significato del loro sacrificio e impedire che esso venga disperso nell’oblio o ridotto a semplice episodio militare.
L’accostamento a Pericle conferisce alla battaglia toscana una dimensione universale: come gli Ateniesi caduti per la polis, anche i volontari del 1848 vengono presentati quali cittadini-soldati, protagonisti di una storia nella quale libertà politica, identità collettiva e sacrificio personale risultano inseparabili.
L’apparato iconografico della brossura
La veste editoriale costituisce uno degli aspetti più interessanti dell’esemplare. La cornice nera segmentata, ripetuta sui due piatti, traduce visivamente la natura funebre del testo. Non è una decorazione generica, ma una vera struttura simbolica che trasforma l’opuscolo in piccolo monumento cartaceo.
Sul piatto anteriore la vignetta riunisce i principali emblemi della commemorazione militare: la croce, il teschio, il libro aperto, l’elmo, la spada e gli oggetti deposti presso il sepolcro. Il libro può essere interpretato come memoria scritta dei caduti, mentre le armi abbandonate alludono alla fine del combattimento e alla permanenza della gloria.
La vignetta del frontespizio, con la figura inginocchiata presso una croce fra rovine e vegetazione, introduce una dimensione più intima e sentimentale. La commemorazione pubblica della coperta lascia spazio al dolore privato, forse quello di una madre, di una vedova o, più genericamente, della patria personificata.
Il piatto posteriore presenta invece un trofeo militare composto da armi, lance, bandiere, tamburo, corazze e funi. L’immagine ricorda i trofei classici e napoleonici, ma il contesto funebre ne attenua il carattere trionfale: non celebra la conquista, bensì le armi ormai deposte dei combattenti.
La Tipografia Economica Pelazza
La Tipografia Economica Pelazza, indicata al frontespizio con sede in via della Posta n. 1, apparteneva al vivace ambiente tipografico torinese dell’età cavouriana. La definizione “economica” rinviava a una produzione pensata per una circolazione relativamente ampia, composta da opuscoli politici, testi letterari, commemorazioni e pubblicazioni di interesse civile.
La stampa dell’opera appare tuttavia tutt’altro che trascurata. La varietà dei caratteri, le ampie titolazioni, le cornici e le vignette dimostrano una precisa progettazione grafica. Pur trattandosi di un opuscolo popolare e maneggevole, esso fu concepito come oggetto commemorativo capace di colpire il lettore ancora prima dell’inizio del testo.
Rarità e interesse bibliografico
Le pubblicazioni risorgimentali in brossura sono spesso giunte fino a noi mutilate, rifilate, inserite in miscellanee o private delle copertine. Nel presente esemplare, invece, si conserva l’intero apparato editoriale figurato, comprendente piatto anteriore, frontespizio illustrato e piatto posteriore allegorico.
Una copia dell’edizione torinese del 1857 è stata proposta sul mercato antiquario con descrizione non perfettamente coincidente nella consistenza materiale, circostanza che consiglia di verificare ogni esemplare sulla base della collazione effettiva. Il volume qui esaminato consta chiaramente di 48 pagine e conserva entrambe le copertine illustrate.
L’interesse non è limitato alla bibliografia guerrazziana. L’opera appartiene contemporaneamente alla storia della prima guerra d’indipendenza, alla memoria universitaria toscana, alla letteratura politica, alla storia dell’oratoria civile e alla grafica editoriale risorgimentale.
Stato dell’opera
Esemplare completo nella brossura editoriale originale illustrata. La coperta presenta naturali segni del tempo: lievi pieghe, modeste abrasioni, piccole irregolarità e consunzioni ai margini e agli angoli, leggere tracce di polvere e sporadiche fioriture. Il dorso appare integro, pur con la normale debolezza propria di una pubblicazione in brossura sottile.
Il frontespizio e le carte interne conservano margini ampi, in parte in barbe, con qualche lieve piega marginale e sporadici punti di ossidazione. L’impressione è nitida e il testo perfettamente leggibile. Non si rilevano mancanze sostanziali, annotazioni invasive o gravi difetti.
Nel complesso, copia buona, genuina e bibliograficamente desiderabile, il cui valore è accresciuto dalla completezza dell’apparato figurativo editoriale.
Perché è interessante oggi
L’opuscolo permette di osservare come la memoria del Risorgimento venisse costruita quando l’Italia unita non esisteva ancora. Non racconta soltanto una battaglia: mostra il processo attraverso il quale i morti del 1848 furono trasformati in simboli di cittadinanza, libertà e unità nazionale.
Il testo interessa anche per la sua riflessione sul rapporto tra guerra e memoria. Guerrazzi non nasconde la violenza dello scontro, ma tenta di attribuire al sacrificio un significato pubblico e morale. In un’epoca nella quale il linguaggio della commemorazione continua a influenzare il modo di raccontare i conflitti, l’opera conserva una notevole attualità critica.
Perché è un acquisto consapevole
Si acquista una testimonianza originale del 1857, pubblicata nell’ambiente politico torinese alla vigilia della fase decisiva dell’unificazione italiana. L’opera unisce un autore di primo piano, un episodio fondamentale del 1848 e una rara veste editoriale figurata.
La presenza di entrambe le copertine, delle differenti vignette e dei margini genuini consente di apprezzare non soltanto il testo, ma anche la materialità del libro e il suo originario progetto commemorativo.
È un esemplare adatto a collezioni dedicate al Risorgimento, alla Toscana ottocentesca, alla storia militare, all’Università di Pisa, alla letteratura patriottica e agli scritti politici di Guerrazzi.











