Credito Italiano
Venne il dì nostro e vincere bisogna!. A cura di Innocenzo Cappa, con scritti di Luigi Einaudi e altri.
Milano, Credito Italiano, impresso da Bertieri e Vanzetti, s.d. [1917]
Opuscolo in-16, cm 16,8 × 11,6; pp. 63, (1), con sette tavole a piena pagina, per lo più illustrate da Silvio Talman. Brossura editoriale in cartoncino color crema, decorata da un minuto motivo floreale verde e con il titolo abbreviato “… e vincere bisogna!” entro cornice tipografica al piatto anteriore. Esemplare genuino, perfettamente conservato, ben legato e con carte pulite. La catalogazione bibliotecaria conferma l’anno 1917, la consistenza di 63 pagine, la cura di Innocenzo Cappa e la presenza di scritti di Luigi Einaudi; il titolo deriva dalla Canzone di Legnano di Giosuè Carducci.
L’edizione e il IV Prestito Nazionale
L’opuscolo nasce nel pieno della Prima guerra mondiale come pubblicazione di propaganda finanziaria del Credito Italiano a sostegno del IV Prestito Nazionale consolidato al 5%, aperto nel febbraio 1917 e successivamente prorogato. La Banca d’Italia ricorda come il quarto prestito, varato all’inizio di quell’anno, segnasse il passaggio alla forma del prestito consolidato; la sottoscrizione fu aperta inizialmente dal 5 al 25 febbraio 1917.
La pubblicazione si colloca dunque prima di Caporetto e non nasce come risposta alla crisi dell’autunno 1917. La celebre formula carducciana “Venne il dì nostro… e vincere bisogna” sarebbe stata poi ripresa con particolare frequenza anche nella propaganda successiva; una fonte coeva repertoriale ricorda espressamente che questo opuscolo del Credito Italiano fu diffuso nel febbraio 1917 per il IV Prestito Nazionale.
Un documento di finanza di guerra
Il volume è costruito per trasformare un tema tecnico — il finanziamento dello Stato in guerra — in un discorso accessibile e persuasivo rivolto al risparmiatore. La catalogazione moderna lo classifica infatti sotto finanza di guerra, prestiti pubblici ed economia di guerra.
Il tono è esplicito già nelle pagine fotografate: “Bisogna dare il danaro, italiani!”, mentre risparmio privato, solidità del bilancio e sottoscrizione al prestito vengono presentati come strumenti direttamente collegati allo sforzo bellico. Il contributo di Luigi Einaudi sul bilancio dello Stato e sulla potenzialità finanziaria italiana, pubblicato nello stesso 1917, fu ristampato proprio in questo opuscolo alle pp. 15-23.
Carducci come parola d’ordine
L’apertura con “Venne il dì nostro e vincere bisogna!”, attribuita chiaramente a Giosuè Carducci e alla Canzone di Legnano, lega il richiamo finanziario alla memoria risorgimentale e medievale della lotta per l’indipendenza. La scelta non è ornamentale: il verso viene trasformato in slogan, mettendo in comunicazione poesia civile, patriottismo e mobilitazione economica.
La copertina compie un’ulteriore riduzione del messaggio: rimane soltanto “… e vincere bisogna!”, isolato in un riquadro su un fondo quasi domestico di piccoli fiori verdi. Il contrasto fra grafica lieve e imperativo bellico rende la veste editoriale particolarmente riconoscibile.
Silvio Talman e l’apparato figurativo
Le tavole dell’esemplare documentano direttamente la partecipazione di Silvio Talman, la cui firma “S. TALMAN” è perfettamente visibile in più illustrazioni. Talman, nato nel 1879 e morto nel 1972, è documentato come illustratore, incisore, pittore, calligrafo e cartellonista; una fonte dedicata alla grafica italiana ricorda specificamente che nel 1917 illustrò Venne il dì nostro… e vincere bisogna! per il Credito Italiano.
L’immagine dedicata agli emigranti italiani è particolarmente significativa: davanti alle insegne “Prestito Nazionale” e “Cambio”, una famiglia di lavoratori all’estero viene invitata a sottoscrivere, con la didascalia che associa esplicitamente interesse economico e patriottismo. Un’altra tavola trasforma il bilancio italiano in una monumentale allegoria fondata sulla “economia nazionale”. L’illustrazione non accompagna semplicemente il testo: ne costituisce una componente persuasiva essenziale.
Bertieri e Vanzetti
Anche l’esecuzione tipografica aggiunge interesse. L’opuscolo uscì dai tipi di Bertieri e Vanzetti, officina milanese fondata da Raffaello Bertieri con P. Vanzetti nel 1906. Bertieri fu uno dei protagonisti del rinnovamento della tipografia italiana del primo Novecento, attento in particolare al rapporto fra forma, carattere, impaginazione e pubblicità.
La sobrietà della coperta, l’uso calibrato degli spazi bianchi, i fregi tipografici e l’alternanza fra testo e tavole mostrano bene quella cultura grafica: il libro è propaganda, ma viene affidato a una realizzazione editoriale curata e riconoscibile.
L’esemplare
La copia conserva la brossura editoriale originale, elemento particolarmente importante in una pubblicazione effimera e destinata alla larga diffusione. Le condizioni dichiarate perfette, la compattezza della legatura, la pulizia delle carte e la presenza delle sette tavole ne fanno un esemplare sensibilmente più desiderabile delle comuni copie sopravvissute con copertine macchiate o usurate.
La consistenza di 63 pagine coincide inoltre con la registrazione bibliotecaria di BiblioToscana, mentre sul mercato compaiono anche descrizioni bibliografiche abbreviate a 59 o 61 pagine, probabilmente dovute a criteri differenti di conteggio o a varianti materiali. Per questo esemplare il dato fisicamente verificato resta quello di pp. 63, (1).
Perché è interessante oggi
Perché è un documento compatto ma eloquente della mobilitazione economica italiana durante la Grande Guerra: mostra come banche, economisti, tipografi, illustratori e letteratura civile venissero coordinati per convincere il pubblico a trasformare il risparmio privato in finanziamento dello Stato.
L’interesse è quindi simultaneamente storico, economico, grafico e sociale: dalle finanze pubbliche all’emigrazione, dalla propaganda visiva alla tipografia di Bertieri, il fascicolo restituisce un’intera cultura della comunicazione bellica del 1917.
Perché è un acquisto consapevole
Il titolo non è unico sul mercato, ma questo specifico esemplare riunisce le caratteristiche realmente desiderabili: brossura originale conservata, apparato figurativo di Silvio Talman, stampa Bertieri e Vanzetti, consistenza completa e stato dichiarato perfetto.
È quindi più interessante di una semplice pubblicazione economico-finanziaria d’epoca: è un piccolo oggetto di grafica e propaganda della Grande Guerra, con firme e contenuti riconducibili a figure importanti della cultura italiana del Novecento.














