Savelli, Marc’Antonio
Pratica universale del dottor Marc’Antonio Savelli, Auditore della Rota Criminale di Firenze, compendiosamente estratta per alfabetto dalle principali Leggi, Bandi, Statuti, Ordini, e Consuetudini, massime Criminali, e miste, che si osservano nelli Stati del Serenissimo Gran Duca di Toscana… con molte aggiunte, e benigne interpretazioni del medesimo Autore, e del Cav. Guido Antonio Savelli suo Figliuolo. Con due Repertorij, uno de’ §§ o Titoli, l’altro delle Materie.
Parma, per Paolo Monti all’Insegna della Fede, 1717
In-folio, cm 37 × 24; pp. [6], 408. Frontespizio tipografico in rosso e nero con grande marca figurata; testo prevalentemente disposto su due colonne, capilettera ornamentali e repertori alfabetici. Legatura coeva in piena pergamena, titolo in bruno impresso a caldo al dorso. Esemplare genuino, ben legato, con rare e lievi fioriture e minimi segni del tempo. La collazione di [6], 408 pagine coincide con quella censita per l’edizione parmense del 1717; le ultime 44 pagine sono occupate dai repertori.
L’edizione del 1717
La Pratica universale vide la luce per la prima volta a Firenze nel 1665, presso Giuseppe Cocchini, e si impose come una delle più fortunate sintesi pratiche del diritto criminale toscano del Seicento. La prima edizione, in-folio, era già concepita come repertorio alfabetico delle leggi, bandi, statuti, consuetudini e decisioni giudiziarie vigenti negli Stati granducali.
Questa edizione parmense del 1717 appartiene alla fase matura e ampliata dell’opera: il frontespizio dichiara esplicitamente le “molte aggiunte, e benigne interpretazioni” dello stesso Marc’Antonio Savelli e del figlio Guido Antonio Savelli. La fortuna editoriale del testo fu lunga: edizioni e ristampe continuarono a circolare ancora nel primo Settecento e oltre, segno della persistente utilità pratica del repertorio negli ambienti giuridici.
Marc’Antonio Savelli e la giustizia criminale toscana
Marc’Antonio Savelli, originario di Modigliana, fu giurista e magistrato attivo nelle istituzioni toscane del XVII secolo; Treccani lo ricorda espressamente come magistrato a Firenze e autore della Pratica universale, opera particolarmente importante per il diritto penale toscano.
Il valore dell’opera deriva anche dalla formazione professionale dell’autore: non è un trattato puramente accademico, ma il risultato di una lunga esperienza nelle magistrature. Savelli costruisce infatti un manuale operativo, destinato a magistrati, rettori, avvocati, notai e funzionari, mettendo in relazione legislazione positiva, prassi dei tribunali e dottrina dello ius commune. La storiografia giuridica contemporanea continua a utilizzare la Pratica come fonte per lo studio della giustizia criminale toscana e delle procedure giudiziarie dell’età moderna.
Un’enciclopedia pratica del diritto
La struttura alfabetica è uno dei tratti più moderni e funzionali del libro. Il “Breve Indice delli Paragrafi, o Titoli dell’Opera” permette di accedere direttamente a centinaia di materie: dall’Abigeato agli Abitatori, dagli Affronti ai Banditi, dal Barco Reale ai Bargelli, sino a carceri, catture, citazioni, comunità, contratti, reati e procedure.
Le immagini dell’esemplare mostrano efficacemente questo metodo. Alla voce “Pratica universale per alfabetto” il testo si apre con Abigeato e Abitatori e abitazione, combinando norme locali, bandi granducali e richiami alla dottrina giuridica. Non si tratta dunque di una semplice raccolta legislativa, ma di un repertorio ragionato nel quale Savelli confronta norme, precedenti, consuetudini e interpretazioni.
Delitti, inquisizione e procedura criminale
Particolarmente significative sono le sezioni visibili dedicate ai “Delinquenti”, all’“Inquisitione, o Inquisiti” e agli “Omicidiarj, et Omicidio”. Esse documentano dall’interno il funzionamento della giustizia penale d’Ancien Régime: comparizione dell’inquisito, formazione del corpus delicti, indizi, contumacia, giurisdizione ecclesiastica e secolare, cattura dei delinquenti, favoreggiamento, pene pecuniarie, galera, premi per la consegna dei ricercati e disciplina degli omicidi.
La sezione sull’inquisizione contiene inoltre un principio di notevole interesse storico-giuridico: l’inquisizione non può essere formata senza che consti preliminarmente il corpo del delitto e il giudice, in presenza di dubbio e in assenza di legittimi indizi, deve inclinare verso l’esclusione del reato. È un esempio concreto di come il libro, pur immerso nel sistema penale del suo tempo, organizzi anche criteri probatori e limiti procedurali.
La voce sugli omicidi richiama bandi fiorentini risalenti sino al Quattrocento e al Cinquecento, mostrando come la Pratica sia anche una straordinaria sedimentazione della legislazione criminale toscana, nella quale disposizioni molto antiche continuano a essere citate, interpretate e raccordate alla prassi successiva.
Frontespizio e tipografia
Il grande frontespizio è uno degli elementi più riusciti dell’edizione. La composizione alterna rosso e nero, gerarchizzando visivamente titolo, nome dell’autore, qualifiche, finalità dell’opera e dati editoriali. Al centro inferiore compare una grande vignetta xilografica figurata, coerente con l’indicazione editoriale “all’Insegna della Fede”; al piede: In Parma, MDCCXVII. Per Paolo Monti all’Insegna della Fede. Con licenza de’ Superiori, e privilegio.
La pagina ai “Benignissimi Lettori” presenta a sua volta un’iniziale figurata e chiarisce programmaticamente il metodo dell’autore: condensare molte leggi, statuti e bandi in un solo libro, rendendoli accessibili anche a chi esercita uffici e magistrature senza poter consultare agevolmente l’intero patrimonio normativo.
L’esemplare
La piena pergamena coeva conserva il libro nella veste tipica di un volume giuridico destinato a consultazione professionale. Il titolo al dorso, di carattere fortemente antico, rafforza la genuinità materiale dell’insieme. Le dimensioni generose del foglio — circa 37 × 24 cm — valorizzano il nitido impianto a due colonne e rendono particolarmente leggibili le numerose suddivisioni alfabetiche.
La buona solidità della legatura, la conservazione delle carte e la presenza soltanto di rare e lievi fioriture costituiscono elementi favorevoli per un volume giuridico di oltre tre secoli, frequentemente sottoposto, proprio per la sua natura di manuale professionale, a un uso intenso.
Perché è interessante oggi
È una fonte primaria per comprendere come funzionava realmente la giustizia criminale nella Toscana medicea. Attraverso le singole voci emergono criminalità, procedure inquisitorie, prove, banditi, omicidi, carceri, pene, immunità ecclesiastiche e competenze dei magistrati.
La Pratica universale consente inoltre di osservare il diritto non come costruzione astratta, ma come insieme concreto di norme utilizzate nei tribunali. Non sorprende che la ricerca storica contemporanea continui a citarla negli studi sulla criminalità e sulle istituzioni giudiziarie dell’età moderna.
Perché è un acquisto consapevole
Questo esemplare riunisce tre elementi che ne determinano il valore collezionistico: un’opera fondamentale della storia del diritto criminale toscano, una significativa edizione settecentesca ampliata e una genuina legatura coeva in piena pergamena.
La consistenza di [6], 408 pagine corrisponde alla bibliografia dell’edizione parmense del 1717 e il grande formato conserva pienamente la qualità tipografica originaria. Rispetto a una ristampa moderna o a un esemplare fortemente restaurato, qui permane il carattere materiale di un autentico libro di pratica giudiziaria del primo Settecento.






















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