Les Programmes Illustrés des Théâtres et des Cafés-Concerts
Maindron, Ernest. Les Programmes Illustrés des Théâtres et des Cafés-Concerts. Menus, cartes d’invitation, petites estampes, etc. Préface de Pierre Veber. Paris, Librairie Nilsson – Per Lamm, Successeur, 338 rue Saint-Honoré, s.d. [1897].
Prima e unica edizione; unico volume pubblicato. In-folio, circa mm 320 × 260; (10) pagine preliminari, 40 pagine di testo illustrate da oltre 70 riproduzioni in nero, 64 tavole litografiche fuori testo — oltre la metà impresse a più colori — più due copertine di fascicolo illustrate a colori, firmate rispettivamente A. Guillaume e Louis Oury. Esemplare nella piena tela verde editoriale decorata in nero e oro su disegno inciso da Paul Souze; dedica autografa firmata dall’autore a Joseph Bonvalot.
Edizione originale e consistenza dell’esemplare
Si tratta della prima e unica edizione di uno dei più importanti repertori dedicati alla grafica effimera della Belle Époque. L’opera venne concepita come una pubblicazione periodica in fascicoli e il frontespizio reca l’indicazione del primo volume; la continuazione annunciata non fu tuttavia pubblicata.
La Bibliothèque nationale de France registra il volume nel 1897, data ormai generalmente accettata dalla bibliografia, nonostante alcune descrizioni antiquarie propongano il 1895 o il 1896 sulla base delle date riportate in singoli programmi riprodotti.
La consistenza normalmente descritta dagli esemplari censiti comprende dodici fascicoli con cinque tavole ciascuno, ai quali si aggiungono tre tavole supplementari, per un totale convenzionale di 63 tavole fuori testo.
L’esemplare qui presentato è stato invece collazionato in 64 tavole fuori testo, senza comprendere nel conteggio le due copertine illustrate conservate. Si tratta pertanto di una consistenza superiore a quella più frequentemente registrata. Esistono comunque descrizioni storiche non uniformi — sono noti esemplari annunciati con 63, 64 e persino 65 tavole — probabilmente dovute alla presenza di tavole duplicate, copertine di fascicolo conservate oppure fogli supplementari diversamente computati.
È dunque prudente qualificare questa copia come esemplare a consistenza ampliata di 64 tavole, evitando di definirla assolutamente unica prima di una collazione analitica, tavola per tavola, con gli esemplari istituzionali. Rimane comunque un dato bibliografico importante e commercialmente migliorativo.
La dedica autografa di Ernest Maindron
Nella parte superiore del frontespizio compare una dedica manoscritta:
À Monsieur Joseph Bonvalot
Hommage de l’auteur
E. Maindron.
In traduzione:
“Al signor Joseph Bonvalot, omaggio dell’autore. E. Maindron”.
La dedica è accompagnata dalla firma autografa di Maindron e presenta una grafia fluida, chiaramente distinta dalla composizione tipografica sottostante.
Non si tratta di una semplice firma di possesso: la formula Hommage de l’auteur documenta la consegna diretta del volume da parte dell’autore al destinatario. L’esemplare assume quindi il carattere di copia di presentazione, categoria particolarmente apprezzata nel collezionismo bibliografico.
L’identificazione precisa di Joseph Bonvalot richiederebbe ulteriori riscontri documentari. È preferibile non confonderlo automaticamente con altri membri della famiglia Bonvalot né attribuirgli una professione senza una prova certa. Il dato sicuro è la presenza di un destinatario nominativamente indicato e dell’omaggio autografo di Maindron.
Ernest Maindron
Charles Ernest Maindron nacque a Parigi nel 1838 e morì a Neuilly-sur-Seine nel 1907. Storico, archivista e uomo legato all’Institut de France, fu nipote dello scultore Hippolyte Maindron.
La sua importanza nella storia della grafica non deriva soltanto dall’attività di scrittore. Fu uno dei primi grandi collezionisti di manifesti e stampati effimeri, iniziando a raccoglierli già dalla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, quando tali materiali non erano ancora generalmente considerati degni di conservazione.
Maindron comprese che manifesti, programmi teatrali, inviti, menu e piccoli stampati pubblicitari costituivano una forma d’arte strettamente legata alla vita moderna. Il suo lavoro di archivista gli consentì di ordinare materiali destinati, per loro stessa natura, a una rapida dispersione.
Gli studi contemporanei lo ricordano come uno dei primi storici sistematici del manifesto, oltre che come collezionista, archivista e promotore della grafica effimera. La sua raccolta fu considerata già nell’Ottocento una sorta di museo privato dell’affiche.
Dalle Affiches ai Programmes illustrés
Prima di questa pubblicazione Maindron aveva dedicato due opere fondamentali al manifesto: Les Affiches illustrées del 1886 e il più ampio repertorio Les Affiches illustrées, 1886–1895, pubblicato nel 1896.
Con Les Programmes Illustrés allargò l’indagine dalla grande affissione stradale agli oggetti cartacei di dimensioni minori: programmi di sala, inviti, menu, biglietti per feste, copertine e piccoli fogli promozionali.
Il passaggio è culturalmente decisivo. Se il manifesto trasformava i muri di Parigi in una galleria accessibile a tutti, il programma illustrato accompagnava lo spettatore all’interno del teatro, del café-concert, del ballo e della festa. Era un oggetto destinato a essere consultato per poche ore e poi abbandonato, ma poteva diventare un raffinato ricordo della serata.
Il volume di Maindron è quindi uno dei primi tentativi di attribuire dignità storica e artistica a materiali effimeri che oggi rientrano pienamente negli studi sulla pubblicità, sul design grafico e sulla cultura urbana.
La prefazione di Pierre Veber
Le dieci pagine preliminari comprendono la prefazione dello scrittore e giornalista Pierre Veber, figura legata alla vita teatrale e letteraria parigina.
Il tono della prefazione è brillante e consapevolmente moderno. I programmi vengono presentati come immagini colorate per “grandi bambini”, piccoli oggetti che lo spettatore osservava distrattamente durante il concerto ma che meritavano di essere conservati.
Veber coglie così il paradosso sul quale si fonda l’intera opera: ciò che nasce come inutile ornamento di una serata può diventare, una volta sottratto alla distruzione, documento privilegiato di un’epoca.
Struttura dell’opera
Alle pagine introduttive seguono 40 pagine di testo, arricchite da oltre settanta figure in bianco e nero inserite nella composizione tipografica. Maindron ricostruisce lo sviluppo del programma illustrato, ne analizza le diverse funzioni e richiama esempi provenienti da teatri, café-concerts, feste di beneficenza, ricevimenti e spettacoli.
Il nucleo spettacolare del volume è costituito dalle 64 tavole litografiche fuori testo presenti in questo esemplare. Numerose tavole sono montate su brachette, soluzione che ne facilita l’apertura e ne protegge il margine interno.
Oltre la metà è stampata a più colori; le altre utilizzano il nero, il seppia o combinazioni tonali più contenute. Le tavole riproducono programmi e inviti originali rispettandone formato, impaginazione, caratteri e gamme cromatiche.
Un repertorio dell’Art Nouveau
L’opera nasce nel momento in cui l’Art Nouveau sta trasformando il rapporto fra immagine, scrittura e comunicazione commerciale. I caratteri tipografici non vengono più trattati come elementi separati dall’illustrazione: titoli e figure entrano nello stesso ritmo visivo.
Le scritte si incurvano, si deformano e si dispongono nello spazio secondo l’azione dei personaggi. Cornici vegetali, silhouettes, campiture piatte, diagonali improvvise e colori antinaturalistici conferiscono anche al più semplice programma una forte identità.
Il volume è pertanto un’opera di riferimento non soltanto per la storia dello spettacolo, ma anche per il design applicato alle professioni commerciali, per la nascita dell’immagine coordinata e per l’evoluzione della pubblicità moderna.
Gli artisti rappresentati
Il repertorio riunisce un’autentica antologia dell’illustrazione parigina di fine Ottocento. Fra gli artisti documentati figurano Henri de Toulouse-Lautrec, Jules Chéret, Caran d’Ache, Adolphe Willette, Henri-Gabriel Ibels, Georges de Feure, Georges-Antoine Rochegrosse, Henri Boutet, Maurice Neumont, Georges Redon, Léon Roedel, Misti, Synave, Gerbault, Depré, Roubille, Boulanger, Houbras, Vallet, Mériman, Louis Oury e numerosi altri.
Il valore del volume non dipende quindi da un solo nome celebre. È la compresenza di personalità differenti a restituire il carattere ricchissimo dell’ambiente grafico fin-de-siècle: dalla caricatura mondana al simbolismo, dall’eleganza decorativa alla comicità dei café-concerts.
Toulouse-Lautrec rappresenta naturalmente uno dei maggiori richiami collezionistici, ma il repertorio permette anche di riscoprire illustratori oggi meno noti che ebbero un ruolo essenziale nella comunicazione teatrale e pubblicitaria del tempo.
Le tavole illustrate nelle fotografie
Le immagini fornite mostrano una selezione significativa della varietà contenuta nel volume.
Il programma del Comité français de secours aux inondés de Szegedin, firmato G. Boulanger e impresso da F. Appel, utilizza una composizione narrativa in nero, nella quale scene di calamità e salvataggio circondano il testo centrale. La grafica mette lo spettacolo al servizio della beneficenza e documenta il ruolo sociale delle grandi feste parigine.
La tavola di Maurice Neumont per il Bal des Incohérents è costruita attorno a un lampione dal quale sembrano pendere, come marionette, personaggi mondani, artisti e ballerine. Il segno caricaturale, la scritta arcuata e la tavolozza ridotta restituiscono il clima anarchico e giocoso delle feste degli Incohérents.
Un secondo foglio di Neumont, datato 1896, mostra una ballerina sospesa sopra la testa di un direttore d’orchestra. Le parole Bal des Incohérents si scompongono nello spazio, diventando parte del movimento scenico.
Il programma dello spettacolo Scala utilizza invece una struttura che ricorda un teatrino di marionette. Volti e maschere sono sospesi mediante fili, mentre la scritta centrale partecipa alla costruzione dello spettacolo.
Il raffinato programma con musicista e piccolo angelo, racchiuso entro una cornice verde e oro, mostra il versante più elegante e decorativo della grafica musicale: la figura femminile, lo strumento, i rami e i nastri fondono allegoria e promozione.
Le Folies Canavales
Particolarmente vivace è il foglio intitolato Folies Canavales, firmato G. Houbras. La scena riunisce ballerina, infermiera, acrobati e clown in una composizione volutamente instabile.
Il grande volto di clown in primo piano non è un semplice personaggio, ma una maschera teatrale che sembra emergere dal margine e invadere lo spazio dello spettatore. La tavolozza azzurra, gialla e rossa, unita alle pose esasperate, restituisce il carattere rumoroso e popolare dello spettacolo.
La tavola dimostra come il programma illustrato potesse funzionare contemporaneamente da annuncio, souvenir e piccola affiche.
Magic Hall
La tavola del Magic Hall, con il sottotitolo inglese Every Evening – Spectacle Varié, adotta una gamma cromatica più scura e sofisticata. Le figure mondane, illuminate artificialmente, sono costruite mediante sovrapposizioni di blu, arancio, bruno e nero.
L’uso della lingua inglese accresce il carattere cosmopolita del locale, mentre l’abito della figura femminile e i cappelli maschili collocano immediatamente lo spettatore nel mondo elegante della vita notturna parigina.
Si tratta di un esempio particolarmente efficace di come il programma potesse vendere non soltanto uno spettacolo, ma un’atmosfera sociale.
High Muff’ Revue e Palais de Glace
La composizione High Muff’ Revue, firmata A. Depré, lavora sulla silhouette e sul contrasto netto fra rosso, nero e bianco. La donna sospesa e il gentiluomo con cilindro trasformano il titolo in una scena ironica di seduzione mondana.
Il programma del Palais de Glace – Champs-Élysées è invece dominato da una pattinatrice in abito bianco e da un elegante personaggio maschile collocato sul fondo verde. Il titolo, distribuito verticalmente e sovrapposto alla gonna, diventa parte integrante della figura.
Questi fogli documentano il passaggio dalla tradizionale illustrazione narrativa a una grafica fondata su grandi masse cromatiche, lettering inventivo e immediata riconoscibilità commerciale.
Le due copertine di fascicolo
L’esemplare conserva due importanti copertine illustrate a colori.
La prima, firmata A. Guillaume, presenta una scena notturna ironica: alcune figure maschili in uniforme giacciono o siedono ai piedi di un grande foglio, mentre sopra di loro appaiono ballerine e personaggi dello spettacolo. La stessa composizione è ripresa, con adattamenti cromatici e tipografici, nella decorazione della legatura editoriale.
La seconda copertina, firmata Louis Oury, raffigura una donna dai capelli rossi ornata di gioielli e piume di pavone. L’immagine, sensuale e decorativa, è impostata secondo un linguaggio pienamente fin-de-siècle.
Queste due copertine non devono essere confuse con il conteggio delle 64 tavole dichiarato per l’esemplare: costituiscono elementi editoriali autonomi e accrescono sensibilmente l’interesse della copia.
Gli stabilimenti litografici
Le tavole vennero affidate a diversi stabilimenti specializzati, fra i quali Draeger, F. Appel, Verneau e Rapide, come attestano le indicazioni impresse sui fogli fotografati.
Questa pluralità permette di osservare soluzioni tecniche differenti. Alcune tavole utilizzano campiture piatte e ben separate; altre ricorrono a sovrapposizioni, retini, effetti di spruzzo e gamme tonali più articolate.
Le riduzioni litografiche non sono semplici fotografie colorate. La riproduzione di un programma originale richiedeva la scomposizione manuale dei colori e la preparazione di una matrice distinta per ciascun passaggio cromatico. La National Gallery of Art ricorda come, nella riproduzione dei manifesti di Maindron, i cromisti utilizzassero fotografie come guida e separassero a occhio le tinte da trasferire sulle pietre litografiche.
La legatura editoriale
Il volume conserva la bella legatura originale in piena tela verde, con titolo e fregi dorati al dorso. Il piatto anteriore presenta una grande decorazione in nero e oro tratta dalla composizione di A. Guillaume.
La matrice della decorazione è firmata Paul Souze, uno dei principali incisori e disegnatori di placche per legature editoriali francesi. Il suo nome compare nella parte inferiore del disegno.
Il contrasto fra la tela verde scuro, l’oro e il nero rende la legatura parte integrante del progetto grafico. Non è un semplice contenitore delle tavole: annuncia già all’esterno il linguaggio spettacolare e festoso dell’opera.
La presenza della legatura editoriale è particolarmente importante perché numerosi esemplari furono successivamente rilegati oppure smembrati per vendere singolarmente le litografie.
Un libro frequentemente smembrato
Le tavole di Toulouse-Lautrec, Chéret, Willette, Ibels e degli altri illustratori possiedono un mercato autonomo. Per questo molte copie vennero private dei fogli più ricercati e disperse.
Le descrizioni antiquarie sottolineano espressamente che il volume è divenuto raro in condizioni complete proprio perché le tavole venivano spesso estratte e commercializzate separatamente.
La presenza di 64 tavole, delle due copertine, della legatura originale e della dedica dell’autore rende quindi questo esemplare particolarmente significativo: conserva il progetto editoriale come insieme e non come semplice raccolta di immagini isolate.
Stato dell’opera
Il volume si presenta ben legato e strutturalmente solido. La tela verde conserva una buona intensità cromatica e la decorazione del piatto anteriore rimane nitida e brillante.
Si osservano minimi sfregamenti lungo le cerniere, le cuffie e gli spigoli, con una piccola abrasione al dorso e lievi perdite superficiali della tela nei punti maggiormente esposti. Le dorature conservano comunque una gradevole luminosità e i titoli sono pienamente leggibili.
All’interno la carta presenta una naturale tonalità avorio, qualche lieve fioritura e sporadiche irregolarità marginali. Le tavole mostrate conservano colori freschi, buona registrazione litografica e margini ampi. Non emergono dalle fotografie strappi importanti, mancanze o danni estesi alle illustrazioni.
Le copertine illustrate sono conservate e la dedica autografa è nitida. Considerate l’età, il grande formato e la complessità materiale del volume, lo stato può essere definito molto buono, con minimi segni d’uso esterni e interno complessivamente fresco.
La questione delle 64 tavole
La descrizione bibliografica standard indica generalmente 63 tavole; un esemplare completo dei dodici fascicoli viene infatti descritto come composto da 60 tavole ordinarie e tre supplementari.
La presente copia ne contiene 64, oltre alle due copertine illustrate. Il dato deve essere evidenziato nella vendita, accompagnandolo dalla formula “collazione diretta dell’esemplare”, perché costituisce una differenza concreta rispetto alla maggioranza delle copie disponibili.
Perché è interessante oggi
Il volume conserva ciò che la società fin-de-siècle produceva per essere consumato in una sera e dimenticato il giorno successivo. Programmi, menu e inviti diventano una straordinaria testimonianza della nascita della comunicazione visiva moderna.
Le tavole documentano il momento in cui illustratori, litografi, tipografi, impresari teatrali e aziende commerciali iniziarono a costruire immagini capaci di identificare immediatamente un locale, uno spettacolo o un evento. Molti principi oggi associati al graphic design — integrazione fra testo e figura, sintesi cromatica, marchio visivo, composizione dinamica — sono già pienamente presenti.
La partecipazione di Toulouse-Lautrec, Chéret, Willette, Ibels, de Feure, Neumont e degli altri artisti conferisce all’opera un valore che supera la storia dello spettacolo: è un vero archivio della Parigi notturna, della pubblicità, della moda e dell’immaginario Art Nouveau.
Perché è un acquisto consapevole
L’esemplare riunisce tutti gli elementi che determinano il valore di questa pubblicazione: prima edizione, legatura editoriale figurata, testo completo, copertine originali conservate, consistente apparato litografico e firma autografa dell’autore.
La presenza di 64 tavole anziché delle 63 ordinariamente censite rappresenta un elemento migliorativo e meritevole di approfondimento. La formulazione proposta rimane volutamente rigorosa: si parla di consistenza ampliata e non di esemplare unico, poiché le fonti mostrano una certa variabilità nei conteggi.
La dedica a Joseph Bonvalot firmata dall’autore documenta una provenienza di favore e distingue la copia dagli esemplari ordinari. Le minime tracce d’uso della legatura sono fisiologiche e non compromettono l’eccezionale ricchezza grafica del volume.


































