Sant’Omobono di Cremona, mercante di stoffe e patrono dei sarti
Anonimo incisore francese, S. Homme Bon – Sant’Omobono di Cremona nella bottega di un sarto, Parigi, Jean Mariette, presso le Colonnes d’Hercule in rue Saint-Jacques, fine del XVII secolo, verosimilmente circa 1695–1705; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e diffuse lumeggiature dorate; foglio mm 325 × 220, completo dell’indirizzo editoriale e della stampa didascalica al piede. Ottima copia, con impressione nitida e buona marginatura.
Identificazione del soggetto
Il titolo impresso sotto la figurazione recita:
S. Homme Bon.
Si tratta della forma francese antica di sant’Omobono di Cremona, in latino Homobonus e in francese Hommebon o Homobon. La separazione grafica Homme Bon, letteralmente “uomo buono”, rende visibile il significato simbolico attribuito al suo nome.
Sant’Omobono, al secolo Omobono Tucenghi, fu un mercante e lavoratore del settore tessile vissuto a Cremona nel XII secolo. È venerato come patrono della città, dei mercanti, degli imprenditori, dei sarti e dei lavoratori della stoffa.
L’identificazione è confermata tanto dalla didascalia quanto dalla composizione: il santo è raffigurato all’interno di una bottega di sartoria, davanti a un grande tavolo sul quale è distesa una stoffa, mentre offre una moneta a un giovane povero.
Editore e luogo di pubblicazione
Sotto la figurazione si legge:
A Paris chez J. Mariette rue S.t Jacques aux Colonnes d’Hercule.
Il foglio fu dunque pubblicato a Parigi da Jean Mariette, presso l’insegna delle Colonnes d’Hercule, in rue Saint-Jacques.
La rue Saint-Jacques costituiva il principale centro dell’editoria calcografica parigina. Vi operavano alcune delle maggiori famiglie di incisori, mercanti e stampatori, fra cui i Mariette, i Bonnart, i Langlois e i Poilly.
Jean Mariette apparteneva a una delle più prestigiose dinastie francesi di editori e mercanti di stampe. La sua produzione comprendeva immagini religiose, ritratti, soggetti mitologici, architetture, ornamenti e tavole destinate al collezionismo.
L’indirizzo completo non svolgeva soltanto una funzione commerciale: garantiva la provenienza del foglio da una bottega riconosciuta e permetteva all’acquirente di reperire altri soggetti della medesima serie.
Attribuzione e datazione
Non risultano visibili firme dell’incisore o indicazioni dell’autore del modello. È quindi corretto mantenere l’attribuzione ad anonimo incisore francese, attivo per Jean Mariette.
La tecnica, la grafia, il formato e il tipo di coloritura indicano una produzione collocabile tra la fine del XVII e i primissimi anni del XVIII secolo. Una datazione prudente può essere proposta intorno al 1695–1705, mantenendo come riferimento principale la fine del Seicento indicata per l’esemplare.
La composizione presenta ancora il carattere narrativo e devozionale proprio delle immagini francesi del Grand Siècle, ma l’eleganza dell’abito e la ricchezza decorativa della bottega anticipano il gusto più brillante del primo Settecento.
Trascrizione della didascalia
Il testo al piede può essere trascritto:
Ce St Marchand Tailleur d’Habits de la ville de Cremone en Italie employa son talent à assister les pauvres dans leurs besoins, et il ne les édifia pas moins par sa pieté, sa modestie, et ses autres vertus. Il fut canonisé en 1356. Les miracles que Dieu avoit operé à ses prières pendant sa vie n’ayant pas cessé après sa mort.
In traduzione:
“Questo santo mercante e sarto d’abiti della città di Cremona, in Italia, impiegò il proprio talento nell’assistere i poveri nelle loro necessità e non li edificò meno con la sua pietà, la sua modestia e le altre virtù. Fu canonizzato nel 1356. I miracoli che Dio aveva operato per le sue preghiere durante la vita non cessarono dopo la sua morte.”
La didascalia presenta Omobono come modello di santità laicale: non un monaco, un vescovo o un martire, ma un uomo inserito nel lavoro e nel commercio, capace di trasformare la propria professione in strumento di carità.
L’anomalia della data «1356»
L’indicazione “Il fut canonisé en 1356” è chiaramente leggibile nella stampa, ma non corrisponde alla cronologia storicamente documentata.
Sant’Omobono morì il 13 novembre 1197 e fu canonizzato da papa Innocenzo III il 12 gennaio 1199, poco più di un anno dopo la morte. La data è attestata dalla bolla Quia pietas e ricordata tanto dalla diocesi di Cremona quanto da una lettera pontificia dedicata all’ottavo centenario del santo.
Il “1356” della didascalia deve quindi essere considerato un errore storico o tipografico della fonte utilizzata dalla bottega parigina. Non è opportuno correggerlo silenziosamente nella trascrizione: costituisce una caratteristica originale dell’edizione e documenta le difficoltà con cui le biografie dei santi italiani venivano trasmesse nell’editoria popolare francese.
L’errore non diminuisce l’interesse dell’opera; al contrario, ne rappresenta un elemento bibliografico e culturale degno di segnalazione.
Omobono Tucenghi
Omobono visse a Cremona nel corso del XII secolo. Apparteneva a una famiglia impegnata nella produzione e nel commercio dei tessuti e proseguì l’attività paterna come mercante di stoffe.
Era sposato e pienamente inserito nella società urbana. La sua santità non maturò quindi nel monastero, ma all’interno della famiglia, del lavoro, del mercato e delle complesse relazioni della città comunale.
Le fonti più antiche lo descrivono come un commerciante onesto, assiduo nella preghiera e particolarmente generoso verso i poveri. Utilizzava le risorse ottenute dalla propria attività per sostenere le persone in difficoltà, ospitare gli indigenti e favorire la riconciliazione fra gruppi cittadini contrapposti.
La storiografia sottolinea proprio questa capacità di impiegare il denaro pro pauperibus, a favore dei poveri, trasformando la prosperità economica in responsabilità sociale.
Un santo laico nel Medioevo
La canonizzazione di Omobono riveste una particolare importanza nella storia della Chiesa medievale. Egli viene frequentemente ricordato come uno dei primi semplici laici, non appartenenti alla nobiltà o a una dinastia regnante, a essere formalmente canonizzato dal pontefice.
La sua figura proponeva un modello innovativo: la perfezione cristiana poteva essere raggiunta anche vivendo nel mondo, esercitando una professione, amministrando denaro e sostenendo una famiglia.
Una lettera di Giovanni Paolo II dedicata al santo lo definisce il primo laico non appartenente a famiglie nobili, reali o principesche canonizzato nel Medioevo e ricorda le espressioni contenute nella bolla di Innocenzo III: “padre dei poveri”, “consolatore degli afflitti”, uomo di preghiera e operatore di pace.
Questa dimensione rende il soggetto particolarmente moderno: Omobono è santo non malgrado il lavoro e il commercio, ma attraverso il modo etico e solidale con cui li esercita.
La morte durante la Messa
Secondo la tradizione, Omobono morì il 13 novembre 1197 nella chiesa cremonese di Sant’Egidio, alla quale si recava ogni mattina per partecipare all’Ufficio e alla Messa.
Durante la celebrazione si prostrò davanti alla croce e non si rialzò. In un primo momento i presenti credettero che fosse immerso nella preghiera; solo successivamente si accorsero della morte.
La canonizzazione seguì con eccezionale rapidità. Il vescovo Sicardo di Cremona si recò a Roma con una delegazione di cittadini e presentò a Innocenzo III le testimonianze delle virtù e dei miracoli attribuiti a Omobono.
Il pontefice ne approvò il culto nel gennaio 1199, poco più di un anno dopo la morte. La rapidità del riconoscimento testimonia la forte partecipazione della comunità cittadina.
Patrono di Cremona e dei mestieri tessili
Omobono divenne progressivamente il principale patrono di Cremona. Le sue reliquie furono traslate nella cripta della cattedrale, dove sono tuttora venerate.
Nel corso del tardo Medioevo e dell’età moderna il suo culto si diffuse fra sarti, tessitori, mercanti di stoffe, calzolai e lavoratori legati alla produzione dell’abbigliamento.
L’iconografia si adattò a questa devozione professionale. Il santo veniva raffigurato con stoffe, forbici, strumenti da sarto, libri contabili, monete o borse di denaro.
La presente incisione costituisce un esempio particolarmente ricco di tale tradizione, perché non si limita ad accompagnare il santo con un attributo isolato: ricostruisce un’intera bottega tessile in piena attività.
Analisi iconografica
Sant’Omobono è rappresentato in piedi al centro di una bottega. Indossa una lunga veste rossa, decorata da piccoli motivi dorati, stretta in vita da una cintura. Attorno al capo è tracciata una sottile aureola d’oro.
La mano sinistra è appoggiata sopra una grande pezza di tessuto azzurro distesa sul tavolo. La destra offre una moneta a un giovane povero che tende entrambe le mani.
Sul fondo un lavorante è seduto con le gambe incrociate sopra un banco e cuce una stoffa. Altri tessuti piegati sono disposti accanto a lui. La scena si apre a destra su un paesaggio urbano e commerciale, nel quale si distinguono una costruzione fortificata, un’imbarcazione e alcune balle o merci.
L’immagine riunisce quindi in un’unica composizione lavoro, commercio, produzione artigianale e carità.
Omobono nella propria bottega
L’ambientazione professionale costituisce la caratteristica più originale del foglio.
Il santo non abbandona il proprio mestiere per esercitare la carità: è raffigurato mentre distribuisce l’elemosina all’interno della bottega, con la mano ancora appoggiata sulla stoffa.
Il messaggio è preciso. Il lavoro onesto produce beni e risorse che possono essere condivisi; l’attività economica non è contrapposta alla santità, ma diventa uno strumento al servizio della comunità.
Questa iconografia era particolarmente adatta alle corporazioni dei sarti e dei mercanti, che potevano riconoscere nel santo un modello capace di unire abilità professionale, prosperità e responsabilità morale.
Il gesto dell’elemosina
Il giovane povero sulla destra riceve una moneta direttamente dalla mano del santo. La differenza fra le vesti sottolinea la distanza sociale: Omobono indossa un abito lungo e preziosamente decorato, mentre il ragazzo porta una semplice tunica.
Lo scambio, tuttavia, avviene senza teatralità. Il santo non guarda il destinatario dell’offerta e il povero non appare umiliato. La carità viene presentata come gesto abituale, inserito naturalmente nella giornata lavorativa.
La moneta è ben visibile fra le dita e costituisce il punto di contatto fra i due personaggi. Nell’iconografia di Omobono, la borsa e il denaro non assumono un significato negativo: rappresentano beni che acquistano valore morale quando vengono amministrati con giustizia.
Il lavorante seduto
Alle spalle del santo compare un sarto seduto sul banco secondo una posizione tradizionalmente adottata dagli artigiani per lavorare più agevolmente sui tessuti.
Con la mano destra sembra sollevare il filo, mentre la sinistra trattiene il materiale da cucire. Le forbici e gli altri utensili sono disposti sul tavolo o fra le stoffe.
La presenza del lavorante impedisce di leggere la scena come un ritratto puramente simbolico. La bottega è attiva e organizzata; Omobono appare contemporaneamente come proprietario, maestro del mestiere e uomo caritatevole.
Il rapporto fra il santo e il lavorante suggerisce inoltre una responsabilità nei confronti di chi opera alle sue dipendenze, tema particolarmente significativo nella cultura delle corporazioni.
Le stoffe
La grande pezza azzurra occupa il primo piano e costituisce, insieme alla veste rossa, il principale elemento cromatico della composizione.
La stoffa ricade dal tavolo con pieghe ampie e profonde. Una sottile linea incisa potrebbe indicare il punto nel quale il tessuto deve essere tagliato. Sul fondo si trovano altre pezze verdi, rosa e giallo-ocra.
L’attenzione riservata ai tessuti riflette la specializzazione della bottega Mariette e il gusto del pubblico francese per le immagini di moda e di costume.
La varietà delle stoffe trasforma il foglio in un documento visivo relativo al lavoro sartoriale e al commercio tessile fra XVII e XVIII secolo.
La veste rossa
Omobono indossa un abito rosso decorato con minuti motivi floreali e segni metallici.
Non si tratta di una ricostruzione filologica del costume cremonese del XII secolo. Come spesso accade nelle immagini agiografiche, il personaggio medievale è vestito secondo forme vicine alla moda conosciuta dal pubblico contemporaneo.
La veste comunica la condizione prospera del mercante e rende più significativo il gesto caritatevole: Omobono non è povero, ma sceglie di mettere i propri beni al servizio dei bisognosi.
Le dorature, distribuite sul tessuto, ne accentuano la ricchezza senza trasformare il santo in un personaggio aristocratico.
L’aureola
L’aureola è costituita da un semplice cerchio dorato, privo di raggi o decorazioni.
La sua essenzialità permette di distinguere immediatamente il santo dagli altri personaggi senza interrompere la dimensione quotidiana della scena.
Omobono non appare trasfigurato né separato dal lavoro. L’aureola circonda un uomo che indossa abiti civili, dirige una bottega e maneggia denaro: proprio questa normalità rappresenta il cuore della sua iconografia.
Il paesaggio e il commercio
Sulla destra la bottega si apre verso un paesaggio nel quale si riconoscono una struttura fortificata, edifici, rilievi e un’imbarcazione con vela o alberatura.
Non si tratta necessariamente di una veduta esatta di Cremona. Il paesaggio possiede un carattere evocativo e potrebbe alludere genericamente alla città, alle vie commerciali e alla circolazione delle merci.
La presenza dell’imbarcazione richiama il trasporto fluviale, essenziale per il commercio delle stoffe. Cremona, posta sul Po, era collegata attraverso la navigazione ai principali mercati dell’Italia settentrionale.
L’inserimento di questo dettaglio amplia la scena dalla singola bottega alla più vasta economia urbana.
Tecnica incisoria
L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di acquaforte e bulino.
I volti e le mani sono modellati attraverso sottili tratteggi curvilinei; gli abiti presentano segni più regolari e serrati; le stoffe sono differenziate mediante reticoli, linee parallele e campiture decorative.
Particolarmente accurato è il lavorante sul fondo, realizzato in dimensioni ridotte ma ancora perfettamente leggibile nel gesto del cucire. Il paesaggio utilizza invece segni più leggeri, destinati a creare profondità atmosferica.
La composizione dimostra una buona padronanza narrativa: benché numerosi, gli oggetti risultano organizzati con chiarezza e conducono lo sguardo dal lavoro alla carità.
La coloritura coeva
La coloritura manuale presenta una tavolozza ricca e vivace. Il rosso domina nelle vesti del santo e del lavorante; il blu intenso è utilizzato per la grande stoffa in primo piano e per il tendaggio laterale; il verde compare nei drappi, nel paesaggio e in alcuni elementi del pavimento.
Tonalità rosa, giallo-ocra e brune distinguono le stoffe piegate e la veste del povero. Le carnagioni sono lasciate prevalentemente al segno inciso, con interventi discreti.
La stesura non copre la trama calcografica e mostra leggere variazioni proprie dell’esecuzione manuale. Sulla base delle fotografie, l’aspetto appare coerente con una coloritura antica e plausibilmente coeva.
Le dorature
Le lumeggiature metalliche sono impiegate diffusamente nella cornice, nell’aureola, nei bordi della veste, nella cintura e nei piccoli motivi ornamentali dell’abito rosso.
L’oro sottolinea anche alcuni dettagli del tavolo e delle stoffe. La sua funzione non è esclusivamente decorativa: distingue il santo e attribuisce valore simbolico agli strumenti del suo lavoro.
Particolarmente efficace è il contrasto fra il rosso e l’oro della veste, l’azzurro intenso della stoffa e il fondo più chiaro. L’insieme conferisce al foglio un forte impatto decorativo.
La didascalia al piede
La parte inferiore conserva in stampa: il titolo, il testo biografico e l’indirizzo di Jean Mariette.
Non si tratta di una nota manoscritta o di una moderna integrazione, ma di una stampa didascalica originale, indispensabile per identificare il soggetto e l’editore.
La sua conservazione completa costituisce un elemento positivo, anche in considerazione della frequenza con cui queste fasce venivano eliminate durante antichi montaggi o rifilature.
Stato dell’opera
L’esemplare conserva integralmente la figurazione, la doppia cornice, l’indirizzo editoriale, il titolo e il testo agiografico. La marginatura è buona e consente di apprezzare chiaramente l’intero impianto del foglio.
Sono visibili lievi ondulazioni, alcune pieghe antiche soprattutto nella parte superiore e inferiore, minimi punti di ossidazione e piccole irregolarità marginali. Questi elementi risultano compatibili con l’età e non compromettono la qualità dell’immagine.
L’impressione appare nitida e ben contrastata; la coloritura conserva notevole intensità e le dorature sono ancora chiaramente percepibili.
Lo stato può pertanto essere definito ottimo e completo, con fisiologici segni del tempo e stampa didascalica al piede.
Perché è interessante oggi
Sant’Omobono rappresenta un modello di santità sorprendentemente attuale: un laico, un lavoratore e un commerciante che interpreta il successo economico come responsabilità verso gli altri.
La scena offre inoltre una rara testimonianza visiva della bottega di un sarto: stoffe, tavolo da taglio, lavorante, strumenti professionali, commercio e distribuzione dell’elemosina sono riuniti in una composizione di grande immediatezza.
Il foglio può interessare collezionisti di incisioni religiose, storia del lavoro, arti tessili, corporazioni, commercio, costume e iconografia cremonese.
L’indirizzo di Jean Mariette, la coloritura coeva e le dorature ne rafforzano ulteriormente il valore storico e decorativo.
Perché è un acquisto consapevole
Il soggetto è identificato direttamente dal titolo e dalla didascalia. L’indirizzo consente di attribuire con certezza la pubblicazione a Jean Mariette presso le Colonnes d’Hercule.
La scheda segnala correttamente l’errore cronologico presente nel testo antico: la stampa indica il 1356, mentre Omobono fu canonizzato nel 1199. Tale incongruenza viene conservata come caratteristica editoriale e non altera l’identificazione del personaggio.
La rarità iconografica, la complessità della scena, la coloritura antica e la completezza delle iscrizioni sostengono comunque un notevole interesse collezionistico.








